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Quattro chiacchiere con...Giuseppe Mirabella
dicembre 2013
A cura di Alceste Ayroldi

Naumachia, ovvero la battaglia navale: perché sei partito da questo concetto?
In realtà via Naumachia è una strada nel centro storico di Catania che assurge a metafora di un momento della mia vita particolarmente travagliato: uno di quei periodi di forte cambiamento interiore a seguito dei quali si riesce a definire chiaramente un prima e un poi nel proprio modo di essere. Il disco, essendo stato registrato subito dopo, ne ha assorbito tutta l'emotività. Non sono andato in studio con un'idea precisa in testa, avevo alcune composizioni e sentivo un forte bisogno di registrare, per il resto tutto ha preso forma da se. Ne è scaturita una rappresentazione di ciò che avevo dentro caratterizzata da un'astrazione che superava ogni mia possibile descrizione verbale e ne sono stato molto contento.

E' il tuo terzo progetto da leader. Ora, visti i tempi (di particolare "fermento" discografico), sembra che tu centellini le tue uscite discografiche: è una scelta voluta oppure dettata da eventi estranei alla tua volontà?
Entrambe le cose. Da un canto la mia attività discografica, sia come leader che come sideman, inizia da tempi relativamente recenti, prima dei quali sentivo il bisogno di fare molte esperienze musicali ma non quello di registrare. Dall'altro credo molto nella spontaneità come essenza dell'atto creativo: mi piace andare in studio solo quando sento una forte esigenza di farlo. Non so spiegarlo bene a parole, è come se lasciassi che in me si formasse una certa quantità di energia fino al momento in cui essa chiede di venir fuori. Non amo creare un progetto musicale a tavolino: che sia una singola composizione o un intero disco deve scattare in me quel "qualcosa" di spontaneo e ciò avviene con i suoi tempi.

Giuseppe, che significato ha fare un disco in un momento di crisi generale e, in particolare, del mercato discografico?
Per la maggior parte dei musicisti che non hanno una grande popolarità, e io sono tra questi, non è semplice fare un disco in questo momento storico: è un impegno economico non da poco, a fronte di pochi concerti e di vendite discografiche esigue. Ma un disco si fa per urgenza creativa, si fa principalmente per se stessi e non si può rimandare. Nel caso di Naumachìa ho spedito il master a Mario Caccia della Abeat il quale ha accettato con entusiasmo di pubblicare il disco proponendomi di iniziare un percorso discografico. Sapere di avere il sostegno di un'ottima etichetta è indubbiamente molto importante: aiuta e stimola parecchio nella prospettiva di lavori futuri. Per quando riguarda la crisi in generale mi viene da pensare a quante opere d'arte o scoperte siano state concepite in tempi tristi, di povertà o addirittura di guerra. Probabilmente è proprio il volere reagire al disagio di tempi bui a stimolare la creatività umana; o quantomeno questo è ciò che mi piace pensare…

Digressioni "socio-economiche" a parte, come hai formato il gruppo e come hai effettuato le scelte dei tuoi compagni di viaggio?
Avendo una amicizia intima con Dino Rubino ed essendo in un momento particolarmente introspettivo, è stato naturale coinvolgerlo, guadagnando così, oltre che la sua straordinaria sensibilità musicale, quel valore aggiunto che potevo avere da una persona con cui ho condiviso intimamente i presupposti che stanno dietro alla musica di questo lavoro. Ricordo ancora il momento in cui parlai a Dino dell'idea di registrare e insieme abbiamo individuato in Stefano e Riccardo i compagni ideali, scelti principalmente per il loro eclettismo ma anche per ragioni di affiatamento, cosa quest'ultima che per registrare questo particolare progetto ritenevo imprescindibile.

In questo album sei vicino al mainstream, fatta eccezione per Standalone, composta con Salvatore Pennisi, che ha delle dimensioni differenti, anche nella struttura parecchio aperta. Qual è la tua natura musicale?
La mia natura musicale cambia continuamente. Penso di poter affermare che attualmente convivono in me differenti esigenze espressive, pertanto utilizzo diversi approcci tanto per comporre quanto per improvvisare. Delle volte è il messaggio da cui parto ad avere la centralità e cerco, di volta in volta, il modo a me più congeniale per esprimerlo subordinando ad esso tutto il resto (forme, strutture, sonorità, organico, linguaggio, influenze stilistiche…). Delle altre mi metto in condizioni opposte: faccio in modo che l'intuizione nasca dalla mia interazione spontanea ed estemporanea con determinati input o scenari. Brani dalla struttura standard, composizioni aperte, improvvisazione libera, ma anche jam session, costituiscono tutte possibili risorse e occasioni per liberare la creatività.

