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Il jazz italiano da night dal dopo guerra al 1968
di Giovanni Masciolini

Verso la metà degli anni '40, negli Stati Uniti, nazione non coinvolta direttamente sul proprio territorio dalla Seconda Guerra Mondiale, avviene una trasformazione radicale nel mondo del Jazz: nasce il Be Bop

Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Stan Getz, Sonny Stitt, e con loro moltissimi altri, danno una veste completamente nuova al Jazz: la loro musica molto più ritmata, veloce, quasi nevrotica dà forma a quello che sarà, che soprattutto è, l'uomo del domani, un fantasma vivente, spaesato, spaventato, un essere solo che si muove tra milioni d'esseri soli in una grande metropoli! 

Come sempre l'Arte, sia essa pittura, scultura, musica, cinematografia, anticipa i tempi e pone l'uomo di fronte alle proprie scelte, al proprio avvenire: l'Artista intuisce il futuro, gli altri lo dovranno percorrere distinguendo, se ne saranno capaci, tra un cammino positivo ed uno negativo!
 
In Italia invece, terminata la Seconda Guerra Mondiale, gli uomini, gli ambienti sono diametralmente opposti, noi la guerra l'avevamo avuta direttamente nelle nostre case! Le situazioni mentali, psicologiche degli Italiani, le città ridotte a cumuli di macerie, il ricordo di quegl'anni orrendi appena trascorsi fanno scattare nella gente una grande molla: la voglia di dimenticare, di ricominciare, di ballare, di esorcizzare la grande paura appena trascorsa, IL DESIDERIO DI RIASSAPORARE LA GIOIA DOPO TANTI ANNI DI SOFFERENZA

Qui da noi non si anticipa il futuro, come facevano negli States i jazzisti del Be Bop: SI RICOMINCIA A VIVERE IL PRESENTE.

Lo Swing, il Dixieland, erano generi musicali già precedentemente conosciuti nel nostro paese: SOLO ORA NELLA SECONDA META' DEGLI ANNI '40 NASCE UN NUOVO GENERE JAZZISTICO INTERAMENTE ITALIANO, IL JAZZ DA NIGHT

U
na ballad dolce, intima, malinconica, che forse, solo noi italiani abbiamo, una ballad mista di ricordi, di sensazioni, di cultura interamente nostra. Non servono basi ritmiche frenetiche, nevrotiche, quasi schizoidi, sax e trombe che gridano il proprio dolore, la propria disperazione, ma più semplicemente basi ritmiche dolci, soft: le spazzole metalliche accarezzano i piatti della batteria, il contrabbasso accompagna dolcemente, il pianista quasi sfiora la tastiera e poi il sax con quel suono che proviene dall'interno, dall'anima, il tutto per raccontare non delle storie tragiche, ma malinconiche dove il solista oltre a creare una grande atmosfera crea soprattutto l'immagine eterea di una donna misteriosa, irraggiungibile, madre, moglie, amante, L'ALTRA FACCIA DELLA LUNA. Forse un'atmosfera che possiamo ascoltare in tre brani del primo CD su mio padre Aldo Masciolini

Stardust 
Flamingo 
There will never be another you (Non ci sarà mai un altro te) 

I frequentatori delle balere, delle sale da ballo, dei Night Clubs si divertono, partecipano a questa grande festa, nascono molti amori, il mito del "Latin Lover": è un grande spezzato della nostra cultura, pensate al periodo della "Dolce Vita", non è forse stata anche ambientata in un noto Night Club di Roma?

Eccoli lì i nostri jazzisti: a Roma Battistelli, Cesari, Laudenzi, Loffredo, Rosa, Martino, Trovajoli, nel Veneto Notari, Toson, Masciolini, Schiccheri, Cortellazzo, e moltissimi altri in tutta Italia. E poi? A Roma molti passano alla RAI diventando da grandi jazzisti a "impiegati musicali" della medesima!
A proposito, mio padre Aldo fu chiamato, nel
1958, a far parte dell'orchestra di "Mamma RAI", per fortuna non accettò! 

