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Chris Potter: Recensione e Intervista
Blue Note Milano - 12 luglio 2006
di Rossella del Grande
foto di Alberto Gottardelli

Chris Potter si presenta questa sera come leader della propria band, che comprende Craig Taborn al fender rhodes, Adam Rogers alla chitarra elettrica e Nate Smith alla batteria.

Potter e Smith hanno militato a lungo nel quintetto di Dave Holland, una formazione prestigiosa che sicuramente ha avuto una grande influenza su di loro. Ma questa nuova formazione vuole percorrere strade diverse.

Il sound di questo nuovo gruppo è insolito. Per prima cosa, osserviamo che proprio il contrabbasso non c'è. Non vi è nemmeno il basso elettrico. Il ruolo del basso è ricoperto dal fender rhodes e dalla chitarra elettrica, ma in un modo inaspettato e molto aperto.

Di questo particolare sound ci parlerà più tardi lo stesso Potter, durante l'intervista.

La prima parte della serata si apre con un brano dalla ritmica incisiva che fa immediata presa sul pubblico. Si tratta di jazz moderno, elettrico. Sembrerebbe vicino al funk, a giudicare dalle prime battute. Fender e chitarra suonano sui registri centrali, non si avvertono mai toni particolarmente gravi. Potter in questa band suona esclusivamente il sax tenore, malgrado il fatto che abbia dimostrato, in altre formazioni, di essere un abile polistrumentista. Fraseggia in modo spezzato, nervoso. Il suo assolo cresce. Craig Taborn si concede a sua volta un piccolo spazio improvvisativo sui registri medio bassi, senza mai emergere in modo netto. Il brano si chiude con sax e chitarra all'unisono.

Seguono altri brani tratti dall'album "Underground", l'ultimo lavoro di Potter. Questo album (che comprende: Next Best Western; Morning Bell; Nudnik; Lotus Blossom; Big Top; The Wheel; Celestial Nomad; Underground; Yesterday), pur contenendo brani notevolmente lunghi, riesce a mantenere vivo l'interesse e l'attenzione dell'ascoltatore. Effettivamente, di primo acchito saremmo portati a classificare l'intero cd come un album funk. Ma ben presto ci si rende conto di quanto sia riduttiva questa classificazione.

Dopo un avvio decisamente percussivo, scaturisce un'atmosfera molto rarefatta e sospesa. Quindi Nate Smith esegue un bell'assolo che cambia nuovamente l'andamento del brano. Il pezzo diventa più vivace. Segue un lungo solo di chitarra, sempre su registri centrali, sorretta ritmicamente dal grande Smith. Potter rientra su una ritmica sempre piuttosto nervosa e un fraseggio frammentato e chiude il pezzo con un ostinato.

Le strutture dispari abbondano. I brani sono in continua evoluzione grazie alla grande fantasia ed inventiva di Potter e compagni.

Segue il brano dei Radiohead, Morning Bell, sempre caratterizzato da sonorità piuttosto eteree, grazie al contributo di Taborn al fender rhodes. Potter sfodera anche tutta la sua capacità ritmica, suonando da solo il tenore, ma creandosi un'intelaiatura ritmica incredibile che realizza battendo con le dita sui tasti a vuoto. Entra anche la chitarra elettrica che lo sostiene ma senza mai sovrapporsi a lui. Sono vicinissima al palco. Sento tutta l'energia di questa musica che arriva a far vibrare gli oggetti, dandomi la sensazione che la creatività e la fantasia di Potter si siano trasformate in qualcosa di fisico. I musicisti si stanno visibilmente divertendo, si scambiano occhiate compiaciute ogni volta che scaturisce un'idea nuova, uno spunto originale da qualcuno di loro.

I cambiamenti ritmici sono frequenti, mentre non varia molto il registro entro il quale improvvisano fender rhodes e chitarra. Sempre piuttosto pacati e sempre nella gamma delle ottave medio-basse. Grandissimo assolo di Smith con applausi a scena aperta. La chitarra invece non riesce a catturare particolarmente l'attenzione del pubblico. I lunghi assolo risultano un po' troppo monotoni, sia dal punto di vista del registro, sia dal punto di vista del fraseggio.

