Jazzitalia - Io C'ero: 'Tony Williams Lifetime Tribute' feat. Jack Bruce, Vernon Reid, John Medeski & Cindy Blackman
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"Tony Williams Lifetime Tribute"
featuring
Jack Bruce, Vernon Reid, John Medeski & Cindy Blackman
Tokyo, Blue Note. 15 - 19 Dicembre 2008
di Giovanni Greto

Jack Bruce, basso elettrico, voce
Vernon Reid, chitarra
John Medeski, organo Hammond
Cindy Blackman, batteria, voce

Nonostante sia un giovedì, il primo set del 18 dicembre, è ascoltato da un pubblico numeroso. L'idea di rendere omaggio ad un ensemble originalmente formato dal talentuoso batterista jazz nel 1969, dopo aver lasciato il quintetto di Miles Davis, da John Mclaughlin e da Larry Young, cui in seguito si sarebbe aggiunto Jack Bruce, parte da Vernon Reid, chitarrista inglese trasferito a Brooklyn, che nel 1984 creò i Living Colours.

I
quattro danno vita ad un lungo primo set – iniziato con puntualità – di quasi 100 minuti, durata inusuale rispetto ai canonici 75-80, mai superati, visto che il secondo set inizia alle 21 e 30 e, durante la pausa, ai musicisti viene servita la cena.

Si parte subito con un blues ad alto volume di pura improvvisazione, in cui si mette subito in luce una scatenatissima Cindy Blackman. Jeans attillati con frange in stile anni '70, top collant trasparente, chioma vaporosa afro-rasta, la 49enne batterista che ha studiato alla Berkley sotto la guida di Alan Dawson, lo stesso insegnante di Williams bambino, inizia a percuotere con veemenza piatti e tamburi, evidenziando un'impostazione tipicamente jazzistica nell'impugnare le bacchette con la mano sinistra. Il fraseggio è fatto di acciaccature, molte rullatine rapide e pungenti, alla maniera dell'insuperabile Williams, e tanto bass drum, dal timbro profondamente cupo. Il brano successivo, "Vuelta Abajo", è contenuto nell'LP "Turn it over", il secondo dei Lifetime, che segnò l'ampliamento del gruppo, con l'ingresso di Jack Bruce. E' un tema ossessivo, caratteristico delle composizioni di Williams per quel progetto, fatto di stacchi all'unisono. Reid nella timbrica si avvicina ad Hendrix, privilegiando i suoni distorti. Nessuno dei quattro abbisogna di spartito, evidente che ognuno conosce a memoria quello che deve fare. Nel terzo brano, "Beyond Games", Bruce dà vita ad un recitativo che sembra uscire con una certa fatica. Il celebre ex Cream, "Our Hero", come lo presenterà in seguito Vernon Reid, a 63 anni sembra sentire la stanchezza delle esibizioni dal vivo. Gli ultimi due brani, "Emergency' e "Where", sono proprio il primo e il secondo dell'LP "Emergency", datato 1969. Nel primo, dopo un tema rockeggiante, i 4 passano ad un 4/4 jazz che manca forse di drive, rispetto all'originale. C'è da aggiungere che Bruce non è un jazzman, non è in grado, cioè, di dare quella particolare connotazione ritmica, né la Blackman, collaboratrice di Lenny Kravitz,con 10 dischi in veste di leader, sembra dotata di tocco e concezione mentale jazzistici. Il brano più lungo – 30 minuti – è per l'appunto "Where", in cui Cindy, come nell'originale di quasi 40 anni fa, si esibisce vocalmente sopra un tappeto sonoro straniante. Numerosi gli assolo, dall'hammond di Medeski alle chitarre di Reid, al drumming della Blackman. Soltanto Bruce sembra un po' in ombra, limitandosi ad un essenziale fraseggio di accompagnamento.

Il tempo è trascorso ma, come ad ogni set, è d'uopo, anche se breve, vista l'ora, il bis. I quattro eseguono "Wildlife" e ringraziano un pubblico generoso, in parte attento – quello che occupa i tavoli a ridosso del palco -, in parte impegnato a chiacchierare e a mangiare, appoggiato sui tavolini rettangolari di color blu, simili ai banchi di scuola di un tempo, che riproducono il logo della celebre etichetta discografica americana.
 






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Data pubblicazione: 22/02/2009

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