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Claudio Lugo - Fausto Ferraiuolo
"Senza Linee" - Genova "Rolli days" 21-22 maggio 2011
di Gianni Montano


Fausto Ferraiuolo - tastiera elettrica
Claudio Lugo - sax soprano ricurvo

Genova dedica agli storici palazzi dei Rolli due giorni nel mese di maggio per la visita e la riscoperta di queste antiche dimore nobiliari, da parte dei suoi abitanti e dei turisti. All'interno di questi spazi, poi, sono allestite installazioni di arte contemporanea, si realizzano performances, concerti, in un fine settimana molto intenso che registra una confortante risposta da parte del pubblico. Anche il jazz o la musica improvvisata hanno una loro collocazione all'interno della festa. Quest'anno come due anni fa era protagonista Claudio Lugo, sassofonista e compositore genovese che, per l'occasione, ha cambiato partner. Dal violino di Stefano Pastor con cui si era esibito nel 2009, si è passati alla tastiera di Fausto Ferraiuolo. Due anni fa i due musicisti avevano eseguito alcuni di brani del barocco genovese, rivisiti in modo molto originale. Questo, forse, era più in sintonia, apparentemente, con la celebrazione degli antichi palazzi della strada nuova. Questa volta il programma era tutto nel titolo "Senza linee", quasi a significare un qualcosa che ha poco di preordinato, di preannunciato.

Il set si è svolto nel cortile interno di Palazzo Rosso, un ambiente aperto molto suggestivo e dotato di un'ottima acustica. Davanti alla postazione dei musicisti, racchiusa fra due colonne, era sistemata una installazione di Marco Fantini intitolata "Pulcinella", costituita da un scheletro in ferro e da una serie di teschi sistemati al suo interno. Come scrive Nila Shabnam Bonetti "l'intento di Fantini è di lasciare l'opera alla libera analisi interpretativa del pubblico, pur trovandovi una certa assonanza col mondo animale: la figura materna circondata dalla prole. Il teschio, soggetto su cui Fantini lavora già da dieci anni, diventa nella poetica espressiva dell'artista una figura malleabile, che vede una contaminazione tra uomo, animale e maschera (ricorda il Medico della Peste veneziano e Pulcinella, da cui deriva anche il titolo dell'opera)". Questo genere di ambientazione ha influenzato la struttura e l'andamento della performance dell'inedito duo, a cominciare dal repertorio scelto. Come ha spiegato lo stesso Lugo, si è deciso di utilizzare, come motivo ispiratore, il "Pulcinella " di Stravinsky, ovviamente selezionando alcune cellule tematiche dalla "Suite italienne" su cui, successivamente, elaborare un qualcosa di vicino o, via via, più distante dal materiale preso in esame. Si è ascoltata, infatti, una musica abbastanza sofisticata con molti elementi comuni ai dischi dell'etichetta ECM, in senso lato. Il soprano ricurvo ricordava nel suono l'analogo di Jan Garbarek, ma, rispetto al "campione" della scuderia di Manfred Eicher, Lugo ha meno remore di andare oltre determinati confini, scorrazzando "libero", anche al di fuori della tonalità, secondo le sue esigenze espressive. Allo stesso tempo i suoi interventi si sono contraddistinti per una cura particolare per il timbro con un controllo efficace degli acuti e una ricerca, in certi momenti, di suoni raddoppiati o non proprio "a norma" (ma qual è, in fin dei conti, la "norma"?).
A un certo punto ha cominciato a camminare attorno alle colonne ripetendo con il sax una specie di riff anticonvenzionale, con l'idea, forse, di occupare l'area, di impadronirsi dello spazio, di segnarlo, con la sua musica. Ferraiuolo, da parte sua, ha usato i riverberi della tastiera, a volte, o ha – spesso - privilegiato suoni staccati, secchi, simili a quelli del vibrafono o del clavicembalo. Uno strumento classico, cioè, adatto al luogo, ma proiettato in una dimensione assolutamente lontana dalla tradizione. Ha confezionato, inoltre, assoli asciutti, meditativi, ricchi di sottintesi, di passaggi significativi, pur usando un numero non sovrabbondante di note.

Malgrado la recente e non ancora consolidata consuetudine, si può già verificare una notevole intesa fra i due, anche se è Lugo a guidare il percorso, poiché è la sua concezione della musica improvvisata a prevalere. Ferraiuolo si adegua agevolmente, anche se le sue esperienze precedenti sono di tutt'altro genere, più orientate verso un jazz ortodosso, mainstream. Alla fine dell'esibizione, Lugo era chiaramente soddisfatto dell'esito della performance." In queste situazioni con un pubblico di visitatori, più che di ascoltatori, è importante riuscire a far entrare negli schemi qualcuno che non è abituato a fare i conti con questo tipo di parametri. O meglio si cerca di far accettare a chi non ci ha scelto, ma si imbatte in un qualcosa di estraneo al suo orizzonte conoscitivo, almeno in questo ambito, sonorità lontane da quello che ascolta di solito, ma che hanno una loro specificità e un loro fascino. Io sono attratto da queste sfide. Allo stesso modo devo confrontarmi con gli spazi in cui suono. Questo cortile, la sua storia, la sua acustica, condizionano noi improvvisatori che dobbiamo operare, a mio avviso, non tanto a contrastare quello che c'è stato prima, per creare una voluta discontinuità, ma è nostro compito, invece, raccogliere determinati stimoli dall'ambiente per adattarli alla nostra proposta, che nasce sul momento, pur partendo da spartiti scelti in precedenza". Il lavoro su Stravinsky è emblematico di un certo modo di operare. "Pulcinella" nasce da una ripresa, forse, da un'aria popolare già utilizzata da Pergolesi. Noi abbiamo estrapolato alcuni elementi come base su cui improvvisare. Si è trattato, in linguaggio matematico, di un elevamento alla quarta potenza…" Con Lugo si sono ricordate altre occasioni in cui ha stabilito di collegare il suo discorso, non solo con quello di un altro compositore istantaneo, ma anche con il locale in cui ha prodotto la registrazione. In particolare il cd "Genoa sounds card " con Esther Lamnek al tarogato è stato inciso a Palazzo Ducale con un pubblico di spettatori involontari, non preavvisati dall'irruzione dei due sassofonisti. Ancora il connubio musica-ambiente è stato al centro di un lontano evento del 1979, coordinato da Misha MengElberg. In quella situazione sulla famosa spiaggia di Boccadasse, una banda musicale eseguiva un programma di marce militari. A poca distanza si ascoltava musica più ballabile, proposta da un altro complesso. A "disturbare" i due ensemble un gruppo di sciamannati guidati dal pianista olandese ripeteva ossessivamente un ritornello monkiano, passeggiando fra un lato e l'altro del sito, con al seguito una fila di sostenitori muniti di una fiaccola. Fra gli sciamannati, con il sax contralto muoveva i primi passi nella sua carriera artistica un giovanissimo Claudio Lugo.

Insomma sono tanti anni che il sassofonista e compositore si dedica ad una musica che fonda la sua ricerca sui rapporti fra spazio-tempo e azione, cambiando scenari, compagni di avventura, stili, ma restando fedele al suo proposito di collegare determinati aspetti per arrivare ad una musica totale (come direbbe Gaslini) per un ambiente "parziale" (e cioè ben distinto, definito).






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Data pubblicazione: 12/07/2011

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