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Luis Agudo
Tre musicisti argentini esuli e giramondo, un pianista giamaicano italianizzato a stento e un percussionista nigeriano che in gioventù era stato un campione di box riconvertitosi alla musica quando aveva scoperto che le sue chance nella noble art erano in declino quando cominciava a prenderle da quelli che normalmente prima stendeva dopo un paio di round. Quanto di più lontano dal serioso progettualismo che affligge seriosi e modesti musicisti in voga da qualche anno. I cinque si erano ritrovati in studio con l'idea di suonare, che cosa non lo sapevano bene neanche loro ma confidavano in loro stessi.
Agudo in Bolivia, poi in Brasile a Rio e nel morro de Salgueiro della cui batteria di samba aveva fatto parte per anni nelle sfilate del carnevale di Rio e successivamente in Europa: prima in Svezia, poi in Francia e quindi in Italia con frequenti viaggi in Africa, America Latina, Stati Uniti. Hector "Costita" Bisignani, originario di Cordoba - come Heredia – e di discendenza normanno siciliana, aveva bazzicato a lungo i migliori musicisti argentini nella Big Band di Lalo Schifrin in cui militava anche il giovanissimo Gato Barbieri alla fine degli anni 50, aveva trovato in Brasile fra San Paolo e Rio un sua ideale collocazione artistica e professionale diventando localmente celebre, apprezzato e molto ricercato in vasti contesti che lo avevano portato a prestigiose collaborazioni e intrecciando collaborazioni e amicizie con gente del livello di Wayne Shorter, che lo apprezzava moltissimo come musicista, Steve Grossman, Sonny Stitt e Hermeto Pascoal. Hugo Heredia, con vistose ascendenze meticce e indie, aveva trovato in Italia, soprattutto negli anni 70 una certa notorietà con propri gruppi e collaborazioni di livello con musicisti italiani di un certo rilievo come Enrico Intra e altri e suonando spesso nella big band della Rai di Milano. Sonny Taylor, che ci ha lasciato alcuni
anni fa come George Aghedo, era capitato in Italia, dove aveva sposato una donna
italiana, per vie imperscrutabili e misteriose probabilmente dalla Francia e
aveva pubblicato almeno un LP
a suo nome per la serie Jazz in Italy della
Carosello dove non si poteva non apprezzare la felice vena melodica delle sue
composizioni che suonavano bene ed erano toccanti e commoventi.
George Aghedo aveva alle conghe un timing impressionante ed era stimatissimo da Luis Agudo - che a sua volta era stimatissimo da gente come Elvin Jones, Victor Lewis, Dizzy Gillespie, Bobby Watson, Joe Henderson, Giorgio Gaslini e innumerevoli altri musicisti - che faceva di tutto per poter suonare con lui in tutte le situazioni possibili era un personaggio assolutamente pittoresco, con un sorriso e un senso dell'umorismo assolutamente coinvolgente e disarmante. I cinque si ritrovarono, senza aver mai suonato tutti assieme, in uno studio di registrazione dalle parti della stazione di Porta Genova, vicino alla sede di Europa Radio verso mezzogiorno di un freddo e piovoso giorno di novembre in anni ormai lontani. Lì fra spuntini, qualche bottiglia di vino, poca minerale e abbondanti ed esplosive risate è stata registrata la musica che chi vorrà potrà ascoltare nel cd Dona Fia – Red Records n° di catalogo 244 – che è uno spaccato delle qualità e delle doti musicali e compositive dei cinque. E' anch'essa a suo modo una delle musiche del Sud del Mondo. Quel Sud del Mondo che è già nelle nostre città piccole e grandi. Non solo italiane ma di tutt'Europa. Echi caraibici, melopee africane, batucade brasiliane, qualche innesto colto e serioso europeizzante, spleen e feeling di varia natura e provenienza. Un senso del ritmo e del colore che ha in se il jazz ma non il quattro del jazz. Un viaggio avventuroso fra
nostalgia, ricordi e memorie ma anche un inedito e audace senso del nuovo che è
già fra di noi anche se molti sembrano non volerlo vedere.
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