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Intervista a Fabrizio Alessandrini
di Fabrizio Ciccarelli

Fabrizio Alessandrini, assieme ad Andrea Gargiulo, ha pubblicato "Tutti i bambini del mondo", album interessante non solo per i contenuti musicali ma anche per quelli umani, come emergerà dall'intervista che segue. Una "bella chiacchierata", come si dice, in cui il chitarrista tocca molti argomenti col garbo che distingue il suo modo di essere e di suonare.

Volentieri diamo spazio a Fabrizio, il vantaggio sarà tutto per i lettori….

F.C.: Ciao Fabrizio, ti va una presentazione?
F.A.:
Sono nato 42 anni fa a Roma, dove sono rimasto fino all'età di 29 anni per trasferirmi definitivamente a Napoli. Una scelta obbligata per motivi familiari (mia moglie è napoletana) presa senza tanti problemi e della quale non mai avuto pentimenti. La mia carriera musicale ufficiale inizia a 16 anni con l'incisione di un disco. Facevo parte di un gruppo denominato "Poster", sai, era l'epoca dei gruppi storici Pooh, Bottega dell'Arte, ecc. Le mie influenze e gusti musicali all'epoca si orientavano principalmente sulla musica rock, un po' CSNY, molto Yes, moltissimo Pink Floyd. A 18 anni comincia la mia passione per il Jazz. Da buon autodidatta, cominciai a studiare come un forsennato su tutto quello che ritenevo potesse essere utile a poter suonare come i miei idoli dell'epoca: Pat Metheny, Wes Montgomery, George Benson...Per un anno quasi sono stato in tour con una cantante americana, si chiamava Judy Campus. Ci facemmo l'Italia in lungo ed in largo, isole comprese. Una esperienza molto impegnativa. Praticamente salivamo sul palco in due, io suonavo lei cantava. Per un certo periodo frequentai per quasi due anni la Libera Università di Musica a Roma, per seguire il corso di liuto barocco tenuto dal M° Andrea Damiani. Poi alla fine optai per una full immersion su trattati di armonia, teoria musicale, lasciando il liuto. Ricordo che per un lungo periodo le mie giornate di studio duravano anche per 15 ore. Praticamente stavo sempre con la chitarra in mano e gli occhi sui libri. Per riposarmi mi distraevo registrando nel mio piccolo home studio le prime cose che cominciavo a comporre. In quel periodo cominciai a far pratica in alcuni studi di registrazione di Roma come turnista. Ho avuto modo di collaborare in studio con Gazebo (te lo ricordi?) Riccardo Cocciante, Paolo Cassella, ed molti altri artisti minori. Parallelamente ho portato avanti un' attività di produzione della cosiddetta musica di sonorizzazione. Musiche di commento, sigle, stacchi, e tutto ciò che registi di spiccata instabilità emotiva, potevano chiedermi. In questo modo credo di aver realizzato tre o quattro dischi per la Rai. L'ultimo, "Dream in Progress", lo abbiamo realizzato insieme io ed Andrea Gargiulo, contemporaneamente alle registrazioni di "Tutti i bambini del mondo". Alla fine degli anni '80 ho cominciato presso la scuola Phoneido di Roma l'attività di insegnante di chitarra, attività che tuttora svolgo. Nel '91 e nel '92, fui selezionato per le serate conclusive dell' Eddie Lang Jazz Festival nell'omonimo concorso per giovani chitarristi jazz. Fu esaltante, mi trovai a competere con gente come Rocco Zifarelli, Max Carletti, Stefano Micarelli, ed ho avuto modo di suonare con musicisti storici del jazz italiano, Giorgio Rosciglione, Gegè Munari...Nel '93 finalmente mi trasferisco a Napoli anche se la frequentavo già dall'84. A proposito in quel periodo suonai nei più importanti clubs partenopei. Appena metto piede a Napoli in modo definitivo arriva l'ingaggio per andare in tour con Laura Pausini. In quell'anno vinse Sanremo con "La solitudine", e quindi, mi trovai in un tour vero. Grande impianto, grandi palchi, grandi tecnici e soprattutto grande pubblico. Mediamente 10.000 spettatori. Nel'94 insieme ad altri miei due amici fondiamo l'Associazione Culturale Bluesette. L'attività didattica musicale dell'associazione della quale sono presidente continua ancora oggi. Nel 2001 incido il disco "Tutti i bambini del Mondo" insieme ad Andrea Gargiulo. Nel 2003 costituisco la società di edizioni musicali Wakepress fondando l'etichetta NoVoices Records, con annessa sala di incisione. Negli anni successivi proseguo l'attività musicale con il gruppo Chic 'n' Bossa capeggiato da Federica Cammarota insegnante di canto della mia scuola, suonando praticamente in tutti i locali dell'underground campano nonchè festival e rassegne. Nel 2006 organizzo in collaborazione con il comune di Portici "Gentemergente" (Rassegna di artisti emergenti), ed il NoVoices Festival, vetrina dei musicisti della omonima etichetta. Attualmente sono impegnato nella produzione del disco Jobim enjoy the Funk!, dei Jabu. Duo nato dalle ceneri dei Chic'n'Bossa.

