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Giovanni Allevi – Joy Tour
12 aprile 2007 - Lecce, Teatro Politeama
di Angelo Ruggiero

Quando pensi al quotidiano, all'ordinario, non immagini che possa essere trasformato in straordinario solo dopo un'ora abbondante di musica dal vivo. Ma qui si trattava di Giovanni Allevi, il compositore marchigiano che per una sera ha scelto Lecce per diffondere nell'aria poesia e filosofia. Beh, sì, pur essendo un musicista, è questo quello che lui fa. Il pianoforte è solo il mezzo di comunicazione con cui sta riuscendo ad incantare giovani e meno giovani.

Il Teatro Politeama lo accoglie col calore che si dà ad un concittadino, tanto che dopo il lungo applauso che accompagna la sua entrata in scena, lui esclama "ma questo era l'applauso finale?". Dal microfono fuoriesce una sottilissima voce, emozionata, turbata, contratta. Il suo sentimento raggiunge tutti già prima di cominciare a suonare, ha voglia di raccontare la genesi di questo album, l'attacco di panico al rientro a casa, e di lì parte con "Panic", il pezzo d'apertura, dolce e intriso di timore reverenziale verso la vita, quella vita ritrovata quando sembrava ormai andata, quella vita che riassaporata è più buona di prima, più umana, più accogliente.

Giovanni a fine brano ha voglia di prendere la situazione in mano, di passare al brano successivo, di seguire un suo vissuto emotivo, di raccontare il suo modus vivendi. Impugna il microfono ed introduce "Portami via", il legame del brano alla sua sfera personale è netto: la musica per lui è l'evasione, la fuga, l'abbandono alle proprie attitudini, un trasporto emotivo da non far placare ma un treno a cui accodarsi per esprimere se stessi. Evidentemente ha applicato alla lettera questo suo proclama, dato il successo su scala nazionale ed internazionale degli ultimi periodi dovuto alla sua sensibilità di persona e artista.

L'umanità che avverte nella gente si riflette nell'immagine della sua Milano, città in cui vive e in cui riconosce un forte cuore pulsante, che si manifesta in una complicità ed in un senso di appartenenza comune che stringe gli animi ed ispira sicurezza in Allevi. Sono note cariche di vicinanza affettiva quelle di "Downtown": una città che non vive solo di frenesia ma che si cura anche di se stessa.

Vecchio e nuovo si incontrano in "Waterdance", suonata tutto d'un fiato: regale, stilisticamente convincente, incalzante al punto giusto a ricordare atmosfere d'altri tempi con un timbro nuovo in quanto personale, diverso, rimodernato ma sempre travolgente.

Viaggiando per il mondo racconta di aver provato spesso nuove emozioni, sensazioni nuove in seguito ad esperienze esaltanti, da cui si ispira per le sue composizioni. E' il caso di "Viaggio in aereo", nata dall'ebbrezza e dalla sensazione di leggerezza dopo un viaggio in aereo privato che qualcuno ha voluto regalargli come omaggio dopo un suo concerto a New York. Leggiadria, delicatezza, il vento che sorregge il velivolo e lo spinge verso l'azzurro e oltre, la liberazione dal legame con la terraferma e il volteggiare senza limiti al di sopra di tutto: impressioni che ben si legano con la veloce esecuzione del brano, con le dita che si mescolano ai tasti e danno vita ad un turbinio di note e pensieri indomabili.

E' questa la filosofia che Allevi predica, l'abbandono ai sensi, all'irrazionale, ma allo stesso tempo anche al razionale, ai progetti, alle idee personali, alle ambizioni, sacre, essendo ognuno di noi un individuo unico ed irripetibile. Se questo brano fosse una bottiglia nell'oceano, all'esterno ci sarebbe scritto "Follow you", e il messaggio all'interno sarebbe quell'essenziale voglia di non arrendersi e di seguire le proprie esigenze individuali, anche a dispetto di tutti gli ostacoli e le avversità esterne: una lotta contro gli intoppi, ma anche contro la paura di sbagliare, di non superare le salite, di non poter intravedere mai una discesa.

A ruota libera va Allevi ed il suo piano, e stavolta il sentimento che si affaccia è la nostalgia di "Vento d'Europa", la voglia del cuore europeo caldo e trainante, della cultura e della libertà moderne. Concentrato e travolto, compone suoni rotondi e coinvolgenti per un brano che trasporta come un fiume in piena ma senza far danni, come un ciclone che agita l'aria ma lascia immutato tutto il resto, una passione che si sfoga senza troppo eccedere. La velocità con cui accarezza le note fa pensare al velluto, o ad un pianoforte di gomma, malleabile sotto le dita e modellabile a proprio piacimento.

Passare dall'eternità all'esistenza,dalla non vita alla nascita, attraverso il primo battito cardiaco, segnale animale ma con lo zampino divino. E' l'interpretazione per "L'orologio degli dei", incalzante melodia a tratti spiazzante e di dubbia lettura, a tratti vorticosa e rigenerante, fino a sfociare nel dissonante e nell'inspiegabile mistero della vita e della sfera divina a cui essa è soggiogata.

Continua il motivo ricorrente della rinascita e del ritorno alla vita con "Back to life": soavi accordi accompagnano la voglia di ritorno all'essere se stessi, condizione da cui si scappa spesso per fragilità o insicurezza, senza capire che è proprio in questo il senso della propria originalità. Ascoltare Allevi è come dondolarsi, a volte serve spingersi per darsi forza, a volte è piacevole dondolarsi, rallentando i ritmi e gli affanni per ritrovare slancio e ripartire.

La straordinaria tecnica imprigionata nelle falangi di Allevi esplode letteralmente in "Jazzmatic", c'è il libero sfogo delle pulsazioni dell'istinto di un pianista. La potenza con cui la suona è spaventosa e disarmante, le mani non riescono a contenere la foga e la vivacità esasperata: e quando il controllo salta, saltano anche le dita, tanto che si tocca un mignolo che ci è rimasto secco.

Toccante ed emozionante è "Il bacio", composta pensando al celebre quadro di Klimt. Un impasto di romanticismo e note sincere viaggiano dai tasti bianconeri alle menti assopite degli spettatori, incantati per un altro pezzo da brivido.

Esaltante sperimentazione è quella di "New reinassance", in cui si mischiano le ferree regole della musica rinascimentale ai cambi di ritmo del rock progressive: un cocktail di modernità e spirito seicentesco che si legano nonostante gli enormi contrasti.

Semplicità, concretezza e pathos invece sono gli ingredienti di "Come sei veramente", brano che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e che racchiude tutto il senso che Allevi dà all'amore: delicato, rispettoso.

Ultimissimo brano è "Qui danza", dai suoni jazzati e ballerini: sembrerebbe essere stato un lungo concerto, ma in realtà non è stato così. L'intensità però è stata sempre alta, così tanto da lasciare nelle orecchie un susseguirsi di note riecheggianti. Ed anche se le porte del teatro si chiudono, i suoni non restano intrappolati ma continuano ad inseguirti per la città. E' come se fosse l'esatto opposto della nuvola fantozziana: invece di portare tristezza, continuano ad infondere piacevolezza e voglia di vivere la vita, attraverso la filosofia che Allevi trascrive sul pentagramma.






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Data pubblicazione: 17/06/2007

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