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Bessie
di Brunella Marinelli

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"You gotta pay the dues, if you wanna sing the Blues"

Bessie Smith nacque a Chattanooga, nel Tennessee, molto probabilmente il 15 aprile 1894. La sua era una famiglia povera e numerosa, tre fratelli e tre sorelle. Rimase orfana di padre, predicatore battista, quando era molto piccola. A nove anni perse la madre. Fu presa sotto la tutela della sorella più grande, Viola, che si prese cura del resto della famiglia.

Nel Sud, in quegli anni, un lavoro decente per i poveri neri, non c'era. Molti si rassegnavano a diventare braccianti, altri venivano tentati dallo show business. Chattanooga, a più di cento miglia da Nashville, era una città che alla fine dell'800 contava 30,000 abitanti, e più della metà erano neri.

Bessie cominciò a cantare che era ancora bambina. Si esibiva nella sua città natale, nella via dove si svolgeva la vita notturna della comunità nera. Qualche volta rimaneva nel suo quartiere, davanti al White Elephant Saloon e cantava per racimolare qualche nichelino. Tutto serviva per sfamare se stessa e la sua famiglia. Suo fratello Clarence, che aveva ambizioni artistiche, fece un provino intorno al 1910, quando la Moses Stokes Company venne a Chattanooga. Fu preso come comico e maestro di cerimonie. L'anno successivo anche Bessie si presentò per un provino e venne scritturata, ma come ballerina. La compagnia includeva i coniugi Will e Gertrude Rainey: erano Ma e Pa Rainey. Circolava la storia che i due artisti avessero letteralmente rapito Bessie ancora adolescente, costringendola ad esibirsi con loro in un lungo tour, dove imparò l'arte del blues. Molti anni più tardi Bessie e Ma Rainey risero molto di questa storia inventata.

Nel 1913, lasciata la Moses Stokes Company, Bessie si esibì nel palco del Theatre 81 ad Atlanta, che negli anni successivi divenne la base frequente tra una tournée l'altra. Entrò quindi nel circuito TOBA, una sorta di associazione di agenti teatrali che lavoravano per le compagnie itineranti dei minstrels e di blues. TOBA, che letteralmente stava per Theatre Owners' Booking Association, era meglio conosciuta tra gli addetti ai lavori, con il nome di "Tough On Black Asses" (Dura con i musi neri), proprio perché gli artisti che erano ingaggiati venivano trattati piuttosto male.

Le più famose compagnie di minstrels viaggiavano nel Sud, tra le campagne e le città e diffondevano il blues tra la gente. Cercavano di arrivare nei posti giusti al momento giusto, quando la gente aveva più disponibilità economica e voglia di divertirsi. Seguivano la coltivazione del tabacco in primavera e quella del cotone in autunno. Si spingevano fino alle miniere di carbone nelle Sea's Islands, al largo della Georgia. La gente faceva chilometri per ascoltare le grandi cantanti del momento. Per vivere il brivido del blues, uomini e donne viaggiavano a bordo di treni stracolmi, pigiati come sardine. Venivano da ogni parte del Sud, dagli insediamenti fluviali, dai campi di granturco, dalle segherie. Si assiepavano nei tendoni montati per gli spettacoli. Ma c'era la segregazione: i neri da una parte, i bianchi dall'altra. L'atmosfera era calda, il pubblico partecipava e le cantanti del periodo classico del blues affrontavano temi scottanti nelle loro canzoni. Spesso i testi rispecchiavano la vita reale. Quando i blues parlavano di uomini disonesti e crudeli che abbandonavano le famiglie, le donne tra il pubblico applaudivano ed emettevano chiare grida di approvazione.

I blues singers, uomini o donne che fossero, erano a loro modo dei predicatori che conoscevano bene la loro comunità, tanto da rifletterne valori, emozioni, problemi e comportamenti. Ciò che li faceva sentire vicino alla gente è che essi non si ponevano mai al di sopra del loro uditorio, ma ne condividevano le debolezze.

I temi affrontati erano tanti. C'erano dei blues che raccontavano del "boll-weevil" (il curculione), il funesto parassita del cotone che aveva ridotto alla disperazione migliaia di contadini del Sud. C'erano i blues erotici con chiare allusioni sessuali e doppi sensi. Ma Rainey si esibiva in una versione volgare dello "shimmy" e le piaceva provocare il pubblico con il suo repertorio pieno di metafore riguardanti l'anatomia maschile. Un altro tema ricorrente era quello della sbornia solitaria, dove i protagonisti erano in preda ad una cupa nostalgia per i luoghi d'origine, l'eterno tema del disadattamento alla vita delle grandi città.

