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Quattro chiacchiere con…Stefano Mastruzzi
giugno 2011
di Alceste Ayroldi

Seconda edizione per
Odio
l'Estate. Vista l'attuale situazione economica in cui versa la cultura, la
reputi un traguardo oppure un punto di partenza?
Da un certo punto di vista, il fatto di essere riusciti a mettere in piedi una rassegna
di spessore con le scarse risorse a disposizione rappresenta un obiettivo importante.
Credo che i tagli alla cultura stiano portando non solo a un ridimensionamento dei
festival, nel numero e nella durata, ma anche alla nascita di nuovi modelli di funzionamento.
Odio l'Estate è un festival che racchiude e ospita numerose rassegne, che condividono
lo stesso palco, le stesse strutture, gli stessi piani di comunicazione e gli stessi
obiettivi artistici. Nuove sinergie che hanno portato a un nuovo concept
di Festival.
Come è nata l'idea di una rassegna estiva di così ampia portata temporale?
Odio l'Estate è cresciuta tantissimo in poco tempo, in realtà siamo partiti 7 anni
fa con soli 3 concerti, interamente dedicati al jazz, con il nome di Roma Jazz's
Cool. Siamo arrivati oggi a 30 giorni di concerti doppi, spaziando dal jazz italiano
e internazionale al blues fino alla tarantella e alla musica popolare. Quest'anno
abbiamo anche invitato molti cantanti e autori di musica pop e soul, sempre con
un taglio deciso verso le novità e le giovani proposte di qualità. Gli artisti sul
palco saranno più di duecento, con un doppio concerto ogni sera, i giovani coinvolti
sono più di centoventi tra musicisti, compositori e cantanti. In questo senso, è
fondamentale l'apporto del Saint Louis.
Durante l'estate il jazz impazza in ogni dove e sotto ogni forma. Era necessaria
un'altra rassegna, per di più a Roma?
A Roma ci sono numerose proposte, non c'è proprio bisogno di un'altra rassegna.
Alcune manifestazioni si protraggono per più di due mesi… a rischio polpettone.
La dimensione giusta di un festival è di durata compresa fra 20 e 30 giorni, ma
sempre che ci sia effettivamente qualcosa di nuovo da proporre. Questo è il problema,
il discrimen.
Ed è proprio in questo senso che invece credo ci sia bisogno di un festival a Roma,
che cambi le carte in tavola. Non dimentichiamo che c'è una sostanziale differenza
tra festival e rassegna: il primo dovrebbe proporre novità, produrre
nuovi spettacoli, commissionare opere prime e rappresentare lo stato dell'arte.
La rassegna invece è un susseguirsi di concerti, di quelli che girano il
mondo ma che non costituiscono una vera e propria produzione originale; non c'è
differenza fra ascoltare un musicista in una rassegna a Roma o nello stesso concerto
a Pavia. Il festival invece dovrebbe avere un'alta percentuale di produzioni originali,
quindi concerti o gruppi che si possono ascoltare solo lì. Ecco, io credo che a
Roma ci siano troppe rassegne e pochissimi festival. A Villa Carpegna invece ascolteremo
molte formazioni inedite, create per l'occasione e che non troveremo in nessun altro
posto, come la carta bianca di
Enrico
Pieranunzi, il concerto di
Sheila Jordan
con il trio giovanissimo di Enrico Zanisi, il chitarrista Lage Lund
con un quartetto tutto italiano, la band di
Paolo Damiani
e lo produzioni italo francesi di "Striscia di terra feconda", i progetti della
Saint Louis Big Band con Enrico Intra e
Javier
Girotto e così via.
La rassegna ha un'articolazione piuttosto inconsueta, essendo suddivisa in
sette "sezioni" differenti: quali sono gli scopi che si prefigge?
L'unione fa la forza, quindi la presenza di più festival in un'unica straordinaria
location, quella di Villa Carpegna, consente di ottimizzare i costi di produzione
e quindi di alzare il livello della programmazione artistica. Dall'altro, si vuole
sottolineare la tendenza volutamente multi stilistica della manifestazione.
Odio l'Estate ospita anche la XIV edizione di "Una striscia di terra feconda",
il festival franco-italiano di jazz e musiche improvvisate con la direzione artistica
di Armand Meignan e
Paolo Damiani: come è nato questo connubio? Non pensi che la formula
"festival nel festival" possa limitare la visibilità del secondo?
Collaboro personalmente con
Paolo Damiani
da molti anni, abbiamo avuto sempre una naturale sintonia su tutti i progetti cui
abbiamo lavorato, didattici o artistici. Negli scorsi anni il suo festival è stato
ospitato dall'Auditorium Parco della Musica, una macchina da guerra nella produzione
concertistica. Ora "Striscia di Terra Feconda" si è ritagliato nuovamente un proprio
spazio, una propria dimensione, autonoma, all'interno di Villa Carpegna e sempre
con dei contenuti di eccellenza.
