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Intervista a Fabrizio Bosso
agosto 2011
di Nico Conversano

L'imminente uscita discografica di "Enchantment", vedrà l'incontro tra la brillante tromba di Fabrizio Bosso e le sontuose sonorità della London Symphony Orchestra. Un lavoro che già si preannuncia come uno tra i più importanti e ambiziosi del musicista torinese. Sebbene Bosso abbia già avuto modo di collaborare con un ensemble esteso, questo nuovo disco porta con sé il valore aggiunto di celebrare la musica di uno dei più grandi autori italiani di composizioni classiche e colonne sonore per il cinema: Nino Rota. Nel centenario dalla nascita, il trombettista omaggia l'universo sonoro del visionario compositore, arricchendo i suoi celebri temi di lirismo e swing. Ce ne ha parlato in anteprima in questa intervista, rivelandosi musicista colto e curioso, improvvisatore appassionato e dalle molteplici ispirazioni.

Iniziamo dalla tua imminente uscita discografica che presenterà un tributo alla musica di Nino Rota. Un nuovo lavoro che ti vedrà protagonista insieme alla prestigiosa London Symphony Orchestra. Puoi raccontarci com'è nato questo progetto?

L'idea nasce dal Maestro Stefano Fonzi, arrangiatore di tutta la musica. Il Maestro è stato allievo di Morricone ed è autore di diverse colonne sonore. E' stato lui a farmi questa proposta che mi ha ovviamente entusiasmato fin da subito. Ha in seguito contattato la London Symphony Orchestra che, dopo aver ascoltato i suoi precedenti lavori ed aver capito chi fossi, ha accettato di realizzare questo progetto.

Che tipo di lavoro è stato compiuto sugli arrangiamenti dei brani?

Ovviamente la tromba ricopre la parte principale nell'arrangiamento orchestrale scritto da Fonzi. Il Maestro aveva inizialmente pensato ad una esecuzione per sola tromba ed orchestra, poi ho suggerito di inserire la ritmica per rendere il tutto un po' più jazz e lasciare più spazio all'improvvisazione. La sezione ritmica sarà composta da Claudio Filippini al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Il Maestro Fonzi è stato entusiasta dell'idea e abbiamo proceduto in questo modo. C'è inoltre molta interazione con l'orchestra con la quale ci palleggiamo i temi. Il progetto finale consta di sette o otto brani con la ritmica ed un paio eseguiti per sola tromba e orchestra. Abbiamo lavorato molto prima di entrare in studio, realizzando provini e suonando su un' orchestra virtuale, per verificare il risultato finale. Poi abbiamo registrato il tutto con la London Symphony Orchestra in due giorni di registrazione nei celebri Air Studios di Abbey Road, a Londra.

Scorrendo la tua discografia ci si accorge di un'incisione risalente al 1995 a nome Gap Band nella quale, in compagnia di Pietro Tonolo, Piero Leveratto ed altri, è già possibile ascoltarti suonare la musica di Nino Rota.

È una storia un po' particolare. Il trombettista Marco Tamburini sarebbe dovuto essere il titolare di quella incisione. L‘idea iniziale era quella di tenere un paio di concerti per rodare il gruppo e, in seguito, entrare in studio per la registrazione. Tamburini ha però avuto altri impegni concertistici dell'ultima ora e hanno quindi pensato a me. Ovviamente conoscevo già la musica di Rota tramite i film, solo suonandola però, ho capito quanto fosse affine al jazz, e quanto fosse facile adattarla a questa musica. É stato il mio primo, vero approccio con la musica di Rota.

Qual è secondo te la principale caratteristica musicale che ha determinato il successo della musica di Rota nel mondo?

Sicuramente la cantabilità dei temi e l'originalità degli stessi. Pur ideando melodie che rimanevano facilmente in mente, Rota non ha mai scritto niente che fosse consueto. Temi come quelli di "Romeo e Giulietta" o de "Il Padrino", inoltre, si prestano molto ad un arricchimento armonico. Durante il lavoro in studio, ho ascoltato il pianista Claudio Filippini alterare o modificare qualche accordo delle sue composizioni e la cosa ha funzionato sempre benissimo. E' qualcosa che si può fare con tutta la sua musica.

