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Intervista a
Kenny Barron e Dado Moroni
Sabato pomeriggio caldissimo e precocemente estivo. Sound check torrido, all'interno della Salumeria, in vista di un concerto serale come ne capitano di rado. Due mostri del pianoforte, legati da profonda e ventennale amicizia, che si esibiscono insieme, supportati da un gruppo davvero impressionante. Stiamo parlando di Kenny Barron, uno dei maggiori pianisti jazz di tutti i tempi, Dado Moroni, ex enfant prodige, ora un gigante del panismo jazz con tutta la sua simpatia e carica travolgente, Alvin Queen, batterista prodigioso che suonò da giovane con Coltrane e Monk e batterista titolare nell'attuale gruppo di Oscar Peterson, e il bassista Riccardo Fioravanti, uno dei più grandi artisti in Italia nel suo strumento. Appena terminato il sound check, ci accomodiamo ad un tavolo nel cortiletto della Salumeria, sotto un ombrellone, ora con una temperatura ideale, in un clima veramente rilassato e gradevole. Inizia così la mia doppia intervista a Kenny Barron e Dado Moroni, disponibilissimi e davvero molto cordiali entrambi.
R.D.G.: Come prima domanda vorrei sapere qual è stato il musicista che vi ha particolarmente colpiti quando eravate giovani, quando stavate iniziando a studiare, quello che vi ha fatto decidere di voler diventare musicisti voi stessi, quello del quale avete tutti i dischi…K.B.: Non è facile rispondere. Ho avuto un paio di influenze forti… uno è stato mio fratello che era anch'egli musicista, suonava il sax tenore. Un altro musicista che mi ha influenzato enormemente è stato Tommy Flanagan. Di lui ho ascoltato praticamente tutto. Non è che abbia tutti i suoi album….. ma lui è stato per me un'influenza fortissima.
R.D.G.: E per quanto
riguarda musicisti con i quali avete suonato nel corso della vostra carriera? Chi
amate maggiormente? D.M.: Quello che mi ha fatto capire di poter fare il musicista è stato Gillespie, anche per me è stato così. Ero a un bivio fra il fare l'avvocato oppure diventare musicista. Dopo aver suonato con Gillespie mi resi conto che potevo guadagnare dei soldi divertendomi, suonando la musica che amavo e suonando con dei personaggi come lui. Dizzy un giorno mi chiese: "Ma tu cos'è che fai?", "Studio da avvocato…", "Ma perché???? Tu dovresti fare il musicista….!!!!" Dizzy fu proprio una svolta nella mia vita. Dal punto di vista del linguaggio, ci sono stati due trombettisti importanti, sempre trombettisti. Il primo che mi ha veramente cambiato, musicalmente parlando, è stato Franco Ambrosetti, il papà di questo signore qui ….. (e indica suo figlio Gianluca, sax soprano, che è seduto vicino a noi). Franco mi ha portato a suonare in un ambiente più moderno, anche con altri esponenti della scena creativa europea, come Daniel Humair, ad esempio… L'altro è stato Tom Harrell.
R.D.G.: Una domanda che
non ha nulla a che vedere col jazz… vi piace leggere? D.M.: Anch'io leggo molto! Ho sempre avuto anche la passione per la natura. Sono cresciuto a Varese vicino a un parco dove potevo andare liberamente, non c'erano le macchine, potevamo giocare tranquillamente …. E sono sempre stato appassionato alla natura, ai colori, agli animali. Anch'io leggo libri d'intrattenimento. Li leggo in aereo… dove non ti metti certo a leggere Schopenauer… Mi piacciono molto i thriller, anche i libri che parlano di processi… certi libri di Grisham… Stephen King, perché comunque King tocca quella parte infantile che c'è in tutti noi. E poi leggo anche un sacco di saggi, tipo "il comportamento sociale delle formiche"…. Ed ho capito che l'animale più sbadato e anche più stupido siamo proprio noi. Perché gli altri animali non cercano di controllare l'ambiente ma di sfruttarlo in funzione di quello di cui hanno bisogno, noi invece l'ambiente lo distruggiamo e lo sfruttiamo molto di più rispetto a quello che realmente ci occorre. Comunque, sì, mi piace moltissimo leggere.
R.D.G.: Eppure lo è ….
R.D.G.: Cosa ne pensate
delle sperimentazioni e contaminazioni nel jazz? D.M.: Come dicevo prima, i giovani talenti devono solo seguire il proprio cuore e non quello che dicono gli altri. La contaminazione non è una cosa obbligatoria. La sperimentazione può sicuramente essere interessante e la contaminazione una gran bella cosa, ma nella misura in cui non si tratta di un obbligo. R.D.G.: Molti festival
jazz internazionali, come Montreux o Umbria Jazz, hanno ospitato pop stars o rock
stars, non solo musicisti jazz. Vorrei sapere se a vostro parere questo aiuta la
gente ad avvicinarsi maggiormente al jazz o no.
