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Intervista a Paolo Fresu
luglio 2007
di Giuseppe Mavilla

G.M.: Quando nasce questo incontro con Uri Caine e come si è sviluppato nel tempo?
P.F.: Ho invitato Uri nell'edizione 2002 del mio festival, lui è arrivato con il suo trio, non ci conoscevamo poi siamo finiti sul palco e abbiamo fatto qualcosa insieme che ci è piaciuta ed allora ci siamo ripromessi di dare un seguito a questa cosa per cui ci siamo ritrovati a Roma in autunno. Abbiamo fatto una tounée con alcune date in Italia e altre in Europa finché siamo approdati in studio per registrare un disco che si chiama "Things" e stasera siamo qui per questo progetto nato così per caso ma ormai divenuto stabile. Questo perché tra noi ci sono molte affinità, c'è molto amore per la melodia, c'è molto amore per lo swing; come sentirai nel concerto di stasera, c'è molto jazz, lavoriamo poco su nostri brani, ci sono invece molti standard.

G.M.: Che voi interpretate con rispetto ma anche con eclettismo?
P.F.: Noi li interpretiamo a modo nostro ma anche con molto rispetto per la tradizione, c'è Monteverdi, c'è Handel, non ci sono solo gli standard, oggi suonarli sembra sia un peccato, perché sembra nascondere la mancanza di nuove idee. Invece lo standard è una fonte di ispirazione enorme che tu devi cercare di fare tua. E' chiaro che se lo suoni come lo ha suonato Davis o Parker non ha senso, è banale. Quindi per noi il repertorio è solo un pretesto per suonare della buona musica, che sia un brano nostro, che sia uno standard, che sia un brano del ‘600, che sia una canzone, non cambia niente, non è il materiale che è fondamentale, deve essere semplicemente valido perché diventi una chiave per suonarlo dal nostro punto di vista.

G.M.: ...con l'obbiettivo nel contempo di farlo conoscere...
P.F.: Sì, anche questo, però è fondamentale che dietro tutto questo ci sia un'emozione, ci sia poesia e anche melodia, in fin dei conti anche Uri è un musicista che ama la melodia, che poi è l'aspetto primario di questo discorso. Per cui non una musica che sia esclusivamente ricerca, non una musica intellettuale e nemmeno un pretesto intellettuale per scegliere un brano anziché un altro. Tutto quello che suoniamo lo suoniamo perché ci piace e spesso arriviamo al concerto la sera e decidiamo di suonare un brano che uno di noi due ha provato per gioco durante il soundcheck. Poi accade che l'altro ci va dietro perché lo conosce, e se il risultato ci piace decidiamo di eseguirlo la sera durante il concerto. Non c'è un motivo preciso per averlo fatto ci piace e basta.

G.M.: ...quindi non c'è una scaletta prestabilita?
P.F.: No, ci sono dei brani che suoniamo più spesso ai quali aggiungiamo brani che magari improvvisiamo la sera e che conosciamo entrambi.

G.M.: Tu fai parte di una schiera di musicisti di jazz italiani fra i più conosciuti e stimati, per i quali per certi versi è facile avere successo, mentre ce ne sono altri che si muovono ancora, ai margini o nell'anonimato. Nel caso tuo l'esperienza di Direttore Artistico di Time in jazz può averti aiutato nell'alimentare questa tua visibilità o sei stato tu a dare notorietà al festival?
P.F.:
Un po' entrambi gli aspetti, Berchidda è una sorta di isola felice perché ha un grandissimo seguito, un paese di 2800 abitanti che ospita per cinque giorni trentacinque mila persone. E' un fenomeno quasi da studiare. Io credo che le due cose vadano di pari passo, nel senso che Berchidda è un percorso talmente personale, che è difficile pensare ad un altro direttore artistico, si incarna, purtroppo, con me...

