Jazzitalia - Articoli: Intervista a Cinzia Eramo e Paolo Damiani
versione italiana english version
 
NEWS
Bookmark and Share Jazzitalia Facebook Page Jazzitalia Twitter Page Feed RSS by Jazzitalia - Comunicati Feed RSS by Jazzitalia - Agenda delle novit�

Intervista a Cinzia Eramo e Paolo Damiani
3 maggio 2007, Gioia del Colle (BA)
di Adriana Augenti

Abito di scena in perfetta atmosfera jazz Cinzia Eramo, la giovane cantante gioiese la cui voce si inserisce a giusto titolo fra le più promettenti della scena italiana contemporanea, appare da dietro le quinte del Teatro Rossini mentre sono già intenta ad improvvisare qualche parola con l'a tutti noto Paolo Damiani.

Sono le otto di sera, e nell'aria di Gioia del Colle si respirano note da più direzioni.

Di lì a poco Cinzia Eramo e Paolo Damiani, assieme al maestro Gianni Lenoci, già compagno di note della Eramo nel suo primo lavoro, e Marcello Magliocchi, presenteranno ad una platea gremita il progetto "Piccole gemme di estrazione creativa".

Forse non bisognerebbe disturbare gli artisti poco prima dell'esibizione, in quei momenti in cui l'inesorabile tensione si impadronisce dell'artista richiamandolo a raccogliere concentrazione … o forse sì, anzi forse è anche meglio.

E ancora, forse la tensione, quell'emozione che precede, se c'è, può esser spróne per la rappresentazione. E una chiacchierata inusuale, al posto di distrarre dalla concentrazione, può essere un gradevole diversivo per ingannare quei pochi minuti che separano dalla scena. Per cui, visto che ci sono …

Adriana Augenti: Se ti chiedessi di esprimere un solo pensiero sull'improvvisazione?
Paolo Damiani: L'improvvisazione è andare al di là di ciò che si sa.

A.A.: E come si concilia l'improvvisazione con i "reading" a cui sei tanto appassionato e affezionato?
P.D.: Sono assolutamente complementari, perché mi permettono di uscire dal jazz. Spesso con un reading è sufficiente una nota, o anche un silenzio, una pausa. Bisogna imparare a tacere quando si sta con una voce recitante … e anche quando si suona con le cantanti (guardando Cinzia).

A.A.: Nei vostri lavori esiste un progetto di fondo?
Cincia Eramo: Diciamo di sì. Quando si lavora con l'improvvisazione bisogna lasciare molto spazio alla libertà espressiva, a ciò che si "sente" nel momento, ad una composizione che non sia propriamente preparata. L'idea è quella di avere una base che possa farti esprimere l'emozione del momento. Salvo poi l'esistenza dell'improvvisazione totale, che personalmente non preferisco.

P.D.: Ciò che a me interessa è la dimensione di rischio, uno sguardo nel buio. E' un qualcosa che ha a che fare con una parte di noi che non conosciamo fino infondo. Questo è quello che cerco di fare con le varie forme che la vita ci propone. Ad esempio l'ottimo quartetto di Cinzia Eramo è il progetto a cui mi sto dedicando ultimamente, e gli riconosco queste peculiarità.

A.A.: Ipotizzando (pur molto vicini al reale) che improvvisazione e tradizione appartengano, meglio, debbano appartenere al corredo che ogni musicista (jazz?!?) che voglia essere considerato tale deve acquisire nel suo bagaglio, per poter esprimere e trasmettere la sua emozione, quanto importanza deve essere data alla terra, alle radici? Mi riferisco in particolare alle sonorità mediterranee che sono distinguibili spesso nei vostri lavori.
C.E.: In particolare in questo progetto il carattere mediterraneo, anche africano, viene fuori in maniera preponderante. Abbiamo scelto di ispirarci a delle composizioni di Abdullah Ibrahim, che è un pianista sudafricano, ad altre di Duke Ellington, che comunque nel suo pianismo ha sempre accolto tutte le influenze legate alle tradizioni popolari e ai loro caratteri… Il jazz ha tradizionalmente una forte componente popolare, ma secondo me riesce a rinnovarsi pescando negli altri generi musicali, facendo sì che ogni volta possa nascere un linguaggio nuovo, proprio di ogni artista interprete.

