Jazzitalia - Articoli: Franco Cerri: parte #2
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Franco Cerri
Chitarrista Jazz, Compositore e Didatta

Tesi di Laurea di:
Marco Vitali

Relatore:
Prof. Vincenzo Caporaletti

Anno Accademico 2007/2008

- Parte 2 -

Biografia
Prima di iniziare la documentazione biografica è bene sottolineare che Franco Cerri nell'arco della sua carriera attraversa e vive in prima persona tutti i cambiamenti stilistici che avvengono all'interno della musica jazz. Si evolve e vive da musicista in mezzo a grandi protagonisti di questo genere musicale. Cresce nell'era dello swing, approda e si ispira al be-bop, passa attraverso l'hard bop fino ad arrivare al free jazz (un genere, quest'ultimo, che non lo ha mai ispirato in profondità).

Franco Cerri nasce nella periferia di Milano il 29 gennaio del 1926 da una famiglia indigente dove non c'era molto spazio per la cultura. I libri erano considerati un bene di lusso e non vi era molto tempo da dedicare alla lettura. Fin da giovane deve aiutare la madre Rosa (operaia) nei lavori di casa perché il padre Mario rimane mutilato e invalido nella guerra del 1915-1918. Questa situazione socioeconomica ha segnato profondamente la sua giovinezza [1].

È negli anni precedenti la seconda guerra mondiale che Cerri comincia ad affacciarsi nel panorama musicale. I suoi primi contatti con l'ambiente musicale avvennero quando da bambino frequentava l'oratorio. Durante gli studi alla scuola elementare e media non ricevette una benché minima preparazione musicale di base: assistette soltanto una volta ad un'ora di musica durante la quale una maestra tracciò un pentagramma e vi tracciò le sette note musicali. Delle altre lezioni ricorda che la maestra faceva cantare una canzone a turno ad un ragazzo e affidava al capoclasse l'incarico di segnare alla lavagna i nomi di coloro che non cantavano. Nel mentre si svolgeva questa attività l'insegnante si intratteneva con gli altri colleghi fumando nel corridoio. (Questo episodio, tra l'altro, ce la dice lunga sul livello dell'educazione musicale nell'Italia di Mussolini). All'oratorio invece il maestro affidava delle parti vocali di operette ai ragazzi che dovevano impararle a memoria. Una delle operette che Franco eseguì è Fior di loto la piccola giapponese. [2]
Dopo la terza media non proseguì gli studi, ma trovò un'occupazione come muratore, poi come fattorino e infine come impiegato. Doveva, infatti, contribuire all'economia familiare insieme ai suoi due fratelli.
Scoprì la chitarra successivamente, quando ascoltò un suo vicino di casa che si accompagnava con questo strumento mentre cantava stornelli in DO maggiore. Un simile strumento, che per essere suonato veniva abbracciato, gli risultò subito molto familiare. Aveva circa 16 anni ma non ebbe inizialmente il coraggio di chiedere ai genitori una chitarra nonostante ne fosse rimasto molto affascinato. Nello stesso periodo il padre portò a casa una radio e Franco cominciò così ad ascoltare le popolari orchestre di Angelini e Barzizza. Fino a questo momento non si era mai ascoltata nessun tipo di musica nella sua casa: non vi erano infatti dischi, tanto meno il giradischi, e fino a quel momento, come abbiamo visto, non c'era stata neppure la radio. Ricorda che una delle prime formazioni che ascoltò fu appunto l'orchestra Angelini che faceva del "jazzino all'italiana" [3].