Il gruppo concede un bis. Inizia Potter per sax solo, su una struttura circolare che per un certo tempo non permette di intuire di quale brano si tratti. Poi sboccia all'improvviso una Yesterday di beatlesiana memoria, riarmonizzata e alquanto diversa da ogni altra versione ascoltata finora.

Grandi applausi. Il pubblico si è dimostrato abbastanza coinvolto ed attento, durante questo primo concerto.

Nella pausa fra i due sets, Chris Potter è disponibile per fare una chiacchierata con noi, ci riceve in camerino, gli porgiamo alcune domande.

R.D.G.: La prima cosa che mi chiedo, ogni qualvolta mi trovi ad ascoltare musicisti così giovani e così geniali, è proprio "come" avvengano simili miracoli…. Mi risulta che quando avevi una quindicina d'anni, Marian Mc Partland ti avesse proposto di entrare nella formazione di Woody Herman. Ma tuo padre non era molto contento….la priorità era quella di finire gli studi…. Come la prendesti? Eri un ragazzino ribelle o no?
C.P.: Ho iniziato a suonare il saxofono all'età di dieci-undici anni, ma ho incominciato molto prima ad ascoltare musica. Ascoltavo i dischi dei miei genitori che erano grandi appassionati di musica. Avevano una quantità di dischi di tutti i generi musicali, da Bach a Stravinsky, da Bartok ai Beatles, dal pop al jazz. Avevano dischi di Miles Davis, Dave Brubeck, Charles Lloyd, Eddie Harris. Avevo anche un pianoforte ed incominciai presto a sperimentare i diversi suoni… i diversi accordi… questo fu il mio vero inizio. Ho suonato un po' anche la chitarra…Intorno ai dieci anni però il mio approccio alla musica divenne più serio. Un bel giorno andai dai miei e incominciai a chiedere loro con insistenza: "Compratemi un saxofono… per piacere compratemi un saxofono… voglio suonare il sax….!!" (Potter ride nel raccontarmi questo episodio, imitando l'insistenza tipica dei bambini quando vogliono una cosa a qualunque costo). E' vero. A quindici anni mi fu proposto di entrare nel gruppo di Woody Herman… ma prima portai a termine gli studi. D'altra parte avevo un grande sfogo nella musica e non fu così terribile…. Non credo di aver dato particolari problemi ai miei genitori… Ma comunque dovresti chiederlo a loro…..!!!! (ride) Proprio in quegli anni imparai a suonare vari strumenti, sax alto, sax tenore, clarinetto (che suonavo nella band della mia scuola), flauto… Il mio interesse iniziale fu il sax contralto. Quando mi trasferii a New York, mi accorsi che qualcosa stava cambiando e che lo strumento che desideravo veramente suonare era il sax tenore.

R.D.G.: Riesci ad esprimerti allo stesso modo con tutti gli strumenti che suoni?
C.P.: Penso che ogni strumento mi permetta di far scaturire una parte diversa della mia personalità, diciamo un aspetto diverso di una stessa voce…

R.D.G.: Ma è solo questione di estensione?
C.P.: Estensione e timbro. Diciamo che pensi al suono in un modo diverso. Il tenore è un po' il centro della mia voce. Quando suono gli altri strumenti, è come se comunque partissi da lì…. Io suono prevalentemente il tenore e gli ho dedicato tanto tempo… Di fatti, in questa formazione, suono esclusivamente il sax tenore. Non ho portato altri strumenti con me….

R.D.G.: In questa band non c'è il contrabbasso e neppure il basso elettrico…Perché?
C.P.: Perché non ce n'è bisogno. Ho sperimentato varie combinazioni, prima di arrivare a questo sound. Ho provato varie formazioni (al "55 Bar" di New York), con basso elettrico, basso acustico, organo. Quando suonai col fender rhodes di Craig Taborn mi resi conto che quello era il sound che volevo. Il fender svolge in un certo senso il ruolo del basso, ma il risultato è un modo di suonare molto più aperto.