Altra bella eccezione è la traccia eponima, dai finimenti contemporanei e, soprattutto, ciò che colpisce è il contrasto tra il titolo e il suono che sprigiona. A cosa ti sei ispirato?
Per registrare questa traccia ho chiesto a Dino Rubino di imbracciare la tromba e suonare insieme tentando rappresentare in qualche modo una certa sensazione di smarrimento, di vuoto, a tratti di angoscia… Uno stato d'animo che sia io che lui conoscevamo bene e di cui, da intimi amici, avevamo spesso parlato. Nessuna partitura, nessun accordo o vincolo strutturale, solo ascoltarsi reciprocamente e dialogare con gli strumenti.

Sembra che ti sia congeniale il quartetto, almeno nei tuoi lavori da leader. E' questa la formazione che preferisci?
Il quartetto con il piano (amo il pianoforte) è la formazione che ho avuto da subito in mente per Naumachía. In generale trovo che quando si è sulla stessa lunghezza d'onda sia particolarmente stimolante suonare con un pianista, altrimenti è davvero difficile. Suono spesso anche in trio con l'organo: formazione con cui ho registrato il mio primo disco "Moods". Da un po' di tempo penso ad organici diversi dal quartetto: dal duo a formazioni abbastanza ampie di sette o più elementi.

Chi è il tuo musicista di riferimento e, se diverso, chi è il tuo chitarrista di riferimento?
Negli anni della formazione, ho avuto diversi riferimenti. Quando mi colpiva un artista, per un periodo mi concentravo sulla sua musica acquistando più cd che potevo (allora i cd si acquistavano e andare in un negozio di dischi a scegliere con cura il disco da ascoltare era un rito!). In generale ascoltavo i giganti: ho avuto il mio periodo Miles, quello Bill Evans ma anche quello Bach. Riguardo i chitarristi, da quelli rock e blues a quelli jazz, hanno costituito per me un riferimento più per quanto concerne lo studio dello strumento che per la concezione musicale, eccezione fatta per Jim Hall. Attualmente accade che ad ispirarmi non siano solo musicisti ma artisti in generale o anche persone che, pur non essendo artisti, hanno fatto della loro vita qualcosa di molto simile ad un'opera d'arte: sono sempre più spesso interessato e quindi influenzato dall'atteggiamento e dal processo che porta a un determinato risultato artistico oltre che dall'opera in sé.

Giuseppe, cosa ti aspetti da questo disco e quali sono i tuoi programmi futuri?
Ho imparato a non riporre eccessive aspettative su un disco, piuttosto preferisco vivere intensamente l'intero processo creativo che ne precede la pubblicazione. La vera avventura, a mio modo di vedere, sta nel "durante", non nel "dopo". L'intero processo di creazione, dalla fase delle idee iniziali a quella dell'esigenza di registrare, dalla scelta dei compagni di viaggio ai giorni passati in studio, è un'esperienza esaltante e quando arrivi ad un prodotto che ti rappresenta, poco importa il dopo. Appena dopo l'uscita di "Naumachía" sono stato coinvolto da Dino Rubino nella registrazione del suo nuovo disco "Kairos" che uscirà per la Tuk Records di Paolo Fresu. È un lavoro quest'ultimo caratterizzato da un organico particolare: piano, contrabbasso, batteria, chitarra, due corni francesi, un trombone e un clarinetto basso. Ad esso partecipo in veste di arrangiatore insieme a Dino oltre che quella di chitarrista. Partire da composizioni al pianoforte e pensarle per un organico come quello descritto è stato un processo molto simile alla composizione stessa che mi ha coinvolto talmente tanto da considerare il disco in parte anche mio. Per il futuro immediato ho in mente di continuare il sodalizio artistico con Salvatore Pennisi e lavorare ad un nuovo disco con sperimentazione elettronica e ampio organico, sulla strada già delineata dal nostro precedente lavoro "Braintrain".

