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ParmaJazz Frontiere Festival

Oltre i Confini, Ascolti - XIX Edizione
Parma, 4 novembre 2014 - 2 dicembre 2014
di Andrea Grossi

Uri Caine % Han Bennink  Parma Jazz FrontiereEnrico Intra Trio  Parma Jazz FrontiereJø Kle Ba  Parma Jazz FrontiereAdiabatic Invariants  Parma Jazz Frontiere
Beppe Di Benedetto Quintet  Parma Jazz FrontiereUna Stanza Per Caterina  Parma Jazz FrontiereSteve Coleman % Five Elements  Parma Jazz FrontiereRoots % Stories  Parma Jazz Frontiere
click sulle foto per ingrandire

Uri Caine & Han Bennink
Parma, Auditorium del Carmine – 7 Novembre 2014
Uri Caine - Pianoforte
Han Bennink - Batteria

In un auditorium gremito il jazz diventa protagonista assoluto della serata di apertura del ParmaJazz Frontiere Festival che, per il diciannovesimo anno consecutivo, si conferma come uno dei festival più interessanti d'Europa. In programma c'è il duo Uri Caine al pianoforte e Han Bennink alla batteria. Lo spettacolo è assicurato: due musicisti in completa sintonia suonano intensamente, divertendosi come poche volte capita di vedere fare da musicisti di questo calibro, spesso purtroppo impegnati in progetti non proprio "artistici". Il concerto è un'esplosione di energia che, grazie ad Han Bennink (che suona muri, scatole di cartone prese dal backstage e, più volte, il pavimento) diventa un vero e proprio show. Il repertorio scelto abbraccia la storia del jazz dagli albori fino agli anni Sessanta: dal ragtime con Maple Leaf Rag di Scott Joplin, ad una particolare Nefertiti di Miles Davis-Wayne Shorter in cui tutto accade (persino una citazione dell'Inno alla Gioia dalla IX Sinfonia di Beethoven), passando per Ellington, Monk e Mingus. Tutto viene trasformato, come se fosse visto da più angolazioni contemporaneamente, con un'idea quasi cubista nell'interpretazione di questi capolavori della tradizione afro-americana. Dallo swing pre be-bop, al free jazz ad un linguaggio assolutamente contemporaneo i brani vengono sviluppati passando con scioltezza all'interno dei linguaggi. Uri Caine riconferma ancora una volta la sua strabiliante abilità pianistica ed esprime al massimo il suo amore per il jazz, Han Bennink trascina la musica con uno swing impressionante e con la creatività eccentrica che lo ha sempre contraddistinto, lasciando tutti a bocca aperta per la sua grande capacità di ascolto e di interplay.
Entrambi sorprendono per l'abilità di unire tradizione e modernità senza che questa cosa risulti forzata o fasulla.

Enrico Intra Trio
Parma, Casa Della Musica – 9 Novembre 2014
Enrico Intra - Pianoforte
Paolino Dalla Porta - Contrabbasso
Mattia Cigalini - Saxofoni

Quando un veterano del jazz si inventa una nuova formazione ed un repertorio ad hoc per l'occasione, l'interesse del pubblico è sempre ai massimi livelli. Nonostante il traffico che ha bloccato Parma e che avrebbe dovuto creare difficoltà di affluenza al concerto, molte persone non si sono fatte sopraffare da questo inconveniente e sono accorse ad ascoltare. L'idea di Intra, quella del trio senza batteria composto dalle tre generazioni del jazz italiano, è sicuramente interessante, accattivante ed audace. L'esperienza del leader riesce a creare un materiale compositivo che trasforma di brano in brano il gruppo, mantenendo però un suono comune che funge da filo conduttore dello spettacolo, che risulta leggero e scorrevole nonostante la serietà della musica.
Molto efficace in termini di scaletta è l'idea (tipica dell'avant-gard anni Settanta) di utilizzare l'organico sfruttando le sue varie possibilità: trio, duo, solo. Una nota di merito va sicuramente a Paolino Dalla Porta che con grande creatività e padronanza strumentale (e musicale) riesce ad interpretare i brani con grande lucidità sfruttando al massimo il loro potenziale.