R.D.G.: Dal punto di vista armonico come vi suddividete i compiti? Ho notato che il fender suona spesso le "fondamentali"...
C.P.: Di solito sì, ma certe volte le suona la chitarra. Certe volte non le suona nessuno… E' musica molto "open". Il linguaggio ritmico è molto vicino al funk, ma l'estetica dell'improvvisazione è molto "jazz", proviene dal vero jazz…

R.D.G.: Mi pare che molte delle tue recenti composizioni abbiano tempi dispari. Anche Dave Holland con il quale hai suonato a lungo ha composto tanti brani con tempi dispari, o sbaglio?
C.P.: Sì, hai ragione. Ci sono parecchie similitudini fra la musica che faccio ora con la mia band e la musica di Dave Holland. I tempi dispari, certamente, ma anche lo stesso batterista, Nate Smith. Credo però che la musica sia molto diversa.

R.D.G.: Come ti sentivi all'interno del gruppo di Dave Holland e come ti senti ora? Hai maggiore libertà?
C.P.: La mia esperienza con Dave Holland è stata molto significativa. Ora ho molta libertà con la mia band. Pur essendoci parecchi aspetti in comune con la musica di Holland, la mia musica di adesso è differente, per via del sound elettrico, per il tipo di struttura. Il più delle volte non utilizziamo molte strutture…. Come dicevo, è una musica molto aperta.

R.D.G.: Quindi ritieni che sia molto diverso essere il leader della propria band rispetto a suonare nel gruppo di qualcun altro?
C.P.: Assolutamente sì. E' completamente diverso. Questa è veramente una grossa opportunità per me di far sentire la mia voce. Una delle ragioni per le quali ho voluto questi musicisti con me, è perché voglio che ciascuno di loro possa esprimersi al massimo delle proprie capacità. Voglio che ciascuno dia il proprio apporto. Non voglio controllare tutto io. Io posso guidare, indicare la strada...

R.D.G.: Provenite da esperienze musicali simili?
C.P.: No, proveniamo da esperienze molto diverse e ritengo che sia importante aver suonato in formazioni le più disparate ed aver fatto generi musicali così diversi. Questo significa che ci possiamo muovere in tante direzioni…

R.D.G.: Idee per il futuro?
C.P.: C'è molta musica che voglio fare con questa band. Ho in programma di fare un altro cd con loro. Quindi registrerò un altro cd, il prossimo mese. Si tratterà però di musica che ho scritto per una formazione completamente differente da questa. Un gruppo molto più grande, di una decina di elementi. Ci sarà una sezione ritmica, chitarra acustica, basso, batteria, violino, violoncello, flauto, clarinetto, fagotto …. ed io. Diciamo una piccola orchestra classica ma con la batteria. Con la mia band con cui suono qui questa sera, io tendo a scrivere il meno possibile, fornisco un tema e un "mood" e ciascuno di noi ha la massima libertà di espressione. In quest'altra formazione, invece, mi sono dedicato veramente alla composizione in un modo molto più approfondito e così ho potuto sviluppare ampiamente la mia attività compositiva. Non so ancora quando uscirà questo cd. I brani sono pronti. Li abbiamo eseguiti un anno fa in un locale di New York, ma non li abbiamo più suonati da allora. E' un progetto stimolante, è una vera sfida. Sono molto contento di poterlo portare avanti!

R.D.G.: Ci sono moltissimi ragazzi che studiano il sax. Dovunque. Un consiglio che daresti loro?
C.P.: Beh, a parte le questioni puramente tecniche, l'esercizio, lo studio….. Io direi di ascoltare molto. Cercando di capire come fanno i musicisti a tirare fuori "quel dato suono", qual è il loro approccio ritmico, qual è il loro approccio al fraseggio. Scrivere musica, trascrivere i pezzi e gli assolo va benissimo. Ma cercare di farlo a memoria è ancora meglio. Io penso che sia meglio cercare di imparare il jazz come una lingua. Come fa un bambino quando impara a parlare. I bambini piccoli non scrivono. Ascoltano in continuazione, recepiscono il concetto, l'idea… Si tratta di un processo organico.

R.D.G.: Hai dedicato tanto lavoro alla qualità del suono….il tuo sound è sempre così chiaro, l'intonazione è perfetta, anche nelle sovracute…
C.P.: Diciamo che ho chiara l'idea del suono che voglio ottenere. In questo senso, consiglierei di lavorare molto sulle note lunghe e sugli armonici … su tutta la gamma sonora del sax.

R.D.G.: Grazie! Fra poco riprende il concerto.

La seconda parte della serata ci regala un'atmosfera più lieve e sospesa. La ritmica incalzante della prima parte, ora cede il passo a sonorità più dilatate, che sicuramente vengono gradite dal pubblico o forse, in un certo senso, lo ipnotizzano….