Molti altri sono i tributi che ti hanno visto protagonista negli ultimi anni: da quelli a grandi della musica italiana come De Andrè, Domenico Modugno e recentemente Celentano, a quelli per Don Cherry, nel tuo recente "Complete Communion", o "About a Silent Way", per l'omonimo capolavoro di Miles Davis. C'è qualche artista al quale ti piacerebbe dedicare un omaggio?

Ce ne sarebbero tanti. Pescando nel mondo del pop, ad esempio, mi piacerebbe fare qualcosa per Stevie Wonder o Sting, artisti che adoro. Amo molto anche la musica brasiliana e se devo pensare a dei nomi citerei gente come Chico Buarque, Caetano Veloso o Nana Caimmy. Lei è un'altra artista a cui sono molto affezionato. Avrei voluto invitarla nell'ultimo disco che abbiamo registrato con la formazione "Latin Mood", insieme a Javier Girotto, ma non era semplice coinvolgerla.

Ultimamente hai avuto modo di suonare in duo con il pianista classico Nazzareno Carusi. Qual è il tuo rapporto odierno con la classica, una musica che ha segnato i tuoi inizi musicali ma che hai presto abbandonato?

Ho suonato poco in ambito classico. Fino ai 15 anni circa ho collaborato con l'Orchestra della Rai di Torino e vari gruppi di ottoni. In realtà sono cresciuto con i dischi delle grandi Orchestre di Duke Ellington e Count Basie, la musica di Clifford Brown e Louis Armstrong. Mio padre era un trombettista dilettante ma ha sempre suonato nelle orchestre. A otto anni già mi portava a suonare nelle big band ed è quindi stata questa la musica che ho frequentato di più sin da ragazzino. Ad un certo punto però, mi sono allontanato dal mondo della classica, sia in fase di studio che lavorando da concertista. I corsi che ho fatto a Saluzzo con Pierre Thibaud, prima tromba dell'Opera di Parigi, sono stati utilissimi, ma sentivo una certa rigidità che non mi andava più a genio, quindi mi sono lasciato prendere più dal jazz. Queste incursioni però, mi fanno molto bene e mi rendono felice. Certo potevo realizzarle solo con un pianista come Nazzareno Carusi, che ha un'apertura mentale pazzesca. Un pianista classico che ha la testa solo dentro quel mondo lì, non avrebbe potuto affrontare un concerto del genere. Carusi non è un improvvisatore ma è un musicista che sa ascoltare.

Ci sono dei compositori che prediligi o delle opere per tromba e orchestra a cui sei affezionato?

Hindemith sicuramente. Poi amo riascoltare concerti classici come quelli di Johann Hummel o Joseph Haydn. Stravinsky è sicuramente un altro compositore che prediligo a livello operistico: mi piace l'uso che fa della tromba. Altri sono Gustav Mahler, compositore dal suono possente, o certi concerti del primo novecento scritti da compositori francesi come Andrè Jolivet o Henri Tomasi. Seguo un po' meno la musica contemporanea. Mi affascina per la presenza di trombettisti straordinari, capaci di vere acrobazie con lo strumento, ma a livello epidermico non mi prende molto.

Restando in ambito pianistico, sono numerose le incisioni che ti hanno visto suonare in duo al fianco di pianisti jazz come Franco D'Andrea, Renato Sellani o Antonello Salis. Con quale pianista jazz del passato ti sarebbe piaciuto fare un duetto, tra quelli che non ci sono più?

Sicuramente mi sarebbe piaciuto suonare con Hank Jones. Ho avuto la fortuna di assistere ad un suo concerto con Joe Lovano al festival Jazz Baltica qualche anno fa. Aveva un suono straordinario. Mi è anche capitato di assistere ad un duetto fantastico del pianista John Lewis con Wynton Marsalis. Peccato sia venuto a mancare qualche mese dopo quel concerto tenutosi a Perugia.

La tua partecipazione all'ultimo festival di San Remo quale accompagnatore del pianista e cantante Raphael Gualazzi, unite alle tue più longeve collaborazioni con Sergio Cammariere e Mario Biondi, confermano i tuoi felici sodalizi con i cantanti e ne fanno una delle attività che più di frequente ti vedono impegnato. Cosa prediligi di più in questo tipo di collaborazioni e come cambia il tuo approccio musicale in funzione di questo particolare contesto musicale?