Alla fine degli
anni sessanta i tempi cambiavano radicalmente: contestazione giovanile, politicizzazione di tutto e di tutti, avvento di nuovi "mostri" musicali soprattutto il "Beat", LI' MORIVA INESORABILMENTE IL NOSTRO JAZZ ITALIANO. 

Nessuno ne ha più parlato: non faceva cassetta, non era attuale, come sempre la cupidigia, l'ignoranza dei deficienti seppelliva un NOSTRO GRANDE SPACCATO DI MUSICA ITALIANA!!!

Nonostante ciò, i nostri oramai anziani padri alla fine degli anni
'70, '80, e fino la metà degli anni '90, anzi Carlo Loffredo suona ancora al "New Orleans" di Roma, o continuavano ad eseguire struggenti Ballad in ambienti frequentati da vecchi nostalgici o, formavano delle Big Band fra "quasi pensionati" esorcizzando il tempo per rivivere il passato: uomini stanchi, delusi, oltrepassati e dimenticati da tutto e da tutti, vecchi elefanti in cerca di un posto per intonare poche note per ridiventare nuovamente giovani leoni!

Ancora oggi ho davanti agli occhi quando, io già uomo, mio padre invece vecchio, la sera prendeva la valigetta nera con dentro il Selmer: tornava a notte fonda con qualche spicciolo in più, MA SOPRATTUTTO CON VENTI ANNI DI MENO. 
Ogni figlio dopo la morte sogna i propri genitori, gli appaiono ancora vivi: io molte volte rivedo mio padre, sempre giovane, vestito in giacca e cravatta per andare a suonare assieme ai suoi compagni di viaggio, Cesari, Battistelli, Graziani, Notari, Schicheri, Marcato etc. 

Dove vai papà? Caro Vannino, così mi chiamava, vado a suonare il Jazz Italiano dove mi possono capire e apprezzare, dove assieme ai miei amici non sarò mai dimenticato.

Poi ritornerò!

Ai nostri jazzisti conterranei attuali, ottimi tecnicamente, hanno non solo tolto la possibilità di aver avuto delle radici, dei vecchi padri, ma anche l'opportunità di poter da loro ripartire per continuare UN NUOVO JAZZ INTERAMENTE ITALIANO

Cos'è un uomo senza storia, senza passato? Nel caso dei musicisti italiani, poiché gli è stato loro tolto, devono purtroppo agganciarsi ad altre culture che non gli appartengono, e che non gli apparterranno mai: eseguono così strumentalmente brani già fatti da altri che invece conoscono perfettamente la propria cultura!!

Per fortuna non tutto è perduto: a marzo uscirà il secondo CD di mio padre, spero che altri mi seguano in questa impresa, NE HO VERAMENTE BISOGNO! 

In sintesi mentre Be Bop prima, il Free, e alcune Fusion poi, sono grida di ribellione, di dolore, di rivolta, IL NOSTRO JAZZ DA NIGHT è una composta e melanconica lirica di quello che siamo noi italiani: NAVIGATORI, SANTI, POETI, e aggiungo MUSICISTI JAZZISTI.

Giovanni Masciolini
www.masciolinigiovanni.com
masciolini.giovanni@libero.it
info@masciolinigiovanni.com

Caro Giovanni, ecco il preziosissimo nastro della "0.13 e dei 7 della 0.13" prima di inviarti le informazioni tecniche e qualche foto, fammi sapere se il lavoro di restauro può venire in maniera soddisfacente.

Un caro saluto, Buon Natale, 
Carlo Loffredo

L'altro giorno ho ricordato Aldo Masciolini dedicandogli tutto un concerto della mia Jazz Band.


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Data pubblicazione: 19/01/2001





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