L'elemento spettacolare aveva comunque un ruolo decisivo nello show. Un numero importante che faceva Ma Rainey, la vedeva nascosta in uno scatolone a forma di vitrola, uno di quei vecchi fonografi che si usavano in quegli anni. Arrivava una ragazza che faceva l'atto di mettere su un disco e l'orchestra cominciava a suonare. "Ma" cantava le prime battute, poi apriva una porta e usciva sul palco, scintillante sotto i suoi gioielli d'oro che pesavano circa 10 chili.

Anche Bessie non trascurava l'aspetto spettacolare nelle sue esibizioni. Era la sua voce possente ad emozionare il pubblico, ma anche le mises che di frequente aveva durante gli spettacoli, avevano un che di stravagante e originale I suoi vestiti di scena non erano particolarmente elaborati, ma esibiva spesso lunghe collane di perle, uno scialle spagnolo e delle piume di struzzo. Uno dei suoi cappelli preferiti aveva la strana forma di un' abat-jour. Era simile ad un casco trapuntato di perline e lustrini, da cui si dipanavano, ai lati, due larghe ali con una lunga frangia. Era stato ideato per lei, da una stilista che si chiamava Palamida.

Un altro classico costume era quello da "mammy" del Sud: un fazzoletto annodato davanti, un vestito di cotone a colori sgargianti, spesso a pois, una larga gonna che scendeva ai piedi e sopra, un grembiule. Un cuscino sul di dietro, completava il tutto.

Il blues intorno agli anni '20, era ancora una forma di poesia rurale, relegata agli stati del Sud e cantata da artisti prevalentemente anonimi. Bessie, con le sue prime registrazioni alla Columbia nel 1923, diventò presto una figura di riferimento per questo genere musicale. Il successo arrivò immediato, una specie di "blues gold rush". Il pezzo che vendette 780,000 copie in meno di 7 mesi (una cifra astronomica per quei tempi), fu "Down Hearted Blues". Non era un pezzo nuovo ma, come diremmo oggi, una cover. Era stato, infatti, un successo discografico di Alberta Hunter, una cantante allora molto popolare.

Bessie si sposò due volte. Il primo marito fu probabilmente Earl Love, giovane rampollo di una ricca famiglia del Mississippi. Non si hanno molte notizie a riguardo, ma sembra che morì durante la Prima Guerra Mondiale. Il secondo marito, Jack Gee, ebbe un ruolo più importante nella vita della cantante, anche se spesso in senso negativo. La sera del loro primo appuntamento, Jack fu coinvolto in una sparatoria e fu costretto ad un ricovero in ospedale per alcune settimane. Lei si affezionò a lui, andandolo a trovare tutti i giorni. Dopo un periodo di convivenza, decisero di sposarsi: era il 7 giugno del 1922. Il loro matrimonio durò 6 anni, durante i quali frequenti furono i litigi. Jack era sospettoso nei confronti della moglie, che non solo aveva cominciato a bere, ma lo tradiva con ambo i sessi, con una certa disinvoltura.

Bessie scriveva anche le sue canzoni. Non era particolarmente originale nei testi, d'altronde non lo erano i blues in genere. Era pratica comune prendere in prestito versi da altre canzoni e crearne di nuovi attraverso un "taglia e incolla". Il grande successo di Bessie verso la metà degli anni Venti e il conseguente miglioramento della sua situazione economica, portarono la cantante a prendersi cura delle sorelle che fece venire a Filadelfia e alle quali regalò un ristorante.

Nel 1925 decise di comprarsi una carrozza ferroviaria per potersi spostare comodamente da una città all'altra, ma anche per evitare le difficoltà nella ricerca di un alloggio, che non era facile a quei tempi per gli artisti di colore. Il treno era bellissimo: giallo acceso con le scritte verdi che annunciavano "The Empress is in Town". La carrozza era lunga 24 metri circa, capace di trasportare l'intera troupe e lo show. Ognuna delle sette cuccette poteva ospitare comodamente 4 persone. In più, nel piano basso, c'erano posti per 35 persone. La cucina era provvista di acqua corrente calda e fredda ed era grande abbastanza da contenere tutta la troupe. Era Bessie stessa, e sua nipote Ruby, che si occupavano dei pasti, cucinando personalmente. Tutti collaboravano, persino i musicisti dovevano qualche volta pelare le patate. Il menù era quello tipico del Sud: stufato di zampone, trippa fritta, riso e fagioli.