Non cambia più di tanto. Accetto di farle proprio perché non devo snaturare il mio modo di suonare. Se vengo chiamato da un cantante o da un musicista penso sia perché cerchi il mio tipo di suono. Così come è successo nel disco di Raphael Gualazzi: quando sono stato in studio, ho eseguito un solo con la sordina plunger che a me è venuto spontaneo, ma che inizialmente non era previsto. Poi Raphael l'ha ascoltato e gli è piaciuto molto. E' normale poi che accompagnare un cantante richieda una certa sensibilità. Non avrebbe senso farlo nello stesso modo in cui affronterei un omaggio a Don Cherry. Eseguire un solo in maniera più cantabile significa rispettare la melodia originale. Sono tutte cose che mi piace fare. Ascolto di tutto e odio i jazzisti "talebani" che suonano solo hard bop o free. Il jazz ha un sacco di sfaccettature.

Il tuo frequente uso di sordine e tecniche trombettistiche come il growl o il wah wah, creano un forte collegamento con la tradizione jazzistica dei primordi come quella di New Orleans e con i primi, grandi esponenti dello strumento come Armstrong, Gillespie o Cootey Williams. Qual è il tuo rapporto con la tradizione?

Andare avanti è importante, però conoscere le radici è fondamentale. Il lavoro che da anni sta facendo il trombettista Wynton Marsalis in questo senso, è notevole. Anche se c'è stato un periodo in cui era diventato forse eccessivamente conservatore, la sua idea è sempre stata quella di suonare la musica degli anni trenta e quaranta, arricchendola di una visione moderna. É un po' quello che cerco di fare anch'io: suonare in stile, ma in maniera contemporanea. Mi può capitare di suonare "Honeysuckle Rose", un brano molto "traditional", ma senza usare le note fondamentali. Se ci pensiamo, già Armstrong ai suoi tempi era di una modernità sconvolgente, nonostante qualcuno lo consideri legato ad uno stile datato. In realtà era avanti anni luce. É qualcosa che ho scoperto solo dopo.

La recente uscita del disco "Libero" in esclusiva per il mercato giapponese, conferma la calorosa accoglienza che il paese del Sol Levante da tempo riserva a te e più in generale ai jazzisti italiani. Quale trattamento ti viene riservato quando sei di passaggio in Giappone, e secondo te cosa rende il jazz italiano così appetibile ai giapponesi?

Lavorare là è fantastico. Per l'efficienza che c'è in tutto: dall'ospitalità alla cura del suono. Puoi veramente andare là e pensare solo a suonare la tua musica. La gente è calorosissima ed ha un grande rispetto per i musicisti. La differenza tra noi e loro è che se i giapponesi si appassionano ad un musicista, ne fanno un idolo. Per loro, tra me, Roberto Gatto o, ad esempio, Sting, non c'è nessuna differenza. Tu diventi ugualmente importante per loro aldilà del tuo livello o genere musicale. Poi hanno questo feticismo che li porta a recuperare assolutamente il Cd e di conseguenza non scaricano dal web. Le prime volte io ero imbarazzato perché arrivavano dei fan con 10, 15 Cd da autografare, con incisioni di collaborazioni assurde o lavori che non ricordavo nemmeno di aver fatto. Loro vogliono avere tutto dell'artista che amano.

Ad accompagnarti spesso in queste tue incursioni nella Terra del Sol Levante c'è la tua formazione più famosa, gli High Five. Da tempo manca un'incisione a nome di questo gruppo. State preparando qualcosa a riguardo?

Abbiamo registrato alcuni album in esclusiva per il mercato giapponese, entrambi per l'etichetta Blue Note. Uno è uscito in Italia, e solo in seguito è stato pubblicato lì. E'andato benissimo e ha venduto più di 20.000 copie. Poi abbiamo realizzato un disco live registrato al Blue Note di Tokyo, che risale a due anni fa, intitolato "Jazz for Fun"ed un altro, "Split Kick", registrato in Italia ma pubblicato solo in Giappone, circa un anno fa. In realtà la nostra è stata più una pausa concertistica che discografica, dovuta prevalentemente ad una serie di impegni dei vari componenti. Abbiamo però ripreso da poco a tenere concerti. Proprio ultimamente ne abbiamo tenuti alcuni e direi che potremmo presto tornare in studio di registrazione.

