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Jazz folk e free jazz
I Tangheri featuring Marc Ribot
WARM: Workman
, akLaff, Rivers, Mitchell
25 giugno 2005, Anfiteatro Fausto, Terni
di Antonio Terzo

foto di Francesco Truono

Anche in questo caso la serata mette insieme due situazioni musicali "antipodiche", una prima leggera ed alla portata di tutte le orecchie, la seconda, invece, più inoltrata fra le pieghe delle enciclopedie storiche del jazz.

Davide PentaMarc RibotApertura percussiva, con sciame iniziale che sbocca in una frase del contrabbasso, e via alla fisarmonica, portavoce di un tango ritmico e mulinante che rivela lo spirito de I Tangheri: il batterista Antonio Di Lorenzo presenta simpaticamente il gruppo dichiarando che nasce dall'aver riciclato il "repertorio da matrimonio" dandogli un taglio più spettacolare. Ed in effetti trattasi più d'uno spettacolo che di un concerto, in cui si distinguono certamente i musicisti per il loro brio e la preparazione tecnica, dal contrabbassista Davide Penta, al vorticoso fisarmonicista Vince Abbracciante, fino alla presenza ospite della voce di Rocco Capri Chiumarullo e della special guest star, il chitarrista Marc Ribot. Così il loro scanzonato pot-pourri di musica e recitazione, commentata dalle figurazioni tanguere dei ballerini Gaetano Donatone e Angela Volgarino, fanno da prolusione al set successivo.

Ed in questo contesto, anche l'eclettico Marc Ribot sembra sentirsi piuttosto estraneo e la sua versatilità chitarristica viene costretta all'interno di qualche assolo: spicca comunque la sua intesa con il contrabbassista Penta, sulle note melodiche del brano Che Guevara o non c'è. Particolare è pure la voce di Rocco Capri, nella successiva milonga veloce, con apporto coreografico dei ballerini. Lunga introduzione con distorsioni ed effetti vari sulla chitarra di Ribot, quindi Capri intona l'intramontabile ed internazionalmente nota Caminito, composizione di Carlos Gardel alla cui ottima riuscita prendono parte tutti i protagonisti: i ballerini con striscianti figurazioni tanghere, un appassionante recitato di Capri, e pure Ribot, supportato da un altro sciame free. Altri brani sono stati Frichicchio, partorito dalla penna di Davide Penta, Qui sas? Qui sas? Qui sas?, in cui Ribot, se mai ve ne fosse bisogno, ha dato un saggio di grande musicalità, e, per concludere, un finale a mo' di passerella con tanto di megafono, in stile capossel-arboriano.

Roscoe MitchellSam RiversDopo la simpatia e la musica d'intrattenimento dei baresi Tangheri, tutt'altro tipo di genere sale sul palco: affiancati dal roboante Pheeroan akLaff alla batteria, tre nomi che sono vere leggende del jazz, i sassofonisti Sam Rivers e Roscoe Mitchell, ed il contrabbassista Reggie Workman, con l'acronimo WARM. Un concerto all'insegna del free-jazz con denominazione d'origine controllata, considerato che i tre senatori del jazz internazionale – insieme superano i 200 anni – il free lo hanno praticamente vissuto sulla propria pelle: fra i gruppi che più di tutti ne sono stati esponenti emblematici troviamo infatti proprio l'Art Ensemble of Chicago di Roscoe Mitchell, così come Sam Rivers è annoverato negli annali quale jazzista che ha giocato un importante ruolo nella «sintesi fra la libertà e la spontaneità tipiche del free jazz e la preoccupazione di forme sapientemente elaborate». Quanto a Workman, nel '60 si ritrovava a fianco di John Coltrane, lo stesso "Trane" che trascinava la maggior parte dei musicisti free di là dalla divisione tematica tradizionale, concentrandosi verso un esasperato trattamento della materia sonora. Chiude il quartetto akLaff, il più giovane del gruppo, la cui esperienza come percussionista "post-moderno" – come ama definirsi – gli permette di affiancare con rispetto e merito questi mostri sacri del jazz di tutti i tempi. Pheeroan akLaffReggie WorkmanNell'unica tappa europea del loro tour, questi cavalieri del free pongono in essere un set in cui le abilità di ciascuno si fondono insieme nell'assoluta liberà e spontaneità delle forme tipiche di questo genere. Il primo assolo è per Mitchell, che "spara" una valanga di note ripidissime e scoscese in respirazione circolare. Più riflessivo il tenore di Rivers, meno contiguo il suo suono, mentre sotto impazzano piatti e tamburi di akLaff, su cui infine trova il proprio spazio lirico anche il raffinato contrabbasso di Workman. Il brano successivo vede Rivers protagonista di improbabili vocalizzi sciamanici, a dialogare con batteria e contrabbasso "strofinato" dall'archetto. Mitchell, adesso al soprano, sfodera iperacuti sibilanti, quasi flautistici, ed è un'assenza di regole sfrenata solo in apparenza, perché il vibrante contrabbasso, i gong di akLaff, il pindarico contralto di Mitchell – dalle cui spirali sembra non si possa venir fuori – ed i costrutti più rigidi ma non per questo meno cerebrali di Rivers sono in grado di arrestarsi di colpo, inaspettatamente, tutti insieme, e rivelare così l'esistenza di una traccia o comunque di un costruire collettivo che lascia allibiti per forza e fantasia. Momento particolarmente coinvolgente è quello in cui Rivers siede al piano con approccio fisico e stile percussivo: la loro musica, con disegni ciclici, le ripetizioni, i suoni avvolgenti, i ritmi sostenuti e cadenzati, a seguirla si rischia la trans.

Cantabile adesso il solo di Workman, fascinoso e fasciante, cui segue ancora un break-in di akLaff che fila spedito sui vibrati dei piatti. Incantevole l'ultima nota in duo fra un argentino campanellino ed il severo archetto al contrabbasso. Sulla batteria dal passo funky, Mitchell fissa in intensità un'unica nota lineare – sempre in respirazione circolare – sulla quale Rivers svolge la propria improvvisazione, che successivamente diviene "cicaleggiante" dialogo fra il suo tenore e l'alto del compagno fiatista. E nonostante la veneranda età dei suoi componenti senior, alla fine il quartetto concede pure il tanto richiesto bis: ed è un'ultima folata di energia esplosiva che pervade di incredibili suoni e ritmi l'Anfiteatro Fausto del Terniinjazz.

 






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Video:
One Lip 4tet - Odwalla (Roscoe Mitchell)
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Data pubblicazione: 08/07/2005

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