Una marching band sfilava per la città, suonando i motivi più festosi come "St Louis Blues" oppure "There'll Be a Hot Time in the Old Town Tonight". Gli affari andavano bene, ma gli sperperi del marito, il vizio del bere e il mantenimento delle sorelle, la portarono a spendere più di quanto guadagnasse. Accadeva talvolta che per riappacificarsi con il marito dopo l'ennesimo litigio, Bessie gli regalasse qualcosa di molto costoso, senza badare a spese.

Chris Albertson, tra i numerosi aneddoti citati nella biografia della cantante, scrive che nel 1926 Bessie acquistò una Cadillac per il marito. Ecco come andarono le cose, secondo i ricordi della nipote Ruby. I coniugi Gee sono davanti alla showroom e Bessie si rivolge a Jack:

"E' una bella macchina […] ti piace?" Jack fece di sì. " Domani te la compro" disse Bessie. Il giorno seguente, ritornò nella showroom, dove immediatamente catturò l'attenzione del commesso […] che stava per chiederle gentilmente di uscire, quando lei gli indico la decappottabile e disse: - "Prendo quella". Presala da parte, il commesso spiegò a Bessie che era una macchina molto speciale e piuttosto costosa, che era da tenere in mostra e che ne esistevano solo due esemplari. Poi, non ancora sicuro che fosse una potenziale cliente, cercò di mostrarle dei modelli più economici, ma Bessie aveva deciso.:-"Quella è la macchina per cui sono venuta" disse "e non ho intenzione di comprare qualcos'altro," Il commesso fece un ultimo tentativo per scoraggiarla: "Signora, se vuole quella macchina le costerà cinquemila dollari". "La prendo" disse lei " e pago in contanti.[…] Bessie sollevò la gonna, infilò le mani nel grembiule da lavoro che aveva sotto, e tirò su una grossa manciata di banconote" E pagando in contanti, comprò la Cadillac.

Bessie frequentava i locali dove poteva bere abbondantemente e talvolta capitava nei "buffet flats" che, negli anni '20 erano luoghi dove spassarsela senza troppi divieti o rischi che la polizia facesse retate. Erano dei clubs privati che offrivano di tutto: spettacolini erotici, gioco d'azzardo, liquori di contrabbando ed altro. Erano di soliti gestiti da tenutarie che, in modo efficiente e professionale, tenevano al sicuro i contanti che i clienti affidavano loro all'inizio della serata, che poi venivano ritirati di volta in volta, durante la notte, in base alle esigenze dei clienti.

Un'altra forma di divertimento molto diffusa tra la comunità nera di Harlem, ma molto più a buon mercato, erano i "rent parties",una sorta di feste private organizzate col fine di raccogliere il denaro per pagare l'affitto della casa in cui si teneva la festa. Il buffet era semplice e casalingo:pesce o pollo fritto, piatti fumanti a base di interiora e cattivo liquore a volontà. Uno dei blues più famosi di Bessie recitava così "Gimme a reefer and a gang of gin". Non è difficile ravvisare una tipica atmosfera da rent party. Si mangiava, si beveva, si giocava d'azzardo fino all'alba. Un pianista o un chitarrista, fornivano la musica, ed a loro era dispensato il costo del biglietto e quello della consumazione.

Qualche volta Bessie amava vestirsi elegantemente, pelliccia e gioielli,ma non ostentava mai la sua nuova ricchezza. Continuò ad avere, anche nei momenti di maggiore successo, una forte comprensione per i meno fortunati, forse perché non dimenticava le sue origini. Odiava i parvenus neri che scimmiottavano i ricchi bianchi.