JøKleBa
Parma, Casa Della Musica – 14 Novembre 2014
Per Jørgensen - Tromba, Voce, Kalimba, Percussioni, Elettronica
Audun Kleive - Batteria
Jon Balke - Pianoforte, Sintetizzatore

E' un viaggio quello che ci viene proposto da questi eccellenti musicisti norvegesi. Un viaggio verso terre sconosciute che passa però dalle tradizioni: quelle popolari scandinave, quelle del jazz che (soprattutto grazie a Jon Balke) si insinua in un materiale assolutamente distante da quello afro-americano, e quelle del tardo romanticismo europeo, grazie ad una citazione (che diventa strutturale all'interno del concerto) dell'Adagietto della V sinfonia di Mahler. Il concerto si svolge in un unico brano della durata di un'ora circa, cosa apparentemente difficile per gli ascoltatori che, al contrario, soddisfatti ed entusiasti chiedono a gran voce il bis. Il pianismo di Balke è strepitoso: tecnico ma non appariscente, anche quando usa i sintetizzatori, il suo fraseggio fresco e vivo riesce a mantenere sempre viva la musica senza mai sovrastare gli altri musicisti. Audun Kleive è un batterista- non batterista, ama le dinamiche basse e un fraseggio molto spezzato che non prende mai la direzione che ti aspetti. I suoni che riesce a creare si insinuano tra gli altri strumenti come una voce, a volte sussurrata ma non per questo in secondo piano. Ultimo ma non ultimo Per Jørgensen, trombettista che rimanda per fraseggio e suono a Don Cherry ma, che riesce ad essere molto personale, esaltando il trio con i suoi interventi incisivi (a volte anche con una particolare vocalità o con le percussioni) che arrivano dopo lunghi silenzi, a volte anche di parecchi minuti. Una particolarità davvero interessante di questo trio è la completa assenza di ego da parte dei tre musicisti, la musica è davvero democratica e tutti gli strumenti sono sempre sullo stesso piano.

Adiabatic Invariants
Associazione Remo Gaibazzi – 15 Novembre 2014
Marco Matteo Markidis - Live Electronics, Pure Data
Luca Gazzi - Percussioni

A volte, le cose inaspettate, sono quelle che ti sorprendono più di tutto in positivo. E' proprio questo il caso degli Adiabatic Invariants, una formazione di giovani musicisti interessanti e competenti che, davanti ad un numerosissimo pubblico, con grande consapevolezza hanno creato un percorso del suono e nel suono. Musica ricca di complesse elaborazioni ritmiche e timbriche con una forte componente compositiva e strutturale mirata a guidare un'improvvisazione apparentemente totale. Molto interessanti gli equilibri del gruppo che oscillano dinamicamente dal pianissimo al fortissimo e che lasciano molti spazi a momenti di solo sia da parte delle percussioni che da parte dell'elettronica. Marco Matteo Markidis è abile nell'uso dell'elettronica (che ha programmato completamente), sa esattamente cosa accade secondo per secondo e non si lascia sfuggire nessuna delle bellissime idee che il suo collega gli propone. Luca Gazzi alle percussioni è un continuo fermento di idee, attraverso un'accurata scelta di percussioni divise per tipologie (tamburi, piatti, metalli, legni, ed altri "effetti") riesce ad avere una varietà timbrico-dinamica incredibile, davvero rara da trovare mediamente nei batteristi e nei percussionisti. Molto bello anche l'intervento nel bis di Giacomo Marzi, giovane promessa parmigiana del contrabbasso, che con grande abilità musicale e tecnica si integra perfettamente con il duo proponendo una versione assolutamente astratta e molto ben riuscita di "Nefertiti". Davvero entusiasmante anche il disco HKPD (Hybrid Kit and Pure Data) che hanno presentato per l'occasione.

