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Karl Berger Quartet - Louis Sclavis Quartet
Terni, 27 giugno 2004 – Anfiteatro Romano
di Fabio Pibiri
foto di Mimmo Di Caro

Cinque giorni intensi ed intrisi di musica alla quarta edizione di Terniinjazzfest#4, manifestazione svoltasi a Terni dal 23 al 27 Giugno, che ha permesso alle molte persone accorse di poter entrare in contatto col mondo del jazz attraverso happenings, street parade, mostre, workshops e grazie soprattutto ai numerosi concerti che si sono svolti durante tutto l'arco della giornata sia nel parco cittadino de "La Passeggiata" che nei Jazz Club sparsi per tutta la Città.

Il doppio concerto di chiusura della manifestazione ha visto protagonisti il Karl Berger Quartet ed il Louis Sclavis Quartet che hanno suonato immersi nel suggestivo paesaggio dell'anfiteatro romano all'interno del parco.

Il primo quartetto a salire sul palco è quello di Berger, formato da Ingrid Sertso (voce e parole), Bill Elgart alla batteria, Marc Abrams al contrabbasso nonché il leader al vibrafono e pianoforte. Il concerto ripercorre gran parte delle composizioni presenti nell'album Transit, un lavoro dell'86, che vedeva il maestro d'origine tedesca impegnato in trio con altri due mostri sacri della storia del jazz, il contrabbassista Dave Holland ed il batterista Ed Blackwell; come ha spiegato lo stesso Berger è un ringraziamento al direttore artistico del Meeting, Luciano Vanni, perchè quest'album è stato ripubblicato pochi mesi fa in allegato ad una famosa rivista, di cui Luciano è editore [Jazzit, ndr]. Berger è un musicista superlativo, durante lo spettacolo cambia spesso strumento passando con tutta disinvoltura dal vibrafono al pianoforte, continuando a disegnare le sue incantevoli linee melodiche, delicate e lievi come in What a wonderful world, o veloci e possenti come in Oleo di Sonny Rollins. Si trova anche spazio per i ricordi, quando il pezzo Transit viene dedicato a tre grandi della musica che da poco ci hanno lasciato, Elvin Jones, Steve Lacy e Ray Charles. Perfetto interplay tra Marc Abrams e Bill Elgart, molto belli e dinamici alcuni assoli del batterista, come quello in Dakar dance, travolgenti durante le improvvisazioni a tre. Si fa notare anche Ingrid Sersto con la bellissima versione di Art Deco, composizione di Don Cherry per cui lei ha scritto le parole, dedicandole a Lady Day. La cantante-poetessa sembra comunque essere un po' fuori dai giochi, lasciando spesso il campo agli intrecci sonori dei tre compagni.

Se il primo concerto ha ripercorso la tradizione del jazz, in direzione diametralmente opposta si è rivolto lo show di Louis Sclavis, clarinetto basso e sax soprano, Vincent Courtois al violoncello, Dominique Pifarely al violino e Francois Merville alla batteria. Sclavis è un virtuoso del clarone, strumento ostico, pochissimo utilizzato in campo jazzistico (l'unico davvero grande fu Eric Dolphy), che lui riesce a far cantare con una voce molto personale. Durante le tre lunghe composizioni suonate per questo concerto il nostro si esibisce in numerosi assolo mozzafiato, accompagna il resto del gruppo attraverso le dissonanti melodie delle sue opere, spesso utilizza la respirazione circolare per suonare note lunghissime su cui si sovrappongono le improvvisazioni dei suoi compagni. Merville esibisce una sonorità spesso contaminata dal rock, mentre le veloci ed acute note del violino di Pifarely si sposano in maniera perfetta con quelle gravi e cupe del clarino basso di Sclavis. Ma il suono che più stupisce è sicuramente quello prodotto dal violoncello di Courtois, un vero innovatore: quasi sempre pizzicato, utilizza spesso effetti elettronici, costruisce al momento dei loop su cui poi suona il suo solo; quando all'improvviso distorce il suono del proprio strumento tornano alla mente "rumori Hendrixiani". Avanguardia pura!

Alla fine della serata il pubblico, come sempre più spesso accade, composto da molti giovani, risponde bene; sembra essere soddisfatto di tutti e due i concerti, nonostante la radicale diversità della musica proposta.

 





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Data pubblicazione: 11/08/2004

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