G.M.: Perché "purtroppo"?
P.F.: Perché a volte sono stanco e la sua organizzazione richiede un impegno notevole, richiede molto lavoro, è diventato qualcosa di molto grande, c'è un team straordinario che ci lavora dietro, però alla fine è chiaro che io, come dire, ho le mie responsabilità, creare quel festival, fare il cartellone, scegliere il tema dell'anno, lavorare su progetti originali, costruire tutto un percorso che in qualche modo abbia una sua logicità, infatti ogni cosa che succede a Berchidda ha una logica sua fondamentale che è quella del rispetto dei luoghi, indipendentemente che queste siano le montagne o le chiese in campagna o le navi, gli aeroporti, ogni cosa è proprio estremamente pensata per concretizzarsi in un percorso e da questo punto di vista per me è faticoso. Ci si lavora un anno, infatti si finisce il 15 agosto, ma già a metà del successivo settembre si comincia a pensare alla futura edizione. E' comunque una esperienza molto interessante e bellissima, è come fare una partitura, costruire una sinfonia, per cui partendo da questo assunto è chiaro che è difficile stabilire quanto c'è di Paolo Fresu e quanto c'è del festival, le cose sono strettamente legate, e penso che il festival sia stato un ottimo strumento per la gente che viene e che ritrova in esso il mio pensiero. Tornando a quello che mi chiedevi prima, sì è vero che ci sono molti musicisti che meriterebbero di essere apprezzati, il jazz italiano è oggi a livelli veramente molto validi e molti artisti avrebbero bisogno di più spazio, in particolare i giovani e spero che siano sempre più festival a dare spazio ai giovani. In Sardegna c'è ne sono e mi auguro anche che ci siano degli artisti che ascoltino, io ascolto tutto ciò che mi viene spedito e scrivo quando me lo chiedono anche dei pareri. Scrivo note di copertina spessissimo per giovani musicisti quando il disco mi piace e credo che sia importante per i giovani che ci sia un aiuto da parte di coloro che hanno un certo peso e che quindi possono dare un contributo importante. Per quanto riguarda invece i musicisti noti, ma non a sufficienza, è un problema, perché ci sono musicisti che non sono più tanto giovani e mi rendo conto che per loro è difficile, perché a parte Berchidda molti festival programmano quello che gli passa per la testa perché tanto la gente ci va lo stesso. Da noi hanno tutti lo stesso spazio, anche i borsisti dei seminari di Nuoro Jazz e la gente viene perché si fida di noi e poi sceglie quello che gli piace secondo le proprie preferenze. Purtroppo i Direttori Artistici non hanno sempre coraggio e questo è un peccato perché si scoprirebbero delle cose veramente straordinarie e il pubblico riuscirebbe ad avere una visione più chiara di quella che è la forza del jazz italiano, una delle realtà più importanti che ci sono in Europa e non solo.

G.M.: Il libro che ha scritto Luigi Onori, Paolo Fresu Talabout, che avete fatto quasi insieme, ti ha soddisfatto?
P.F.: Sì, io sono soddisfatto perché credo sia un libro serio, molto profondo, anzi troppo profondo nel senso che per un profano magari questa raffica di informazioni non siano molto interessanti, ma ci sono anche dei pensieri, delle riflessioni. Io sono molto contento perché è un libro che mi rappresenta molto e non è affatto lacunoso, racconta una storia che è la mia in questo caso, e soprattutto, questo l'ho detto sempre quando lo abbiamo presentato in giro, è un libro talmente approfondito e serio che in realtà racconta la storia del jazz degli ultimi trent'anni e quindi credo che ce ne fosse bisogno di un libro che raccontasse una storia comunque nuova che sta portando ai risultati che conosciamo. Chiaramente la mia è una delle tante storie però sicuramente ha una progressione molto logica occupandosi di uno che viene dalla periferia, da un paese piccolo di un'isola per certi versi isolata e si trova a vivere in un mondo che è quello del jazz italiano prima e del jazz europeo dopo per cui sono contento e credo che mi rappresenti bene. Non racconta solo di dati con grafici piuttosto che informazioni discografiche, ma racconta, neanche in modo distaccato, un filosofia di pensiero che non è soltanto quella della musica ma anche quella di un artista che ha il pretesto della musica per andare a cercare altro. E anche questo pretesto della sardità che è una parola grossa della quale non se ne può più e dietro la quale tutti si nascondono. Comunque Luigi riesce, da persona intelligente qual è, a raccontare e fotografare, dalla giusta distanza, questo mio percorso vedendolo da fuori e cercando di inquadrarlo in un contesto più ampio che è quello del jazz italiano.