Un giorno ascoltò alla radio un solo di trombone di un pezzo suonato dall'orchestra di Duke Ellington, Tiger Rag, (titolo tradotto in italiano come Il ruggito della tigre, arrangiato per chitarra da Michele Ortuso, chitarrista ed arrangiatore dell'orchestra Angelici), e ne rimase profondamente colpito. Questo episodio mutò il corso della sua vita. Chiese infatti una chitarra al padre che inizialmente cercò di dissuaderlo dall'idea ritenuta passeggera, ma poi lo accontentò. Una sera il padre portò a casa una chitarra da 78 lire avvolta in un grande sacchetto di carta. Franco rimase stupefatto dell'accaduto e si attivò senza indugi per poter imparare qualcosa sul nuovo strumento. Nonostante i propri sforzi, quella sera non riuscì a suonare nulla, nonostante il padre lo esortasse ad eseguire qualcosa lì per lì [4]. Ovviamente non sarebbe stato possibile nulla di diverso dal momento che era la prima volta che Franco prendeva in mano uno strumento: questo aneddoto ci fa capire quale fosse la percezione del ruolo e delle competenze musicali nell'ambiente proletario dell'epoca. Non sapendo da che parte iniziare Franco acquistò nel negozio dal quale proveniva la chitarra un metodo. Il testo era stato scritto da Bonizoni, il proprietario del negozio, ed era un metodo ad uso familiare. Vi erano infatti soltanto alcuni accordi a corde vuote, in prima posizione (DO, SOL7…). Franco Cerri chiamerà poi questi accordi "accordi da parrucchiere" perché un parrucchiere di Vercelli era solito suonare questi accompagnandosi con la chitarra tra un cliente e l'altro [5].

Nel 1944 Cerri riesce ad evitare il servizio di leva grazie ad un burocrate fascista che lo aiuta adducendo la sua inabilità nel nuoto [6]. Non entra così in marina e inizia la sua avventura chitarristica. Studia completamente da autodidatta (se possiamo escludere il primo "metodino") cosa molto frequente in quel periodo nel quale non vi erano né scuole né libri dai quali apprendere, e costruisce la sua tecnica sulla base delle sue necessità espressive. Sperimenta da solo le varie diteggiature e i vari accordi. Incontra alcuni anni dopo aver finito la scuola il suo vecchio compagno delle elementari Giampiero Boneschi, di un anno più giovane, che nel frattempo aveva iniziato a suonare il piano. In futuro sarà lo stesso Cerri a presentare Boneschi a Kramer e farlo entrare nel suo complesso. I due iniziano a frequentarsi e Cerri scopre a casa del suo ex compagno il giradischi, iniziando ad ascoltare dischi jazz all'epoca quasi introvabili [7].

Da alcuni anni, infatti, era stata proibita la loro vendita e diffusione. Il regime fascista aveva vietato qualsiasi musica che non fosse di origine italiana[8] e non era possibile reperire dischi di jazz neanche al mercato nero. Nessuno all'epoca si arrischiava a diffondere questo di tipo di materiale musicale. Grazie alle conoscenze del suo amico iniziò ad individuare sulla chitarra le tastature delle varie note. Boneschi lo aiutò nel localizzare le note suonate al pianoforte sulla tastiera della chitarra. Iniziarono a suonare brani negli ospedali militari insieme ad una cantante (di cui Cerri non ricorda il nome) per rallegrare e divertire i feriti, cosa non molto facile viste le condizioni in cui languivano molti di loro, tra cui alcuni, come ricorda in un colloquio lo stesso Cerri, ridotti a veri tronchi umani. Non avevano né braccia né gambe e venivano costantemente imbottiti di morfina. Cerri suonava completamente ad orecchio e non dava importanza ai nomi delle "cose" che eseguiva, tanta era la gioia di poter suonare.

