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Intervista ad Amalia Grè
marzo 2006
di Patrizio Longo



Ascolta l'intervista in podcast

Amalia Grè ci racconta il suo percorso artistico. Si definisce «Jazzista purista» analizzando la prima parte della sua carriera. Dice di avere tre mezzi di comunicazione music-design-writing. Rappresentano l'aspetto un pò Naif di Amalia.

Patrizio Longo: Questo tuo ultimo album rappresenta un crossover, come crossover è la tua vita… tu sei laureata in Scenografia Teatrale all'Accademia di Belle Arti di Perugia, e poi…
Amalia Grè: Sono partita alla volta della carriera jazzistica. Ho vissuto parecchio tempo a New York per specializzarmi in tal senso, poi sono tornata ed è venuta fuori una commistione di gusti, di sapori, di esperienze.

P.L.: MI racconti quale emozione hai avuto quando hai conosciuto Betty Carter, che è una delle persone che ti ha dato forza per andare avanti…
A.G.: L'ho conosciuta ad un seminario a Comacchio nel '90, ed in quell'occasione mi fece molti complimenti sul look, sulle mie potenzialità… e mi diede tanti advice, come dicono loro, ossia molti suggerimenti per quanto riguardava il fatto di imparare la lingua, cosa che secondo lei avrei imparato solo sul posto. Perciò mi invitò a trasferirmi, a passare un periodo della mia vita nella città che è la culla del jazz, anche per capire cosa fosse, come si lavorasse, da cosa venisse fuori il loro mondo artistico. Diciamo che mi ha fatto un po' da mentore ed è stato stupendo perché per me allora era la rappresentazione di quello che avrei voluto essere allora: io per vent'anni ho cantato standards e nient'altro che quello, cioè sono stata davvero la jazzista purista. Attualmente faccio cose più personali, ma lei all'epoca lo aveva già intuito che io non sarei stata per sempre una jazzista purista.

P.L.: Cosa è cambiato dal punto di vista artistico rispetto al tuo primo lavoro?
A.G.: Il fatto che io faccio quello che mi pare, invece di seguire dei canoni di tradizione che sono magari più loro che miei: io non sono afroamericana, non sono americana; mi sono affacciata e specchiata nei loro canoni, ma devo dare degli apporti personali, che sono magari il fatto che io provenga dalla Puglia con i sapori mediterranei, i colori nostri, ed anche la nostra musicalità.

P.L.: Dove nascono le copertine dei tuoi dischi?
A.G.: Sono tutte mie visioni…

P.L.: Ecco, credo che Amalia Grè oggi viva molto di presente, ma che non abbia dimenticato il passato della scuola di scenografia teatrale…
A.G.: Io ho questi tre elementi di comunicazione: music, design and writing. Io scrivo i testi, faccio musica, e sono una designer: sono tre canali di comunicazione paralleli che vanno avanti da sé ed io non posso trascurarne nessuno, né prediligerne uno. Io mi esprimo anche così, io sono questo. Questo è il mio mondo.

P.L.: In quest'album ci sono molti tributi, tra cui Smile, dal film di Charlie Chaplin "Tempi moderni" del 1936. Questa è una ricerca molto "lontana", ma moto attuale…
A.G.: Il jazz è una musica "lontana" però attuale, perché è antichissima ma viene assaporata solo oggi, soprattutto in Italia – prima era troppo di nicchia di èlite – ma soprattutto io faccio i brani perché li scelgo, perché mi piacciono. Smile mi piace molto, quanto Moonriver, e quanto le altre che ho scelto. Poi io ho cantato standards per moltissimi anni per cui fare un classico della tradizione americana in un certo senso equivale a farne una mia, perché l'interpretazione è quello che crea la differenza, il tuo stile.

P.L.: "Io cammino di notte da sola". E' una canzone autobiografica?
A.G.: Beh, si. Io sono un'artista con una vita un po' fuori da normale. E' certo che io non cammini tutte le notti da sola per strada e nemmeno in casa, però senz'altro l'ho fatto molte volte per creare, perché in magari in quel momento di totale isolamento e pace uno trova ispirazione e può lavorare meglio.

P.L.: Quindi sei tra quelli che sostengono che la notte ha un'atmosfera diversa e sia abbia una concentrazione diversa?
A.G.: Lo è stato di più prima, adesso faccio una vita diversa. Però certo la notte ha un fascino, una calma ulteriore.

P.L.: Se dovessi pensare di duettare con un artista contemporaneo, su chi ricadrebbe la tua scelta?
A.G.: Su Madonna – così tagliamo la testa al toro e nessuno si offende!!! No, davvero… mi piace molto, e poi sarebbe molto kitch!

Amalia Grè nasce a Ostuni (Brindisi) 40 anni fa.
Dopo essersi diplomata presso l'Accademia delle Belle Arti di Perugia, in Scenografia Teatrale nel 1988, decide di perseguire la carriera di cantante. Si trasferisce a Roma dove comincia l'attività vocale e si perfeziona nella tecnica dell'improvvisazione, studiando con i più rinomati musicisti e insegnanti come Riccardo Biseo. Si esibisce in vari clubs e teatri della capitale.

Nel 1990, riceve un grossissimo incoraggiamento durante un seminario tenuto dalla celebre cantante Betty Carter in Italia, per questo decide di trasferirsi negli Stati Uniti insieme al suo bassista.
Nella città di New York inizia per lei una vita impegnativa ma di grande soddisfazione. Studia continuamente e frequenta gli ambienti artistici più interessanti della città. Si perfeziona nella lingua, studia privatamente con i suoi cantanti preferiti come Bobby Mc Ferrin, Bob Dorough, Mark Murphy e inizia a esibirsi in vari clubs, lounges e spettacoli teatrali.
Betty Carter, avrà per tutti quegli anni, fino alla sua scomparsa, un ruolo molto importante nella formazione artistica di Amalia, con i suoi consigli, i suoi insegnamenti e la sua stima. Spesso Amalia verrà persino invitata a cantare durante alcuni suoi concerti tenuti al Sob's e al Blue Note di New York.
Frequenta la scuola per artisti "Black Nexxus" istituita da Susan Batson, insegnante di Madonna, Nicole Kidman, Tom Cruise.
Inoltre inizierà a esporre il suo lavoro come computer artist in alcune gallerie, tra cui la Ward-Nasse Gallery e la Gallery 128 a New York.

Sempre in questo periodo fonda un gruppo polivalente "Free Mistake Project" con il quale si esibisce, tra l'altro, durante lo spettacolo Gala Inferno al Roxy Bar di New York, con la partecipazione speciale di Roberto Benigni e Max Roach.

Rientrata in Italia, dopo otto anni, le si aprono subito nuove prospettive artistiche: è finalista del concorso di Recanati edizione 2001 e nel dicembre 2002, è finalista con un cortometraggio per il concorso "Minimusical" indetto dalla Fandango e Musica! di Repubblica, come autrice del soggetto e della musica.

Nel novembre 2003 viene pubblicato il suo primo album con etichetta Emi.
Per critica e pubblico è una vera rivelazione. L'album supera ogni aspettativa vendendo oltre 40.000 copie. Segue un tour di successo che tocca quasi tutti i maggiori teatri italiani tra cui l'Auditorium di Roma.
A febbraio 2006 è pronto il suo secondo album dal titolo "per te", sempre per l'etichetta Emi.
UFFICIO STAMPA: Flavia Sarli 347 5516332






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Data pubblicazione: 01/11/2006

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