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Quattro chiacchiere con...Guido di Leone
gennaio 2014
A cura di Alceste Ayroldi

Se tu dovessi paragonare lo standard jazz a una forma letteraria, su quale ricadrebbe il paragone e l'importanza?
Al genere più intramontabile, la letteratura classica dell'antica Grecia, ma anche alla letteratura moderna per la sua attualità.

Nell'immenso mare degli standards, come riesci ad effettuare le scelte dei brani da inserire nel disco, quali criteri adotti?

Sono scelte a volte casuali, un ascolto, un brano studiato con un allievo, un ricordo personale, un brano che avresti sempre voluto suonare ma non ti sentivi adeguato...

Ora, al di là dell'evoluzione storica del jazz intorno ad uno standard, secondo te cosa rende immortale un brano, tanto entrare nell'Olimpo?
Lo standard diventa veramente intramontabile grazie alle interpretazioni memorabili, ma quasi sempre si tratta di composizioni con belle melodie e armonie intriganti che stuzzicano il palato raffinato dei jazzisti. Qualche brano è diventato molto noto anche solo per esser finito quasi casualmente sui Real Book.

E oltre agli standards, sul tuo secondo volume, ci sono due tuoi brani. Come nascono le tue composizioni? Chi o cosa ti ispira?
Scrivo quando sono ispirato, ma anche per commissione, per l'imminente incisione di un cd, per musicare un testo... Devo essere sincero i brani più riusciti non sono sempre i più ispirati, a volte scrivo meglio sedendomi alla scrivania e facendomi venire un'idea. Forse succede lo stesso agli autori dei romanzi?

I due brani a tua firma sono nati appositamente per questo album?
I miei due brani gli avevo già scritti: sono due cosiddetti "contrafacts", cioè melodie concepite su giri armonici già esistenti. "Four Brothers in Sofia" è un blues sul giro armonico di "Blues for Alice" di Charlie Parker, "Another It's Wonderful" sul giro di "'Swonderful" di George Gershwin.

Facciamo un gioco: per ogni standard presente nel disco attribuiresti almeno un aggettivo?
‘Round Midnight
Misteriosa
This I Dig Of You
Elegantemente incazzata
I Remember You
Dolce
I'll Remember April
Gustosa
Waltz New
Intrigante
Daahoud
Energica
Laura
meravigliosa...ho chiamato mia figlia Laura grazie a questo capolavoro
Full House (Wes Montgomery)
Unit Seven
Danzante
Angel Eyes
Swingante

Rispetto al tuo primo volume, hai scelto un combo, anzi due, totalmente differenti: perché questa scelta?
Mi piace cambiare formazione, un disco tutto col piano, contrabbasso e batteria non l'avevo mai inciso. Amo usare la chitarra come un pianoforte, ma questa volta ho pensato che potesse essere maturo sacrificare le mie " armi " armoniche, per un utilizzo quasi esclusivamente melodico della chitarra. Qui ho collaborato con eccellenti musicisti pugliesi, tutti amici: Bruno Montrone e Onofrio Paciulli al pianoforte, Dario Di Lecce e Francesco Angiuli al contrabbasso, Fabio Delle Foglie e Giovanni Scasciamacchia alla batteria. Due trii, perché da un paio di anni sono i musicisti che prevalentemente si alternano con me sul palco e, poi, ho più possibilità di trovarne uno libero quando c'è' da fare un concerto.

Guido, saltando di palo in frasca: come giudichi la scena jazzistica pugliese?
La scena artistica jazzistica pugliese è una delle più interessanti d'Italia, quella organizzativa non è male; certo, si potrebbe chiedere e avere di più, ma questo è un problema nazionale.

E quella nazionale?
Anche a livello nazionale, ci sono tanti bravissimi e interessanti musicisti giovani, ma anche anziani che si rinnovano e propongono con tanta energia nuovi progetti. Se soltanto in Italia ci fosse più promozione a livello televisivo delle arti "serie" come il jazz, la lirica, la poesia, il teatro, già le organizzazioni private senza nemmeno bisogno di aiuti pubblici lavorerebbero con meno difficoltà. Nello specifico, in Italia ci sono centinaia, ma credo migliaia di club, associazioni che hanno difficoltà ad avere pubblico, perché il jazz non lo si conosce. C'è ancora chi pensa che sia una musica difficile e per vecchi: alcuni ragazzi non l'hanno mai sentito. Poi quando lo scoprono se ne innamorano!

Guido, i giovani hanno voglia di apprendere dal passato?
Abbiamo passato un periodo in cui i ragazzi che si avvicinavano al jazz lo facevano attraverso la fusion, parlo degli anni Ottanta e Novanta o chi si approcciava al jazz partendo da uno studio superficiale del free. Oggi, c'è chi ancora fa questo errore, però c'è anche un cambiamento di tendenza, conosco giovanissimi che conoscono e studiano la tradizione, il ragtime, lo swing, il bebop per poi approcciarsi al seguito. Ogni tanto c'è' chi però, vede la tradizione come unica e rigida possibilità di esprimersi, creando ghetti di jazz classico, moderno, postmoderno....mi fanno ridere !! In America l'approccio stilistico è molto più rilassato, genuino e rispettoso, quindi più profondo e artistico.

