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Seminario con Ben PEROWSKY
di Marcello Piccinini
info@marcellopiccinini.it
sito web: www.marcellopiccinini.it
 Foto di Bruno Spurio
Traduzioni per la clinic di Giuliana Camilli


Quando la batteria si esprime in funzione della musica e la vita è intesa nella completa dedizione all'arte, si parla di Ben Perowsky
Nato e residente nella Grande Mela (New York), Ben riceve la prima batteria all'età di cinque anni - dalla nonna, molto vicina alla sua formazione musicale - iniziando il viaggio nel mondo della musica a fianco del padre, sassofonista/arrangiatore, Frank Perowsky. La nonna aveva fatto centro. Quel piccolo bambino sarebbe cresciuto bene, così bene che attraverso gli anni sarebbe diventato un richiestissimo side-man nell'area jazz di New York ed un poliedrico compositore. 
Giovanissimo, ha la fortuna di suonare con artisti leggendari come Ricky Lee Jones, James Moody e David Liebman. In seguito si esibisce ed incide dischi con John Cale, Mike Stern, Paul Martino, Roy Ayres, oltre a formare e co-dirigere il gruppo dei Lost Tribe
Recentemente esplora nuovi territori musicali con il suo gruppo nella formazione del trio, affiancato da Chris Speed e Scott Colley. Negli ultimi tempi ha collaborato con Dave Douglas, Uri Caine, Don Byron e Salif Kieta
Frequenti sono le sue apparizioni alla Knitting Factory; continua a suonare nel club spesso, e la sua batteria si può sentire negli album pubblicati dalla KF. E' apparso nei leggendari Knitting Factory Tours nel
1991-92 (erano in diciotto su un autobus che ha attraversato mezza Europa) e soprattutto nel 1993 con il famigerato Avant Rock Tour (tre bands, un solo autobus e niente albergo) e nel 1995 (un mese in treno, sempre in Europa) con il Tronzo Trio
Come compositore ha creato musica per spettacoli di modern dance, presentati al Brooklyn Anchorage

Grazie al Bitches Brew Jazz Club di San Benedetto del Tronto, abbiamo avuto la possibilità di ospitare per due giorni (
10-11 marzo) Ben Perowsky ed il suo trio per uno strepitoso concerto in prima nazionale e in seminario.

Intervista
Ben, quando hai capito che la batteria sarebbe stata la tua vita?
Ho iniziato a studiare seriamente all'età di quindici anni, tutti i giorni, ma non avevo una media di molte ore di studio, all'incirca tre. La scelta di diventare un musicista non è stata osteggiata affatto dai miei genitori, anzi devo dire che mi sono stati vicini e mi hanno incoraggiato, basti pensare che mio padre è il produttore esecutivo del mio ultimo cd.

Puoi parlarci della tua formazione musicale e degli insegnati che ritieni abbiano avuto la maggiore influenza sul tuo drumming?
Un vero e proprio studio della musica è iniziato nella scuola superiore (
Music and Art High School), dove ho appreso le prime nozioni sul pianoforte, strumento con il quale compongo, per poi proseguire al Berklee College of Music. Per quanto riguarda lo studio del mio strumento, le maggiori influenze le ho avute in giovane età grazie a due insegnanti: Bobby Thomas (Wes Montgomery) e Alan Dawson.

Cosa pensi riguardo ai batteristi che si stanno specializzando nel drum and bass (Zach Dazinger, Tony Verderosa), visto che ascoltandoti prendi spunto da queste correnti musicali?
A mio avviso è interessante e apprezzabile la ricerca che
Dazinger e altri come lui attuano nel tentativo di avvicinarsi il più possibile ad un sound che riecheggi atmosfere elettroniche; per quanto mi riguarda, tuttavia, preferisco estrapolare l'idea e alcuni spunti dal drum and bass in funzione artistica, senza limitarmi alla semplice riproduzione di quei groove. Come tutte le influenze che ho avuto da giovane, ad esempio l'ampissima discografia jazz di mio padre e il rock di Jimi Hendrix e Led Zeppelin conosciuto tramite mio fratello, anche il drum and bass è una parte di questa fusione.

Quali sono i tuoi progetti attuali e le tue ultime collaborazioni?
Proprio qualche giorno prima di arrivare in Italia sono stato in sala di registrazione con il pianista Uri Caine, con il quale ho inciso alcuni brani latin; voglio ricordare anche il mio gruppo, Luminal, con il quale mi esibisco in alcuni club di New York, suonando alcuni loop attraverso il mio computer, la co-produzione con questo gruppo di una nuova band, Elisian Fields, e il fatto che sono qui in Italia per promuovere il mio trio e la mia musica.