P.D.: Io sono di origini sarde, per cui c'è tutta la musica etnica di tradizione sarda che fa parte del mio DNA. Mia nonna mi cantava le ninne nanne sarde, il ballo sardo, le launeddas. Mi sembra assolutamente naturale trasferire nella musica che faccio tutto il mio bagaglio culturale. Così come un nero americano fa col Blues io faccio con le launeddas. Più o meno è la stessa cosa. La bellezza del jazz è che ti permette di utilizzare linguaggi diversi e le tue tradizioni, che sono sì l'Opera ma sono anche le launeddas.

A.A.: E a proposito del dialogo tra cantanti e musicisti …
P.D.: l'ultima parola bisogna lasciarla alla cantante

C.E.: Io non posso essere che d'accordo con quello che ha detto Paolo (ridendo). Personalmente ho sempre cercato di muovermi più da musicista che da cantante. Cerco di lavorare con la voce in modo strumentale, non fermandomi all'esecuzione del tema in maniera canonica. La dimensione del rischio di cui Paolo parlava prima … ecco una cosa che mi piace! Inoltre cerco in tutte le maniere, nel mio modo di stare sul palco, di non apparire come una "star" … e non fermarti a guardare il vestito che ho stasera (sempre sorridendo). Quando canto mi piace che tutti abbiano voce in capitolo alla stessa maniera. Non è una cosa semplice da realizzare, ma so di essere sulla stessa lunghezza d'onda con le persone con cui collaboro.

A.A.: Come si crea quel vuoto pieno di significato che ascoltiamo nei tuoi lavori? Come lo si trasmette?
P.D.: Ascoltando se stessi probabilmente, anche nella musica. Come lo si trasmette lasciamolo nel mistero, non si può svelare tutto!

A.A.: L'importanza del tempo, del silenzio e delle pause nel canto.
C.E.: E' la cosa più importante! Io nasco come cantante jazz bebop, e ricordo i miei esordi in cui dovevo improvvisare, ed improvvisare a cascata chorus su chorus senza dare troppa importanza alle pause, perché sentivo di dover andare, come un fiume in piena. Quando mi fu detto di cominciare a fermarmi, di capire il valore delle pause, si è aperto un mondo sonoro a cui fino ad allora non ero arrivata. Tempo, silenzio e pause nel canto sono fondamentali.

A.A.: A proposito dell'insegnamento, cosa cerchi di trasmettere ai tuoi studenti? Cosa vorresti che loro apprendessero? Cosa consigli loro di imparare come prima cosa?
C.E.: La maggior parte degli allievi che ho non vogliono diventare dei cantanti jazz. Io però nell'insegnamento il jazz ce lo metto sempre, e una cosa bellissima è vedere come poi questi ragazzi vi si affezionino e vi si appassionino. Per me già questo costituisce una sorta di piccola vittoria. Per quanto invece riguarda l'insegnamento in maniera più sintetica e meno mediata, il canto è uno studio difficile su se stessi: si deve studiare uno strumento che non si vede. Imparare a sentire e a riconosce ogni indizio musicale col proprio essere è più difficile rispetto agli esercizi che si svolgono con una strumentazione diciamo più materiale, dove sai che spingendo un tasto esce un suono. Se sei un po' nervoso, se sei troppo eccitato, se hai mal di gola … qualsiasi cosa tu abbia la trasmetti alla tua voce. E' uno strumento molto sensibile, non viene influenzato solo dall'ambiente esterno. Quando non si ha quella lucidità che è data anche da un po' di esperienza, oltre che da una buona dose di faccia tosta magari, è difficile riuscire a "suonare" il nostro strumento a dovere. E' questo che bisogna apprendere!

A.A.: Allora parliamo un po' del tuo "strumento"! Una domanda un po' provocatoria, forse. Qualche tempo fa un articolo anonimo dettava ironici consigli su come recensire un cd di jazz. Consigliava un meccanismo a punti: ad ogni step di analisi del cd c'erano da aggiungere o da togliere punti. Uno degli step riguardava l'analisi del canto: "se la cantante fa scat allora levate 5 punti: Billie Holiday non faceva scat!" ...
C.E.: Billie Holiday "sfruttava" la potenza del suo silenzio, delle sue pause. Era incredibile! Nel suo modo di cantare puoi vedere davvero il valore di una pausa, quel silenzio che dice molto più di una parola. Su Billie Holiday siamo d'accordo. Però non si può dire che altre grandi cantanti come Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Betty Carter non emozionassero facendo scat, o che addirittura non avessero diente da dire utilizzando quel linguaggio!