Ascoltiamo strutture complesse dal punto di vista ritmico, ma quello che colpisce maggiormente è proprio la ricerca del suono. Il fender ora emerge maggiormente. Ci regala anche un assolo molto bello. Il sax di Potter utilizza tutta la gamma di note che ha a disposizione, sempre con la sua intonazione perfetta e quel suo timbro così pulito.

Il gruppo, in questo secondo concerto, appare molto più libero e creativo.

Una sola critica: la chitarra con pedaliera ancora una volta non convince. Troppo piatto e monotono il registro. Anche il fraseggio, per quanto preciso, risulta un po' noioso. Forse anche il mixaggio non agevola il compito ad Adam Rogers, in quanto il suono risulta forte, ma privo di dinamica, sempre troppo uniforme. Talvolta va a coprire tutto il resto.

Il concerto si chiude con un pezzo a sorpresa: Potter chiama sul palco Tim Ries, virtuoso del sax soprano, che si affianca a lui in un fitto dialogo (Ries da molti anni accompagna i Rolling Stones nei tours, tanto da essere ormai considerato uno "Stones" d'adozione. Attualmente sta portando in tour uno spettacolo intitolato appunto "Rolling Stones Project" dove arrangia in chiave jazz i pezzi della band). Il pubblico, molto attento e non troppo numeroso, vista anche la tardissima ora, dimostra di apprezzare.

Personalmente, ritengo che il sound di questo gruppo non sia facilissimo da metabolizzare. I "loops", gli ostinati, la ritmica funky, gli assolo lunghissimi ma tutto sommato molto uniformi (se si eccettua Potter), non facilitano l'assimilazione immediata di questo tipo di musica. D'altra parte, questo è jazz del terzo millennio...

..::Chris Potter Quartet a Vico Equense, 22 luglio '06::..

Bella apertura per la sesta edizione del Vico Jazz Festival, grazie alla vitalità del sassofonista Chris Potter alla guida del suo Underground Quartet. Inconsueto già nella composizione dell'organico, di stampo elettrico ma privo di basso (surrogato in maggior misura dal Fender Rhodes di Craig Taborn, e più di rado dalle corde basse della chitarra di Adam Rodgers), il gruppo rinuncia parzialmente alla quadratura ritmica, affidata al drumming di Nate Smith, a favore di una maggiore libertà sul versante armonico e melodico. La sostanza musicale ha trovato i migliori momenti nelle serrate scorribande funky del leader, che ha ricordato a tratti le roventi atmosfere anni '70 del jazz-rock dettato da Miles Davis & Co.; il repertorio è stato comunque vario e articolato, con opportuni cambi di passo e esplorazioni in territori dove la materia sonora si è rarefatta (Joni Mitchell, Radiohead e Billy Strayhorn). Nonostante qualche inevitabile calo di concentrazione nei novanta minuti del concerto, alcuni automatismi ancora da perfezionare e qualche perdonabile momento di narcisismo di Potter, per brevi istanti vittima della sindrome di Mike Stern (ovverocomeinzepposeicentobiscromeinottobattute), il tutto è apparso corposo e coinvolgente, in giusto equilibrio fra rigore e godibilità. Il sassofonista si conferma una delle voci più valide dell'attuale panorama, un musicista già in grado di definire una personalissima sintesi tra modernità e tradizione con la massima naturalezza. Molto positiva anche la risposta del pubblico, nonostante la proposta non fosse in alcun modo indulgente o autoreferenziale, come quelle che sempre più spesso ormai ascoltiamo da ben più celebrate figure (ogni lettore avrà in proposito una personale riflessione, e una propria graylist) che da anni sembrano aver perso il gusto del rischio e dell'imprevisto, girando da un festival all'altro con i propri eleganti (a volte neanche quello) esercizi di stile poveri di emozione.
Alfonso Tregua


 






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Intervista a Michel Camilo: "Credo che la cosa più importante sia imparare e conoscere la tradizione. Una volta che si è compresa la tradizione e si ha rispetto per essa allora si può esplorare il proprio suono e la propria interiorità..." (Marco Losavio)