Il tuo background culturale è duplice: conservatorio, ma anche una laurea in ingegneria informatica. Pensi che la tua musica o la tua tecnica abbia subito influenze dal tuo percorso di studi informatici?
Certamente! Penso che essere musicista non coincida con il conoscere con più o meno perizia uno strumento o la materia musicale. Sono convinto che inevitabilmente nella musica confluisca tutto ciò che una persona abbia in sé: dal modo di essere al background culturale a quello delle esperienze vissute... Da un punto di vista prettamente tecnico, essendo essenzialmente un autodidatta, penso che adottare un approccio ingegneristico mi abbia aiutato parecchio per inquadrare buona parte di ciò che in musica può essere studiato come, ad esempio, implementare le regole armoniche sulla tastiera di una chitarra. D'altro canto penso che sia diretta conseguenza di quegli studi anche un certo approccio sperimentale che caratterizza alcune mie composizioni o progetti come il disco "Braintrain". In ogni caso, non amando certa musica "cervellotica", preferisco metabolizzare il risultato di un processo speculativo per fare in modo che passi dalla sfera conscia del razionale a quella inconscia e spontanea del 'sentire' e questo riguarda tanto la composizione quanto l'improvvisazione. La laurea al conservatorio l'ho presa di recente e con essa ho approfondito alcuni aspetti della scrittura per ampi organici e, al tempo stesso, realizzato un piccolo desiderio che avevo sin da ragazzino!

A proposito: ma al jazz come sei arrivato? Chi è stato colui il quale ti ha "iniziato"?
Ricordo esattamente il momento in cui rimasi letteralmente folgorato dalla musica jazz: ero un giovane chitarrista rock e mi trovavo quasi per caso in un jazz club di Piazza Armerina allora molto quotato, il Black Box. Stavo ad un metro da Massimo Urbani che, in un bagno di sudore e in un apparente stato di sofferenza, suonava con un suono viscerale e una intensità al limite delle possibilità umane quella musica che fino ad allora non mi aveva mai 'preso'. Ho avuto la netta impressione di assistere al suo "urlo". Ricordo che pensai: "non capisco cosa stia suonando e che note stia facendo ma quello che sto ascoltando é meraviglioso". Era uno degli ultimi concerti di Massimo. Nello stesso locale qualche mese dopo ho incontrato il noto pianista Giovanni Mazzarino e dopo averlo sentito suonare ho voluto conoscerlo: è stato lui ad indirizzarmi e credere in me, infondermi una grande dose di entusiasmo contagiandomi con la sua passione e successivamente introdurmi in quel mondo che fino ad allora mi appariva così lontano.

Per diverso tempo hai collaborato con Barbara Casini per il progetto sulle musiche di Antonio Carlos Jobim. Cosa ti è rimasto, dal punto di vista musicale, dell'avventura nella bossa nova?
Conoscevo la bossa nova anche da prima della mia collaborazione con Barbara. E' un mondo che ho sempre sentito molto vicino a me oltre che al mio modo di concepire la musica: composizioni eleganti, spesso melodicamente e armonicamente ricercate, al contempo dirette e intense, cariche di pathos e sempre intrise di quella vena di 'saudade' che un po' fa parte anche del mio modo di essere. "Greta e As I am", due mie composizioni presenti in "Naumachìa", riflettono chiaramente questa influenza. Quando ho ricevuto la proposta di suonare in trio con Barbara e Nello Toscano ne sono stato entusiasta. Barbara è un'artista tanto autentica quanto unica: basta ascoltarla cantare e accompagnarsi con la chitarra per accorgersene inequivocabilmente e rimanere incantati. Essere al suo fianco sul palco non è stato un semplice "suonare insieme", ma condividere una vibrazione, dare sfogo a quella saudade e vivere qualcosa che va aldilà delle note e trascende la musica stessa.