Beppe Di Benedetto 5tet
Casa Della Musica – 19 Novembre 2014
Beppe Di Benedetto - Trombone, Eufonio
Emiliano Vernizzi - Saxofoni
Luca Savazzi - Pianoforte
Stefano Carrara - Contrabbasso
Michele Morari - Batteria

Il trombonista parmigiano si avvicina molto al sound ECM: i richiami a Kenny Wheeler e ai più recenti musicisti scandinavi sono chiari, soprattutto dal punto di vista compositivo. I brani con temi molto cantabili, con contrappunti e canoni tra trombone e sassofono, la sezione ritmica che, quando serve, diventa terza voce in questo gioco delle parti, un linguaggio armonico più europeo che afro-americano, il fraseggio ed il portamento del tempo even eight, sono tutti segnali di un processo stilistico che guarda sempre di più all'Europa. Molto interessante la scelta del leader di alternare il trombone con l'eufonio (conosciuto anche con il nome di "bombardino", in pratica un flicorno baritono) che crea diversità timbrica all'interno del concerto. Rimarchevoli le performance di Emiliano Vernizzi al sax soprano e tenore, che sfoggia una padronanza strumentale di altissimo livello lasciando molte volte a bocca aperta il pubblico in sala, e del pianista Luca Savazzi, le cui idee ritmiche e soprattutto le grandi aperture nei soli danno vita a nuove situazioni all'interno della musica, creando sorpresa ed interesse ogni volta. Carrara al contrabbasso con la sua grande competenza armonica fornisce il supporto perfetto per Savazzi, muovendosi in simbiosi con esso e fornendo un supporto forte e di grande gusto. Morari alla batteria è fondamentale, la scelta dei suoni è perfetta e il drumming imponente ma raffinato è perfetto per la band. Beppe Di Benedetto è riuscito nell'impresa (non sempre troppo facile) di riunire ottimi musicisti che potessero suonare davvero bene insieme, scrivendo della musica funzionale alle sue idee ma anche ai suoi compagni.

Una Stanza Per Caterina
Palazzo San Vitale, Sala delle Feste (Sede di Banca Monte Parma) – 22 Novembre 2014
Beneticte Maurseth - Violino Norvegese, Voce
Åsne Valland Nord - Voce

Un mondo fiabesco e surreale, atavico e sognante; una musica che sembra provenire da terre ben più lontane e che invece si insinua piacevolmente nella testa e nel cuore degli ascoltatori stupefatti da tanta grazia e dolcezza. Gremita la meravigliosa sala all'interno di palazzo San Vitale conferisce all'evento un tocco di classe e di eleganza in più e suggestiona maggiormente l'ascolto. La musica popolare regala spesso grandi emozioni e scoprire quella di altri popoli è sempre interessante. Il folk norvegese non è sicuramente tra le musiche europee più note, non è musica che accompagna le danze ma è musica per fare musica, e questa cosa appare chiara quando si ascoltano le lunghe sospensioni del tempo, il percorso melodico che spesso non vuole marcare eccessivamente e scandire un tactus, i rubati, i respiri... per essere musica popolare risulta, a tratti, molto intellettuale. Beneticte Maurseth con la sua tecnica impeccabile al violino norvegese (strumento meraviglioso che oltre a quattro corde suonate con l'arco ne ha altre che entrano in risonanza per simpatia) e la sua calda voce riesce ad eliminare il palcoscenico, musicisti e spettatori sono un'unica cosa immersa in questi canti. Åsne Valland Nordl incanta con la sua voce pura e chiarissima (ma non per questo algida), riesce ad esaltare al massimo i brani senza mai eccedere in virtuosismi e vezzi tipici dei solisti e dei cantanti in particolare. Concentrazione ed umiltà accomunano queste musiciste, il duo risulta davvero perfetto, l'equilibrio tra Benedicte e Åsne fa in modo che la musica scorra piacevolmente tenendo tutti incollati alle sedie.

