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The New Andrew Hill Quintet
Roma, 16 Maggio 2006, La Palma
di Dario Gentili

Byron Wallen, trumpet
Jason Yarde, reeds
Andrew Hill
, piano
John Hebert, bass
Eric McPherson, drums


Era una serata molto attesa a La Palma questa del
16 maggio: Andrew Hill, stasera con il suo Quintetto, è oggi uno dei testimoni più rappresentativi della scena jazzistica americana degli anni sessanta, un'epoca forse irripetibile per il numero di talenti in circolazione e per la capacità d'innovazione. Basterebbe scorrere il catalogo della Blue Note risalente a quel decennio per rendersi conto di quante pietre miliari siano state incise in un così breve lasso di tempo. E di certo un cultore della musica jazz annoterebbe tra i contributi più significativi almeno tre dischi a firma Hill: Black Fire (1963), Judgment (1964), Point of Departure (1964).

La fama di Hill è legata, infatti, soprattutto a questa trilogia incisa nel giro di pochi mesi, che lo ha fatto eleggere come uno dei jazzisti più all'avanguardia. Eppure, alla soglia dei settant'anni, a differenza di tanti illustri suoi colleghi, Hill può vantare una delle carriere più continue e costanti, che lo ha portato nel 2003 a vincere il prestigioso Jazzpar Prize e nel 2006 a incidere il suo ennesimo e apprezzato lavoro ancora per la Blue Note, Time Lines.

Un altro aspetto contraddistingue in particolare Andrew Hill: pur essendo ovviamente un grande pianista, Hill ha lasciato la sua impronta più profonda nella storia del jazz soprattutto nelle vesti di compositore, dove ha potuto meglio esprimere la sua personalità artistica e la sua originalità. Nonostante sia un esponente storico della Blue Note, le sue composizioni denotano una cultura musicale che travalica i confini del jazz di stampo tipicamente americano, attingendo per esempio alla musica classica, motivo dell'attenzione che ha sempre ricevuto in Europa. Essendo pertanto la sua musica caratterizzata soprattutto per le sue cerebrali geometrie e per l'invenzione compositiva, ascoltare a distanza di quarant'anni Andrew Hill non ha perduto molto di fascino e di unicità.

A rendere l'evento di stasera a La Palma ancor più unico ha contribuito un guasto elettrico che ha interessato l'intero quartiere e che, sin dal primo brano fino ai bis conclusivi, ha costretto il numeroso pubblico accorso ad ascoltare un concerto a lume di candela. Certo, l'inutilizzabilità dell'amplificazione ha in parte penalizzato l'equilibrio sonoro del Quintetto, in particolare il contrabbasso era appena percepibile. Tuttavia, a causa dell'imprevisto incidente tecnico, il pubblico in rispettoso silenzio e la luce soffusa che avvolgeva il Quintetto hanno creato un'atmosfera assolutamente suggestiva. Inoltre, ha colpito la nonchalance con cui Hill e gli altri musicisti hanno reagito all'inattesa situazione che si è venuta a creare: senza scomporsi, anzi quasi divertiti, hanno eseguito per intero i due lunghi set previsti nella scaletta caratterizzata in particolare dalle composizioni di Time Lines, del cui Quintetto suonava stasera la sezione ritmica. Ovviamente avranno dovuto adeguarsi alla situazione per evitare che i fiati e la batteria sommergessero del tutto pianoforte e contrabbasso, ma alla fine, nonostante tutto, il concerto ha soddisfatto le aspettative. Ad esempio, non si è persa affatto l'occasione per apprezzare il tipico pianismo di Hill, con le sue sapienti geometrie e il suo caratteristico suonare negli spazi. Non so se alla fine del concerto qualcuno ha avuto da rammaricarsi per quanto è accaduto, io non più di tanto...






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Data pubblicazione: 14/10/2006

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