E delle altre tue collaborazioni, quali ritieni essere stata determinante per te?
Su tutte senza dubbio quella con Dado Moroni. L'ho conosciuto in Sicilia, era uno dei miei miti, possedevo i suoi dischi e conoscevo a memoria anche alcuni dei suoi soli: quanto swing! Quando nel 2007 mi ha chiamato a fare parte del suo gruppo "An Oscar for Peterson", un trio drumless che omaggiava la musica del grande pianista canadese allora appena scomparso, per me si é materializzato un sogno. É stata un'esperienza lunga quattro anni durante i quali ho girato le più importanti rassegne jazzistiche italiane a fianco di uno dei pianisti più conosciuti e stimati al mondo. Con lui ho imparato quello che solo su un palco, accanto ad un musicista di quel calibro, penso si possa imparare.

Sei un importante rappresentante della vitale scena jazzistica siciliana: come giudichi la situazione attuale? E, visto che ci siamo, come vedi la situazione italiana?
Nonostante la crisi ed i pochi spazi per la musica, in Sicilia stiamo assistendo a un incredibile proliferare di nuovi talenti e di proposte musicali. Non pochi la definiscono una delle regioni più feconde della nostra penisola. Penso che le ragioni di ciò siano da individuare anche nel proficuo e generoso scambio tra generazioni diverse che in Sicilia mi appare più evidente che altrove. Musicisti di grande esperienza quali Giovanni Mazzarino, Nello Toscano, Mimmo Cafiero, Loredana Spata, solo per citarne alcuni, hanno da sempre favorito questo processo di scambio creando notevoli realtà concertistiche, didattiche e opportunità concrete per le nuove generazioni. Molto si deve anche alla presenza, nelle maggiori città dell'isola, di alcune strutture di formazione qualificate per l'insegnamento della musica jazz. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto concerne la situazione italiana noto una generale tendenza alla ricerca di una spettacolarizzazione eccessiva da parte di chi organizza i concerti. Si propongono sempre più spesso solo eventi fortemente mediatici che rischiano di dare un taglio sempre più commerciale (nel peggiore senso della parola) alle rassegne. In antitesi, non è infrequente trovare grande fermento, novità progettuali di vari artisti, maggiore varietà e ricchezza, nella proposta culturale di associazioni di appassionati o anche piccoli locali. E se è vero che con la crisi, senza l'evento sensazionalistico, gli organizzatori non riescono a fare cassa (o meglio business!), è altrettanto vero che il miglior jazz, quello autentico, ha storicamente avuto luogo in locali di trenta posti, come il Blue Note o lo storico Capolinea, nei quali chi organizzava lo faceva per passione condividendo con i musicisti gioie e dolori che il fare arte comportava.

Quanto è difficile oggi fare il musicista?
Con i tempi che stiamo vivendo non puoi più dare per scontato che farai il musicista per il resto della tua vita e questa sensazione di incertezza ti fa aggrappare alla musica e te la fa amare e vivere con tutte le forze che hai in corpo.






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Jazz & Wine, Live Music Buffet presso il Palermo Jolly Hotel con la direzione artistica di Giovanni Mazzarino: "Chissà perché le iniziative o gli esperimenti più interessanti durano poco e finiscono per sparire. Grandi hotel internazionali hanno un proprio jazz club di riferimento, spesso anche accorpato nelle proprie pertinenze, dove vengono chiamati a suonare dei jazzisti di rilievo, sia locali che stranieri, per il diletto di ospiti ed esterni." (Antonio Terzo)

04/01/2009

LEZIONI (chitarra): Storia della chitarra jazz attraverso le improvvisazioni dei grandi chitarristi. Si inizia con Charlie Christian, Wes Montgomery, Jimmy Raney e Jim Hall... (Pietro Nicosia)

19/10/2008

Kind Of Blue (50th Anniversary De Luxe Edition) (Miles Davis)

12/10/2008

Goin' Solo
(Celebrating 60 years in jazz guitar)
(Sergio Coppotelli)

29/08/2008

The Past Inside The Present (Gianfranco Continenza)

29/06/2008

si è concluso il Vittoria Jazz Festival - Music & Cerasuolo Wine: "...una prima edizione ben riuscita, tanto sotto l'aspetto musicale che per il buon seguito di pubblico, giunto anche dalle province limitrofe, il cui successo ha indotto già le realtà organizzatrici, Comune di Vittoria in testa, a dare appuntamento all'anno prossimo per l'edizione numero due..." (Antonio Terzo)