Steve Coleman & Five Elements
Teatro Due – 23 Novembre 2014
Steve Coleman - Sax Alto
Jonathan Finlayson - Tromba
Anthony Tidd - Basso Elettrico
Sean Rickman - Batteria

Steve Coleman ebbe a dire durante un'intervista: "Durante i concerti non penso mai se sto suonando jazz o altro. Suono quello che sento, cercando di creare qualcosa che emozioni". Non ci sono parole migliori per descrivere quello che è successo durante il suo concerto al ParmaJazz Frontiere. Steve Coleman ha trovato una propria direzione musicale sin dagli anni Ottanta e continua ancora oggi con grande energia e dedizione a seguirla e svilupparla. Groove e ritmo al centro della scena mantengono viva l'attenzione del pubblico che ha affollato il teatro Due di Parma per quasi due indimenticabili ore. Il fraseggio di Coleman, ricco di geometrie armoniche ed intervallari, rispecchia perfettamente la sua idea compositiva; il suo meraviglioso suono e la grande coolness rendono tutto un po' meno geometrico e molto più musicale. Il trombettista Jonathan Finlayson è davvero particolare, l'unico che riesce ad avere dei veri e propri slanci melodici all'interno di questo "inferno" metrico, sviluppa linee con note lunghe spostandosi in modo davvero interessante all'interno delle strutture. Anthony Tidd al basso elettrico è il punto fermo su cui tutta la musica si appoggia, senza di lui che traina con dei groove incalzanti la musica tutto il "sistema" di Coleman non potrebbe stare in piedi. Ultimo ma non ultimo l'incredibile Sean Rickman: si potrebbe parlare per ore delle incredibili qualità di questo batterista, una macchina da guerra che non sbaglia un colpo ed allo stesso tempo si prende dei rischi. Su un altro pianeta rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi provenienti dal mondo della fusion e/o della black music, un vero e proprio portento che si diverte e diverte il pubblico con un virtuosismo utile alla musica che sta suonando e non finalizzato a qualche visualizzazione su You Tube. Nel complesso il sound compatto di questo gruppo colpisce per i paralleli con il quartetto di Ornette Coleman che, anche se può sembrare strano in quanto la loro musica è apparentemente molto diversa, a volte sono evidenti.

Roots & Stories
Casa Della Musica – 29 Novembre 2014
Misha Alperin - Pianoforte
Roberto Bonati - Contrabbasso
Roberto Dani - Batteria

Quando Russia ed Italia si incontrano musicalmente, si incrociano anche grandi tradizioni, sia colte che popolari; e quando a trovarsi di fronte l'uno all'altro sono musicisti che hanno sempre lavorato sul rapporto tra ciò che c'è e ciò che non c'è ancora, tra ciò che è composizione e ciò che è improvvisazione, tra ciò che avanguardia e ciò che è tradizione, il risultato non può essere che un lungo racconto. E' stata proprio questa la scelta musicale di Misha Alperin, Roberto Bonati e Roberto Dani, una suite, una lunga storia fatta di tanti capitoli consequenziali per unire due mondi lontani e diversi ma, fortemente compatibili. L'equilibrio dei tre musicisti è perfetto, il pianista russo per lo più esecutore, Dani per lo più improvvisatore e Bonati nel mezzo. Il pianismo di Alperin regala grandi emozioni, capace di una grande intensità trasporta il pubblico durante il concerto con il suo suono perfetto e la grande energia che arriva fino all'ultima fila. Più di tutti, svela musicalmente le sue origini indicando sentieri che portano lontano e che lasciano sempre stupefatti. La grande drammaturgia che è nelle sue corde non fa che accrescere la potenza espressiva regalando agli spettatori momenti quasi teatrali, con grandi gesti e suoni che sono però funzionali alla musica. La "sezione ritmica" italiana è ormai inseparabile, entrambi dopo anni di lavoro insieme (e da soli) hanno sviluppato, anche se in modo diverso, un approccio nuovo al proprio strumento, Bonati con una visione personalissima della musica e del contrabbasso è capace di trasformarsi in una bellissima voce che canta o in un insieme di arcaici tamburi che riportano gli ascoltatori alle origini della musica oppure, riprendere un ruolo più tradizionale per il contrabbasso e stupire per le scelte ritmico/armoniche e melodiche oltre che per la grande padronanza tecnica; Dani, che spesso come Alperin trasforma il gesto in musica, passa dall'essere il perfetto batterista a ciò che più si allontana da esso, i suoi suoni splendidi in tutti i contesti ed i momenti del concerto non sono semplicemente colpi, ma influiscono in modo strutturale e compositivo, ogni suono ed ogni silenzio ha il peso di un macigno all'interno della musica, come un grande compositore riesce a pesare ogni cosa, avendo il controllo di tutto, dai particolari al totale della suite. La cosa che più ha sconcertato è l'utilizzo delle dinamiche che all'interno del concerto sono arrivate agli estremi: silenzio totale e fortissimo; molto bella anche la scelta di suonare in acustico. In una sala piena di un pubblico molto attento e partecipe è stato bello vedere le reazioni positive ad una musica di frontiera che sulla carta non è così semplice e che invece è riuscita ad avere un grande impatto sul pubblico.