D.M.: Quando decideranno di invitare musicisti jazz al festival di Sanremo, allora sarò d'accordo. Ma ci dovranno pagare come pagano le rock star o le pop star. Attualmente si verifica che nei festival jazz, i rapporto fra i compensi dei jazzisti rispetto a quelli delle pop/rock stars è di 1 a 100…Certo, noi dobbiamo sopravvivere, ma non è solo una questione di soldi … ritengo che la nostra musica sia valida e che noi dovremmo essere maggiormente rispettati. R.D.G.: Questo discorso
si riallaccia al precedente. Cosa ne pensate di artisti giovani come Michael
Bublé o Norah Jones, che sono sponsorizzati dalle "majors", vengono strapagati,
senza esserne poi così meritevoli, a mio avviso…. D.M.: Norah Jones ha vinto 8 Grammies, ancor più di Charlie Parker… che posso dire? In taluni casi questo aiuta… Molte persone ascoltando pop o rock hanno scoperto qualcosa che non conoscevano…. Ascoltando Sting hanno sentito un sax o un piano… ed hanno scoperto Brandford Marsalis o Kenny Kirkland. Però se ascoltano Norah Jones… si domandano che genere sia…. Si è spesso portati in un certo senso a pensare che tutto quello che non è musica classica e che abbia più di tre accordi sia jazz… K.B.: Sting mi piace. Ma si tratta di musica di livello molto più elevato, armonicamente e ritmicamente, rispetto al genere pop. Io stesso ho registrato alcuni brani di Sting. In definitiva è solo questione di qualità. R.D.G.: Un brano che
suonereste in questo istante? D.M.: Non saprei rispondere, onestamente. Ci sono milioni di pezzi che mi piacciono…. Ma dipende. Ultimamente sto lavorando su I Thought About You, un pezzo che mi piace, ma sicuramente fra una settimana suonerei qualcos'altro. R.D.G.: C'è qualcuno
che avete incontrato nel corso della vostra carriera, a cui vorreste dedicare qualcosa
o che vorreste ringraziare in particolar modo? R.D.G.: Ha dedicato un
pezzo a qualcuno in particolare? D.M.: Io voglio dire grazie alla mia famiglia, naturalmente, perché mi ha sempre dato il massimo sostegno, indipendentemente da tutto. In Italia, voglio ricordare Franco Cerri e Gianni Basso che accettarono di suonare con me quando ero così giovane. E Franco Ambrosetti. Poi Tom Harrell, Jimmy Woode che era un fantastico bassista dal quale ho imparato molto. Purtroppo è scomparso l'anno scorso. Woode suonò a lungo nella band di Duke Ellington, ma oltre a Ellington suonò anche con Charlie Parker, Miles Davis, Billie Holiday, Art Tatum, Sarah Vaughan ed Ella Fitzgerald!!! Poi ancora Dizzy Gillespie e Kenny Barron. R.D.G.: Il vostro "trio
delle meraviglie", con chi lo fareste? D.M.: Io già suono per fortuna in situazioni di cui sono molto soddisfatto. Il mio trio ideale sarebbe con Paul Chambers e Roy Haynes… mi piacerebbe troppo… ma non è possibile, perché Paul Chambers è morto. Ricordo il disco di Phineas Newborn "We Three"….Ho già diversi gruppi con cui mi piace suonare: con Riccardo Fioravanti, con due batteristi, Enzo Zirilli e Stefano Bagnoli. Non saprei scegliere fra loro, li vorrei entrambi. Poi c'è il bel quartetto con il trombettista belga Bert Joris, Dré Pallemaerts alla batteria, Philippe Aerts al basso. Un altro gruppo con Peter Washington e Lewis Nash. Ho suonato con Enrico Rava, Roberto Gatto….Sinceramente sto già suonando con musicisti con i quali mi sento molto ispirato. Ho già i miei "wonder groups" e non mi posso proprio lamentare!
