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Musica per Roma- Auditorium Parco della Musica
Anouar Brahem "Le pas du chat noir"
21 maggio 2004 – Sala Settecento
di Dario Gentili
foto di Daniele Molajoli



Anouar Brahem
, oud
François Couturier, piano
Jean-Louis Matinier, accordion

Anouar Brahem è sicuramente un artista originale, la sua musica sta stretta in ogni tentativo di classificazione per stili e generi. Il "suo" strumento, l'oud, indurrebbe a pensare a una musica, pur aperta a diverse contaminazioni, sostanzialmente di matrice araba e mediterranea, come è il caso di un altro virtuoso dello strumento a corde arabo, Rabih Abou-Khalil; eppure, con il susseguirsi dei suoi progetti, di arabo e mediterraneo nella musica di Brahem emerge non uno stile musicale, piuttosto un'atmosfera, uno stato d'animo. Esemplare della poetica di Brahem è il suo recente progetto, sempre targato ECM, Le pas du chat noir, che ha presentato questa sera dal vivo all'Auditorium di Roma. A incantare il pubblico romano con le sue sinuose sonorità è il medesimo trio del cd: Brahem all'oud, Couturier al piano e Matinier all'accordion. Di certo una formazione apparentemente eccentrica perché unisce strumenti tipici di tradizioni musicali differenti, ma ancor più sorprendente è l'omogeneità e l'unità stilistica del progetto, che ha l'ambizione di presentarsi come un'opera di musica da camera.

Diversamente da come si potrebbe pensare, lo strumento protagonista di Le pas du chat noir non è l'oud, bensì il pianoforte. In effetti, l'artista tunisino, che da anni vive e lavora a Parigi, ha pensato e composto i brani di Le pas du chat noir al piano, avendo come riferimento la musica classica francese della prima metà del novecento, le sonate per piano di Ravel, Satie e Debussy per intenderci. Dal vivo, l'atmosfera decisamente anacronistica delle composizioni di Brahem è evidente. I brani, tra loro strettamente legati come in una suite, trasportano l'ascoltatore indietro nel tempo, a oziare sulle sedie e godersi il leggero fruscio del vento tra gli alberi del Jardin des Tuileries di Parigi, come emblematicamente illustra la foto del 1928 che fa da copertina al cd. È una musica delicatamente provocatoria, sospesa, dolcissima e malinconica come il ricordo di un'epoca irrimediabilmente perduta, lontana dai ritmi frenetici e dissonanti della contemporaneità. I tre musicisti sembra gareggino ad ammaliare il pubblico con armonie dalla bellezza quasi imbarazzante, con un senso della melodia che potrebbe apparire stucchevole all'orecchio indurito dell'ascoltatore del nostro tempo, eppure il pubblico romano si lascia volentieri cullare dall'inaudita indolenza delle sonorità del trio. Questo dolce senso di spaesamento non manca nemmeno a chi conosce già il cd: pur esponendo in modo nitido il tema melodico di ogni brano, Brahem, Couturier e Matinier non disdegnano affatto l'improvvisazione di nuove soluzioni armoniche negli assoli, senza tuttavia che mai svanisca l'atmosfera di fondo del progetto. Gli assoli più invadenti rispetto al tono del brano, in particolare di Couturier al piano, sono come piacevoli distrazioni dal senso di volontario abbandono che pervade Le pas du chat noir e i suoi ascoltatori.

Il concerto ha presentato tutti i brani del cd con in più un paio di pezzi inediti, tra l'altro particolarmente belli, che comunque avrebbero potuto tranquillamente trovare spazio in Le pas du chat noir. Alla fine del concerto, per il pubblico, la sensazione è stata quella di risvegliarsi lentamente da un piacevole sogno, che volentieri si sarebbe confuso con la realtà, che lascia il sapore nostalgico e malinconico della consapevolezza che soltanto di un sogno s'è trattato.





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Data pubblicazione: 03/10/2004

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