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Paolo Fresu Devil Quartet, Tom Harrell, Jerry Bergonzi al Vittoria Jazz Festival - Music & Cerasuolo Wine, diretto da Francesco Cafiso: "...una manifestazione che vuole crescere, quest'anno la rassegna si internazionalizza, grazie alla presenza di musicisti molto apprezzati in Europa e nel mondo." (Antonio Terzo)

09/06/2009

Uri Caine Trio e Don Byron al Teatro Verdi di Pordenone nella loro dedica allo scrittore Paul Auster. Dopo un inizio in duo con Caine e Byron il trio lascia emergere una amalgama di grande livello attraverso originals e standard accuratamente selezionati... (Giovanni Greto)

06/06/2009

Think (Paolo Fresu & Uri Caine)

26/04/2009

B.B.G. TRIO al Bollate Jazz Meeting: "Un pianismo diverso dal consueto, molto personale e che non si è mai ascoltato prima fra i vari interpreti monkiani. Borstlap è un pianista davvero interessante, ancora poco conosciuto in Italia, ma dotato di grandi capacità e di una grande sensibilità...I tre musicisti si divertono palesemente, ridono fra di loro, sono piacevolmente stupiti dalle idee che ciascuno di loro propone e dalle quali traggono reciprocamente stimolo." (Rossella Del grande)

25/04/2009

Un sospeso silenzio (Roberto Bonati)

05/04/2009

Liebman Meets Intra Live (Enrico Intra)

12/01/2009

Native Quartet (Native Quartet)

21/12/2008

Uri Caine, il futuro tra le dita: "...la musica classica è stata fonte di ispirazione per diversi jazzisti nel corso della storia. Il jazz è in continuo sviluppo e si muove in molte diverse direzioni. Continuerà a farlo finché i giovani daranno un contributo vitale al suo rinnovamento." (Franco Bergoglio)

21/12/2008

Parma Jazz Frontiere: The Book is on the Table (Pietro Bandini)

21/12/2008

Stylus Q (Stylus Q)

02/11/2008

Udin&Jazz 2008: I will not apologize: "In un incontro dedicato al tema del festival, William Parker e Amiri Baraka, scrittore e poeta, affiancati da alcuni critici italiani, hanno parlato dei tempi che corrono, lucidamente e a volte con pessimismo, confermando come, sì, il free e la Black music sono stati importanti per la causa della gente di colore, ma molto rimane ancora da fare." (Giovanni Greto)

02/11/2008

"Arkitekturae", la ventunesima edizione della rassegna "Time in jazz", creatura musicale sarda di Paolo Fresu, ha avuto come protagoniste le architetture nel senso più ampio del termine. (Viviana Maxia)

18/10/2008

Dizionario del Jazz (Philippe Carles, Andre' Clergeat, Philippe Comolli )