F.C.: Passiamo a "Tutti i bambini del mondo"; ascoltando il cd si ha la sensazione di un'estrema sensibilità sottesa alle note ed al messaggio che volete proporre secondo una sintassi musicale moderna, avvolgente e molto gradevole. Vuoi parlarmi del vostro progetto, così attento nelle intenzioni morali?
F.A.: Tutti i bambini del mondo è un album pensato e suonato col cuore. Inizialmente, alla lettura del reportage di Stella Pende, dedicato ai maltrattamenti su bambini di un istituto della Moldavia, ebbi una forte spinta nel realizzare musiche che esprimessero il mio stato d'animo sulla condizione dei bambini. In particolare mi attirava l'idea che nello stesso momento sul pianeta terra potessero esistere delle condizioni talmente contrastanti sulla qualità di vita di esseri la cui unica colpa era quella di essere venuti al mondo, magari nel posto sbagliato. Nello stesso istante potevo pensare al pianto di un bambino che non ha ricevuto l'ennesimo giocattolo, confondersi con quello di un altro bambino che aspetta invece, dopo giorni, qualcosa da mangiare... qualunque cosa. Per me, dovevano essere aiutati entrambi. Andrea Gargiulo, che inizialmente avevo contattato per aiutarmi nelle parti di piano e tastiere, volle far parte del progetto in modo più completo, firmando alcuni brani e guadagnandosi in modo più che legittimo la paternità dell'opera. Condivise tutti gli aspetti che mi avevano spinto alla realizzazione di questo lavoro. Spiegare la mia presa di posizione riguardo la tematica affrontata, porterebbe via troppo tempo. Ho delle mie convinzioni che forse possono apparire "strane", come ad esempio la repulsione a fare l'elemosina ai bambini, precoci mendicanti, delle metropolitane di tutto il mondo. O per esempio, la mia posizione critica nei confronti delle istituzioni mondiali (vedi Unicef o Fao) dove si distribuiscono molti stipendi ma la situazione degli africani, alla fine, è sempre la stessa. Trenta anni fa in Africa morivano milioni di persone ogni anno per fame. Oggi muoiono milioni di persone ogni anno per fame. Cosa è cambiato? A volte penso che forse, anche la fame nel mondo è business...Queste mie riflessioni aprono dei veri e propri dibattiti e quindi richiedono molto tempo per tutti i dovuti chiarimenti, non credo valga la pena affrontare la cosa ora. Quello che non sopporto sono le persone che fanno donazioni a grandi enti, non sapendo che fine faranno i soldi. D'altra parte la cosa importante, è che loro siano a posto con la coscienza. Io credo che occorra un maggiore coinvolgimento. Per ognuno di noi. Sto aspettando con ansia l'organizzazione di un viaggio con un mio amico sacerdote congolese, p. Sebastien, per andare ad insegnare e registrare musica dei suoi ragazzi. Questo è ciò che lui mi ha proposto. Un bel viaggio in Congo. Grande!!!!