L'apertura è dedicata alla CAM Jazz. Sarà una costante anche per le prossime
edizioni, quella di dare visibilità a delle case discografiche? Nel caso la risposta
fosse positiva, darai spazio solo a labels italiane?
La Cam Jazz è un vero e proprio sponsor tecnico della manifestazione, sia Francesca
Campi che Ermanno Basso rimasero entusiasti dell'edizione
2010 di Odio l'estate. Insieme abbiamo costruito questa preziosa collaborazione
e sono nate le Cam Jazz nights con artisti scandinavi e il quintetto di
Fulvio Sigurtà e la carta bianca a
Enrico
Pieranunzi, un triplice evento molto atteso. Il nostro pianista, apprezzato
in tutto il mondo, si esibirà in duo con
Danilo Perez,
in trio con Joe La Barbera e
John
Patitucci e in quintetto con
Rosario Giuliani,
Flavio Boltro
e Dedè Ceccarelli.
Parliamo delle scelte artistiche relative alle due sezioni "Odio l'Estate"…
Mi ha incuriosito molto il nuovissimo progetto di
Maria Pia De
Vito, una cantante jazz di ampie vedute che ascolteremo in una veste
ancora nuova, con delle incursioni decisamente rock. Siamo riusciti a invitare
Frank McComb, un grandissimo interprete per la prima volta sulla scena romana. Di taglio
più soul il mondo di Filippo Tirincanti, alla ribalta della scena nazionale con
ospite Fabrizio
Bosso. Ma ascolterei con attenzione anche il giovanissimo Davide Di
Lecce, una delle novità di punta del Centro Produzione Artistica Saint Louis, insieme
al concerto di Maristella e Ilenia Bianchi. Completamente su un altro binario il
progetto "Shining, il cineconcerto", la proiezione delle sole immagini del film
con una colonna sonora totalmente nuova, riconcepita live dal gruppo rock Ranestrane.
E poi le produzioni originali della Saint Louis Big Band con
Javier
Girotto e Enrico Intra. Per chiudere con
Roberto
Gatto, anche lui ha sempre invitato nei suoi gruppi giovani geniali,
a Villa Carpegna suonerà con Alessandro Lanzoni e Gabriele Evangelista.
All'interno della rassegna vi è anche l'European Jazz Contest. Come giudichi
il livello dei partecipanti?
Un livello decisamente alto, i gruppi che ascolteremo il 18 luglio non hanno nulla
da invidiare ai grandi nomi del jazz, ma con quella grinta e freschezza tipica dei
giovani talenti, talvolta irruenti, ma mai scontati. Ottanta sono state le adesioni,
sette i finalisti, da Francia, Italia, Olanda e Inghilterra, tutti molto diversi
tra loro. E' la quarta edizione dello European Jazz Contest, un bilancio decisamente
positivo; quest'anno abbiamo anche aperto alla categoria compositori e arrangiatori
la cui premiazione si terrà il 24 luglio, con l'esecuzione dal vivo da parte dell'orchestra
di tutte le partiture finaliste.
Come si diceva prima, è un periodo di particolare sfavore economico per la
cultura. Quali difficoltà hai /avete incontrato per varare il festival anche quest'anno?
Avete subito decurtazioni economiche?
Abbiamo subito decise decurtazioni economiche da parte del Comune di Roma, che hanno
rischiato seriamente di compromettere la manifestazione, ma grazie all'intervento
del Municipio XVIII, della Cam Jazz, del Saint Louis e delle preziose collaborazioni
con altri sponsor e festival siamo riusciti a far quadrare i conti. Certo, il fatto
che il Comune di Roma non abbia ancora liquidato le sovvenzioni dell'estate
2010 crea ulteriori difficoltà. E' un sistema,
quello delle sovvenzioni pubbliche, che va completamente riconcepito, non solo a
livello locale, ma nazionale. Non sempre i criteri di assegnazione tengono adeguatamente
conto della qualità artistica dei progetti e questo vale anche per il Ministero
dello Spettacolo.
Odio l'Estate si interseca con i corsi di alto perfezionamento "Roma Jazz's
Cool", che mai come quest'anno sono ricchi di nomi prestigiosi. Ne possiamo parlare?
Roma Jazz's Cool è un seminario di perfezionamento jazz che si tiene a Roma da sette
anni. Invitiamo artisti da tutto il mondo e gli allievi del corso hanno la straordinaria
occasione di vivere una settimana a contatto con loro, sei-sette ore al giorno di
lezione di jazz, ensemble e improvvisazione e poi ogni sera a Villa Carpegna per
il concerto e per la jam session successiva. Questo è il primo anno che chiudiamo
le iscrizioni con quasi due mesi di anticipo, sono rimasti solo 4 posti disponibili
per alcuni strumenti, segno che la volontà di migliorarsi costituisce un valore
importante per il musicista moderno. E poi da questi seminari scaturiscono i concerti
e le produzioni originali più interessanti, che nascono proprio dall'incontro dei
musicisti americani ed europei con quelli italiani.
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Data pubblicazione: 06/07/2011
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