12/10/2008

Roccella Jazz Festival 2008, "Terremoti": "In un sud che stenta sempre più a organizzare eventi jazzistici di rilievo, conforta vedere come i "Rumori mediterranei", alla ventottesima edizione, si rinforzino, raggiungendo numeri davvero ragguardevoli: 11 giorni di durata e 34 concerti, dislocati fra 9 comuni della provincia di Reggio Calabria, oltre alla consueta copiosa attività seminariale." (Enzo Fugaldi)

06/07/2008

Comeglians (Daniele D'agaro Adriatic Orchestra)

18/05/2008

Bergamo Jazz 2008, Arve Henriksen Trio e Roy Hargrove Quintet: "Giunto alla sua trentesima edizione, il longevo e felice Bergamo Jazz vede esibirsi sul palco, per la serata conclusiva, due fra i più eloquenti trombettisti attualmente in circolazione, in un concerto che sembra voler sondare le potenzialità espressive di questo strumento nei più diversi contesti, tradizionali o sperimentali." (Achille Zoni)

24/03/2008

Identità (Massimo Manzi)

29/02/2008

Roberto Bonati e i Sacred Concerts di Ellington a Parmafrontiere: "...il vasto ensemble, nel suo complesso, ha fatto sentire quel mix indicibile di spiritualità e sensualità, quel superamento della scissione fra arte e vita, fra danza e preghiera, fra religione e quotidianità proprio dell' arte africana prima e afro americana poi." (Marco Buttafuoco)

24/01/2008

John Zorn "Complete Masada" al Roma Jazz Festival 2007: "Con buona probabilità si è trattato dell'avvenimento più importante dell'edizione estiva del Roma Jazz Festival 2007, tant'è vero che ha aperto l'intera rassegna; stiamo parlando di Complete Masada, mini festival di tre giorni tenutosi all'Auditorium di Roma." (Dario Gentili)

31/10/2007

Steve Coleman & Five Elements "Rhythm Edition" a Catania per Etnafest 2007: "Il solismo di Coleman è sempre diretto, granitico, essenziale ed esente da ogni minimo abbandono lirico; questa sua ben nota peculiarità, nel contesto di questa formazione, grava sull'atmosfera generale, non permettendo alla musica di prendere il volo come nel passato." (Enzo Fugaldi)

14/10/2007

Clusone Jazz 2007: "Clusone divenuta famosa grazie anche all'idea di Bennink, Moore e Reijseger, che diversi anni or sono decisero di dare al loro trio il nome di quel luogo magico in cui si era costituito, ma oggi vanta una fama internazionale per meriti propri: per il clima (tra artisti e organizzatori) e per la qualità della musica offerta, tanto, che gli organizzatori hanno deciso di esportare il loro sapere e conoscere altrove..." (Luca Vitali)

30/09/2007

Festival "Note di Notte 2007" con Paolo Fresu e Uri Caine in un duo che ha saputo craere "pagine di musica indimenticabili" e Raffello Pareti, Mauro Negri e Bebo Ferra "per un evento musicale che ha ancora una volta confermato la bontà e l'universalità del jazz italiano" (Giuseppe Mavilla)

16/09/2007

Decima edizione di "Jazz in parco" a Nocera Inferiore che ha "dato al pubblico un'offerta di differenti modalità e impronte della musica jazz contemporanea, con artisti provenienti trasversalmente da nazioni ed esperienze completamente differenti." (Luigi Spera)

19/08/2007

Nattjazz 2007 in Norvegia: "...qui si percepisce una cultura musicale molto diversa da quella che c'è nel nostro paese, gli organizzatori rischiano e propongono una miscela di stelle e di giovani totalmente sconosciuti, il pubblico da parte sua si fida del direttore artistico e non è vittima del grande nome. Gli artisti sperimentano e produco dei veri "workshop" spontanei. Il risultato è unico, la cornice straordinaria per cui di giorno c'è davvero la possibilità di trascorrere delle splendide giornate tra i Fiordi in attesa dei concerti serali." (Luca Vitali)