15/06/2008

LEZIONI (piano): "In breve 9", un brano dedicato al grande Bill Evans (Massimo Colombo)

04/05/2008

Intervista con Dino Rubino: "Ho iniziato ad amare la musica sin da piccolo, essendo cresciuto in un ambiente dove essa era compagna di tutti i giorni. Ad 11 anni ho iniziato a studiare pianoforte al Conservatorio di Catania ed a 14, dopo aver assistito ad un concerto di Tom Harrell, ho deciso di iniziare lo studio della tromba e del jazz. A 20 anni ho avuto una crisi musicale, decisi di mollare la tromba per ricominciare lo studio del pianoforte." (Giovanna Scibona)

20/03/2008

Humanity (Tom Harrell - Dado Moroni)

16/03/2008

The Cube (The cube & Tom Harrell)

07/01/2008

Intervista al giovane chitarrista Simone Gubbiotti: "In Italia credo ci sia scarsa disponibilità alla progettualità, specialmente di idee nuove e originali ed è davvero complesso entrare in contatto con le persone, molto spesso con gli stessi musicisti...Negli Stati Uniti la novità è sempre accettata ben volentieri, c'è scambio di idee..." (Eva Simontacchi)

21/11/2007

Live Conversations (Dado Moroni - Enrico Pieranunzi)

01/11/2007

LEZIONI (piano): Pentatoniche e accordi per quarta (Claudio Angeleri)

16/06/2007

Anything Else (Rosario Giuliani Quintet)

02/05/2007

Intervista a Rosario Giuliani: "Non riesco a vivere la musica jazz se non come una passione e vorrei che questo la gente sentisse...Per me la musica è un'espressione necessaria ed insostituibile, è dire qualcosa che non può passare attraverso le parole, qualcosa che viene dallo stomaco." (Daniele Mastrangelo)

23/04/2007

Wishlist (Marco Trifilio)

25/02/2007

Un lupo in Darsena (Danila Satragno)

25/02/2007

Liquid Gardens (Franco Ambrosetti)

11/02/2007

Intervista a Eddie Gomez: "Tutto ciò che io ho studiato, tutto ciò a cui mi sono interessato, non è stato premeditato. Il mio interesse si è sviluppato col tempo. A 21 anni forse potevo dire di aver appreso qualcosa di questa storia, e di quella e di quell'altra ... Poi, nei miei anni succesivi con Bill Evans, ho appreso ancora di più della tradizione ... e sto ancora imparando..." (Adriana Augenti)

11/01/2007

Gallery dal London Jazz Festival di Thomas Van Der Aa e Nadia Guida.

27/12/2006

Eventi Jazz 2006 a Busto Arsizio con Ignacio Berroa, Dado Moroni, Kenny Barron, Mike Stern. Sei serate di jazz nei vari teatri cittadini sempre gremiti di pubblico appassionato e intento ad ascoltare le varie proposte stilistiche previste dalla programmazione.

16/12/2006

Enrico Rava, Aldo Romano, Joey Baron, Henri Texier, Dado Moroni...dalla rassegna Jazz&Wine of Peace 2006 (Luca D'Agostino - Phocus Agency)

14/12/2006

Intervista a Rita Marcotulli: "Credo però anche che sia molto importante trovare una propria voce, raccontare la propria storia, non quella di qualcun altro, altrimenti si diventa solo dei grandi interpreti, come gli esecutori di musica classica. Non è poco, perchè non è facile interpretare qualcun altro. Però il jazz non è musica scritta come la musica classica: vale la pena dipingere il quadro di un altro pittore?" (Antonio Terzo)

10/11/2006

Nuova gallery direttamente dal Blue Note di Milano (Enrico Barberis)

14/07/2006

Intervista a Kenny Barron e Dado Moroni: "Mi piacerebbe fare un disco con un'orchestra d'archi. E comunque fare qualcosa che mi piace, senza dovermi preoccupare se venderà o no." (Rossella Del Grande)

09/04/2006

Un Jazz d'alto livello al Metropolitan di Palermo: Enrico Pieranunzi & Ada Montellanico Quintet nel tributo a Luigi Tenco "Danza di una Ninfa" e Roberto Gatto Special Quintet nel tributo al Miles Davis degli anni '64/'68. (Antonio Terzo)