F.C.: Calore mediterraneo, atmosfere delicate, saggezza strumentale, ottimo interplay, felici rimandi alla lezione armonica di Metheny, Robben Ford, e tanti altri (se vuoi, indicameli tu, a me vengono in mente anche altri, ma questo ha poca importanza). Il tuo modo di suonare risulta in ogni caso personale e "ben argomentato".
F.A.: Il mio percorso musicale è costituito da poche esperienze importanti. Ho ascoltato moltissimi musicisti e moltissima musica, ma quelli che ritengo mi abbiano influenzato veramente sono una "manciata". Metheny e Ford sono sicuramente tra quelli, ma ho sempre cercato, anche attraverso la scelta dei miei strumenti, una voce più personale. Per questo sono anni ormai che suono quasi esclusivamente la chitarra classica. Trovo che gli strumenti acustici favoriscano lo sviluppo di un proprio suono. Sono sempre stato interessato all'aspetto melodico di un brano, sia per ciò che riguarda la composizione che per l'improvvisazione. Tuttavia ritengo sia quasi impossibile suonare oggi musica di matrice jazzistica senza essere neanche minimamente influenzato da musicisti come Metheny. Per quanto ci riguarda credo o almeno spero, di aver trasmesso una componente anche mediterranea nelle note del disco.

F.C.: Non manca, anzi, il sorriso (ben venga sempre!); poi gli inserti del geniale Totò all'interno del cd: come mai? (Una risposta già l'avrei, ma meglio che parli tu)
F.A.: In fase di missaggio notavo che nel disco veleggiava una certa aria di "serietà". Non è certamente parte del mio carattere, ne tantomeno in quello di Andrea, il prendersi sul serio. Ho colto al volo la proposta di Andrea di inserire quelle citazioni di Totò. L'inserimento non è affatto casuale. Ci sono motivi specifici sul perchè sono state scelte quelle battute e sul momento in cui sono state inserite. "...cacciatelo a questo fetente!" è ovviamente riferito al batterista Claudio Romano per via delle sue perfomances finali. "...la scienza va premiata..." Io ed Andrea ci prendiamo in giro. E' la fine del disco, ma anche l'inizio di un brano in cui succede veramente di tutto!

F.C.: L'opera risulta espressiva, la band mette in luce padronanza strumentale, i pentagrammi, piacevolmente sfuggenti, rivelano lirismo e pathos in una evidente personalità musicale, intensa e caratterizzata da un tatto discorsivo spesso intimista.
F.A.: Coloro che hanno collaborato alla realizzazione del disco prima ancora di essere musicisti sono amici. Amici veri. Alludo al fatto che per molti di loro c'è stato con me o con Andrea un rapporto di profonda stima e vita vissuta insieme. Mario Mazzaro ha vissuto a casa mia per oltre un anno. Enrico Del Gaudio ed Andrea sono praticamente cresciuti insieme. Non c'è stato nessun tipo di indicazione riguardo il cosa suonare. La scelta di uno o dell'altro musicista è derivata unicamente dalle loro caratteristiche espressive in grado di dare ad un determinato brano, il sound che io ed Andrea avevamo in mente. La profonda conoscenza ed il talento di ogni singolo musicista ha permesso questo.

F.C.: Le scelte ritmiche e melodiche s'accostano ad un linguaggio improvvisativo moderno e convincente, privo di fratture, il timing e lo spettro timbrico di piano/ basso/batteria giungono a chi ascolta formalmente nitidi.
F.A.: I brani da inserire sono stati scelti in seguito ad un lavoro piuttosto lungo. Abbiamo deciso di suonare per un certo periodo i brani in modo da arrivare alla definizione degli arrangiamenti. Io volevo che in formazione di quintetto fosse possibile suonare il repertorio dal vivo. Volevo registrare solo ciò che tecnicamente eravamo in grado di suonare, non volevo quindi troppe sovraincisioni, tagli, ecc....Dopo quasi un anno di lavoro decidemmo di entrare in sala. Praticamente a parte le tastiere, che avevamo preventivamente realizzato nel nostro studio, abbiamo registrato tutte le parti in quartetto (piano- chitarra- basso- batteria) "live" in studio... in due giorni. Alcune cose sono state registrate in modo "diverso".  "Intorno a me" è la registrazione di una prova effettuata nel mio studio. Dopo altri tentativi ci siamo accorti che quella take era veramente la migliore. Mi ricordo che ci siamo divertiti molto… "Vento del Sud", è andata bene alla prima take. Io ed Andrea avevamo in testa lo stesso tempo, la stessa intenzione, le stesse dinamiche... "Strade" un ottima performance di Andrea ed Enrico registrata nello studio di Enrico.