Le influenze latine rappresentano un'altra forte componente della tua musica. Lo testimoniano le tue collaborazioni con Javier Girotto per il gruppo "Latin Mood" o belle composizioni originali come "Rumba per Kampei". Nonostante le numerose frequentazioni da parte di molti musicisti, credi che il latin jazz sia uno stile che possa ancora riservare sorprese?

Assolutamente, sì. E'una musica divertentissima. Suonare con Girotto e Mangalavite mi ha insegnato a divertirmi sul palco. L'idea di un certo tipo di jazz è spesso associata prevalentemente a due atteggiamenti da palco: quello del quintetto classico di Miles Davis, eleganti e seri in volto, o quello del free jazz, votato al "cazzeggio" totale. Girotto e Mangalavite possiedono invece quel tipico spirito sudamericano che li porta a divertirsi, qualunque sia la situazione in cui ci si trovi, anche la più disastrosa, come a volte ci è capitato. Vivono la musica e si divertono, trovano sempre un motivo per farlo. Mi ha fatto bene suonare con loro, perché mi ha portato ad affrontare il palco e il pubblico in maniera differente, anche nei miei concerti personali. Suonare più spensieratamente non significa farlo in maniera meno rispettosa. In questo momento, la musica latina e brasiliana sono quelle che mi fanno stare meglio. Quando ho bisogno di rilassarmi e star bene, è questa la musica che ascolto.

Progetti nel tuo prossimo futuro?

Abbiamo appena messo su un trio chiamato "Spiritual" con Alberto Marsico all'organo hammond e Alessandro Minetto alla batteria, entrambi musicisti torinesi. Da un anno e mezzo mi capitava di tenere dei concerti con loro, ci divertivamo molto e così ci è venuta l'idea di andare in studio e realizzare un disco di brani gospel, rivisitati e corretti in chiave jazz. Credo ne sia venuto fuori un disco molto valido, che pubblicheremo al più presto. Per il momento continuerò a tenere concerti con questa formazione che sinora ha ottenuto un buon riscontro dal pubblico.







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I Festival Piemontesi, II Tappa: "I viaggi sono costruiti attraverso ritorni, passaggi e paesaggi e possono diventare con il tempo frequentazioni; le novità sanno stupire presentandosi come eccezioni o consolidate esperienze e il jazz acquista nuovamente lo stimolo per attraversare e ri-attraversare il Piemonte dell'estate 2007." (Alessandro Armando)

10/11/2007

Jazz Club Perugia: Oltre 1200 spettatori nel primo fine settimana al "Jazz d'inverno"...(Marcello Migliosi)

15/09/2007

La quinta stagione (Roberto Giglio)

11/08/2007

Drumonk (Lorenzo Tucci)

31/07/2007

Vicenza Jazz 2007: Andrea Bacchetti in "Omaggio a Ravel e de Falla", Irio De Paula con Fabrizio Bosso, Abdullah Ibrahim in "Senzo - Ancestor", la Egea Orchestra e il "Malian Project" di Dee Dee Bridgewater. (Giovanni Greto)

28/06/2007

Nuova gallery con le foto di Marco D'Amico.

23/06/2007

Mario Biondi 'Handful of Soul', insieme agli High Five Quintet, all'Auditorium di Roma: "Il pubblico romano, come sempre prodigo di applausi, si è lasciato trasportare da un'esibizione trascinante ed estremamente curata sotto il profilo dell'esecuzione." (Luigi Milani)

23/04/2007

Handuful Of Soul (Mario Biondi)

18/03/2007

Just Smile (Matteo Brancaleoni with Renato Sellani)

15/01/2007

Fantasy (Marchio Bossa)

04/01/2007

Un esclusivo reportage attraverso i festival piemontesi: "E' possibile percorrere centinaia di chilometri e ascoltare note di jazz senza uscire da una sola regione del nostro paese: Il Piemonte. Attraverso piccole città, paesi che sono ricordati solo per essere parte di una periferia, paesi che fanno parte di province troppo vaste per essere nominati singolarmente, si può vivere un viaggio a tappe, piacevolmente forzate, per rispondere ad un urgenza: il jazz." (Alessandro Armando)

03/12/2006

High Five, Gianluigi Trovesi, Fulvio Maras, Umberto Petrin, Rossano Sportiello (Giorgio Bianchi)

