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"Si apre una nuova fase di Siena Jazz". Così ha esordito con orgoglio Maurizio Cenni, sindaco di Siena, all'inizio dei lavori della reunion "Trent'anni di Jazz in Italia", celebratasi il 2 e 3 novembre. Due intense giornate che hanno visto confluire musicisti, studiosi, critici, jazzofili provenienti da diverse zone d'Europa ed anche dagli Stati Uniti d'America. Una girandola perfettamente sincronizzata di convegni, presentazione di libri e concerti.
Le parole del primo cittadino e quelle del presidente della fondazione, Franco Caroni che hanno aperto i lavori presso il Jolly Hotel di Siena, richiamano l'attenzione degli intervenuti per la loro importanza epocale: la Fondazione Siena Jazz ha presentato al competente Ministero dell'Università domanda di accreditamento come Università del Jazz. Buono è lo stato di salute della procedura amministrativa e vi è un marcato ottimismo da parte dei vertici dell'istituzione musicale toscana sul completamento dell'iter. Ciò andrebbe, senza dubbio, ad attestare Siena quale indiscussa capitale del jazz italiano. "Siena diventerebbe la città della musica", aggiunge il sindaco Cenni che pone l'accento anche sul prestigioso e storico ruolo dell'Accademia Chigiana. Quale notizia migliore per festeggiare trent'anni di attività di quella che può definirsi l'epicentro nazionale della didattica e della ricerca in ambito jazzistico. "Un lavoro organizzativo il meno artistico possibile", dice Franco Caroni sottolineando così come sia necessaria una diversificazione dei ruoli e delle competenze e dare corso, in primo luogo, ad una struttura che sia solida dal lato amministrativo e gestionale per alimentare, con adeguatezza, delle valide scelte artistiche. Claudio Fasoli prima e Franco D'Andrea dopo, hanno voluto ricordare il loro incontro con Franco Caroni e, con tono scherzoso, hanno sottolineato la spasmodica ricerca del presidente nel reperire "personale didattico". " Come si fa ad avere qualcuno che ci insegni qualcosa?" E' la frase con cui Caroni abbordò Fasoli. I Lavori: la Didattica Scopo dei lavori è stato quello di delineare la nuova impostazione didattica sul jazz, partendo dal confronto fra esperienze italiane ed europee, al fine di trovare parametri, standard, test, valutazioni comuni delle competenze raggiunte dagli allievi. Una valutazione omogenea, per un insegnamento trasparente e comparabile, che possa anche favorire scambi e migrazioni paritetiche fra gli studenti europei. I lavori, al termine, sono produttivi di un appello portato all'attenzione dei Ministri dell'Università e Ricerca e della Pubblica Istruzione nonché degli altri enti interessati. Sei i punti sui quali hanno concordato tutti i docenti coordinatori delle scuole di jazz dei Conservatori e degli istituti musicali pareggiati italiani e la Fondazione Siena Jazz, grazie anche al prezioso contributo fornito dagli esperti internazionali che hanno preso parte al convegno. In primo luogo la necessità di individuare, sempre nel rispetto delle autonomie, dei criteri unitari di accesso ai corsi nonché di valutazione dei crediti compatibili con gli standard europei. Tanto in funzione della mobilità a livello nazionale, comunitario ed extracomunitario. Il secondo punto su cui i promotori concordano è l'opportunità di individuare delle forme di ulteriore offerta didattica che suppliscano all'attuale mancanza di un livello precedente i corsi accademici, come corsi divulgativi o propedeutici, uditorato etc. etc. Terzo nodo, la necessità della certezza della disponibilità di docenti interni e/o esterni a contratto, particolarmente per l'insegnamento della tecnica jazzistica strumentale. Ed ancora: l'opportunità di individuare forme di cooperazione tra gli istituti dell'alta formazione per la realizzazione di progetti comuni. Quinto assunto riguarda la definizione degli standard qualitativi degli spazi e dei supporti necessari all'ottimizzazione dell'attività didattica. In chiusura, l'istituzione di iniziative di aggiornamento professionale dei docenti a livello nazionale ed internazionale per migliorare ed allargare l'offerta formativa. I firmatari del documento, inoltre, hanno proposto il riconoscimento con valore abilitante del diploma accademico di jazz di secondo livello. I Lavori: la Ricerca e lo Studio Prosegue, indefessamente, l' opera di catalogazione magistralmente coordinata da Francesco Martinelli. Il sito contiene l'indicizzazione della rivista Musica Jazz (non ancora completa) ed informazioni sugli oltre 30.000 supporti sonori, la cui entità è in continua evoluzione. Infatti, la già consistente mole è incrementata annualmente da circa 1.000 nuovi supporti, frutto di donazioni ricevute o acquisti effettuati dalla Fondazione. "Obiettivo del Centro Studi", dice Martinelli, "è quello di migliorare il lavoro della didattica". Infatti, altro ciclopico intento della Fondazione, è