A.A.: La nuova scena musicale e tutto quello che è cambiato negli ultimi 10 anni circa: internet, il mutamento dei rapporti con le società di gestione collettiva ("la" società di gestione collettiva), la possibilità di autopromuoversi … Quanto tutto ciò può essere considerato un vantaggio per un artista e/o quanto un inconveniente?
P.D.: Beh, facendo un discorso personale, io attualmente lavoro da solo, non ho neanche un agente, non uso il computer, non utilizzo internet … sono un disastro da questo punto di vista. Sono fortunato perché gli organizzatori, i direttori artistici, i colleghi musicisti, mi chiamo e alla fine lavoro anche troppo. Volendo rispondere in un modo un po' più serio, quando ero presidente dell'AMJ, l'Associazione Nazionale Musicisti di Jazz, dal 1996 al 1999, abbiamo tentato di affrontare tutta una serie di problemi, ma non ci siamo riusciti. Diciamo che questa è stata una sconfitta non mia, o comunque non solo mia, ma un po' di tutta la categoria. La mia impressione è che ci siano ancora troppe divisioni, troppa incapacità di lavorare insieme per ottenere delle cose. Per esempio la SACEM (la SIAE francese n.d.r.) tutela il diritto d'improvvisazione. Qui noi ci abbiamo provato, ma c'è un muro da parte della SIAE … Ci sono delle battaglie da affrontare, ne sono convinto.

A.A.: Tu invece hai uno spazio su "myspace" …
C.E.: All'inizio mi ci sono imbattuta più che altro per curiosità. C'erano degli amici musicisti che ne avevano già uno e durante qualche chiacchierata mi avevano prospettato la possibilità di avere questa vetrina sul mondo. E' qualcosa di diverso da quello che può darti un sito web, specie per chi come me non è un nome noto fuori da determinati circuiti. La rete di myspace abbraccia prospettive più ampie. Ha permesso che la mia musica potesse essere ascoltata da un qualsiasi sconosciuto australiano, così come a me ha permesso e permette di scovare un contrabbassista di Pechino senza che io abbia avuto con lui alcun altro genere di collegamento. Da questo punto di vista trovo che sia un modo di comunicare straordinario. Questa maniera di farti conoscere, tra le altre cose, porta anche del lavoro. Parecchi colleghi hanno trovato lavoro in questo modo: lo spazio che non hanno trovato in Italia lo hanno ad esempio trovato in America, con determinati tipi di musica che magari qui in Italia "non vanno", mentre lì sì.

A.A.: Il più grande ostacolo che hai incontrato nella tua carriera?
P.D.: Non ho incontrato nessun ostacolo.

C.E.: Al momento non ce ne sono stati, e speriamo che non ce ne siano.

A.A.: Cosa ci dici a proposito delle nuove voci sulla scena internazionale?
C.E.: Un cantante che io trovo grandioso è Kurt Elling: merita davvero tutto quello che sta raccogliendo secondo me. Lui è sulla scena ormai da qualche anno. Nomi più recenti ce ne sono, ma sono più "poppeggianti", come Jamie Cullum ad esempio. Oggi come oggi se devo ascoltare un disco jazz difficilmente mi dirigo verso nuove voci femminili. Per quanto riguarda altri generi di musica, c'è da dire che io amo molto la musica nera, americana. Mi piace molto il R&B anche, lo includo nei miei ascolti. Mary J. Blige ad esempio, così come alcuni cantanti del nord Europa, tipo Sidsel Endresen, o anche Bjork … E poi quel jazz che potremmo definire europeo, con quelle connotazioni molto più amplificate legate al mistero, alla ricerca davvero di una vocalità "altra", ma non le inquadrerei in nessun circuito precostituito, non pop ne' altro di diverso…

A.A.: Se tu fossi un libro?
P.D.:  Che domanda! Se io fossi un libro … vorrei essere un romanzo d'amore. Lolita! [1]

C.E.: A me piace molto leggere, però sono così varia nelle mie letture che mi riesce difficile così su due piedi inquadrarmi in un libro … mi piace tantissimo Jodorowsky, per cui Psicomagia sarebbe il mio libro.

A.A.: Quando avremo la possibilità di ascoltare questo progetto in cd?
C.E.: A fine maggio entriamo in sala di registrazione, per cui spero che esca il più presto possibile. Però è ancora tutto da valutare...(ndr. la registrazione è stata effettuata...)