31/12/2005

Marco Zurzolo Band al Blue Note di Milano: "...Una musica che si sta spogliando sempre più del tipico incidere un po' a marcia bandistica un po' a tarantella della tradizione napoletana..." (Lauro Tamburi)

25/11/2005

Sheila Jordan e l'E.S.P. Trio al Blue Note di Milano: "La sala del Blue Note è gremita di cantanti e vocalist, intervenute per ascoltare una grande cantante 'messaggera', come ama dire di sé, del 'bebop' e della musica jazz..." (Eva Simontacchi)

03/09/2005

Patti Austin con la Montecarlo Nights Orchestra in "Ella Fitzgerald Project": "...ascoltare dal vivo una Big Band di 13 elementi come la Montecarlo Nights Orchestra insieme alla voce una Signora di classe come Patti Austin è estremamente piacevole a prescindere..." (Marco Losavio)

27/08/2005

Gigi Cifarelli al Blue Note. Grande emozione e grande coinvolgimento in un sentito tributo che "il Cifa" dedica principalmente a Wes Montgomery... (Eva Simontacchi)

23/06/2005

Viktoria Tolstoj al Blue Note: "...una grande professionista con un grande feeling uniti ad una intonazione perfetta, una serenità ed una gioia di vivere e di amare la musica..." (Carlotta Gottardelli)

19/06/2005

Master Class di Marcus Miller al Blue Note: "...il 10 aprile 2005 si è tenuto presso il Blue Note di Milano il Master Class di un'icona del basso elettrico Marcus Miller. Il pomeriggio ha visto riunirsi intorno a questa grande occasione numerosissimi ragazzi e ragazze, la maggior parte con basso alla mano, ansiosi di vedere il nostro musicista all'opera accompagnato dalla propria sezione ritmica..." (Michelangelo Flammia)

17/03/2005

Nick The Nightfly & The Montecarlo Nights Orchestra al Blue Note per un tributo a Cole Porter: "...Nick riesce a catalizzare, intorno a questo progetto, attraverso i concerti della sua big band e le sue trasmissioni radio, l'interesse del pubblico per lo swing, offrendo un grande servizio al jazz in Italia..." (Eva Simontacchi)

21/12/2004

Other Directions (Nicola Conte)

19/12/2004

Jane Monheit al Blue Note: "...Jane ha una intonazione perfetta, è precisissima e sa usare molto bene le dinamiche, oltre ad avere un ottimo senso dello swing..." (Eva Simontacchi)

04/12/2004

Paula Morelenbaum al Blue Note: "...equilibrio perfetto tra una voce elegante e raffinata e gli arrangiamenti schiettamente elettronici. Il cocktail finale è un'insieme di innovativi contrasti che danno un tocco di originalità molto personale alla tradizionale musica brasiliana." (E. Simontacchi e V. Dominioni)

02/11/2004

Jim Hall trio con Enrico Pieranunzi al Blue Note: "La voce della chitarra di Jim Hall è estremamente fluida e delicata, ogni singola nota è densa di significato. A volte canta quasi impercettibilmente anche lui insieme alla sua chitarra mentre improvvisa." (Eva Simontacchi)

28/09/2004

Intervista a Michael Brecker: "...ho sentito musicisti davvero fenomenali, giovani musicisti che mettono una grande energia nella loro musica, musicisti con una grande creatività ed altri con abilità tecniche incredibili..." (Claudia F. Bernath)

07/08/2004

Regina Carter al Blue Note: "...Il fascino del violino assume un ruolo fondamentale nella mani di questa musicista che fa dell'intensità espressiva uno dei principali elementi della sua musica..." (Marco Losavio)

01/08/2004

Charles Lloyd al Blue Note: "...con i fraseggi del suo sax, Charles Lloyd, e la sua eccellente sezione ritmica riescono a dare delle pennellate luminose alla loro tela, creando zone di luce e ombra proprio come farebbe un Maestro sulla sua tela..." (Eva Simontacchi)

30/07/2004

M-Pact, un travolgente gruppo vocale a-cappella che entusiasma il Blue Note. 5 ragazzi che imitano tutti gli strumenti possibili e stabiliscono attraverso la loro musica un particolare feeling col pubblico che si entusiasma tributando loro una vera e propria standing ovation. (Claudia Federica Bernath)