Ecco che cosa accadde un giorno, in una pausa tra uno spettacolo e l'altro. E' Bessie che ha voglia di divagarsi

"Forza Ruby, andiamo a divertirci un po'." Sapendo che avevano ancora un paio di spettacoli da fare, Ruby cominciava a preoccuparsi per Bessie, ma sapeva che era meglio stare zitta e andare. Si incamminarono verso Harlem, in una giornata splendida e voltarono verso la Settima strada, dirigendosi verso il Lafayette.[…] Improvvisamente Bessie si infilò nel vicolo, si sedette sul cassonetto della spazzatura, pelliccia e tutto, e scoppiò in una risata così fragorosa, che fece voltare tutti i passanti, non si capiva cosa fosse successo. Poi, con le gambe penzoloni sul cassonetto, cominciò a dondolarsi avanti e indietro, schioccando le dita e muovendo le braccia, le spalle il collo. Cercava di dare il tempo e quando le sembrò quello giusto, si volse verso Ruby e disse:- " Forza Ruby, facciamo vedere come si fa" Poi riempì il vicolo con la sua voce possente: " Show ‘em how they do it in Virginia, hey, hey; Virginia do it for me…" Era una canzone di Porter, dal finale dello show, e Bessie la eseguiva a cappella, facendo salire la sua grande voce dal cassonetto fino alla strada […] La folla diventava sempre più grande ed alcune persone si unirono alla canzone. Bessie aveva trasformato il vicolo in un palcoscenico molto speciale e tutti si divertivano.[…]Più gente veniva, più Bessie cantava forte." Ma ecco che all'improvviso arriva il marito "Senza preavviso Jack spuntò tra la folla e la buttò giù dal cassonetto. Ci fu un forte urto appena il cassonetto cadde e rotolò per qualche metro. Jack rimase lì, guardando con aria di sfida sua moglie che aveva ridotto un ammasso di pelliccia ed immondizia. "Non siete che delle vagabonde, voi due!" Urlò mentre la folla indietreggiava ad una distanza di sicurezza e cominciava a disperdersi.

La ragione ufficiale era che la gente doveva pagare il biglietto per assistere allo spettacolo, ma come finì tra Bessie Jack non ci è dato sapere. Ruby se la filò col primo tassì di passaggio, troppo impaurita per rimanere.

Il pubblico del blues annoverava anche dei bianchi delle aree rurali del Sud. Negli anni '20 il Ku Klux Klan era particolarmente pericoloso, ed in alcune comunità della campagna i membri di questa setta erano attivi con le loro rappresaglie, approfittandosi delle paure e dei sospetti che alcuni bianchi delle zone di campagna nutrivano per la comunità nera. Bessie era consapevole che tra i suoi fans del Sud, quegli stessi che ridevano alle sue battute e che applaudivano ai suoi spettacoli, potevano nascondersi degli affiliati al Ku Klux Klan. Nonostante ciò, non dava molto peso a questi fatti quando girava negli stati del Sud. Ma una calda notte del luglio 1927, un gruppo di incappucciati fece visita al suo tendone.

Bessie era appena uscita di scena ed il pubblico la stava richiamando sul palco per un bis. Era una serata estiva caldissima ed uno dei musicisti era uscito fuori per prendere una boccata d'aria, quando udì delle voci che venivano da lì vicino. Quello che si presentava ai suoi occhi era terrificante: circa sei persone incappucciate stavano armeggiando vicino alle corde che legavano le impalcature della tenda. Il musicista si precipitò da Bessie,e riuscì a balbettare qualcosa di ciò che stava accadendo. Bessie non perse tempo. Chiese ad alcuni ragazzi della troupe di seguirla e si diresse verso l'esterno. Ecco come viene riportata la scena nella biografia della cantante secondo i ricordi di Maud, la cognata.

"Bessie sembrava non aver paura mentre si dirigeva spedita verso quegli sconosciuti, fermandosi a pochi passi da loro. Mi è stato raccontato che affrontò gli uomini del Klan con le mani sui fianchi, come faceva di solito quando veniva infastidita da qualcosa […] e che mostrò il pugno a tutti loro.[…] Bessie urlò "- Che cazzo avete intenzione di fare? Toglierò le tende se proprio devo, ma voi levatevi quei cappucci e filate!" Gli uomini del Ku KLux Klan, troppo sconvolti dall'affronto per muoversi, rimasero lì imbambolati. Bessie gli lanciò dietro tante di quelle parolacce che essi si voltarono e scomparvero silenziosamente nel buio. "Non ho mai visto una stronzata del genere" disse Bessie usando una delle sue espressioni preferite e ritornò verso i suoi ragazzi. "Quanto a voi, non siete che un mucchio di checche". Poi ritornò nella tenda come se avesse sistemato una faccenda di tutti i giorni.