09/04/2006

Enrico Rava e Dado Moroni: "Gran parte del pubblico ha dimostrato di gradire la scelta di un repertorio di standards, che non ha tuttavia emozionato gli appassionati di jazz..." (Giovanni Greto)

12/03/2006

Duologues (Jim Hall - Enrico Pieranunzi)

06/02/2006

Franco Cerri: ottant'anni suonati!! Teatro Arcimboldi, Milano - 28 gennaio 2006 (Giorgio Alto)

09/09/2005

I Mostri Sacri: Oscar Peterson, Jim Hall e Roy Haynes infiammano l'edizione 2005 di Umbria Jazz...(Antonio Terzo)

22/05/2005

Lewis Nash e il suo quartetto al Borgo Club di Genova: "...Il quartetto di Lewis Nash ha offerto una serata di grande jazz, una prova stimolante con pagine di poderoso impulso, infondendo ai brani inseriti in programma una vita nuova, connubio ideale di geometrie musicali e di concetti liricamente trasfigurati..." (Enzo Cochetti)

11/03/2005

Bill Evans nel ricordo di una serata nata con diffidenza e trasformatasi in un momento irripetibile, unico, come solo un grande di quel calibro avrebbe potuto fare...(Alberto Grimoldi)

14/11/2004

LEZIONI (piano): Bill Evans e i pianisti di Davis. (Claudio Angeleri)

02/11/2004

Jim Hall trio con Enrico Pieranunzi al Blue Note: "La voce della chitarra di Jim Hall è estremamente fluida e delicata, ogni singola nota è densa di significato. A volte canta quasi impercettibilmente anche lui insieme alla sua chitarra mentre improvvisa." (Eva Simontacchi)

02/11/2004

Intervista a Jim Hall: "La cosa principale che dico ai giovani chitarristi o musicisti è: divertitevi e rendetevi conto di quanto la musica vi ripaghi, di quanto vi dona a livello interiore. Anche se non riuscite a vivere di sola musica, solo l'idea…. specialmente di improvvisare la musica, è grandiosa." (Eva Simontacchi)

31/01/2004

LEZIONI (chitarra): Un omaggio a Jim Hall attraverso uno splendido solo sul brano Tangerine. (A. Ongarello)

12/01/2003

Jim Hall e Charlie Haden: "...musica allo stato puro; è suono approdato alla sua bella delicatezza dopo chissà quali complessi e tortuosi percorsi, è maestria senza presunzione alcuna." (Vito Mancino)

08/12/2002

LEZIONI (chitarra): Continua l'esplorazione dei soli di sassofonisti con una nuova trascrizione di Paul Desmond su Rude Old Man accompagnato ancora da Jim Hall....(Antonio Ongarello)

18/10/2002

LEZIONI (chitarra): Una nuova trascrizione di un fantastico solo di Paul Desmond su The Theme of Black Orpheus con un grande Jim Hall ad "accompagnare"....(Antonio Ongarello)

19/01/2002

Jim Hall & Paolo Fresu con la Milan (R)evolution Orchestra, Freddy Cole & Woody Herman Orchestra. Due concerti del ricco cartellone degli Aperitivo in Concerto 2001 al Teatro Manzoni.

21/10/2001

Jim Hall Trio con Greg Osby a Lecce. Un concerto di altissimo livello nello splendido scenario del Teatro Politeama.

08/10/2000

Jim Hall a Pomigliano d'arco. Un articolo da leggere, vedere e…sentire.





