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William Parker's Inside the Songs of Curtis
Mayfield Joshua Roseman & Constellations Un programma denso e nutrito, quello ideato da Gianni Gualberto Morelenbaum per l'edizione 2008 di Etnafest. Quasi uno stato dell'arte della musica afroamericana, la cui salute è assolutamente eccellente, come testimoniato dai tre concerti qui descritti.
Dave Burrell e Leena Conquest, due giorni dopo, reduci da una tappa a Bari, tornano a Catania, al Teatro Sangiorgi, all'interno del progetto del contrabbassista William Parker "Inside the Songs of Curtis Mayfield", insieme alla voce recitante di Amiri Baraka (Leroi Jones), alla tromba di Lewis Barnes, a Sabir Mateen - sax alto e tenore e flauto, a Darryl Foster - sax tenore e soprano e alla batteria di Hamid Drake. L'omaggio al grande cantante e compositore R&B afroamericano scomparso nel 1999 inizia con un brano che converge in una lunga versione libera, molto diversa da quella breve incisa sul cd dedicato da Parker e soci a Mayfield, di The Makings of You; poi, dopo due formidabili momenti in solitudine di Parker e Drake, la rielaborazione di un antico brano gospel, che sfocia nel song Think, magistralmente interpretato da Foster al soprano, con un suono pieno, grasso, avvolgente. Segue il trascinante song People Get Ready, spazio ideale per la calda voce soul di Leena Conquest. La musica si dipana con naturalezza, fra collettivi free, riff trascinanti, sapienti arrangiamenti, una splendida celebrazione della black music, dando ancora una volta – come in altri progetti di Parker – la sensazione di assistere a un evento che rivitalizza il jazz, lo rende quanto mai vivo e attuale, ne scrive oggi, ancora, la storia con pagine dense e avventurose. Emblematica è la potente voce declamante di Amiri Baraka, il più lucido e significativo intellettuale afroamericano vivente, da sempre vicino al jazz, come a tutte le musiche di matrice nera. Ma tutti i componenti del gruppo concorrono a determinare la riuscita del progetto, che sembra costruito da Parker su misura per loro: il pianismo di Burrell, così intriso di tradizione e di free, la voce di seta, la presenza affascinante e la incomparabile danza di Leena Conquest, i sassofoni di Foster e di Mateen, il primo più calato nella tradizione, con una voce potente e il secondo più orientato verso la grande energia del free, che si stempera nella dolcezza del suono del flauto; la pienezza solistica della tromba di Barnes, che si richiama ai grandi trombettisti del jazz moderno; l'incomparabile fantasia percussiva di Drake, il batterista ideale per questo contesto; il potente, scuro e cavernoso suono del contrabbasso di Parker, principale figura di riferimento nel jazz dei nostri anni; e, naturalmente, il grande valore musicale, lirico e politico delle composizioni del compianto Curtis Mayfield. Si ritorna al Centro Zò per il concerto di una "brand new" band, come viene presentata dallo stesso leader, il trombonista Joshua Roseman, che ha costituito il gruppo denominato Constellations: Shane Endsley e Ambrose Akinmusire, tromba; Mark Shim, sax tenore; Dayna Stephens, sax alto; il leader, Curtis Hasselbring e Dana Leong, trombone; Nir Felder, chitarra; Barney Mcall, pianoforte, tastiere, electronics; Chris Lightcap, basso; Peter Apfelbaum, batteria. Una formazione ben nutrita, con alcuni elementi giovani e tante cose interessanti da dire, quella che si è ascoltata. Roseman è un musicista poliforme, dalle complesse matrici musicali, che si muove fra ritmi giamaicani, soul e jazz e vanta al suo attivo collaborazioni con musicisti fra i più creativi, tra i quali John Zorn. Ha un modo di dirigere spettacolare e autoironico, quasi una sorta di personalissima "conduction", e la forza del suo ensemble risiede nella capacità di coniugare con intelligenza la notevole complessità delle composizioni e degli arrangiamenti con una forte capacità di comunicare, sorprendendo l'ascoltatore con gli impasti tra i fiati, l'uso appropriato di effetti elettronici, e gli ottimi assoli. La musica che il gruppo propone è costituita da lunghe e articolate composizioni originali del leader, modernissime ma di ambito tonale, ricche di suggestioni ed echi zappiani. A far da collante la infaticabile batteria di Apfelbaum e il pianoforte e le tastiere di McAll, musicista di grande impatto in accompagnamento e fantasia in assolo. Fra i brani eseguiti, Invocation, dalle atmosfere fusion, con ottimi assoli di Shim e Akinmusire; un ironico brano contenente una sezione dal ritmo ska, Regression, con assoli di Roseman e di Endsley, The Swim, un brano ispirato a Robin Eubanks, Steve Coleman e Dave Holland, e infine una breve composizione di Apfelbaum con un pregevole assolo di Dana Leong. ..::Foto di Antonino Siragusa::..
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