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Quattro chiacchiere con...Claudio Jr. De Rosa
aprile 2015
A cura di Alceste Ayroldi

Zadeno Trio  (by Alessandra Lazzarotto)Zadeno Trio  Claudio Jr . De Rosa  (by Alessandra Lazzarotto)Zadeno Trio  Alessio Bruno  (by Alessandra Lazzarotto)Zadeno Trio  Jacopo Zanette  (by Alessandra Lazzarotto)
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Gli Zadeno Trio hanno vinto il premio Terme Preistoriche, la targa più prestigiosa del contest Jazz By The Pool Competition edizione 2014, che si tiene ogni anno a Montegrotto Terme. Ne parliamo con il leader, il sassofonista Claudio Jr. De Rosa

Un trio italiano che è nato in Olanda, grazie alla comune frequentazione del Royal Conservatory of The Hague. Qual è l'esatta genesi del Zadeno trio?

Lo Zadeno Trio è un progetto nato nel Maggio 2014 dal nostro comune intento di lavorare e restare collegati al panorama jazzistico italiano pur vivendo in Olanda. Era intenzione di tutti noi cercare di portare in Italia il frutto del nostro studio e lavoro all'estero. Inoltre, provenendo da zone diverse d'Italia (province di Napoli, Modena e Pordenone) abbiamo intravisto la possibilità di allargare la nostra rete di contatti ed, al contempo, far parte un progetto versatile che potesse esibirsi in entrambi i paesi.

Zadeno: pensavo alle iniziali dei vostri cognomi, ma perderei per strada Bruno. C'è una diversa chiave di lettura?
La chiave di lettura è esatta; il cognome Bruno è presente nel finale del nome (zadeNO). E' stata una idea semplice, creata alla svelta, che però ci sta portando fortuna. E soprattutto suona bene!

Avete in mente di pubblicare un cd? Se sì, potrebbe anticipare ai lettori di Jazzitalia qualcosa in merito?
Sì, la pubblicazione di un cd è uno dei progetti cardine per questo 2015. Stiamo lavorando a un repertorio molto ampio; originali, standard riarrangiati, composizioni moderne e composizioni più estese. Sarà un lavoro ambizioso ed interessante, nel rispetto della tradizione e con uno sguardo al futuro!

Sassofoni, contrabbasso e batteria. Quando avete iniziato avevate in mente qualche riferimento in particolare?
Il trio "pianoless" ha una storia piuttosto lunga. E' una formazione estremamente interessante in quanto ti permette di creare molta variazione ritmica ed armonica ed ha una possibilità dinamica notevole. Ci siamo anche accorti che il sax trio ha una grande versatilità per quanto riguarda il repertorio e le sonorità. Grandi musicisti del passato hanno suonato in questa formazione e noi tentiamo di prendere spunto da tutti; Sonny Rollins, Joe Henderson, Elvin Jones, Dave Holland, Chris Potter, Joshua Redman e tanti tanti altri.

Claudio, le composizioni sono perlopiù a sua firma. Chi è il suo mentore spirituale?
Ho avuto un percorso musicale piuttosto "raro". Dopo il pianoforte ed il clarinetto sono passato al sax, diplomandomi e laureandomi in sassofono classico nei conservatori di Salerno e Roma. Nei 2 anni trascorsi nella capitale ho avuto il piacere e l'onore di studiare Arrangiamento e Composizione Jazz al Saint Louis College Of Music di Roma con Antonio Solimene, una persona ed un musicista a cui devo molto. Lo studio della composizione è stato trattato pari passo con la teoria e l'arrangiamento, molto prima di trasferire queste conoscenze sullo strumento.
Non mi ispiro a qualche artista in particolare per la composizione, cerco sempre di essere il più personale possibile e di scrivere per la formazione con la quale suonerò il brano in questione.

Parliamo della vostra vittoria della terza edizione del contest Jazz By The Pool, in particolare l'ambito premio Terme Preistoriche. Quale significato ha assunto per voi partecipare al concorso e, in seguito, cosa significa aver conseguito il massimo risultato?
Partecipare al contest "Jazz by The pool" è stata una sfida che abbiamo voluto cogliere al balzo per poter sperimentare le nostre potenzialità come trio. Infatti la manifestazione si è svolta un paio di mesi dopo l'attuale nascita del nostro progetto. E' stato un "crash test" che ci ha portato fortuna e ci ha fatto capire come le idee chiare e ambiziose portano a frutti concreti. La vittoria ci ha davvero onorati e ci ha stimolato ancora di più a lavorare regolarmente e rendere il nostro progetto sempre più grande e i risultati ottenuti da nove mesi dalla nostra nascita sono per noi più che stupefacenti. Ringraziamo l'organizzazione e non vediamo l'ora di poter girare l'Italia attraverso il premio vinto.

A suo avviso, quali sono i vostri punti di forza e quali i punti di debolezza?
Uno dei punti di forza è la nostra unione nella concezione in se del progetto. Potrei dire che ognuno di noi apporta qualcosa di importante e concreto e siamo tutti e tre molto ambiziosi sulle possibilità che si possono creare in futuro. Un altro aspetto che ci lega molto è l'amicizia, infatti oltre a frequentarci per motivi musicali ci frequentiamo nella vita di tutti i giorni. Questo aspetto credo si possa notare nel nostro interplay e nella voglia che abbiamo di ascoltarci l'un l'altro. Un punto di debolezza potrebbe essere la giovane età del progetto, infatti questa avventura pur essendo promettente è appena iniziata, quindi sono sicuro che il futuro porterà ad espandere il nostro repertorio e le nostre sonorità in direzioni sempre più definite fino a rendere il sound Zadeno Trio facilmente identificabile.