Nel 1929 Bessie si separò definitivamente dal marito dopo un periodo particolarmente difficile, dovuto anche all'affidamento di Jack Gee Junior,il bambino che la coppia aveva adottato illegalmente anni prima. Inoltre ormai da tempo, Bessie era a conoscenza della relazione che il marito aveva con Gertrude Saunders, una cantante e ballerina, i cui spettacoli erano finanziati da Jack, con i soldi di Bessie. Tra le due donne c'erano profonde differenze, fisiche, artistiche e psicologiche. Bessie affrontò fisicamente la sua rivale ben due volte. La seconda volta, dopo averla picchiata e lasciata in stato semicosciente in un marciapiede di Harlem, all'arrivo della polizia, se la cavò con una multa da pagare.

Il 1929 è anche l'anno che vide Bessie protagonista di un film, un cortometraggio, intitolato "St Louis Blues" diretto da Dudley Murphy. Recitava la parte di una donna, di nome Bessie per l'appunto, portata all'alcolismo dal suo ragazzo, Jimmy, un uomo affascinante, ma opportunista e crudele. Una delle scene iniziali ritrae la cantante mentre scopre il suo uomo in compagnia di un'altra donna in camera da letto. Dalle parole, si passa allo scontro fisico e Bessie viene scaraventata a terra. Guarda caso si trova a tiro una bottiglia di liquore che afferra e alla quale si attacca, prima di lanciarsi in una struggente introduzione di St Louis Blues. La scena passa ad un bar affollato con Bessie disperata al bancone del bar. Le persone che affollano il locale, non sono altro che il coro "Hall Johnson Singers", che fanno da sottofondo con un suggestivo accompagnamento vocale. Ad un certo momento si spalanca la porta ed appare Jimmy. Tutti sono contenti di vederlo, compresa lei, che gli cade tra le braccia. Fanno appena due giri di ballo, quando lui, senza farsi accorgere, le sfila dei soldi dal vestito, poi con la stessa baldanza con cui è entrato se ne va, lasciandola da sola con la sua disperazione e la sua birra. Bessie finisce il suo blues con il bicchiere in mano. In questa occasione diede prova di possedere un notevole temperamento di attrice drammatica.

La Depressione mise in seria crisi la vendita dei suoi dischi., tra il 1930 e il 1931 se ne vendettero poche migliaia Erano passati di moda i blues troppo tristi e così anche il vaudeville di cui Bessie era stata artista incontrastata. Chiudeva i battenti anche il Lincoln Theatre di Harlem, che veniva trasformato in una chiesa battista.

Nel 1933 Bessie entrò per l'ultima volta in uno studio d'incisione. Ad attenderla c'erano musicisti noti come Jack Teagarden, il trombettista Frankie Newton, il pianista Buck Washington, il tenorsassofonista Chu Berry e qualche altro. Partecipava alla registrazione anche Benny Goodman. Tra i pezzi, che alcuni critici considerano le sue incisioni migliori, c'erano "Gimme a pigfoot", "Do your Duty", "Take me for a Buggy Ride" e "Down in the Dumps"

Dopo questa registrazione, lo studio rimase chiuso per il week-end. Si riaprì il lunedì successivo per il debutto di una nuova cantante diciottenne. Si chiamava Billie Holiday.

Gli anni successivi furono difficili per la cantante e per il blues. Nonostante tutto, Bessie non si ridusse in miseria. L'uomo al quale si era legata dopo la fine del suo matrimonio, era Richard Morgan, un gangster di Chicago che aveva fatto i soldi con il contrabbando di alcol. Dopo anni di litigate furibonde con il suo ex marito, Bessie sembrò trovare un po' di stabilità affettiva. Richard era un abile uomo d'affari, non era avaro con i suoi soldi, ma non li sprecava. Secondo i ricordi di chi lo conobbe, era anche un bell'uomo, alto affascinante ed elegante. Dalla cronaca veniamo a sapere che era lo zio di Lionel Hampton.

La carriera di Bessie sembrava essere ormai alla fine. Lo swing e il jazz stavano prendendo il posto del blues. Qualche altra occasione, comunque, si presentò ancora. Una le fu offerta nel 1936 dalla direzione del Connie's Inn a Harlem, la seconda fu una partecipazione ad uno spettacolo musicale che girava nel Sud, intitolato Broadway Rastus.  Fu durante uno dei trasferimenti da una città all'altra, che Bessie restò vittima di un incidente automobilistico che le costò la vita.

