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Rosario Giuliani Quartet
(Garda Trentino Jazz Festival, Torbole Colonia Pavese - 30 giugno 2001)
Anna Armellino

Rassegna Jazz Garda Trentino, penultima serata nel parco della ormai decadente Colonia Pavese di Torbole suona il quartetto di Rosario Giuliani.

T
orbole, centro di famose regate, non si smentisce: il vento regna padrone. Mi aggiro nel pomeriggio ventoso in questo delizioso paese che si snoda sul lungo lago, circondato da scuri monti, osservando il cielo, non proprio tranquilla per le cupe nubi che qua e là ne interrompono l'azzurro. Per il concerto sono abbastanza sicura, ci sarà anche in caso di pioggia perché nel parco hanno eretto un tendone bianco. Sono quasi le sette di sera, i surfisti tornano a riva, un quartetto di musicisti locali suona su un palchetto proprio in riva al lago. Me ne sto un po' lì ad ascoltare, per poi tornarmene verso Colonia Pavese nella speranza di trovare Giuliani

Sono le note del suo sax che mi accolgono man mano che mi avvicino al parco. Lo trovo lì, sotto un albero, in jeans e maglietta intento a cercare l'ancia giusta per la serata. Mi avvicino, si ricorda vagamente di me, al concerto di Ferrara e ci mettiamo a fare due chiacchiere. E' entusiasta del suo nuovo quartetto, confermandomi che l'ultimo concerto con i vecchi componenti è stato proprio quello di Ferrara.
«Inevitabile dopo tanti anni che si suona insieme, che si arrivi ad uno stato di stallo, dove gli stimoli reciproci vengono meno». Chiama i nuovi componenti del gruppo per presentarmeli: Pietro Lussu pianoforte, l'unico rimasto e col quale dimostrerà durante il concerto di avere ancora molto in comune; Dario Rosciglione al contrabbasso e Marcello di Leonardo alla batteria. Breve scambio di battute, poi loro tornano sul palco e resto nuovamente sola con Giuliani. Lui continua a cercare l'ancia giusta e finalmente la trova.

«Sono molto contento del mio nuovo quartetto, la musica durante i concerti si riempie di colori e sfumature nuove senza alcuno sforzo». Mi parla poi del suo intervento ad Umbria Jazz del 13 luglio prossimo, dove verrà ripetuto il concerto portato a New York il gennaio scorso; dell'esperienza che sta facendo con Enrico Pierannunzi e del suo nuovo lavoro intitolato "Luggage" che contiene molti brani da lui stesso composti.

«Luggage significa bagaglio e per tale intendo qualunque cosa uno voglia portare con se….io ho voluto riferirmi ad un bagaglio culturale».

Parlando più in specifico dei brani che compongono il CD, registrato tra l'altro per una etichetta importante come la Dreyfus, tre sono i brani rivisitati di grandi musicisti, come "Portrait of Jennie" (), "Oriental folk song" () e "Road song" (). Tra le sue composizioni "Love for my mother" (). «Ho composto questo pezzo di getto, in mezz'ora e non l'ho più toccato». Deve finire i preparativi per la serata, mi invita gentilmente a rimanere. Io lo saluto, restando ad ascoltare in platea. Sono caricatissimi, sarà un bel concerto.

Ore 21,00 arrivo, mi siedo e tra vento, tuoni, lampi, pioggia e grandine aspetto assieme al resto del pubblico che il concerto inizi. Il tendone regge benissimo (a Torbole sono forse abituati a questo?). Per fortuna il tempo si placa, tranne il vento che riesce ad insinuarsi sul palco quel tanto da far volare a ritmo di musica tutti gli spartiti di Dario Rosciglione

Aprono la serata con Tad Dameron, per proseguire con "
Portrait of Jennie" (). L'aria si surriscalda, il quartetto va alla grande, il sax di Rosario, adesso mi sento di chiamarlo così, libera energia pura, duetta col sensibile contrabbasso di Rosciglione prima e col piano di Lussu poi; scivola con una fluidità invisibile da ritmi veloci e complessi, a ritmi lenti e avvolgenti; tra "Luggage" () introdotto da un vertiginoso assolo di sax e "Blues del mare", tra "Remi" () dedicata ad un suo amico francese fino a sciogliere la tensione con "Road song" () di Wes Montgomery - il tempo vola - il pubblico è talmente coinvolto che tra un pezzo e l'altro scompare, per poi rivelare la propria presenza con scroscianti applausi o mormorate risate causate dall'umorismo del Leader. Poi il congedo su una sussurata "Oriental folk song" () di Wayne Shorter.

Bis finale forse un po' tirato con "The awakening of the creature" () brano complesso scritto da Pietro Lussu.

Non sono una giornalista, il jazz lo ascolto e basta, ma tutto questo dovevo dirlo.
Anna Armellino


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Data pubblicazione: 01/09/2001





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