13/08/2007

Anthony Braxton Sextet e Paolo Fresu & Uri Caine al Piacenza Jazz Fest 2007 "...frutto dei risultati ottenuti con lo stupore e la solidità di chi è riuscito a trasformare, in soli quattro anni, una sparuta serie di appuntamenti musicali in un festival." (A. Armando - L. Schiavone)

03/07/2007

Steve Coleman and The Five Elements " Rhythm Edition" a Jazzinparco di Nocera (Francesco Truono)

17/06/2007

Paolo Fresu & Uri Caine Duo al Teatro Lirico di Cagliari: "I due rispolverano con stile sobrio grandi pezzi del passato senza mai forzare ed è come assistere ad una chiacchierata tra amici sinceri che si ricordano vecchie storie vissute insieme raccontandole in modo asciutto, limpido, ogni tanto infervorandosi come se stuzzicati da un buon bicchiere di vino rosso." (Enzo Saba)

16/06/2007

A Silvery Silence - Fragments from Moby Dick (Roberto Bonati - Parma Frontiere Orchestra )

06/04/2007

Storie di fiume (Simone Guiducci Gramelot Ensemble)

09/02/2007

Umbria Jazz Winter: "La quattordicesima edizione di Umbria Jazz Winter è stata contrassegnata dall'incontro tra il jazz e la canzone d'autore: un binomio che molti anni fa negli Stati Uniti ha prodotti quei famosissimi standards su cui i jazzisti di tutto il mondo continuano ancora oggi ad improvvisare. Questo "fenomeno" ha raggiunto ormai da anni anche nel nostro paese, ed ha contribuito a rafforzare un'identità troppo spesso condizionata dagli stereotipi d'oltre oceano." (Marco De Masi)

11/01/2007

Oscar Del Barba Trio Special Guest Javier Girotto: "Ascoltare il trio di Oscar Del Barba con Javier Girotto era un'occasione da non perdere anche per constatare lo stato di grazia in cui versa il jazz italiano..." (Giuseppe Mavilla)

28/12/2006

Dave Douglas Quintet al Manzoni di Milano: "Si è trattato di un concerto molto equilibrato, piacevole e misurato, dove i musicisti hanno dimostrato grande gusto ed esperienza. Ottimo interplay. Ottima anche l'acustica del teatro Manzoni. Niente colpi di scena o effetti speciali. Forse chi si aspettava grosse sorprese è rimasto leggermente deluso, ma pur sempre soddisfatto dalla performance." (Rossella Del Grande)

10/10/2006

Aria (Bebo Ferra – Paolino Dalla Porta)

20/09/2006

Le case di Berio (Enrico Intra)

26/02/2006

Steve Coleman & The Mystic Rhythm per Il Volo del Jazz: "Pubblico caloroso fatto non di soli conoscitori dei lavori di Coleman che...sa come partire e dove arrivare e, quando un brano sembra dissolversi, rinasce seguendo un nuovo percorso." (Giovanni Greto)

04/02/2006

Note a margine, intervista parallela a quattro contrabbassisti: Pietro Leveratto, Paolino Dalla Porta, Ferruccio Spinetti, John Patitucci (Antonio Terzo)

11/04/2005

The Blanket of the Dark (Roberto Bonati – ParmaFrontiere Orchestra)

10/03/2005

Steve Coleman & Five Elements a La Palma: "...Nell'attuale panorama jazzistico, Steve Coleman è sicuramente uno dei personaggi più carismatici ed influenti: sono ormai vent'anni che è marchiato della qualifica di innovatore..." (Dario Gentili)

04/07/2004

Uri Caine e Paolo Fresu per Musicus Concentus: "...per questi due musicisti la tradizione è un'identità in cui riconoscersi ma allo stesso luogo da cui partire e dirigersi altrove..." (Dimitri Berti)

13/12/2003

Uri Caine e Paolo Fresu: "Il loro incontro è prima di tutto la fusione di due straordinarie sensibilità artistiche, il segreto dell'equilibrio sottile tra la coscienza viva del passato e la necessità dell'innovazione, della ricerca..." (Francesco Lombardo)





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Data pubblicazione: 11/01/2015

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