A.A.: E il tuo prossimo progetto?
P.D.: Io sto facendo un disco per l'EGEA che uscirà a settembre. Ci sono Gianluigi Trovesi e Danilo Rea come ospiti, oltre ai musicisti con cui abitualmente lavoro, Diana Torto, Javier Girotto, Michele Rabbia o Walter Paoli a seconda delle situazioni, e Bebo Ferra alla chitarra. In realtà è già finito, ma lo facciamo uscire a settembre perché è appena uscito un altro mio cd nella collana dell'Espresso dedicata al jazz dal vivo, registrato alla Casa del Jazz.

Piccole gemme di estrazione creativa sceglie la linea della melodia. Poche parole, pochi testi, molti suoni e … silenzi cadenzati.

Cinzia Eramo gioca con maestria sui cromatismi della sua voce, che si inserisce perfettamente nel dialogo con le trame strumentali. Le sue interpretazioni di brani come "The Seagulls of Kristiansund", di Mal Waldron, restituiscono al pubblico tutta la partecipazione del suo canto.

I suoi compagni di note vivono insieme a lei ogni brano.

L'apertura percussiva della batteria di Marcello Magliocchi regala alla performance quel sapore mediterraneo di cui abbiamo parlato pocanzi, fino a definire, man mano che si prosegue, il timing di ogni brano. Il violoncello di Paolo Damiani, che alterna pizzicato ad archetto, permea ogni interpretazione, ricompensandola di quel mood linea base del "progetto" tutto. Il pianismo di Gianni Lenoci, anch'esso melodicamente incentrato sulla libera interpretazione, riesce a veicolare l'insieme con ricchezza armonica.

Si passa così tra altri brani di Mal Waldron, come "Fire Waltz", a brani di Abdullah Ibrahim, come "The Mountain", a Duke Ellington e ad altri ancora, attraversando note, vocalizzi e … emozioni, alternando dialogo d'insieme a soli ben architettati … armonicamente improvvisati.

La sintonia espressiva di tutti i musicisti valorizza l'eleganza vocale di Cinzia Eramo, che col suo "strumento" compone idee melodiche facendo uso dei cromatismi. Armonia di gran pregio, che riesce a esprimere allo stesso tempo tradizione popolare e sensibilità jazzistica.

Sì, sono davvero Piccole gemme!

 

[1] Paolo Damiani, insieme a Stefano Benni e a Giorgio Rossi, ha anche realizzato un lavoro basato sul testo di Nabokov, "Danzando Lolita" (2003)






Articoli correlati:
22/10/2017

Una Striscia di Terra Feconda: "XX Edizione per il Festival Franco-Italiano di Jazz e Musiche Improvvisate ideato da Paolo Damiani, che ne cura la direzione artistica insieme ad Armand Meignan" (Vincenzo Fugaldi)

19/09/2017

Intervista con Yesim Pekiner e Francesca De Palo: "BAU Jazz Academy è il dipartimento che a Istanbul si occupa di jazz e che, dal 2017-2018 lancia un programma internazionale nelle sedi BAU di Roma, Berlino e Washington DC." (Alceste Ayroldi)

12/03/2017

Seven Sketches In Music (Paolo Damiani Double Trio)- Enzo Fugaldi

24/07/2016

Bestiario Marino (Francesco Massaro)- Antonella Chionna

10/08/2015

Resalio (Zeitgeber Ensemble)- Nicola Barin

02/06/2014

Rosa Dei Venti (Sandro Corsi)- Nicola Barin

06/04/2014

Quattro chiacchiere con...Antonella Chionna: "La musica è stata una sconvolgente scoperta adolescenziale, era un modo ulteriore per comunicare quello che per me è terrificante a crudo..." (Alceste Ayroldi)

26/01/2014

The Complete Remastered Recordings on Dischi della Quercia (Giorgio Gaslini)- Marco Losavio

08/06/2013

Quattro chiacchiere con...Gianna Montecalvo: "...voglio tornare a salire sul palco in maniera più incisiva per dire: "ci sono anche io"." (Alceste Ayroldi)

14/01/2013

Bucket of Blood (Gianni Lenoci Hocus Pocus 3 with Steve Potts)- Gianni Montano

21/10/2012

Roccella Jazz Festival, "Cose Turke": Edizione numero 32 del festival calabrese, che riprende la formula itinerante e offre come sempre uno spaccato del meglio del jazz contemporaneo. (Vincenzo Fugaldi)

07/10/2012

Quiet Journey (Antonio Jasevoli Chamber Project) - Alceste Ayroldi

26/02/2012

Sempre per la attenta direzione artistica di Paolo Damiani, il festival ha portato nel profondo sud dell'Italia continentale una nutrita serie di validissimi musicisti. (Vincenzo Fugaldi)