G.M.: Hai già tracciato un tuo percorso preferenziale, da percorrerete in seno al jazz e alla musica più in generale visto le tue aperture musicali?
P.F.: Io sono ancora incerto e anche un po' stanco al punto che mi verrebbe anche voglia di focalizzare solo su alcuni progetti la mia attenzione, però poi alla fine, è questa la cosa che mi piace di più. Io questo mese suonerò tutti i giorni, sarò ad Umbria Jazz e a parte i dieci giorni con Uri suonerò con il mio quintetto, con il quartetto Devil con Antonello Salis, sarò con il quartetto d'archi, con Dhafer Youssef & Eivind Aarset, con la Kocani Orchestra e poi ci sono i miei progetti storici che sono dei punti fermi e che porto avanti da diversi anni e ormai penso che questo di stasera con Uri ne faccia parte così come quello con l'Orchestra jazz della Sardegna con la quale abbiamo registrato "Birth of The Cool" per dare seguito all'operazione filologica di recupero di quelle opere della metà degli ani '50. Però diciamo che ci sono due vie una è quella dei miei progetti coltivati e seguiti da quindici, venti e più anni e una via diversa, comunque fondamentale, che è quella degli incontri perché non puoi chiuderti in una gabbia in quanto, se non ti alimenti altrove, finisce che la tua musica diventa un po' ripetitiva. E' il discorso dei progetti della musica del mondo, sta per uscire spero prestissimo un film con gli zulù sudafricani che abbiamo girato due anni fa. Sono tutte esperienze che mi stimolano molto perché al di là del fatto che siano jazz o non siano jazz, e si può molto discutere sul grado di jazzità di questi progetti, sono dei percorsi di ricerca a ritroso con le quali alla fine scopri che ci sono delle affinità in qualsiasi caso. Alcune volte può risultare dispersivo, lo so, però mi piace di più l'idea di rischiare con le scelte musicali piuttosto di quella della sicurezza, in cui ti presenti sul palco e fai quello che la gente ti chiede e tutti sono contenti. Mi piace anche l'idea non di spiazzare però se dovessi essere quello che funziona con i dettami di oggi direi sono un musicista conosciuto, la gente viene per sentire quello che vuole sentire però a me non interessa e se gli piace è ok, se non gli piace pazienza. E' fondamentale avere questa libertà, non essere legato a nessun tipo di successo perché se no finisce che diventiamo come tutti gli altri.

G.M.: I tuoi riferimenti relativamente agli anni ‘50?
P.F.:  Miles, Chet Baker in primo luogo, poi naturalmente anche gli altri Armstrong, Clifford Brown, Fats Navarro, Lester Bowie, Don Cherry e ancora i grandi di sempre, i pluriascoltati però diciamo che da un certo punto di vista della costruzione filosofica del progetto musicale Davis rimane una sorta di faro non tanto come trombettista ma proprio per quello che ha fatto insieme a pochi altri nella storia del jazz. Io penso che lui sia stato uno che ha contribuito in maniera determinante all'evoluzione della storia. Cioè: un conto è essere poeti della tromba come Chet Baker o come altri, un'altra cosa è essere riusciti a fare dei passi talmente grandi da far si che altri poi siano entrati in quelle porte chiuse per scoprire dei mondi completamente nuovi. Credo che Miles sia stato un grandissimo esempio, ad di là del fatto che piaccia o non piaccia a tutti, per cui per me questo pensiero, questa sorta di insegnamento è stato illuminante, quindi molte delle cose che metto in pratica tutti i giorni magari non me ne rendo conto ma se ci penso bene so che vengono da quel tipo di scuola. Ancora oggi se ascolto "Kind Of Blue" continuo a ritrovare in esso una attualità sconvolgente in quanto a pesi, misure, silenzi, capacità improvvisativi, sviluppo dei solisti, interplay, è un disco di allora che però oggi continua ad essere una delle cose più belle che si siano mai sentite, un'opera fondamentale.

G.M.: Pensi che quel periodo nel jazz sia ripetibile?
P.F.:  Fortunatamente no, come tutti i periodi storici...