D.M.: Io non ho mai studiato musica classica. Il mio maestro di piano, che Kenny conosce, Flavio Crivelli, genovese, un personaggio straordinario, studiò con Arturo Benedetti Michelangeli. All'inizio non amavo la musica classica… stavo per dire che iniziai per caso con l'ascolto di "Thelonious" Bach…. Cioè, voglio dire…. Johann Sebastian Bach, il Clavicembalo Ben Temperato. Successivamente Franz Liszt, Chopin, quindi gli impressionisti francesi. C'era un film del 1980 intitolato "The Competition" con Richard Dreyfuss e Amy Irving…era la storia di un ragazzo e una ragazza che partecipano ad una gara pianistica e si innamorano. La colonna sonora del film era il concerto n. 3 di Prokoviev per piano e orchestra. Fantastico. Poi Fauré, Satie, Débussy, Ravel … Francis Poulenc e Olivier Messiaen. La sto scoprendo lentamente. Io sono un "fiore sbocciato tardi" per la musica classica. Non la suono, l'ascolto. R.D.G.: Che tipo di musica
ascoltate per diletto? D.M.: Ascolto musica classica, ascolto molto anche la radio, in macchina, e alla radio fanno pop music, non so dirti nessun nome… R.D.G.: Ma non ti dà
fastidio "certa" musica?
D.M.: Per ragioni sentimentali, "Ben and Sweets" della Verve, con Ben Webster, Harry (Sweets) Edison, Hank Jones, George Duvivier e Clarence Johnson. Amo questo disco perchè sta esattamente a metà strada fra il jazz tradizionale ed il jazz moderno. Consiglierei tutto di Duke Ellington. Anch'io amo molto Shirley Horn e mi piace moltissimo il suo modo di suonare il piano, sa creare bellissimi accordi con pochissime note. R.D.G.: Qual è stato
l'ultimo pianista jazz che ha cambiato qualcosa? Che ha lasciato il segno… D.M.: Direi Keith Jarrett, come ultimo artefice di un cambiamento. Cambiamento significa che da quel momento in avanti, ognuno, diciamo molti pianisti, si mettono a suonare a quel modo. Lui viene da Bill Evans e Paul Bley, se dico Evans devo dire Art Tatum e Nat Cole. Molti hanno cercato di suonare come Keith Jarrett, da quando ha fatto dischi con la ECM, Esbjörn Svensson ad esempio. Diciamo in particolare quei musicisti che non hanno profonde radici nel blues e nella tradizione. Intendo quei musicisti che non si sentono in quel determinato modo, non dico che sia negativo. Ma loro si sentono più vicini a questo tipo di suono in quanto è più vicino probabilmente al suono che ci circonda, alla nostra cultura. A me non ha mai attirato, perché io sono cresciuto in un altro tipo di ambiente musicale… ho sempre ascoltato musicisti come Duke… Jarrett quindi non mi ha mai toccato particolarmente, lo apprezzo e lo rispetto, anche se non sempre, per via del suo carattere, suona come saprebbe. L'ho ascoltato suonare certe volte poco ispirato. Suona sempre benissimo, ma quando è ispirato è veramente straordinario. Poi ce ne sono altri, McCoy Tyner ha influenzato molto. E' stato come Erroll Garner. Con Jarrett vi è stata maggiore libertà. Comunque voglio dire.. io sono vivo e mi evolvo, ogni giorno. E bisogna lasciare che la musica faccia il proprio corso. R.D.G.: Ultima domanda
per tutti e due… il vostro sogno musicale? D.M.: Come dicevo in un'altra intervista, archi ma con Ornette. Orchestra classica, basso, senza batteria, al piano non necessariamente io, magari Kenny, e Ornette che suona le melodie col sax alto. Questo è il sound che ho in mente… Io potrei anche non suonare, ma solo comporre o dirigere. Comunque mi considero fortunato perché sto facendo già quello che desidero. Un'altra cosa che vorrei, è che la gente ascoltasse di più la musica. Se molti ascoltassero maggiormente la musica sono convinto che non si combatterebbero l'un l'altro. Pensi che Saddam Hussein o Bin Laden ascoltino musica? No, non l'ascoltano… E' per questo che sono dei pazzi. Credo che anche nel corso della storia tutti quei folli pericolosi che ci sono stati non ascoltassero musica…Questo è il mio sogno: ascoltare musica e stare bene, più Ornette! R.D.G.: Grazie Mr. Moroni! Le ultime due domande sono per Mr Barron. R.D.G.: So che ha dedicato
molti anni all'insegnamento. Insegna ancora? R.D.G.: Ritiene che ogni
musicista di talento possa essere anche un buon insegnante? R.D.G.: Per finire, vorrei
una sua testimonianza. Sappiamo che lei suonò insieme a
Stan Getz in occasione della sua ultima performance prima di morire.
Era il marzo 1991, Getz morì in giugno.
Durante quelle sessions fu registrato l'album "People
Time", a Copenhagen. Qual è il suo ricordo di quell'esperienza, sia come
musicista che come uomo? R.D.G.: Grazie, Mr Barron!
Abbiamo finito… ..::Le foto del
Concerto::..
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