Era il 26 settembre 1937. Bessie aveva deciso di non andare in treno, ma di farsi accompagnare da Richard Morgan con la sua vecchia Packard. Guidava lui perché Bessie non aveva la patente. Era circa l'una di notte quando partirono da Memphis, diretti a Clarksdale, a circa 100 chilometri più a sud. La strada era buia e sembrava non finire mai. All'improvviso si trovarono davanti un grosso camion che si era fermato a lato della strada,e che si era appena rimesso in moto. Richard non riuscì ad evitarlo. Con l'urto l'auto si rovesciò su un fianco. Bessie rimase gravemente ferita, un avambraccio le fu quasi staccato dal braccio. Per caso, un medico che transitava a quell'ora di notte con un amico, si fermò per prestare i primi soccorsi. Vista la gravità della situazione, mandò il suo amico a chiamare un'autoambulanza. Richard era rimasto illeso. La Chevrolet del dottore era ferma in mezzo alla strada. Sopraggiunse un'altra vettura, che andava a circa 60 km all'ora e tamponò la macchina del medico, che a sua volta andò addosso alla vecchia Packard. Gli occupanti dell'ultima vettura erano una coppia di bianchi, che ritornavano da un party. Dovette essere chiamata una seconda ambulanza. Bessie fu trasportata all'Afro American Hospital G.T.Thomas di Clarksdale, mentre gli altri due feriti al poco lontano ospedale per bianchi. Entrambe le strutture erano piccoli ospedali campagna, non sufficientemente attrezzati per affrontare gravi emergenze. Bessie morì dissanguata forse prima di raggiungere l'ospedale o poco dopo.

Sulle circostanze della morte e su tutto ciò che seguì, si sono scritte e dette molte cose. La morte di Bessie si trasformò in una "cause celèbre", tanto che divenne un'opera teatrale "The Death of Bessie Smith" di Edward Albee, ed andò in scena a Berlino nel 1960. La versione che circolò per un po' di tempo, fu che Bessie fu portata d'emergenza in un ospedale per bianchi e che le furono negate le cure necessarie. Tutto era nato da un articolo pubblicato per la rivista "Down Beat", scritto un po' di getto da John Hammond, che aveva raccolto solo delle voci.

Si capì tempo dopo, fatte le dovute indagini, che Bessie fu subito portata all'ospedale per afro americani. A quel tempo con la segregazione negli stati del sud, nessuna persona di colore sarebbe stata affidata ad una struttura ospedaliera per bianchi.

I funerali si svolsero a Filadelfia e parteciparono circa settemila persone. La tomba della cantante rimase senza lapide perché il marito dichiarò di non avere i soldi per affrontare la spesa. Fu fatta una sottoscrizione, per aiutarlo a provvedere, ma lui spese il denaro per altro.

Nel 1970 una delle cantanti di punta della Columbia, di nome Janis Joplin, si adoperò insieme a Juanita Green, una donna d'affari di Filadelfia, a sostenere le spese per una lapide ed un piccolo monumento. Ci vollero 500 dollari. Sulla lapide è scritto "The greatest blues singer in the world will never stop singing".


Bessie Smith - St. Louis Blues
The film was shot in June of 1929 in Astoria, Long Island and was shown between the years 1929 to 1932. It was Bessie Smith's only film appearence.
The film features a top notch Jazz band that includes, James P. Johnson on piano, Thomas Morris and Joe Smith on cornet, as well as the Hall Johnson Choir.
The film had an all African American cast. The co-stars were dancer/actor Jimmy Mordecai as Bessie's good for nothing boyfriend and Isabel Washington Powell as the other woman.

http://www.redhotjazz.com/stlouisblues.html

BESSIE, Chris Albertson, Yale University Press, New Haven and London, 2003, p. 125,126-p.156-p.176, trad. Brunella Marinelli.
JAZZ, Arrigo Polillo, Mondadori, Milano, 1988
Bessie Smith (July, 1892 – September 26, 1937), Jackie Kay, Playground, Roma 2004
JAZZ Gli uomini, gli strumenti, gli stili. N° 36, Fabbri Editori,1986
ST LOUIS BLUES, You Tube.






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Billie Holiday - Strange Fruit
Rare Live Footage of one of the firtst anti rascism songs ever....
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Don't explain
I always admire the way she performed, that feelin' that makes our heart starts bittin' again.. This is not her best time, but still god anyway...
inserito il 31/07/2006  da franklin999 - visualizzazioni: 2030


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Data pubblicazione: 10/02/2008

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