G.M.: Perché, ritieni che siano stati dei geni?
P.F.:  No, io non credo nella genialità, penso invece che siano stati degli artisti immensi. Però l'immensità della artista non è nella non capacità di raggiungere qualcosa. Io penso che l'immensità dell'artista sia nell'estrema intelligenza nel dono, naturalmente fondamentale della musicalità, e poi in una capacità straordinaria di pensare con la testa e di suonare con lo stomaco per cui non credo nella genialità assoluta, credo nella capacità di alcuni artisti proprio di riuscire a portare avanti un qualcosa e nello stesso tempo ottenere dei risultati laddove altri non riusciranno mai ad arrivare. Mi piace pensare all'artista come una persona qualsiasi ricca di umanità, un'umanità che lo rende ancora più grande. Non pensare all'artista come a qualcosa di inarrivabile. Però questa umanità mi piace pensarla convivere con le stesse insicurezze e i problemi che hanno gli altri. Sono le doti naturali che fanno la differenza e se si hanno delle doti allora si possono raggiungere dei risultati. E' vero che il raggiungimento di certi risultati dipende anche da altri fattori, passa da altre logiche, per cui penso che quel periodo storico non sia ripercorribile, non ci sono le stesse persone, non ci sono le stesse teste ne' le stesse esigenze di vita, le stesse problematiche, per cui ha fatto bene Miles quando gli hanno chiesto di rifare Porgy and Bess, a dire di no. Piuttosto credo sia fondamentale rifare un'altra opera così grande che non deve essere la stessa. Utilizziamo altri linguaggi, ci sono altri codici che si rifanno alla musica di allora, necessitiamo di periodi storici che siano marcati da opere che in qualche modo superino i tempi e restino nella storia. Finora credo che sia accaduto raramente di trovare opere così importanti che dopo quarant'anni continuano ad avere addosso la patina del tempo. Certo sulle le opere di oggi come ad esempio quelle del trio di Jarrett o di altri potremmo discutere tra trent'anni, però è anche vero che la musica di oggi e anche certo jazz di oggi si sta allineando verso direzioni di consumo vedi ad esempio la house music. Sono espressioni musicali che non fai a tempo a conoscere che già cambiano, per cui è difficile trovare oggi un filone talmente preciso e rigoroso che esprima qualcosa che tra cinquant'anni sarà ancora in auge come accade se sentiamo oggi Porgy and Bess Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald. E' inevitabile che ci stupiamo, ciò vuol dire che quella musica ha un valore assoluto che va al di là del tempo, al di la della moda e c'è una classicità, se vogliamo definirla tale, che non è estetica ma di contenuti che va al di là di tutto. Credo che Kind Of Blue ad esempio sia una di queste ma quella classicità è anche nell'arte, non si può oggi disegnare come Leonardo o come Botticelli o rifare il neo classico, non avrebbe assolutamente senso. Ha un senso studiare quell'opera, studiare le tecniche e cercare oggi di costruire un qualcosa che rifacendosi a quel periodo storico possa inventare qualcosa di nuovo. Ecco io penso che questo sia il nostro compito e credo che sia un compito estremamente scomodo.

G.M.: Oggi qual è il linguaggio jazz che ha un po' queste caratteristiche e dove nasce? Per esempio New York, la Downtown Scene, oppure…?
P.F.:  Dicuramente alcune delle cose newyorkesi sono molto interessanti. Io penso che a New York si sta ricreando quell'incrocio storico che c'è stato negli anni ‘20 durante il secolo scorso. Il jazz nasce da questo incontro di culture che vengono da tutto il mondo. La New York di oggi, quella dei musicisti è un po' simile, poi c'è la scena scandinava e anche quella italiana. Di certo è difficile oggi poter stabilire quale potrebbe essere la corrente che può dare determinati risultati. Sicuramente quella del jazz elettrico, un po' spaziale, norvegese, è un percorso nuovo ben identificabile e quindi è auspicabile che questo percorso possa dare ottimi risultati. Insomma stanno arrivando dall'Europa alcuni spunti che sicuramente sono nuovi rispetto al passato. Di certo non credo, e lo dico con un po' di polemica, che sarà il jazz di Wynton Marsalis, che continua a limitarlo nell'ambito di un preciso periodo storico. Il jazz è una musica aperta a tutto quello che accade intorno ed è sempre stato così se si affronta con rigore e troppi limiti è difficile che possa svilupparsi.

