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Sarah Jane Morris Quintet
Bari, Teatro Forma 15 dicembre 2015
di Alceste Ayroldi

Sarah Jane Morris - voce
John Eacott - tromba
Tony Remy - chitarra
Tim Cansfield - chitarra
Henry Thomas - basso

Un'altra parentesi nell'universo vocale per la rassegna "Nel Gioco del Jazz", sotto l'attenta direzione artistica di Roberto Ottaviano e con l'organizzazione dell'associazione omonima, magistralmente presieduta da Donato Romito.
 
Dopo Elina Duni, Dianne Reeves e Kurt Elling la scena è per il sempre gradito – a furor di popolo - ritorno a Bari di Sarah Jane Morris. La cantante e compositrice inglese porta con sé un quartetto drumless, con due chitarre: una delle quali affidata al suo alter ego musicale Tony Remy. Il concerto ha inizio in ritardo rispetto a quanto preventivato, grazie all'efficiente servizio aereo che ha portato Henry Thomas in quel di Bari con mezza giornata di dilazione.

Già dall'attacco si capisce che Sarah Jane Morris è in grande spolvero: motivata e ruggente, come la sua voce nella sfolgorante interpretazione di "Into My Arms" di Nick Cave. La Morris ha l'innata capacità di fare suo ogni brano che interpreta, sul quale ci mette miele e paprika e tutta la sua rocciosa personalità.
L'occasione è ghiotta per ascoltare il suo nuovo album "Bloody Rain", che mette insieme colori e suoni dell'Africa intinti nel blues, nel soul e nell'R&B, mercé la spiraliforme voce di Sarah Jane Morris, che salta registri e ottave a suo piacimento dettando nuove e stupefacenti regole – peraltro difficilmente ripetibili ai più – nell'utilizzo della voce. "Feel The Love" è impetuosa, così come lo è l'intero album, marchiato a fuoco anche da testi ruggenti che sottolineano l'impegno sociale della vocalist britannica.
Nell'armamentario di Sarah Jane Morris ci sono brani che hanno scolpito il loro nome nella storia della musica, grazie anche alla sua chiave di lettura. Così è per Fast Car di Tracy Chapman, il cui ben noto refrain trova nuova linfa vitale nelle corde vocali della cantante, che ne strazia le carni pop per magnificarne il lirismo.
Ma è anche il concerto dei successi di Sarah Jane Morris, del suo trionfale passato che fa coppia con un futuro radioso. E sul palco arriva il sesto elemento della band: Roberto Ottaviano, che mette al servizio delle immarcescibili note di "Fragile" (altro cavallo di battaglia della Morris, in coppia con Dominic Miller) di Sting il suo soprano, infiorettando la carezzevole melodia ben descritta da Remy e Cansfield e rinvigorita dalla calda voce della cantante. "In The Name Of Freedom" scuote cuori e corpi per la sua irruenza, per essere un corpo sonoro pietroso, che arriva come una sberla e fa appello alla capacità attrattiva degli spirituals e alla tradizione blues.
 
Il suo augurio di Natale arriva – inaspettato – con un'inedita versione di "Imagine" di John Lennon, esaltandone il dorso ritmico, con il tema originale costruito dal basso di Thomas, e lo sprechengesang della Morris scandito dalle chitarre che ribadisce la poetica dei versi, ammantandola della giusta verve provocatoria.

Tutti sul palco per intonare la furente "Piece Of My Heart" portata al successo planetario da Janis Joplin. C'è tempo anche per un altro cavallo di battaglia: "Don't Leave Me This Way", nota per l'interpretazione di Harold Melvin & The Blue Notes e quell'altra più dance dei Communard di Jimmy Sommerville, la cui registrazione ha visto Sarah Jane Morris impegnata in prima fila.

La cantante e i suoi sodali, con in testa i due chitarristi, hanno dato prova di quanto la professionalità, la grinta e la motivazione sociale possano andare d'accordo con tutta la musica: quella senza barriere, che caratterizza l'opera di Sarah Jane Morris.






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Data pubblicazione: 03/01/2016

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