quello di creare un catalogo informato della discografia jazz che, attualmente, appare confusa e ricca di errori. Il sito sarà ben presto consultabile anche in inglese e conterrà delle chiavi di lettura incrociate che agevoleranno le ricerche. Ulteriore fine è quello di allargare l'opera di indicizzazione anche alle altre riviste di settore sia italiane che straniere. Altro importante lavoro è quello già in fieri concernente l'archivio orale della storia del jazz. Una raccolta di interviste curata da Carlo Verri con l'intento di documentare il jazz italiano dagli albori e fino a quando la testimonianza non è supportata dalla documentazione. Le interviste potranno essere richieste alla Fondazione, essere ascoltate e visionate, ma non saranno reperibili via internet per ovvi motivi di ordine legale. Riprendono le pubblicazioni de "I Quaderni di Siena Jazz", importante attività di documentazione basata su volumi monografici "per evitare che solo i jazzisti maledetti abbiano risalto da parte dei media", come sarcasticamente dice Martinelli. Due i lavori editoriali presentati. Il primo del policromo musicista Francesco Carta, docente di Siena Jazz, pianista, compositore e arrangiatore vicentino che ha voluto raccontare la vita del suo maestro Franco D'Andrea. "Profumo di Swing" è un lavoro arricchito da una capillare e tassonomica discografia e bibliografia sul grande pianista di Merano. La seconda opera è scritta da uno dei pochi personaggi che ha vissuto e scritto l'intera storia del jazz: Giuseppe Barazzetta. Classe 1921, Barazzetta ha incontrato, intervistato e discusso con l'olimpo del jazz: Armstrong, Monk, Goodman, Ellington, Mingus, Konitz, Tony Scott, Bill Dixon, Paul Motian, Stan Kenton, Wes Montgomery, Cannonbal Adderly, Max Roach, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, solo per citarne alcuni. Un libro entusiasmante corredato da documenti e foto decisamente preziose. La riscoperta dell'assoluta importanza sensoriale del vinile sarà stigmatizzata in una mostra che Caroni ha definito "la più impegnativa che sia stata fatta nel mondo del jazz italiano". Un grande evento in programma nella prossima primavera presso il Complesso museale del Santa Maria della Scala di Siena. La mostra sulle copertine del jazz, sarà organizzata in collaborazione con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Vernice Progetti Culturali e curata da Enzo Gentile e Francesco Martinelli. La mostra copre un arco temporale di un secolo e si baserà sulle oltre 500 copertine in possesso del Centro Studi Polillo. Ad arricchire l'esposizione sono previste proiezioni video e concerti. La "Siena Jazz Reunion" è stata anche l'occasione per lanciare una importante collaborazione editoriale con la EDT di Torino per la realizzazione di una collana "Siena Jazz". Progetto editoriale che partirà dalla traduzione di alcuni libri di particolare importanza per lo studio e la didattica e che difficilmente arriverebbero nel nostro Paese, come i lavori di Woideck e Szwed. I Concerti Sintomatico dello stato di non benessere dell'ensemble è stato anche il non aver concesso alcun bis, nonostante il pubblico lo reclamasse. Lee Konitz è pur sempre una leggenda. Di tutt'altra fibra è la prova del quintetto del contrabbassista Riccardo Del Fra, responsabile del dipartimento di Jazz del Conservatorio Superiore di Parigi che torna a suonare in Italia sorprendendo per l'assoluta freschezza compositiva e per l'aver costituito un ensemble vitale e pastoso. Il giovane pianista Bruno Ruder evidenzia la sua eloquenza classica, ricca di sagaci punteggiature soprattutto nei brani attinti dall'album del leader Roses & Rotts. L'altrettanto giovane Quentin Ghomary palesa, in barba all'evidenza anagrafica, piglio e sicurezza degni del miglior lignaggio musicale, alternandosi alla tromba ed al flicorno con estrema disinvoltura. La grande capacità di Maurizio Giammarco, in grande spolvero e particolarmente ispirato, di contrappuntare o di tessere soli energici, come nella shorteriana Pinocchio, ben si amalgama nelle tessiture "cantate" da Del Fra. Il compositore italo-francese è dotato di un'inarrestabile fantasia anche esecutiva. Autour de la tour è un esempio di buon gusto ed equilibrio, un fitto ricamo melodico ed armonico. Così come emerge l'elegante gusto di interprete ed arrangiatore in Between the Lines e in I'm fool to want you. Un capitolo a parte merita Daniel Humair. Il batterista svizzero ha un tocco incantatorio, capace di rarefatte sfumature timbriche e di sferzare e sospingere l'ensemble, senza dare loro tregua. Alchimie che si distribuiscono tra piatti, tamburi e tom. Un concerto che suggella una collaborazione stabile tra la Fondazione
Siena Jazz
e il Conservatorio di Parigi, che partirà nel 2008,
attraverso lo scambio di docenti e allievi che avranno così la possibilità di confrontarsi
e crescere insieme.
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