Jazzitalia - Io C'ero: Omar Sosa, 'Musica ai Frari'
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Omar Sosa, "Musica ai Frari'
Venezia, 26 maggio 2009, Basilica dei Frari
di Giovanni Greto

U
n bel concerto in una collocazione inusuale, la Basilica dei Frari a Venezia, che è solita ospitare concerti esclusivamente di musica classica, e che stavolta, complice il circolo Caligola, ha invece aperto le porte al jazz. Il pianoforte Yamaha troneggia al centro dell'altar maggiore, dominato dalla pala dell'Assunta, il famosissimo dipinto di Tiziano. Preceduto da una interessante visita guidata, affidata ad un appassionato d'arte e di storia di Venezia, il concerto fila via liscio per quasi ottanta minuti. Sosa esegue senza fermarsi dieci brani più due bis, prima dei quali dichiara che, fosse per lui, in un contesto simile e senza amplificazione di sorta, andrebbe avanti a suonare tutta la notte. Il suo è un pianismo delicato che arriva al cuore, a tratti barocco, ricordando quel tipo di architettura coloniale spesso frequente nell'America latina, e percussivo. Ricordiamo infatti che Sosa ha studiato a Cuba, inizialmente, e con la massima serietà, percussione al conservatorio. E proprio in un brano si avvarrà delle spazzole per percuotere le corde collegate alla tastiera.

C'è romanticismo nei suoi brani, a partire dall'iniziale "Eleggua", che per fortuna non sconfina in quei territori mielistici che spesso rivelano un cattivo gusto in pianisti tecnicamente ineccepibili, i quali, alle prese con un concerto solistico, fanno uscire - probabilmente senza volerlo od istintivamente - certi lati meno appariscenti del carattere che emergono dal profondo del loro animo. Tra i commenti ascoltati a fine serata, quello di uno spettatore che definisce Sosa "Jarrett latino", forse per la circolarità nel montaggio o per il senso melodico. Personalmente certi fraseggi ci possono far pensare a Chopin, ma il ritmo latino tende sempre ad affiorare come in "Guajira Barroca", un incrocio di Son Montuno e Tumba francese, dal ricchissimo repertorio ritmico di Cuba. Sembra ispirato, Sosa, mentre suona e soprattutto improvvisa, cambiando spesso registro e prediligendo finali fortissimi accentati e decisi che terminano con tocchi leggeri simili ad un lieve respiro. Il pubblico lo applaude con sincerità, ne constata la bravura e la genuinità e si compiace di fotografarsi insieme con l'artista o di farsi firmare le copie dei CD in vendita all'ingresso. Dietro le quinte, chissà, l'ipotesi di una possibile incisione, magari anche con parte del suo gruppo, con cui sta portando in giro il disco "Afreecanos".






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Data pubblicazione: 04/07/2009

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