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Barletta Jazz Festival
Lee Konitz è considerato da tempo una leggenda vivente della musica jazz. In più di sessant'anni di attività, il 13 ottobre ha compiuto 80 anni, si può dire che il sassofonista americano abbia attraversato tutti i grandi cambiamenti della storia del jazz collaborando con i più grandi esponenti di questa musica come Miles Davis, Lennie Tristano, Elvin Jones, Charlie Parker, Anthony Braxton, Michel Petrucciani, Brad Mehldau e tantissimi altri.
Lee Konitz, autentico caposcuola del sassofono è stato ospite alla serata inaugurale della quinta rassegna del Barletta Jazz Festival nella fantastica cornice del Castello Svevo. Ad accompagnare il grande sassofonista di Chicago c'erano Antonio Zambrini al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria. In un'atmosfera davvero suggestiva inizia il concerto con un intro di sax che viene interrotto immediatamente da fuochi pirotecnici che rumoreggiavano poco distanti dal castello. Il sassofonista americano, inizialmente sorpreso, come tutti, è sembrato molto divertito ed ha continuato la sua performance con un suono vellutato e controllato. La posizione sul palco del sassofono sarebbe dovuta essere al centro, infatti, lì era posizionato il microfono ma, forse perché l'acustica naturale del castello era praticamente perfetta, Lee Konitz ha preferito suonare per tutto il concerto senza microfono, "costringendo" sia il trio Zambrini-Tavolazzi-Manzi a suonare "in punta di piedi" sia il pubblico a prestare un'attenzione massima per cercare di cogliere tutte le sfumature e le trovate melodiche, ritmiche e armoniche dei suoi assoli. I'll remember april, 'Round Midnight, Solar, All the things you are e gli altri standards che il quartetto ha eseguito hanno letteralmente catturato l'attenzione del pubblico presente, che ha mostrato di gradire molto ogni sfumatura degli assoli di Konitz e degli altri membri dei quartetto che sono sempre stati capaci di trascinare la platea in lunghi applausi. Di Konitz colpisce molto la sua intatta abilità, dati gli ottanta anni, nel possedere un controllo ferreo dello strumento tale da levigare con maestria ogni sfumatura di ogni singola nota prodotta. Il trio Zambrini-Tavolazzi-Manzi è stato assolutamente superlativo! Gli interventi dell'ottimo pianista Zambrini, in particolare evidenza per intelligenza e purezza espressiva, sono stati apprezzati dal pubblico per la chiarezza delle linee melodiche e ritmiche. Tavolazzi con un jazz feeling trascinante e Manzi, vero "motore" del quartetto, riuscivano a creare una vera e propria osmosi ritmica coinvolgente e ricca di energia. Il concerto è stato tutto sommato molto gradevole, peccato che l'attento pubblico ha dovuto spesso "immaginare" gli assoli di un Lee Konitz molto caparbio nel suonare tutto il tempo senza utilizzare il "caro" e prezioso microfono; forse il sassofonista di Chicago si è indispettito per via dell'unico flash proveniente da una fotocamera digitale all'inizio del concerto?....Chi può dirlo!....Un dato certo è che i flash per i jazzisti americani, in questi ultimi tempi, sono un vero e proprio incubo!
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