22/10/2011

Border People (Israel Varela) - Cinzia Guidetti

22/10/2011

Time To Remember (Pino Mazzarano, Gianni Lenoci)- Roberto Biasco

10/09/2011

IX Edizione del Multiculturita Summer Jazz Festival: Apertura con Angiuli-Di Turi-Angiuli, Attolini J.E.P. Quartet e la Municipale Balcanica, poi Stefano Di Battista "Woman's Land", Pino Mazzarano - Gianni Lenoci, la giovane Orchestra del Saint Louis e Stefano Bollani con i suoi Visionari: "...un festival dove la qualità della musica, unita ad una oramai altissima e collaudata cura organizzativa, lo portano ad essere una delle rassegne maggiormente rappresentative della regione Puglia." (Marco Losavio)

21/08/2011

Bari in Jazz VII Edizione - Miles Lives: "...sono già passati sette anni da quando Bari ha cercato, mercè il pioniere Roberto Ottaviano, di istituzionalizzare una consistente parentesi jazzistica all'interno delle proprie attività culturali. Tra mille difficoltà e qualche punta di amarezza, le cinque giornate di Bari in Jazz hanno tratto la loro essenza nel tema "Miles Lives" tributando il "Dark Magus" a vent'anni dalla scomparsa. Tomasz Stanko, James Taylor Quartet, Michael Blake con Ben Allison e Hamid Drake i concerti di punta della rassegna." (Alceste Ayroldi)

26/02/2011

Luna Reverse (Luigi Cinque Hypertext Orchestra) - Alceste Ayroldi

05/09/2010

Roccella Jazz Festival 30a Edizione: "Trent'anni e non sentirli. Rumori Mediterranei oggi è patrimonio di una intera comunit? che aspetta i giorni del festival con tale entusiasmo e partecipazione, da far pensare a pochi altri riscontri". La soave e leggera Nicole Mitchell con il suo Indigo Trio, l'anteprima del film di Maresco su Tony Scott, la brillantezza del duo Pieranunzi & Baron, il flamenco di Diego Amador, il travolgente Roy Hargrove, il circo di Mirko Guerini, la classe di Steve Khun con Ravi Coltrane, il grande incontro di Salvatore Bonafede con Eddie Gomez e Billy Hart, l'avvincente Quartetto Trionfale di Fresu e Trovesi...il tutto sotto l'attenta, non convenzionale ma vincente direzione artistica di Paolo Damiani (Gianluca Diana, Vittorio Pio)

05/09/2010

Intervista a Paolo Damiani direttore artistico del festival di Roccella Jonica: "Oggi è necessario immaginare nuovi sviluppi di linguaggi, che non si accontentino di celebrare la maestria tecnica ma piuttosto cerchino di inventare inedite ipotesi narrative. Musiche future capaci di rischiare e commuovere." (Vittorio Pio)

29/08/2010

David Murray con l'Hocus Pocus 3 di Gianni Lenoci, Pasquale Gadaleta e Giacomo Mongelli: "L'esperienza di condividere palco e progettualità con un grande solista afroamericano di jazz come David Murray è al contempo una conferma ed una indicazione di percorso verso la verità più profonda di questa musica" (Pasquale Raimondo)

02/05/2010

Painting On Wood (Pittura su Legno) (Stefano Luigi Mangia – feat. Gianni Lenoci) - Alceste Ayroldi

16/03/2010

Black out (Aldo Bucci Quintet special guest Tino Tracanna) - Cinzia Guidetti

01/02/2010

The Spiritual Man (Open Orchestra Featuring John Tchicai) - Giuseppe Mavilla

09/01/2010

It's Time To Make A Change (Maurizio Quintavalle) - Luca Labrini

27/12/2009

Intervista a Gianni Mimmo: "La cosa più importante è aprirsi a se stessi, avere a che fare con una parte con certe volte non vorresti avere, stare con la difficoltà. Se faccio così il mio apporto all'improvvisazione, è doppio: da una parte imprimo una direzione e dall'altra ne assumo la responsabilità." (Stefano Ferrian)

25/10/2009

Giunto alla 29a edizione il Roccella Jazz Festival sotto il titolo "Rumori Mediterranei" propone quest'anno trenta concerti in undici giorni con i più grandi artisti della scena internazionale. Una rassegna itinerante partita da Reggio Calabria e che, toccando diverse località, si è conclusa nella sua città natìa Roccella Jonica con i consueti quattro giorni di musica e appuntamenti collaterali. (Vincenzo Fugaldi)

