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Il grande jazz anche in inverno

Teano Jazz Festival Winter Edition

Antonio Feola racconta la sua sfida
di Massimiliano Cerreto

Per la prima volta, il Teano Jazz Festival apre i battenti anche d'inverno. Sin qui la notizia. E, conoscendo la difficile realtà musicale della Campania (e, più ampiamente, italiana), si tratta già di una notizia di rilievo. Ma, poi, curiosando dietro le quinte di una rassegna che si rinnova costantemente da ben tredici anni, si scopre una storia, forse, ancora più interessante. Ovvero, che il jazz, comunemente ritenuto musica d'elite, può rappresentare uno straordinario momento di aggregazione, anche per le persone che non appartengono alla categoria degli "appassionati". Ovvero, che la passione nei confronti del jazz può trasformare delle persone comuni in esperti organizzatori di eventi. Di questo e altro ancora si è discusso con Antonio Feola, anima e direttore artistico del Teano Jazz Festival.

M.C.: Prima di raccontare dell'edizione invernale del Teano Jazz Festival, perché non incominciare provando a ripercorrere i momenti più salienti della sua storia?
A.F.: La passione nei confronti del jazz: questo il filo conduttore di tutte le edizioni della rassegna. A questo bisogna aggiungere anche l'amore nei confronti del nostro territorio e di quanto esso è realmente in grado di offrire, che è molto più di quanto si possa pensare. Ad incominciare dall'importante Museo Archeologico di Teano, sulla cui terrazza si è da sempre tenuto il festival. Nell'edizione invernale, invece, abbiamo scelto la chiesa di San Pietro in Acquariis, situata nel cuore del borgo medioevale, e l'auditorium. Tornando al tema della domanda, non è facile raccontare in poche parole le emozioni vissute negli ultimi tredici anni. Mi vengono alla mente migliaia di spettatori, centinaia di artisti, e tante notti insonni a cercare di risolvere gli innumerevoli piccoli e grandi problemi che io, come anche gli altri soci dell'Associazione Teano Musica, l'Ente cui fa capo il festival abbiamo dovuto imparare a risolvere, spesso da soli (sorride).

M.C.: Soffermiamoci su quest'ultimo argomento: quali sono le difficoltà più grandi che avete dovuto affrontare?
A.F.: Sarebbe facile pensare, a questo punto, agli aspetti economici. E, ad essere sinceri, il Teano Jazz Festival non è partito da zero, ma addirittura in rosso! L'idea di organizzare l'evento, infatti, risale al giugno del 1993, e appena un mese dopo si è tenuta la prima edizione. Ancora oggi, nonostante il supporto degli Enti locali, dalla Regione Campania alla Provincia sino al Comune, di soggetti privati e delle entrate derivanti dai biglietti di ingresso, la questione economica riveste un'importanza notevole. La verità è che la cosa contro cui si è dovuto combattere maggiormente è stata la mentalità della gente. Ma avrebbe avuto senso proporre l'ennesima sagra? Questa sarebbe stata la scelta più ovvia. Però, il tempo ci sta dando ragione. Perché, oggi, siamo competitivi a livello nazionale. Perché offriamo un'immagine diversa di un territorio, quello della provincia di Caserta, che è spesso conosciuto per altri tipi di cronaca. Perché siamo riusciti ad avvicinare al jazz persone lontanissime da esso. Senza trascurare, al riguardo, che la linea artistica del festival non è propriamente convenzionale.

M.C.: Come definiresti, allora, la linea artistica cui hai accennato?
A.F.: L'unica espressione che mi viene in mente, nonostante non ami le etichette, è quella di musique actuelle, come dicono i francesi. La mia personalissima predilezione va, infatti, a quel tipo di jazz in cui l'elemento dell'improvvisazione si combina con quello della sperimentazione. Sto parlando, naturalmente di un mio desiderio, e cioè quello di realizzare un festival che abbia connotazioni molto più forti di quello attuale. Si tratta di un obiettivo che spero di raggiungere in tempi brevi. Discorso diverso per l'edizione invernale, che è volutamente legata al mainstream. Però, non manca, anche in questo caso, l'elemento di sperimentazione, che è rappresentato dalla proposta del duo composto dal pianista Danilo Rea e dal batterista Roberto Gatto: due delle firme più prestigiose del jazz europeo. Il loro progetto s'intitola semplicemente "Improvvisi".

M.C.: Cosa ci riserva, quindi, il calendario di questa edizione?
A.F.: Giovedì 8 dicembre, presso la chiesa di San Pietro in Acquariis, avremo il quartetto capitanato da Jerry Popolo, già ospite della scorsa edizione estiva, con Gianluca Renzi. Come molti sanno, la scuola salernitana, oltre ad essere molto attiva, e tra le più vicine alla tradizione afro-americana. Il talento esecutivo dei suoi esponenti sa sempre regalare molte sorprese. La sera successiva, ancora presso la chiesa di San Pietro in Acquariis, c'è lo spettacolo di Roberto Gatto e Danilo Rea. Sabato sera, presso l'auditorium diocesano, sarà la volta della big band di Gerardo Di Lella (direzione e arrangiamenti) e Lino Quagliero (arrangiamenti), che ripercorrerà alcuni dei momenti più emozionanti e coinvolgenti della storia del jazz, dagli anni 30 sino alle canzoni di Frank Sinatra. Vorrei aggiungere che, per l'occasione, avremo la partecipazione straordinaria di Flavio Boltro. L'edizione invernale del Teano Jazz Festival si chiuderà, presso l'auditorium, con un musicista che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, un riferimento importante per il jazz in Italia: Romano Mussolini.

M.C.: Prima dei saluti di rito, so che c'è un progetto che sta molto a cuore all'Associazione Teano Musica; ce ne parli?
A.F.:
Si tratta di "Teano jazz factory": un concorso itinerante per artisti emergenti, con particolare attenzione a chi si muove nell'ambito della ricerca e della sperimentazione. Ovvero, offriamo una possibilità non solo ai giovani, ma anche a chi è solitamente escluso dal giro dei festival e dei club. L'idea, da me fortemente voluta e sostenuta dal presidente Walter Guttoriello e resa possibile dalla preziosa collaborazione con l'Associazione Caserta Musica e con l'Associazione Culturale Architempo, è nata al fine di colmare una grave lacuna nel panorama jazzistico italiano. Si tratta di un progetto al quale stiamo ancora lavorando, ma l'obiettivo è quello di selezionare almeno tre formazioni che si esibiranno nell'edizione estiva. Un saluto agli amici di Jazzitalia.












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Data pubblicazione: 30/11/2005

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