21/07/2004

Toots Thielemans al Blue Note: "...Bruno De Filippi e Toots Thielemans iniziano a duettare in uno struggente 'In a sentimental mood' le cui note arrivano direttamente al cuore del pubblico che ascolta in religioso silenzio..." (Claudia Bernath)

20/06/2004

Il Blue Note di Milano compie un anno. Il direttore artistico Nick The Nightfly fa da patròn per una festa in grande stile. (Marina Stiletto)

20/06/2004

Amalia Grè al Blue Note: "Una donna multi-sfaccettata, poliedrica, creativa, una artista a 360 gradi. Non è possibile definirla semplicemente una cantante..." (Eva Simontacchi)

28/03/2004

Lalah Hathaway al Blue Note: "E' indubbiamente una giovane cantante ricca di talento e di doti naturali che ha saputo trovare un suo stile originale senza dare per nulla l'impressione di essere costruita." (Eva Simontacchi)

22/03/2004

Intervista a Lalah Hathaway: "...Sono stata molto fortunata ad essere sempre stata a contatto della musica per tutta la mia vita...sono molto sorpresa e contenta di aver visto di avere un pubblico italiano..." (Eva Simontacchi)

25/02/2004

Tuck & Patti al Blue Note: "...Grandissimi artisti, imperdibile serata. E, per chi è in grado di comprendere i testi, un balsamo per l'anima." (Eva Simontacchi)

20/12/2003

Rossana Casale al Blue Note: "...la trovo tanto piacevole quando canta il jazz. La sua voce è inconfondibile, trovo che non ci sia una voce nel panorama musicale italiano che le assomigli. E' veramente unica, come il sapore, il gusto che ci offre con la sua timbrica particolare.". (Eva Simontacchi)

29/11/2003

John Scofield Trio al Blue Note: "...trovo che Scofield sia un musicista in continua evoluzione, assorbe di continuo gli stimoli esterni e li mette in musica con intelligenza, si mette ancora in gioco, rischia." (Andrea Lombardini)

15/11/2003

Sarah Jane Morris al Blue Note: "...canta e "recita" sul palco, con quella sua voce duttile che passa dalla delusione alla rabbia, dall'ironia, alla dolcezza..." (Eva Simontacchi)

13/11/2003

Dianne Reeves: "Ha un approccio recitativo al canto, ed esprime con molto vigore ed energia i sentimenti e le sensazioni che i testi le suggeriscono. Osservandola cantare, ho pensato: Una vera Signora del Jazz". (Eva Simontacchi)

10/10/2003

Written in the stars (Bill Charlap)

23/08/2003

Kurt Elling al Blue Note: "...si resta affascinati dalla padronanza ritmica, melodica, dalla semplicità e facilità con le quali Kurt si esprime, facendo delle cose che per un comune mortale sono quasi impensabili..." (Eva Simontacchi)

11/08/2003

Anita O'Day e Karrin Allyson al Blue Note di New York: "Il 23 luglio 2003, a New York, sul palco del mitico Blue Note, si sono alternate una grande leggenda del passato ed una nuova stella del jazz americano..." (Laura Pigozzi)

23/07/2003

L'Orchestra Tascabile di Claudio Angeleri ospite Paola Milzani al Blue Note. (Fabio Vitto)

06/07/2003

Barbara Casini al Blue Note: " ...Nei brani più lenti abbiamo la possibilità di entrare maggiormente in intimità con la voce di Barbara, che è più scoperta, è lasciata più sola… possiamo apprezzarne il colore, le sfumature, la bellezza..." (Eva Simontacchi)

31/05/2003

Jimmy Smith & Mark Whitfield al Blue Note. "...Jimmy Smith è una parte della storia del jazz e Mark Whitfield ha mostrato grandi doti tecniche. Un concerto senza grossi picchi ma con un elevato impatto emotivo per chi ha amato ciò che questo grande organista ha fatto.." (Marco Losavio)

20/04/2003

McCoy Tyner al Blue Note. "...è sempre un'emozione ed una bella esperienza vedere simili musicisti a cui la storia del jazz non può non offrire adeguato spazio." (Marco Losavio)

06/04/2003

Apre il Blue Note di Milano e, in occasione del concerto del Branford Marsalis Quartet, siamo andati a "perlustrare" questo luogo per mostrarvelo e per fornire una nostra opinione. (Clara Salina)





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Data pubblicazione: 02/09/2006

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