26/11/2006

Pure Soul (Andrea Sabatino)

29/06/2006

Pietro Condorelli Quintet e il trio formato da Roberto Gatto, Daniele Scannapieco e Julian Oliver Mazzariello allo Ueffilo Jazz Club: "Due grandi eventi in meno di una settimana: in totale, 8 tra i migliori musicisti attualmente presenti nel circuito nazionale..." (Alberto Francavilla)

08/06/2006

Mare Mosso (Bosso - Mannutza - Muresu - Volpe)

07/05/2006

Thinking Blue (Alberto Bonacasa 4et)

01/05/2006

Italian Trumpet Summit a Chiasso: "L'evento ha indubbiamente rappresentato una evidente dimostrazione dell'ottimo livello raggiunto dai jazzisti italiani che meritatamente si sono imposti in ambiti internazionali, riscuotendo i meritati riconoscimenti e consensi." (Bruno Gianquintieri)

09/04/2006

Un Jazz d'alto livello al Metropolitan di Palermo: Enrico Pieranunzi & Ada Montellanico Quintet nel tributo a Luigi Tenco "Danza di una Ninfa" e Roberto Gatto Special Quintet nel tributo al Miles Davis degli anni '64/'68. (Antonio Terzo)

14/03/2006

Quello che c'è in te (Elisabetta Guido)

08/02/2006

Le foto di Orvieto Jazz Winter 2005 (Daniela Crevena)

14/12/2005

Easy (Pietro Condorelli)

22/02/2005

Four for Jazz (I. De Paula - F. Bosso - M. Moriconi - M. Manzi)

30/12/2004

Jazzinaria Quartet (Dipinto di Blu)

21/12/2004

Other Directions (Nicola Conte)

31/07/2004

Together (Tres + Fabrizio Bosso)

25/07/2004

Evans Remembered (Enrico Pieranunzi & Horns)

03/07/2004

Jazz Desire (High Five)

13/03/2004

Once I Loved (Irio De Paula - Fabrizio Bosso)

30/08/2003

Gaspare Di Lieto: una biografia in musica. Pubblico incantato dall'incontro del pianista con il sax di Billy Harper. Atmosfere pregnanti per il terzo appuntamento della rassegna Jazz On The Coast. (Olga Chieffi)

30/06/2003

Pietro Condorelli al Jazz Juice Festival di Bitritto: "...accompagnato da Fabrizio Bosso, Francesco Nastro, Pietro Iodice e Gianluigi Goglia, ha eseguito un jazz vorticoso, denso di musica che ha galvanizzato il pubblico." (Marco Losavio)

28/06/2003

Intervista a Fabrizio Bosso: "...L'obiettivo adesso è la maturità, riuscire a raggiungere qualcosa… Tecnicamente c'è sempre da migliorare, basti prendere ad esempio Wynton Marsalis: mi piacerebbe fare la metà delle cose che riesce a fare lui...". (Antonio Terzo)

05/10/2002

In anteprima assoluta, su Jazzitalia, il CD Organ Grooves di Vito Di Modugno con Sandro Gibellini, Massimo Manzi, Stefano D'Anna, Fabrizio Bosso e la partecipazione straordinaria del fisarmonicista Pino Di Modugno (Red Records)

