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Guarda che luna
Banda Osiris, Enrico Rava, Gianmaria Testa,
Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli, Piero Ponzo
Jazz all'Ambra – Ambra Jovinelli, 2/2/2004
testo e foto di Francesco Lombardo

Sul notturno blu della scenografia, nella luce cauta dietro al sipario che si apre, la melodia ha i confini netti della silhouette degli artisti sul palco.

Guarda che luna…

È surreale, è finzione, è suggestione, eppure le note fissano lo sguardo del pubblico su quel disco di luce artificiale.

…guarda che mare…

Prende vita un mondo fantasioso, sognato ad occhi aperti, che racconta di tenerezza ed ironia, di spari e donne, risate e amori, di bar e di corride e automobili; è il mondo delle canzoni, delle canzoni di Fred Buscaglione, che si appropriano del teatro e suggeriscono gag e paradossi, ammantando in un sorriso poetico persino la nostalgia e le lacrime.

…da questa notte senza te dovrò restare…

La musica, in questa dimensione, la si deve reinventare; e il jazz presta la propria naturale attitudine a mettersi in gioco, a sconfinare, a metabolizzare altri linguaggi: è così per il canto struggente della tromba di Rava (come sul tema di Parlami d'amore Mariù) ironicamente nella parte di se stesso, così per lo humor clownesco del piano di Bollani (esilarante nella coda "neverending" sempre di Parlami d'amore… o in Besame mucho) fino al basso di Pietropaoli interprete anche (l'avreste mai detto?) alla voce + megafono di Abbasso il contrabbasso e ancora l'agile clarinetto di Ponzo.

Impastata di vita, la voce di Testa concentra su di sé l'elemento più convenzionalmente narrativo dello spettacolo che per come è strutturato continuamente si aggrega e si dissolve attorno a nuclei diversi, in un equilibrio dinamico animato dalle acrobazie espressive della Banda Osiris: delicatamente spregiudicata nel mescolare linguaggi e codici, forse è proprio la Banda Osiris (Giancarlo Macrì, Gianluigi Carlone, Roberto Carlone e Sandro Berti) a suggerire la cifra di questa ordinatissima confusione in cui, come su certe nostre scrivanie, si ha sorpresa di riuscire a trovare subito quello che si cerca.

Il pubblico insegue l'avvicendarsi degli skech-song sul palco (che sovente straborda nella platea) sempre aggrappato alle canzoni di Buscaglione, ormai sedimentate nella nostra sensibilità: Che bambola, Eri piccola così o I find my love in Portofino

Finale con la malinconica Nei cieli dei bar dalla voce di Testa, a cui ancora Rava fa seguire, come in apertura, le cinque note - guar-da-che-lu-na - tornando a contemplare con noi quella luna artificiale, sempre più un flebile faro dell'anima senza una via da indicare.

Il bis ci regala uno spicchio ulteriore dello straordinario livello degli artisti, ricondotti in una dimensione a cui siamo più abituati: Rava e Bollani duettano in Happiness is to win a big prize in cash, Testa propone con Ponzo la sua Biancaluna, la Banda Osiris continua a stupirci in una nuova performance.

Luci in sala, sipario chiuso, pubblico che sta uscendo; da dietro il sipario ancora uno sparo e un urlo (è uno dei motivi ricorrenti nelle gag): spontanea e immediata risata del pubblico per questo scampolo di spettacolo sconfinato al di là della cornice inizio-fine.

Fuori dell'Ambra Jovinelli nuvole sottili velano il cielo: chissà in quanti, fischiettando cinque note, sorridiamo naso all'insù.





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Data pubblicazione: 29/02/2004

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