Video:
FRANCESCO CAFISO 4 OUT @ BLUE NOTE 11/1/2011
Francesco Cafiso, Dino Rubino, Stefano Bagnoli, Paolino Della Porta...
inserito il 16/02/2011  da tibet1962 - visualizzazioni: 2807
Francescco Cafiso For Out - I hear a rapsody
Francesco Cafiso, Dino Rubino, Sefano Bagnoli, Paolino Della Porta...
inserito il 14/02/2011  da tibet1962 - visualizzazioni: 2481
Francesco Cafiso 4 out @ Blue Note 11 gennaio 2011 (BIS)
Francesco Cafiso, Dino Rubino, Stefano Bagnoli, Paolino Della Porta...
inserito il 11/01/2011  da tibet1962 - visualizzazioni: 2647
Joe Locke - Dado Moroni - Rosario Giuliani @ Umbria Jazz Winter # 18
Joe Locke - Dado Moroni - Rosario Giuliani...
inserito il 01/01/2011  da umbriajazz10 - visualizzazioni: 4180
Stepping on stars - Joe Locke Rosario Giuliani Dado Moroni (Egea Records-Umbria Jazz)
Spot nuova uscita discografica 2011 "STEPPING ON STARS" J.LOCKE-R.GIULIANI-D.MORONI(EGEA RECORDS-UMBRIAJAZZ) www.egeamusic.comRegistarto dur...
inserito il 24/12/2010  da EgeaRecordsMusic - visualizzazioni: 4251
Jim Hall & Enrico Pieranunzi @ Eddie Lang Jazz Festival XX Edition 2010 - "Careful" (HD Video)
Per celebrare la XX Edizione dell'Eddie Lang Jazz Festival, i giardini del Castello Pignatelli di Monteroduni (Isernia) hanno visto esibirsi u...
inserito il 19/09/2010  da HandEyeFamilyMusic - visualizzazioni: 4339
OJFESTIVAL2010-VASANELLO-CAFISO/RUBINO
ORTACCIO JAZZ FESTIVALVASANELLO 15/18 LUGLIO 2010...
inserito il 26/07/2010  da maracao - visualizzazioni: 2297
Cafiso - Rubino ...
ProveCheck Sound...
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Bill Evans: tutta la musica in un 'tocco'
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inserito il 15/02/2010  da azionecreativa - visualizzazioni: 2979
Pablo (Dino Rubino, Francesco Cafiso and the Island Blue Quartet)
catania jazz, a new trip tour...
inserito il 20/01/2010  da fab2yeux - visualizzazioni: 2357
Bill Evans - Autumn leaves
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inserito il 06/01/2010  da PianoGreatest - visualizzazioni: 2983
JIM HALL & BILL FRISEL "Owed to Freddie Green" w/ SCOTT COLLEY JOEY BARON - Umbria Jazz Winter #17
JIM HALL - BILL FRISELL QUARTET, feat. SCOTT COLLEY & JOEY BARON in "Owed to Freddie Green", tratto dall'album Hemispheres . Il titolo d...
inserito il 31/12/2009  da nickingos - visualizzazioni: 3564
Bill Evans Trio Helsinki 1970
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Bill Evans Trio 1962 with Paul Motian - Nardis
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inserito il 23/12/2009  da RareJazzVideos - visualizzazioni: 2723
NOTTE BIANCA CATANIA 2009 FRANCESCO CAFISO DINO RUBINO SCUCCESS
nessuna descrizione disponibile...
inserito il 02/11/2009  da tonicarbone - visualizzazioni: 2314
NOTTE BIANCA CATANIA 2009 FRANCESCO CAFISO DINO RUBINO SCUCCESS
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ALBERTA BRAVO CAFE E FRANCESCO 092FRANCESCO CAFISO THE GENIOUS!!!|!BOLOGNA OTTOBRE 2009
20 e 21 ottobre Bologna al Bravo Caffè Francesco Cafiso THE GENIUS !!!! grazie di darci una emozione che dai tempi di Coltraine o dei grandissimi...
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Gallarate Jazz Festival 2009 - Francesco Cafiso parte 1
Prima parte dell'intervento di Francesco Cafiso al Gallarate Jazz Festival 2009Leggi articolo:http://www.portaleassesempione.it/cultura/4580-g...
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Francesco Cafiso, Dario Rubino, Amedeo Ariano, Aldo VigoritoConcerto solo su prenotazione onlinePrenotazioni online chiuse. Telefonare al moro per inf...
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Bill Evans - Waltz For Debby,players' cast shown in comment of [lk2u] and [stefshop].thanks for the information....
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Bill Evans-My Foolish Heart
Bill Evans : piano,Larry bunker : drum , Chuck Israel : bass....
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Sunday at the Village Vanguard - Bill Evans
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Bill Evans | Sunday at the Village Vanguard
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Data pubblicazione: 28/12/2013

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