07/04/2009

Orchestra (Bolzano Creative) 2007 (Anthony Braxton + Italian Instabile Orchestra)

15/02/2009

Suite 24 (Giacomo Mongelli)

12/10/2008

Roccella Jazz Festival 2008, "Terremoti": "In un sud che stenta sempre più a organizzare eventi jazzistici di rilievo, conforta vedere come i "Rumori mediterranei", alla ventottesima edizione, si rinforzino, raggiungendo numeri davvero ragguardevoli: 11 giorni di durata e 34 concerti, dislocati fra 9 comuni della provincia di Reggio Calabria, oltre alla consueta copiosa attività seminariale." (Enzo Fugaldi)

19/08/2008

Reggio Top Jazz Festival 2008: "Il sondaggio fra i critici specializzati che il mensile Musica Jazz dedica da ben cinque lustri al meglio del jazz in circolazione, in questo venticinquesimo anno è stato per la prima volta incentrato esclusivamente sul jazz italiano. Da qui la nascita del Reggio Top Jazz Festival, che nella prima edizione ha schierato buona parte dei vincitori del referendum, durante quattro serate primaverili nella città di Reggio Calabria." (E. Fugaldi - G. Taormina)

02/12/2007

Siena Jazz Reunion, Trent'anni di Jazz in Italia: "Due intense giornate che hanno visto confluire musicisti, studiosi, critici, jazzofili provenienti da diverse zone d'Europa ed anche dagli Stati Uniti d'America. Una girandola perfettamente sincronizzata di convegni, presentazione di libri e concerti." (Alceste Ayroldi)

05/02/2007

Terronia (Pino Minafra)

26/11/2006

Ergskkem (Gianni Lenoci - Giorgio Dini - Markus Stockhausen)

16/11/2006

Jazzsett 2006, Gianni Lenoci Duo, Antonio Faraò Trio, Mirko Signorile & Gaetano Partipilo Telepathy Duo: tre concerti con tre espressioni pianistiche differenti, l'improvvisazione totale di Lenoci, l'intenso "soulfull" di Faraò, la simbiosi "telepatica" di Signorile e Partipilo... (Lorenzo Carbonara)

20/09/2006

Le case di Berio (Enrico Intra)

15/07/2006

Intervista a Cinzia Eramo: "...improvvisare è come trovarsi costantemente sul filo del rasoio, non sai dove arriverai, che strada prenderai, se non dopo averlo fatto, sai solo da dove vieni e quello che possiedi..." (Alceste Ayroldi)

08/06/2006

Intervista a Sabino Fino: "Ho realizzato un cd con mie composizioni perché ho voluto dare un'impronta il più personale possibile al mio primo progetto...ed ho scoperto che mi riconosco molto più nelle vesti di compositore che di esecutore..." (Alceste Ayroldi)

08/05/2006

Agenda (Gianni Lenoci )

23/11/2005

Ladybird (Paolo Damiani)

18/06/2005

Gianni Lenoci Quartet guest Emanuele Cisi: "...Dagli standard più orecchiabili alle sonorità più complesse, ma sempre gradevoli, delle composizioni di Lenoci, alternate alle boppeggianti creazioni di Emanuele Cisi..." (Alceste Ayroldi)

20/07/2003

Spontaneous Conversation (Cinzia Eramo)





Video:
Multiculturita SJF: 13 Luglio - Pino Mazzarano - Gianni Lenoci - Saint Louis Big Band
http://www.capursomap.it/new/14/07/2011/cultura/multiculturita-sjf-13-luglio-......
inserito il 18/07/2011  da CapursoMap - visualizzazioni: 2876


Invia un commento


© 2000 - 2017 Tutto il materiale pubblicato su Jazzitalia è di esclusiva proprietà dell'autore ed è coperto da Copyright internazionale, pertanto non è consentito alcun utilizzo che non sia preventivamente concordato con chi ne detiene i diritti.


Questa pagina è stata visitata 7.685 volte
Data pubblicazione: 01/07/2007

Bookmark and Share



Home |  Articoli |  Comunicati |  Io C'ero |  Recensioni |  Eventi |  Lezioni |  Gallery |  Annunci
Artisti |  Saranno Famosi |  Newsletter |  Forum |  Cerca |  Links | Sondaggio |  Cont@tti