Domanda d'obbligo: il tuo set?
Sono endorsment per i piatti Zildjian, uso varie misure e modelli a seconda della musica. Per quanto riguarda le batterie, uso set composti da me utilizzando singoli pezzi di marche differenti; misure 18" bass drum, 12" tom tom, 14" floor tom, e suono percussioni realizzate in metallo da Pete Engelhart, un artigiano californiano.

Clinic
La clinic si è svolta in modo insolito ed originale; Ben Perowsky ha preferito privilegiare la parte di ascolto relativo alle sue influenze piuttosto che dedicarsi – cosa che tutti si aspettavano - all'aspetto puramente tecnico. Il musicista newyorkese ha iniziato il seminario con un lungo solo che echeggiava gli insegnamenti di Elvin Jones fino ad immergersi nella musica elettronica; successivamente c'è stata la sezione di ascolto con brani del South India, groove utilizzati per il progetto Luminal (controllati dal Macintosh) e frammenti dell'ultimo lavoro degli Elysian Fields. Poi ha lasciato spazio alle domande dei ragazzi. 

Qual è il tuo warm-up (riscaldamento), prima di affrontare un concerto?
Personalmente, fino a qualche tempo fa, focalizzavo tutta la prima parte del mio riscaldamento sullo studio dei rudimenti così come mi aveva insegnato
Alan Dawson; ultimamente preferisco un riscaldamento di tipo fisico, in poche parole legato soltanto al corpo, attraverso lo stretching.

Riguardo alla tecnica del finger-control, sembra che tu non ne faccia uso. Eppure ottieni lo stesso risultato. Come mai?
Non ho studiato il finger-control. Il risultato è dovuto a un approccio spontaneo e quasi istintivo allo strumento; non mi pongo la preoccupazione di analizzare la mia tecnica, mi interessa soltanto il risultato finale, facendo in modo che sia il più vicino possibile a quello che ho in mente.

Quando sei seduto sullo sgabello che posizioni assumi?
La mia postura sulla batteria consiste nel mantenere il busto estremamente dritto e fermo. Ciò mi consente di avere risultati maggiori e ne ho avuto la conferma vedendo ultimamente in concerto Jack DeJohnette, dal quale ho ripreso la mia impostazione.

Dato che ci hai fatto ascoltare dei brani di sole percussioni indiane, e sappiamo che hai inciso dei brani per l'ultimo album dei Lounge Lizard utilizzandole, che rapporto hai con esse e che tecniche utilizzi?
L'avvicinamento alla percussione è dovuto all'influsso di alcuni amici come Billy Martin e Calvin Weston. e si colloca in particolare periodo della mia vita. L'ascolto delle percussioni non è stilistico o tecnico ma rappresenta semplicemente una fonte di idee, una serie di spunti da trasferire ed integrare con la batteria, in particolare riguardo al fraseggio. La mia tecnica è estremamente libera e lascia posto alla spontaneità.

Puoi riscontrare nella tua evoluzione dei momenti di svolta?
Senza dubbio una grande apertura mentale l'ho avuta ascoltando Miles Davis (non a caso nei suoi cd ha un'edizione giapponese di "Bitches Brew", n.d.r.), e quando ho conosciuto l'approccio batteristico di Tony Williams. Oggi in particolare credo sia significativa per me la musica del South India.

Quando hai capito che eri diventato un band-leader e come scegli i tuoi musicisti?
Il passaggio da componente dei Lost Tribe a leader di un mio progetto è avvenuto nel modo più semplice: avevo qualcosa da dire, e proporre la mia musica affiancato da amici come Chris Speed e Scott Colley era la soluzione migliore, dal punto di vista umano e artistico.

A un giovane studente, quante ore di studio consigli?
Credo che studiare otto o nove ore al giorno sia solo uno spreco di energie, perché il grado di concentrazione necessaria non può tollerare oltre le tre ore. La cosa importante è avere un rapporto costante e giornaliero, con lo strumento, così da non riportare traumi come tendinite; e dedicare le restanti ore all'ascolto e alla conoscenza del mondo, da cui trarre stimoli.

  Discografia consigliata


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Data pubblicazione: 12/06/2001





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