G.M.: Sul tuo cd player cosa hai messo ultimamente?
P.F.:  Ultimamente sto ascoltando un disco molto bello di un quartetto d'archi che si chiama Alborada, dove suona anche mia moglie che è una violinista, un altro disco molto bello che mi è arrivato a casa è quello del gruppo di Karlos Bruschini, bassista dei Cordoba Reunion, di Javier Girotto, poi ascolto spesso Kind Of Blue, ascolto un disco di Maria Bethania comprato a Bahia due anni fa, dedicato al repertorio di Vinicius De Moraes, tant'è che ho inciso uno di questi brani in un disco con Galliano che uscirà in Italia il prossimo anno. Ascolto anche Jarrett nei dischi da solo, ascolto molte cose anche per necessità perchè magari devo scriverne le note di copertina e poi ascolto principalmente a casa. Ascolto musica barocca, ascolto Bach, musica del ‘600, poco rock e poco pop.

G.M.: Infine parliamo dell'ultimo disco che hai inciso insieme al tuo quintetto?
P.F.:  E' l'ultimo di cinque album e a quanto ci risulta non è stata mai fatta una cosa simile. Un progetto importante che racconta un'esperienza singolare. Ognuno di noi ha espresso un disco per il gruppo, suoniamo insieme da ventitre anni siamo sempre stati noi cinque, per cui questa idea dei cinque dischi è una scommessa e anche un rischio. Direi una scommessa vinta perché i dischi sono tutti usciti, sono stati apprezzati anche all'estero e adesso l'ultimo è il mio uscito il mese scorso

G.M.: Sei rimasto per ultimo?
P.F.:  Sì e in effetti pensavo: -magari…… non lo compra nessuno- e invece sta andando bene e comunque sono cinque progetti discografici simili ma diversi. Volevamo spiegare attraverso questi cinque dischi che quando un gruppo resta insieme così tanti anni ha una personalità talmente forte e pregante che anche in questo caso non è importante la musica che si suona ma come la si suona e quindi i cinque dischi sono tutti suonati allo stesso modo. L'idea era quella di dimostrare che potevamo suonare con la logica del quintetto, le composizioni di cinque autori diversi, qualcuno ha detto: -sono tutti uguali- e invece no, sono uguali e diversi se li ascoltate con attenzione, perché c'è la diversità della scrittura della musica più o meno architettata, più o meno organizzata. C'è chi scrive in modo più poetico, ogni disco ha una sua dimensione perché pensato da uno dei cinque. Poi c'è una sintesi che è quella del gruppo, noi cinque viviamo talmente in simbiosi che suoniamo la musica come un principio che ci appartiene.






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Sardinia jazz (Claudio Loi)- Franco Bergoglio

30/05/2010

Paolo Fresu racconta il jazz attraverso la storia dei grandi trombettisti americani (Paolo Fresu)- Alceste Ayroldi

30/05/2010

Haruka (Gaia Quatro) - Marco Buttafuoco

17/04/2010

Bergamo Jazz 2010: "Tocca sempre a Bergamo il compito di inaugurare la nuova stagione del jazz in Italia, dall'alto di una tradizione di scintillante fattura, impreziosita dalla seconda conduzione artistica di Paolo Fresu, il cui obiettivo quest'anno è stato quello di concentrarsi su alcune delle correnti che attribuiscono al genere nuova linfa." (Vittorio Pio)

12/04/2010

Paolo Fresu e Ralph Towner per Veneto Jazz Winter 2010: "Ottime, tecnicamente inappuntabili e fantasiose, le improvvisazioni di entrambi...90 minuti di musica che ritempra lo spirito e mette tutti di buon umore." (Giovanni Greto)

13/03/2010

14ma edizione di Parma Jazz Frontiere 2009, "A viva voce": "E' una rassegna piena di coraggio. L' artista oggi si trova davanti tante porte. Magari dietro molte di queste porte non ci sono percorsi da seguire. Ma bisogna aprirle ugualmente e rischiare, perchè senza ricerca e senza rischio c' è la cristallizzazione, che è nemica dell'arte. Un festival non deve far solo ascoltare il noto ed il già sentito. Non deve invitare solo i musicisti più che conosciuti, o invitarli solo perchè americani e-o afro-americani." (Marco Buttafuoco)

26/12/2009

Musica Dentro (Paolo Fresu)- Marco Buttafuoco

20/12/2009

Musica Dentro: a Sassari si racconta Paolo Fresu. Il trombettista di Berchidda ha presentato al Conservatorio il suo libro insieme a Salvatore Mannuzzu e Flavio Soriga. Il racconto diventa musica per il pubblico, numeroso ed emozionato come in concerto. (Luigi Coppola)