Avete mai pensato di allargare il trio?
Ad essere onesti no. Ci piace l'idea dell'assenza di uno strumento come il piano o la chitarra per rendere la situazione più "vuota" e con respiri difficili da ottenere altrimenti. Il trio formato sax, contrabbasso e batteria ci dà la possibilità di spaziare in diverse direzioni in modo libero e allo stesso tempo ci rende responsabili di compiere al meglio i nostri ruoli. Sarebbe bello in futuro invitare ospiti a suonare con noi per avere stimoli nuovi, ma non in modo permanente, perché la comunicazione e creatività del trio sono motivi che ci rendono così felici di essere parte di questo progetto.

Uno standard che suonate spesso nei vostri concerti e perché.
Uno standard che suoniamo spesso ai nostri concerti è "Invitation" (Kaper/Washington). Infatti è stato anche uno dei primi standard che abbiamo riarrangiato con un'idea ritmica di quarti puntati sul pedale iniziale. E' uno standard suonato in modo swing, o con l'alternarsi di latin feel e swing ci dà la possibilità di spaziare in modo libero a livello melodico, d'interplay e di modulazioni metriche.

Avete vissuto la realtà accademica italiana e olandese: quali differenze ravvisa e quale è, a suo avviso, il sistema che funziona meglio?
Abbiamo vissuto tutti e tre in modo simile entrambe le realtà accademiche italiana e olandese e bisogna dire che sia a livello organizzativo che educativo la realtà olandese ci è sembrata migliore. Il programma formativo fornito è molto più completo e concreto e aspira davvero a creare possibilità nel campo professionale. C'è anche da dire che l' Olanda è uno stato che offre molte possibilità di poter crescere al di fuori del conservatorio essendoci molto spesso concerti e jam sessions con ospiti da tutto il mondo. E' un ambiente davvero internazionale con scambio di diverse culture, quindi ci sono molte più informazioni che girano. La voglia di fare musica e soprattutto la voglia di crescere degli studenti in Olanda sembra molto più evidente rispetto all'Italia, quella "fame del sapere" che nella crescita personale di ogni musicista conta molto.

Immagino, quindi, che conosca anche la scena jazzistica olandese: cosa può dirci in proposito?
Nonostante L'Olanda sia uno stato relativamente piccolo, 42mila Kmq per poco più di 16 milioni di abitanti, il numero di musicisti jazz è estremamente elevato ed il livello molto alto. I tre conservatorio più grandi e prestigiosi (Den Haag, Amsterdam e Rotterdam) producono un enorme vivaio di musicisti provenienti da tutto il mondo, molti dei quali finita la scuola tornano nel proprio paese di origine. Questo crea una forte alternanza di musicisti e una grande varietà di stili. La scena jazzistica professionale è però caratterizzata nella maggior parte da olandesi e si divide tra le tre grandi città. Il pubblico olandese è molto partecipe e interessato alla musica jazz, sia i piccoli locali che i più grossi jazz club sono sempre pieni di appassionati. Anche il circuito teatrale olandese è un ottimo ambiente dove proporre la propria arte e musica, estremamente "sensibile" anche alla musica jazz.

Tre giovani musicisti che fanno jazz in Italia. Una missione: possibile o impossibile? C'è qualcosa che cambiereste del jazz system italiano?
L'Italia è la nostra patria, la terra che ci ha creati come persone e anche come musicisti. Il paese più bello del mondo ma anche il più difficile se sei giovane e vuoi cominciare un' attività, una missione difficile ma non impossibile. Soprattutto se sei all'inizio del tuo percorso di libero professionista (perché è quello che noi jazzisti siamo) il sistema burocratico e legislativo italiano ti uccidono. Aprire una partita iva come libero professionista all'estero è molto più facile ed economico. In Italia arrivi a fine mese e quello che hai guadagnato suonando lo spendi in tasse. Inoltre i locali dove suonare stanno diventando sempre meno e anche per loro la spesa è diventata insormontabile. Abbiamo incredibili jazzisti e invidiabili giovanissimi talenti, dobbiamo solo imparare a sfruttarli senza danneggiarli.

Claudio, avete anche progetti che portate avanti separatamente?
Ognuno di noi è molto impegnato, portando avanti molteplici progetti. Io, personalmente, sono leader di un sestetto - "Call It Sextet" - formato da quattro sassofoni, contrabbasso e batteria e collaboro in altri progetti. Alessio suona con "Slanting Dots" e ha inciso un disco per la Nau Records edito nel 2013; nel 2016 uscirà il secondo, sempre firmato Nau Records. Suona per il gruppo Tango/jazz/classica olandese "Tango Extremo", progetto con un nuovo disco in uscita a breve e ha appena inciso il disco per la Blue Serge "Colors and Ties" per il Francesco Amenta Quintet. Jacopo, infine, collabora con Marco Vendrame all'album "For my light" uscito nel gennaio 2015, dove è autore di due brani presenti nel cd e collaboratore degli arrangiamenti.

Cosa è scritto nell'agenda de Zadeno Trio?
Siamo molto ambiziosi. Al momento stiamo preparando una serie di concerti qui in Olanda e in Maggio parteciperemo all'International Jazz Contest in Bucarest. Stiamo organizzando un lungo tour estivo che partirà nel Luglio 2015 dal Nord Italia e si prolungherà fino ad Agosto. Nel corso del tour affronteremo un paio di altri jazz contest. In attesa di registrare il nostro primo disco (fine 2015 inizio 2016) siamo in costante ricerca di nuovi stimoli e sonorità.






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Data pubblicazione: 25/04/2015

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