12/02/2001

Fast Flight di Fabrizio Bosso





Video:
GERSHWIN MOOD - Ilaria Basile
Ilaria Basile - Voce, Mario Rusca - Pianoforte e Arrangiamenti, Special Guest: Fabrizio Bosso - Tromba, Produzione: Sergio Besseghini, Distribuzione O...
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Giordano Carnevale 4et feat. Fabrizio Bosso @ Le Cave, Isernia - "Johnny Come Lately"
Dopo il successo riscosso all'Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni 2010, il clarinettista/sassofonista Giordano Carnevale ha riproposto il ...
inserito il 11/02/2011  da HandEyeFamilyMusic - visualizzazioni: 5017
Giordano Carnevale 4et feat. Fabrizio Bosso plays Duke Ellington @ Le Cave, Isernia - "Rain Check"
Dopo il successo riscosso all'Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni 2010, il clarinettista/sassofonista Giordano Carnevale ha riproposto il ...
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Fabrizio Bosso - Antonello Salis - Stunt - Castelbuono (PA) 21 agosto 2010
Fabrizio Bosso - Antonello Salis - Stunt - Castelbuono (PA) 21 agosto 2010...
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Fabrizio Bosso -Salis,Castelbuono 21-08-2010, Back-stage con marcia nuziale
Fabrizio Bosso-Antonello Salis, Jazzfestival Castelbuono (PA) 21 agosto 2010 - Back-stage con marcia nuziale(158.73MB)...
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Fabrizio Bosso - Seminario di Tromba Jazz
MousikéCentro di Attività e Formazione MusicaleSeminario di Tromba Jazz con Fabrizio Bosso 27 Marzo 2010 - Martina Franca (TA)...
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Stefano di Battista #nsj2008
Stefano di Battista (soprano sax, alto sax); Fabrizio Bosso (trumpet); Baptiste Trotignon (Hammond B3 organ); Greg Hutchinson (drums)...
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Stefano di Battista @ North Sea Jazz 2008
Stefano di Battista (soprano sax, alto sax); Fabrizio Bosso (trumpet); Baptiste Trotignon (Hammond B3 organ); Greg Hutchinson (drums)...
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Stunt (Fabrizio Bosso & Antonello Salis ).mpg
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Fabrizio Bosso Live a B Side: "Brown Paper Bag" (Roni Size)
Fabrizio Bosso improvvisa su "Brown Paper Bag" di Roni Size durante la diretta di B Side con Alessio Bertallot. Guarda tutti i live di Frabr...
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Fabrizio Bosso Antonello Salis Duo
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FABRIZIO BOSSO ESEGUE "ESTATE" LIVE AL JOHN & JAZZ DI ROSETO DEGLI ABRUZZI - TERAMO - 29 MAGGIO 2009
FABRIZIO BOSSO AL JOHN & JAZZ DI ROSETO DEGLI ABRUZZI - TERAMO - 29 MAGGIO 2009 HA TENUTO UN CONCERTO ACCOMPAGNATO DAL B.E.M. TRIO COMPOSTO DA BRU...
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Fabrizio Bosso with Antonello Salis al Moro
Fabrizio Bosso with Antonello Salis al Moro...
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Fabrizio Bosso with Antonello Salis al Moro
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Fabrizio Bosso with Antonello Salis al Moro
Fabrizio Bosso with Antonello Salis al Moro...
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I will love you
Stefano di Battista "Trouble shootin' 4tet w/ Fabrizio Bosso-Baptiste Trotignon-Greg Hutchinson at Jazz Baltica 2008...
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The Serpent's Charm
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Weather or not/Under her spell (extracts)
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Stefano Di Battista & Fabrizio Bosso suonano Work Song al concerto del 1 maggio 2008 a Roma...
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Stefano Di Battista Quartet Amsterdam July 2008
"Essaouira" Stefano Di Battista Quartet Amsterdam July 2008 w/ Fabrizio Bosso, Baptiste Trotignon & Greg Hutchinson...
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Stefano Di Battista_Rita Marcotulli - Ho Visto Nina Volare
Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso & Rita Marcotulli - Ho Visto Nina Volare di F. De Andrè...
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Stefano Di Battista & Fabrizio Bosso Concerto 1 Maggio.. The Jody Grind...
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Sanremo 2008: intervista a Fabrizio Bosso
Su http://festival.blogosfere.itA Sanremo abbiamo incontrato e intervistato Fabrizio Bosso.intervista di alessandra carnevali, video di caterina di io...
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Stefano Di Battista Quartet, Brazil Tim Festival 2007
Stefano Di Battista ft. Gregory Hutchinson on drums, Fabrizio Bosso on Trmpette, and Baptiste Trotignon on organ. Oct. 2007 Sao Paulo, Brazil...
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Fabrizio Bosso - The Italian trumpet summit 2007
Fabrizio Bosso " There is no greater love", Time in Jazz Festival.Berchidda, Sardegna.12-08-2007...
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FABRIZIO BOSSO
INTERVISTA A FABRIZIO BOSSO...
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Fabrizio Bosso live
Live @ Auditorium di Roma, Febbraio 2007www.bandamiranda.com...
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Fabrizio Bosso Trumpet summit 2004 Roma
Fabrizio Bosso solo "Trumpet summit 2004"at La palma club Roma...
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Data pubblicazione: 09/10/2011

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