06/12/2009

Eventi in Jazz 2009: la perla d'autunno. "Una manifestazione che è cresciuta nel tempo soprattutto dal punto di vista qualitativo e che è riuscita ad uscire dai confini del territorio, diventando una tradizione da non perdere e una rassegna che per costanza, qualità e importanza dei musicisti invitati, si piazza tra i più interessanti festival europei." (Alessandro Carabelli)

22/11/2009

Chiaroscuro (Ralph Towner & Paolo Fresu)- Gianmichele Taormina

07/11/2009

Replay (Raffaele Casarano & Locomotive) - Alceste Ayroldi

19/09/2009

XXII Edizione del Festival Internazionale Time in Jazz dedicata all'Acqua: "Forse, mai come stavolta, si è percepito tra i cultori del jazz e delle sue variabili una simbiosi tra musica e luoghi intesi come mondo in cui vivere. Nei giorni del festival, ogni artista, ogni singola nota, ogni messaggio ha ribadito che anche attraverso la musica si può - anzi, si deve - offrire il proprio contributo per tenere in vita nel miglior modo possibile per noi e per coloro che arriveranno, un mondo che oggi appare offeso e trascurato nelle sue risorse essenziali: tra queste l'acqua, nelle sue forme e mutazioni in parallelo con le infinite combinazioni musicali." (Viviana Maxia)

04/08/2009

Da Umbria Jazz 2009: Guinga "Dialetto Carioca" con Gabriele Mirabassi & Lula Galvao; Gianluca Petrella Cosmic Band con Paolo Fresu: cronaca di una rivoluzione Jazz; Chick Corea & Stefano Bollani Duet; Richard Galliano Quartet Feat. Gonzalo Rubalcaba, Richard Bona, Clarence Penn (Enrico Bianchi)

20/07/2009

Dall'8 al 30 maggio si è tenuta a Cagliari la 12a edizione della Rassegna "Forma e Poesia nel Jazz". Jazz: come dalla forma può scaturire la poesia. Chiacchierata con Nicola Spiga sulla rassegna jazz di primavera. (di Viviana Maxia)

03/07/2009

Paolo Fresu Devil Quartet, Tom Harrell, Jerry Bergonzi al Vittoria Jazz Festival - Music & Cerasuolo Wine, diretto da Francesco Cafiso: "...una manifestazione che vuole crescere, quest'anno la rassegna si internazionalizza, grazie alla presenza di musicisti molto apprezzati in Europa e nel mondo." (Antonio Terzo)

06/06/2009

Think (Paolo Fresu & Uri Caine)

19/04/2009

"Let's Get Lost: Chet Baker ed il Messaggio nella Bottiglia" nell'ambito del Piacenza Jazz Fest ideato da Luca Bragalini con conferenza e concerto con il Paolo Fresu. (Stefano Corbetta)

13/04/2009

Ethos (Quartetto Alborada)

02/11/2008

"Arkitekturae", la ventunesima edizione della rassegna "Time in jazz", creatura musicale sarda di Paolo Fresu, ha avuto come protagoniste le architetture nel senso più ampio del termine. (Viviana Maxia)

14/09/2008

Jazz al Metropolitan a Palermo: "Particolarmente vicina alle più disparate tendenze della musica contemporanea è stata quest'anno la rassegna "Musiche al Metropolitan", indetta dall'omonimo cine-teatro palermitano che non a caso ha voluto cambiare il nome rispetto alle edizioni precedenti, intitolate Jazz al Metropolitan." (Antonio Terzo)

20/08/2008

Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2008: "Nove giorni di festival itinerante in Alto Adige, curati dall'infaticabile Klaus Widmann e da un gruppo di ottimi collaboratori. Musica, spesso ottima; paesaggi e località incantevoli; buona accoglienza, grandi vini e cibi locali. Un insieme delizioso, disturbato solo da alcune fastidiose bizze atmosferiche, che hanno costretto gli organizzatori a spostare alcuni concerti in spazi all'interno." (Enzo Fugaldi)

