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Udin&jazz Re_evolution Cuba 59_09
Sabato 27 giugno 2009
di Giovanni Greto

ore 19 e 30, corte Morpurgo
Trans Europe Trio
Christian Escoudè, chitarra; Marco Tamburini, tromba e flicorno; Dario Deidda, basso elettrico

Ore 22, teatro Palamostre
Ornette Coleman, 2bass Quartet
Ornette Coleman, sax contralto, tromba; Anthony Falanga, contrabbasso; Albert Mac Dowell, basso elettrico; Denardo Coleman, batteria

L
'ultima giornata del festival friulano - non considerando quella danzante del 18 luglio con Augusto Enrique y su mambo band - si è aperta con un avvincente concerto all'aria aperta. Il Trans Europe Trio, nelle due uniche date estive - ci sarà un tour nella formazione originale il prossimo inverno – ha proposto il lavoro appena uscito per Caligola Records ‘Childdreams', che vede però al basso elettrico Darryl Hall, impossibilitato, adesso, a raggiungere i compagni. Uno swing felicissimo, che ha espresso la voglia di suonare per divertirsi, stimolarsi in un dialogo che si è fatto più fitto e impegnativo, quasi a vedere chi faceva più fatica nel mantenere senza alcuna sbavatura dei metronomi velocissimi. Ebbene, non è caduto nessuno. Ognuno si è preso la sua bella fetta di assolo, i breaks andavano avanti ad libitum, terminando solo quando ci si accorgeva che il brano si era espanso temporalmente troppo. Abbiamo ascoltato pressoché integralmente le composizioni contenute nel disco. Brani originali di Tamburini, ‘Aerei di carta', e ‘Gas Gas', ispirato dal topino Disneyano di Cenerentola, di Escoudè: ‘Grooun with Santino' e qualche standard riletto con estrema attenzione, come l'immancabile (una vera passione per Tamburini) ‘A child is born' di Thad Jones, ‘Just one of those things', infarcito di breaks ora veloci, ora rallentati con sagaci ripartenze. Il pubblico ha applaudito con calore ed il concerto si sarebbe protratto ancora ma, ahimè, una concomitante gara podistica aveva il palco della premiazione a 30 metri in linea d'aria. Vi lasciamo immaginare il piacevole connubio tra le pacate melodie di un trio semiacustico e i roboanti proclami microfonati dei vincitori per categoria, con le solite musichette in sottofondo. Ma il trio è sembrato procedere imperturbabile, dimostrando una lodevole professionalità, mentre il direttore artistico dell'etichetta aveva decisamente un'espressione contrariata.

Ci trasferiamo in tarda serata nel confortevole e acusticamente soddisfacente teatro Palamostre dove, non con molto ritardo sul previsto, sale sul palco il collaudato quartetto del sassofonista texano. E' sempre un piacere andare ad ascoltare Ornette, perché non si sa mai che strade imbocchi la sua musica in quel momento. Adesso poi, arrivato a 79 anni, ci stupiamo – ma ce ne rallegriamo, sia chiaro – di vederlo ancora in forma, assistito e quasi protetto dal paterno Anthony Falanga, al contrabbasso, in grado di padroneggiare timbricamente, tecnicamente e dinamicamente il sassofono contralto, alternandolo con brevi fraseggi, puliti, alla tromba, ma non utilizzando mai il violino, che pur compariva collocato su un tavolino accanto a lui. Il concerto dura soltanto 62 minuti, ma non sempre la brevità è simbolo di incompletezza. Durante questo tempo il leader ha sintetizzato il suo itinerario musicale nel corso degli anni, sempre rivolto a cercare qualche cosa di nuovo, dettato da esigenze proprie e mai per concessioni ai dettami dell'industria discografica, confermandosi tra i pochi in grado di mantenere incontaminata la propria concezione musicale. Tra gli 11 pezzi ascoltati, una versione del Preludio alla suite n°1 in sol maggiore di J.S.Bach per violoncello solo, tradotta al contrabbasso dal roccioso Falanga, nella quale il leader ha inserito di quando in quando brevi urli al sax, forse per riportare alla vita quotidiana, spesso caratterizzata da contrasti e tensioni, il melodico, cantabile e rilassante tema barocco. Ottimo l'interplay tra Falanga e Mac Dowell al basso elettrico che a volte suonava delicato come una chitarra, altre eseguiva sincronicamente al contralto, frasi iniziali o riff che lanciavano le improvvisazioni. Senza voler mortificarlo troppo, ancora una volta ci ha profondamente deluso ed infastidito il figlio Denardo alla batteria. Ci è parso addirittura in difficoltà quando il metronomo suggeriva tempi velocissimi. E, inoltre,una timbrica anonima, poco curata, che spiega anche, tra le altre cose, la differenza tra musicisti di classe e comprimari. Gli applausi calorosi del folto pubblico friulano, ma non solo, hanno fortunatamente indotto Ornette ad eseguire tre bis, il primo dei quali è stato ‘Lonely woman', sempre presente nei suoi concerti, eppure ogni volta capace di puntare diretto al cuore dell'ascoltatore.






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Data pubblicazione: 12/09/2009

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