Cosa consiglieresti a un giovane futuro musicista. Meglio, cosa gli diresti di fronte alle sue aspettative?
Ai giovani consiglio appunto, di ascoltare molto, studiare, e di crearsi una identità, che non vuol dire suonare in un solo stile, ma imparare tutto e mescolare. Tirar fuori appunto un proprio suono, non necessariamente unico e raro, ma sincero. Così facendo, anche professionalmente, i colleghi sapranno a chi rivolgersi per ottenere quel particolare sound. E poi, essere professionali, puntuali, modesti!

La domanda apparirà pleonastica ed è provocatoria: quanto mercato può avere, oggi, un disco di jazz "classico"?
Oggi il mercato discografico è tutto in crisi, paradossalmente il piccolo mercato del jazz "nostro" ne risente poco. Negli anni Novanta se ne vendevano di più, ma i numeri erano sempre bassi. Chi ha avuto grandi cambiamenti sono i grandi mercati discografici, sono passati da milioni di copie a qualche migliaia. Per fortuna se ne vendono ancora un po', durante i concerti. Comunque il genere stilistico non credo che influisca sulle vendite. Dipende dal luogo e dal contesto.

C'è qualcosa del nuovo che ti colpisce e ti piace?
Molte sonorità attuali mi piacciono e mi incuriosiscono, ma prima di definirle nuove e innovative ce ne vuole. Sento spesso dai giovani parlare di jazz moderno, ma poi propongono cose già sentite negli anni Sessanta. Va benissimo, eviterei soltanto l'appellativo di "nuovo " perché è' fuorviante e irrispettoso nei confronti dei nostri "padri". Gli innovatori sono pochi ! Per quanto riguarda i miei gusti, sì sono curioso, ascolto le nuove produzioni, ma difficilmente ne rimango affascinato. Preferisco sempre un bel cd di Rollins, Ellington, Ella, Ornette, Jim Hall....., Joao.

Parliamo anche della tua attività da direttore artistico: cosa bolle in pentola?
Sono il direttore artistico del Jazz Club Bari che organizza una ventina di concerti l'anno. Cerco di dare spazio a tutti, giovani, ma anche anziani, pugliesi e non, famosi e non. Inoltre curo le rassegne di un piccolo club barese "Musa" che con grandi sacrifici organizza concerti jazz il giovedì, venerdì e sabato. Poi, a Valenzano insieme al mio amico Pino Ladisa, pasticcere eccelso stiamo organizzando la terza edizione della rassegna jazz primaverile presso la sua pasticceria.

Con chi vorresti collaborare, ma soprattutto con chi non vorresti mai collaborare?
Oggi mi piacerebbe collaborare con Joey Baron, Joe Lovano, Tom Harrell, ma sono nomi buttati un po' così, quasi a caso. Stimo tanti artisti, in realtà mi interessa molto il contesto progettuale più che la partecipazione occasionale.. Un sogno? Un duo con Joao Gilberto, anche se avrei paura!! Non mi interessa invece collaborare con i fanatici degli stili, come dicevo prima, non vorrei mai sentirmi dire: suona più dentro, più fuori, più moderno o più antico. Mi piace l'approccio alla Miles, sfruttare ed essere sfruttato in base al mio modo di esprimermi.

E, del passato, con chi avresti voluto collaborare e perché?
Beh, del passato.....Tutti !!! Amo il West Coast, quindi per esempio, Shelly Mann, Stan Getz, Chet Baker, Anita 'O Day, ma anche swingare nell'orchestra di Count Basie al posto di Freddie Green non doveva essere male. Amo anche la Bossa Nova, con Elis Regina credo che avrei pianto tutto il tempo del concerto, è la mia cantante preferita in assoluto! Ma finiamola qua, non vorrei che qualcuno di loro si offenda e mi chiami prematuramente a fare le prove lassù!

Dopo "Standards On Guitar Vol. II" cosa hai in programma?
E' in uscita un cd dal titolo "The Duke " con il VibeGuitar Quartet con Saverio Tasca vibrafono, Giuseppe Bassi contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia. Suoniamo originals nostri, ma anche qualche standards. Inciderò a breve poi un cd in trio con Angelo Adamo armonica cromatica e Francesco Angiuli contrabbasso. Angelo è anche astronomo, registreremo solo brani dedicati alla Luna, Sole e Stelle. Invece come mio progetto personale non so, sono in meditazione. Forse uno "Standards vol.3" con solo brani di bossa nova.

A chi dedichi questo lavoro?
Lo dedico agli amanti degli standards, ma anche a mia figlia Laura, è nata a settembre.






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Data pubblicazione: 08/02/2014

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