15/06/2008

Paolo Fresu - Richard Galliano - Jan Lundgren Trio: "Era l'appuntamento più atteso dell'intero festival "Forma e Poesia nel Jazz", come dimostrato dal numeroso pubblico accorso, per un quasi scontato sold out." (Enzo Saba)

28/10/2007

Sotto la consueta direzione artistica di Paolo Damiani, si è tenuta la XXVII edizione di Roccella Jazz Festival 2007, intitolata "Al tempo che farà": "...un'edizione di "Rumori mediterranei" che certo resterà fra le migliori dell'intera storia del festival" (Enzo Fugaldi)

30/09/2007

Festival "Note di Notte 2007" con Paolo Fresu e Uri Caine in un duo che ha saputo craere "pagine di musica indimenticabili" e Raffello Pareti, Mauro Negri e Bebo Ferra "per un evento musicale che ha ancora una volta confermato la bontà e l'universalità del jazz italiano" (Giuseppe Mavilla)

16/09/2007

Decima edizione di "Jazz in parco" a Nocera Inferiore che ha "dato al pubblico un'offerta di differenti modalità e impronte della musica jazz contemporanea, con artisti provenienti trasversalmente da nazioni ed esperienze completamente differenti." (Luigi Spera)

13/08/2007

Anthony Braxton Sextet e Paolo Fresu & Uri Caine al Piacenza Jazz Fest 2007 "...frutto dei risultati ottenuti con lo stupore e la solidità di chi è riuscito a trasformare, in soli quattro anni, una sparuta serie di appuntamenti musicali in un festival." (A. Armando - L. Schiavone)

16/07/2007

Carla Bley "The Lost Chords" incontra Paolo Fresu: "...speriamo che l'insistenza con cui il pubblico ha richiesto inutilmente un ennesimo bis sia servita almeno a convincere la Bley e Fresu a non fare di questa collaborazione soltanto un episodio, seppur straordinario." (Dario Gentili)

08/07/2007

Rosso, Verde, Giallo e Blu (Paolo Fresu Quintet)

30/06/2007

Guinga - Mirabassi Duo e Carla Bley & The Lost Chords find Paolo Fresu aprono la XII^ edizione di delle "New Conversations" di Vicenza Jazz 2007. (Giovanni Greto)

28/06/2007

Nuova gallery con le foto di Marco D'Amico.

17/06/2007

Paolo Fresu & Uri Caine Duo al Teatro Lirico di Cagliari: "I due rispolverano con stile sobrio grandi pezzi del passato senza mai forzare ed è come assistere ad una chiacchierata tra amici sinceri che si ricordano vecchie storie vissute insieme raccontandole in modo asciutto, limpido, ogni tanto infervorandosi come se stuzzicati da un buon bicchiere di vino rosso." (Enzo Saba)

11/05/2007

Nuova gallery per le foto di Elena Venier

19/03/2007

Gianmaria Testa e Paolo Fresu duo al Folk Club: "Il suono del flicorno precede il musicista di Berchidda e gli apre la strada grazie alla quale raggiungerà Gianmaria Testa e soprattutto le sue parole, la sua melodia. Fresu raccoglie il cantare dell'artista piemontese e lo segue, in una improvvisazione costante, sia con la tromba sia con effetti elettronici, dialoga con lui con la conseguenzialità di chi è sempre e comunque in ascolto." (Alessandro Armando)

25/02/2007

Paolo Fresu al Pub Il Moro (Francesco Truono)

09/02/2007

Umbria Jazz Winter: "La quattordicesima edizione di Umbria Jazz Winter è stata contrassegnata dall'incontro tra il jazz e la canzone d'autore: un binomio che molti anni fa negli Stati Uniti ha prodotti quei famosissimi standards su cui i jazzisti di tutto il mondo continuano ancora oggi ad improvvisare. Questo "fenomeno" ha raggiunto ormai da anni anche nel nostro paese, ed ha contribuito a rafforzare un'identità troppo spesso condizionata dagli stereotipi d'oltre oceano." (Marco De Masi)

08/02/2007

Insectet (Insectet)

05/01/2007

JAZZin': a photografic story by Luca Buti

08/10/2006

Stefano Bollani a Berchidda in un concerto per Quintetto e Caterina: "Bollani pone la qualità narrativa dei suoi brani al servizio del racconto, ma non sfugge mai alla tentazione di improvvisare qualcosa di astruso ... " (Roberto Botta)

