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ROUND MIDNIGHT photojazz and other
11 – 31 maggio 2003 Around Midnight jazzclub – Napoli
di Monica Citarella

Una performance di Enrico Grieco (www.enricogrieco.com) e Salvatore Abramo inaugura la mostra "Round midnight".

Una luce gialla con riflessi arancioni si riverbera sul musicista Salvatore Abramo che con gesti puntuali e decisi, è intento a sistemare i fogli sullo spartito e a tirar fuori il suo sax dalla custodia. Ma poi lo strumento, invece di essere impugnato per suonare, viene appoggiato, a sorpresa, sul piano della consolle, abbandonato, sia pure vistosamente, in un angolo e proiettato in una dimensione nuova, straniante da una luce verde, nel silenzio cui stavolta è stato destinato sfrontatamente. Un po' più lontano, su una parete laterale, le foto di musicisti che compongono la mostra intitolata "Round midnight" e realizzata da Enrico Grieco, ideatore della performance cui Salvatore Abramo darà corpo e voce.

Ora lo spartito non ospita più note musicali, ma brani tratte dalle biografie di musicisti come Charlie Parker e Charles Mingus. Il pubblico dell' "Around Midnight", locale jazz di Napoli, già sorpreso da quel sassofono muto, ascolta con attonita meraviglia. "I cinque musicisti erano schiacciati dall'immensità dello studio col suo altissimo soffitto a volta… Charlie stava seduto là su di una sedia di metallo…"- comincia Abramo, leggendo un passo di Ross Russell in cui Parker, colto in una gigantesca quanto asettica sala di registrazione, appare cristallizzato nell'amarezza dei mesi trascorsi in California, nella fluttuante condizione dell'essere svuotato di sé, drammaticamente proteso sul vuoto che si apre in un incubo senza fine mentre le note del suo sax trasudano di angoscia psichedelica. Un crescendo drammatico è il pezzo successivo, tratto da "Peggio di un bastardo" di Charles Mingus in cui si avverte la tragica sequenza di un investimento consumato sotto gli occhi di familiari, conoscenti e bambini in un quartiere negro, un intreccio di voci rabbiose nella spasmodica ed esasperata rivendicazione di un diritto negato, la composta disperazione di una moglie china sul marito agonizzante, la fatica di un reverendo nel contenere gli animi esacerbati dall'ingiustizia canalizzandone l'energia verso una spiritualità intrisa dell'originario ethnos africano. Il senso di ineluttabile tragicità che conclude un'esistenza si trasmette nel terzo brano letto nel corso della performance, che descrive la morte di Charlie Parker, il ritmo accelerato di un film, quello della sua vita, che scorre in un rapidissimo flash all'insegna della più forsennata sregolatezza tra sesso, droga, alcool, violenza e lavoro sfibrante, fino alla dettagliata lentezza degli attimi estremi quando il fragore di un tuono squarcia il silenzio della notte così come si diceva che fosse accaduto nel momento della morte di Beethoven.

La crudezza dei brani scelti si concentra in grumi di angoscia che producono un continuo effetto di straniamento, cifra essenziale della performance ribadita dalle foto di Enrico Grieco che sono altrettante sequenze di un metaracconto essenzialmente costruito sulla concentrazione drammatica. La 'lettura' di queste foto è come di consueto rallentata dall'ombra all'interno della quale l'immagine dei musicisti fotografati si staglia grazie ad incrostazioni di luce, secondo diverse modulazioni che per analogia fanno pensare alle morsure che generano i segni nell'acquaforte. Così con soli quattro brevi fendenti di luce, Grieco ci restituisce il volto spigoloso e malinconico di Zane Massey, con uno solo appena il profilo pensoso di Toninho Orta, le dita morbide che affondano dolcemente sulla chitarra. E' sempre una sapiente gradazione di contrasti luminosi a far emergere la calda energia del sax di Antoine Roney, in un gioco che ne scolpisce la montuosità a partire da una tempia su cui si abbatte la luce illuminando una vena pulsante da cui si irradia il movimento che si trasmette al corpo, tutt'uno con lo strumento. E sono sempre delle striature luminose variamente frastagliate a sottrarre alla penombra il batterista Elvin Jones in un fotogramma in cui l'intensità espressiva è pari solo all'ambiguità di senso, con un'immagine sospesa tra un abbandono estetico o una rabbia strozzata. Se la luce ha un ruolo fondamentale nella costruzione del significato delle immagini, permane tuttavia il senso di un'irriducibilità semantica che attraverso slittamenti continui moltiplica le possibilità di significazione ponendo lo spettatore in un persistente stato di tensione emotiva che sfalda ogni certezza.

L'unica vera certezza è che il significato non è lineare ma espanso e che è da ricercarsi sulla base di frammenti cioè di particolari più o meno consciamente selezionati nell'atto dell'osservazione e ancor prima selezionati dall'artista nella creazione della foto. Nonostante le apparenze, anche la ricezione della performance è complicata dagli stessi problemi. L'intelligibilità dei brani letti è infatti precarizzata da diversi fattori. Innanzitutto l'effetto-sorpresa del musicista che mentre sembra accingersi a una consueta esibizione musicale, si mette a leggere invece brani di cui non vengono indicati i testi che li includono. A ciò si aggiunge la mancanza di un'impostazione attoriale da parte del performer per cui l'ascolto di una lettura non piana ma accidentale, con modulazioni spontanee, cadenze enfatiche ed accelerazioni che corrispondono a un timbro assolutamente personale, finiscono col privilegiare segmenti di testo che imprimendosi nella memoria dello spettatore slegati come sono costituiscono altrettanti barlumi di significato.

Come per le foto anche in questo caso ci sono unità minime di significanza, molte delle quali selezionate grazie a codici condivisi dal performer-artista e dal pubblico, che se da una parte illuminano i processi di significazione, dall'altra generano anche ombre, domande senza risposta in un gioco che mira a stimolare la reattività inconscia dello spettatore. In ciò rivelando la frequentazione del teatro della persona di Walter Manfrè e la centralità del sodalizio intellettuale che lega Grieco al regista siciliano. La performance è d'altro canto il momento topico dell'aggregazione tra linguaggi e codici prima ritenuti irrimediabilmente distinti. Un esempio è rappresentato dalla definizione che Thelonious Monk dà della musica che, sostituendo la parola 'musica' con 'immagini', può essere tranquillamente attribuita alla fotografia di Enrico Grieco. "Quella musica densa e rude, angolosa e cupa, illuminata da sinistri bagliori, quella musica stravolta, tesa, inquietante…".

"Round midnight" suggerisce un ultimo rilievo. Le foto di Enrico Grieco e l'intervento di Salvatore Abramo trasmettono emozioni musicali, comunicando qualcosa a proposito di musica e musicisti jazz senza produrre una sola nota. In ciò sembra di poter rilevare un'ansia del non detto, del ricercare anche negli aspetti più tragici e dolorosi ciò che è nascosto sotto le coltri dell'apparenza, che ha una consistenza etica ed ideologica ben più pregnante del gusto postmoderno per l'effimera giocosità delle sue consapevoli finzioni.












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Data pubblicazione: 25/02/2004

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