F.C.: Vuoi parlarmi dei pentagrammi da un lato più strettamente armonico?
F.A.: La differenza sostanziale che credo di riscontrare tra il mio modo di comporre e quello di Andrea è da ricercare nella nostra preparazione musicale, più che nei gusti. Andrea è un musicista formidabile e grande cultore della storia musicale oltre che docente al Conservatorio di Bari. I suoi interventi sono riconoscibili nella gestione delle armonie, sicuramente molto più elaborate delle mie. Song for speedy ne è un esempio. E' un brano che presenta un tema fortemente melodico ed estremamente semplice. Il fatto interessante è che quelle note si muovono su una struttura armonica che nella parte improvvisata, al contrario, mette a dura prova. Hai presente i poliaccordi?? I miei temi, da buon "chitarrista di strada", trovano spazio in soluzioni armoniche decisamente fluide. Credo che un assiduo ascolto di musica pop, anche italiana, mi abbia suggerito questo tipo di approccio. La conoscenza delle teorie armoniche proprie della musica jazz vengono in mio aiuto quando ho necessità di praticare delle sostituzioni per arricchire il tessuto armonico o magari per variare le intenzioni in qualche solo. A volte ci si lascia prendere la mano da soluzioni anglo-americane, sicuramente accattivanti. Il mio tentativo è quello di far emergere, la dove è possibile, il fatto che sono un musicista nato in una terra di grande tradizione musicale. La mia ricerca è sicuramente la semplicità melodica. Per semplicità intendo dire equilibrio, gusto, coerenza. Nel nostro repertorio musicale lirico ci sono un' infinità di esempi. Forse sotto questo aspetto, il chitarrista che più di ogni altro unisce questi elementi è proprio Jim Hall. Lo trovo cosi poco "americano"… Credo che il lavoro più duro, per me ed Andrea, sia stato quello di costruire i brani, quelli più lunghi, utilizzando parti che tenessero sempre viva l'attenzione dell'ascoltatore. Strade, Stand-up, Contrasti ne sono degli esempi. Almeno per quanto mi riguarda, non credo di aver utilizzato le parti improvvisate come elemento di richiamo. Non mi ritengo affatto un buon improvvisatore.

F.C.: …veramente a me non sembra, comunque se lo dici tu…C'è qualcosa ancora che tieni particolarmente a sottolineare, non è vero?
F.A.: Ci tenevo a parlarti brevemente del dopo disco. Che cosa ho fatto dopo l'uscita del CD? Dopo aver tentato invano di promuovere il disco con concerti (assai pochi), nel totale abbandono da parte dei discografici, pensai che era giunto il momento di sostenere tutti coloro che nonostante il loro talento trovavano difficoltà nel proporre la loro musica. Decisi quindi insieme al mio amico Carlo Ventura, di fondare la NoVoices Records, diventando così, produttore. Tuttavia la mia attività musicale continua in una veste insolita. L'insegnante di canto della scuola che dirigevo all'epoca, cultrice della musica brasiliana, mi propone di formare un gruppo per suonare essenzialmente il repertorio di Jobim. Nel corso di qualche mese, e molti concerti, il trio iniziale diventa in molti casi anche sestetto. Ci chiamavamo "Chic 'n' Bossa". In due anni di attività suonammo moltissimo raggiungendo un livello di affiatamento notevole. Cominciammo quindi a lavorare sul riarrangiamento dei brani bossa, che però si allontanavano dalle intenzioni di alcuni dei musicisti del gruppo. Per questo motivo, più qualche incomprensione, arrivammo allo scioglimento. Io che non volevo buttare due anni di lavoro, proposi a Federica, la cantante, di continuare in forma di duo il lavoro, al fine di pubblicare un CD. Attualmente abbiamo terminato sette brani del M° Jobim, arrangiando in modo decisamente originale, in molti casi anche sconvolgendo le strutture armoniche, quei brani che tutto il mondo conosce. Garota di Ipanema, Aguas de Marco, ecc...Sono sicuro di aver prodotto qualcosa di nuovo, e come sempre accade, cerco il confronto con tutti coloro i quali ritengo essere preziosi interlocutori. A parte la batteria, ho arrangiato i brani insieme a Federica suonando la chitarra, il basso, le percussioni. E' stato un lavoraccio, ma quanto ci siamo divertiti...

F.C.: Allora a presto, e buona musica!
F.A.: Ciao a presto... e grazie ancora.






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Data pubblicazione: 21/11/2006

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