11/08/2006

Il Blue Note Records Festival a Gand in Belgio, crocevia di artisti, suoni, ritmi per amanti della musica jazz e non solo. Un pubblico accorso da ogni parte del Belgio, dalla limitrofa Francia e dall'Olanda, un menù musicale di ampia scelta e qualità. (N. Guida & T. Van der Aa)

31/07/2006

Legend (Raffaele Casarano & Locomotive)

13/05/2006

Sound & Score (Barga Jazz)

01/05/2006

Italian Trumpet Summit a Chiasso: "L'evento ha indubbiamente rappresentato una evidente dimostrazione dell'ottimo livello raggiunto dai jazzisti italiani che meritatamente si sono imposti in ambiti internazionali, riscuotendo i meritati riconoscimenti e consensi." (Bruno Gianquintieri)

11/03/2006

Il Paolo Fresu Quintet alla Maison Musique

07/02/2006

Una "Italian Jazz Musicians Gallery" a cura di Jos L. Knaepen

29/10/2005

A riconferma della peculiarità del Time in jazz di Berchidda, esclusiva è stata l'iniziativa realizzata sotto il nome di TEE - TrancEuropExpress con la collaborazione delle Ferrovie della Sardegna e Paolo Fresu nelle vesti di capotreno...(Antonio Terzo)

23/10/2005

Time in Jazz a Berchidda: "All'insegna dell'ampio ombrellone tematico di quest'anno, il binomio "digit@ltrance", la rassegna ha espresso tutta la trasversalità delle esperienze musicali che lo stesso Fresu ha maturato nel corso dei suoi ultimi incontri..." (Antonio Terzo)

05/06/2005

Kosmopolites (Paolo Fresu Quintet)

18/10/2004

Caro Nanni (Sax Four Fun)

03/10/2004

Intervista a Paolo Fresu: "...ritengo che Miles sia stato un grande artista contemporaneo alla stregua di Fellini, Picasso. Cioè di qualcuno che ha lasciato un segno nel '900..." (Alceste Ayroldi)

14/08/2004

Scores (Paolo Fresu)

04/07/2004

Uri Caine e Paolo Fresu per Musicus Concentus: "...per questi due musicisti la tradizione è un'identità in cui riconoscersi ma allo stesso luogo da cui partire e dirigersi altrove..." (Dimitri Berti)

13/12/2003

Uri Caine e Paolo Fresu: "Il loro incontro è prima di tutto la fusione di due straordinarie sensibilità artistiche, il segreto dell'equilibrio sottile tra la coscienza viva del passato e la necessità dell'innovazione, della ricerca..." (Francesco Lombardo)

24/11/2003

Intervista a Paolo Fresu: "Per me è stato molto facile entrare nel cuore del mondo del jazz...vengo da un paese isolato, da una tradizione familiare assolutamente non di musicisti...a un certo punto mi sono ritrovato a vivere di musica senza neppure averlo deciso.". (Antonio Terzo)

19/01/2002

Jim Hall & Paolo Fresu con la Milan (R)evolution Orchestra, Freddy Cole & Woody Herman Orchestra. Due concerti del ricco cartellone degli Aperitivo in Concerto 2001 al Teatro Manzoni.





Video:
Angelique Kidjo (1) - Time in jazz 2009
Chiesa di San Michele (Berchidda), 15 agosto 2009: esibizione di Angelique Kidjo, cantante del Benin....
inserito il 15/08/2009  da Irenemail - visualizzazioni: 3129
Angelique Kidjo (3) - Time in jazz 2009
Chiesa di San Michele (Berchidda), 15 agosto 2009: esibizione di Angelique Kidjo, cantante del Benin....
inserito il 15/08/2009  da Irenemail - visualizzazioni: 2907
Paolo Fresu Devil Quartet
Concerto del 19.12.2008 al Ueffilo Gioia del Colle...
inserito il 20/12/2008  da movida1975 - visualizzazioni: 3176
Jazz istruzioni per l'uso paolo fresu
...
inserito il 14/05/2008  da esomare - visualizzazioni: 3708
Paolo Fresu Quintet backstage 2007
Il backstage del Paolo Fresu Quintet al Vasto festival 2007...
inserito il 06/12/2007  da jazzconvention - visualizzazioni: 3428


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Data pubblicazione: 01/10/2007

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