<%@ Language=VBScript %> Jazzitalia - Io C'ero: Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico in "Just a Song"

Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico in "Just a Song"
4 gennaio 2006, Ueffilo Jazz Club - Gioia del Colle (BA)
di Adriana Augenti
foto di Marco Losavio

La calda e musicale cornice del Ueffilo Jazz Club è fra quanto di meglio si possa sperare per godere armonicamente di una fredda serata di inizio gennaio.

Quando poi i protagonisti sono Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico non si fa fatica a convincersi di non poter desiderare di meglio: l'armoniosità delle melodie si mescola inevitabilmente all'emozioni trasmesse dalle 'storie' che pianoforte e voce riescono a raccontare.

E' sufficiente un istante, lo sfiorare di un tasto, e la cornice apre le sue frontiere alla narrazione, alla poesia, ai sentimenti, e ci si ritrova a lievitare come se lo spazio non avesse confini.

Pianoforte e voce: ciò che nell'immaginario collettivo appartiene al 'sottofondo' con due grandi nomi della scena del jazz internazionale si trasforma in un nonnulla nel tutto. Non si ha bisogno di nient'altro.

Il transito dalla musica alle parole sembra annullarsi nella performance di Caravan, primo brano con cui il duo apre la serata: il seducente interplay che gli artisti riescono ad architettare è sotto gli occhi, o meglio, nelle orecchie di tutti fin da subito.

Modificando la scaletta di brano in brano, fino a farla diventare 'a chiocciola', come ironicamente affermato da Pieranunzi, i due artisti ci hanno regalato varie prove del loro gioco a due: Se sapessi come fai, che appartiene al primo album che la Montellanico ha dedicato a Luigi Tenco, ("L'altro Tenco", 1996 per Philology), Ho capito che ti amo, da "Danza di una Ninfa".

Armida's garden, ispirato dall'Ariosto, di cui ad Enrico Pieranunzi spetta la paternità di parole e musica, ci ha sorpreso già dall'introduzione verbale con un sorriso sulle labbra.

O me, uno degli inediti di Luigi Tenco, del cui testo i due artisti sono entrati in possesso grazie anche alla solidarietà prestatagli dalla famiglia Tenco, musicata da Pieranunzi a mo' di musical (perdonate l'allitterazione) per essere adattata ad un'inversione di ruolo tra uomo e donna, con lo scat di Ada, ha riempito l'aria di allegria (sembra incredibile pensarlo di un brano di Tenco, vero?)

A seguire Heaven Knows di Cassandra Wilson, che nell'interpretazione della Pieranunzi appare quasi come un inno all'universo femminile, il bellissimo omaggio a Gershwin con Fashinating Rhythm, ed il bis, con Da quando, per tornare a Tenco: un altro inedito, musicato da Ada Montellanico, il più tenchiano di tutti i brani a mio parere.

Le aspettative di chi si è recato al concerto sperando in una esibizione aderente all'ultimo album registrato dai due artisti, "Danza di una Ninfa, storie di Tenco", (EGEA 2005, con la partecipazione di un ensamble d'eccezione: Paul McCandless, Bebo Ferra, Luca Bulgarelli, Piero Salvatori, gli Arkè String Quartet e Michele Rabbia) non sono, da quel punto di vista, state attese.

La policroma rappresentazione con cui Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico si sono raccontati ha permesso di cogliere ogni sfumatura giungesse dai due 'strumenti'. Non a caso è stato lo stesso Pieranunzi a dichiarare, ad inizio serata, di voler "provare a rubare col pianoforte lo strumento del canto" alla Montellanico: un'ora e mezza in cui il piano ha attirato, distratto, incantato e la voce si è inserita nel gioco delle parti con maestria ed originalità.



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