Il compito di riuscire ad apprendere delle nozioni musicali era reso ancor più difficile dal fatto che Franco non aveva nessuno che lo aiutasse o lo istruisse sul suo strumento. Iniziò nonostante tutto a scoprire gli accordi maggiori, minori e di settima e cominciò a non usare più le corde a vuoto.
Successivamente prese parte a delle trasmissioni radiofoniche dell'EIAR. Abitava nella periferia di Milano e doveva fare tutti i giorni cinque chilometri a piedi per arrivare alla radio che si trovava al centro cittadino.
Come se non bastasse, le trasmissioni iniziavano alle due di notte, nell'ora del coprifuoco, e si protraevano per circa un'ora e mezza. Franco aveva un lasciapassare e durante il tragitto passava davanti a due caserme fasciste e ad un comando tedesco. Molte volte ha assistito a sparatorie ed inseguimenti in auto tra partigiani e fascisti. Ricorda che durante queste occasioni cercava di nascondersi al meglio. Anche la nebbia presente spesso non facilitava le cose. In quei frangenti, avrebbero potuto tranquillamente scambiare la sua chitarra per un mitra ed ucciderlo. In questo periodo, nel 1944, contrasse anche l'itterizia: aveva circa diciotto anni [9]. Nonostante tutte le tensioni e le angosce che questa situazione comportava Cerri non si perse d'animo e continuò la sua avventura.
Nello stesso periodo l'orchestra Zeme cambiò il chitarrista e Cerri si ritrovò a sostituirlo, nonostante le sue difficoltà nella lettura delle parti.
Nacque sempre in questi anni, dopo l'entrata delle truppe Americane a Roma, Radio Tevere [10]. Nelle intenzioni del governo di Salò la radio doveva apparire come una emittente clandestina fascista a Roma, mentre in realtà trasmetteva da Milano. A differenza delle altre radio fasciste "istituzionali", doveva simulare una radio libera e dare informazioni fuorvianti alle truppe anglo-americane. La musica trasmessa era di conseguenza prevalentemente afro-americana[11]. Cerri si ritrova così in una emittente radio che trasmetteva musica jazz, e in questo periodo scopre moltissimi autori dei quali non avrebbe supposto neppure l'esistenza. Non crede infatti ai propri occhi nel trovarsi per le mani così tanti dischi di musica jazz. Andava insieme ai suoi amici in tram alla radio e poi alla fine delle trasmissioni veniva riaccompagnato con la camionetta dei militari a casa. La radio si trovava in una scuola in periferia per mimetizzarla e proteggerla da possibili bombardamenti [12]. Oltre alla messa in onda di brani di matrice jazz la radio trasmetteva anche esibizioni di complessi italiani che eseguivano questo genere musicale. Oltre a Cerri e a Giampiero Boneschi suonavano Gorni Kramer, Claudio Masetti, Enzo Ceragioli (Elio Lotti si chiamava in realtà Aurelio Codognotto, Sampierdarena) e Tullio Mobiglia. Eseguivano il classico hot jazz (quello di matrice nera) per lo più strumentale [13].

con Dizzy GillespieNegli anni seguenti inizia delinearsi il suo stile chitarristico. Le sue prime influenze chitarristiche inizialmente vennero dall'ambito del be-bop [14] linguaggio "jazzistico" che, secondo le periodizzazioni più accreditate, si sviluppa a partire dal 1944 e si protrae fino al 1947, ma caratterizzando di fatto tutto il cosiddetto jazz moderno. Questo stile è basato quasi totalmente sull'improvvisazione solistica che segue la breve esposizione tematica spesso all'unisono ed è caratterizzato da frasi brevi con moltissimi passaggi cromatici e da ritmi velocissimi. I maggiori esponenti di questo genere sono: Charlie Parker (sassofono), Dizzy Gillespie (tromba), Thelonious Monk (piano), Bud Powell (piano), Kenny Clarke e Max Roach (batteria). La complessità del be-bop mal si adattava al pubblico che era abituato alle melodie orecchiabili delle orchestre swing, ma era molto apprezzato dall'audience più attenta. Si ebbe infatti una netta divisione tra i modernisti che accettarono con entusiasmo la novità del be-bop e i tradizionalisti che mal si adattarono a questo linguaggio di difficile comprensione Altre influenze che contribuirono al suono secco e tagliente di Cerri degli anni ‘50 vengono da Jimmy Raney (chitarra) e Barney Kessel (chitarra) [15] entrambi provenienti dal be-bop e ispirati a loro volta dal chitarrista Charlie Christian vero e proprio fondatore della chitarra elettrica nel jazz. Christian contribuì al superamento della chitarra vista come uno strumento prettamente di accompagnamento e la rese uno strumento anche solistico. Per aumentare il volume del suo strumento usava l'amplificatore rendendo il volume della chitarra più vicino a quello degli altri strumenti a fiato [16]. Altri due chitarristi be-bop che lo colpirono molto furono René Thomas e Tal Farlow [17]. Quest'ultimo ha sempre vissuto una carriera parallela di musicista e designer pubblicitario. Grazie alle sue mani enormi riusciva a realizzare sulla chitarra accordi impossibili a molti. Utilizzava anche entrambe le mani sulla tastiera ottenendo così armonie molto sofisticate [18]. Successivamente il suono di Cerri acquisisce sonorità più morbide e pastose di cui sono maggiori esempi i chitarristi Wes Montgomery (John Leslie Montgomery) e Jim Hall (James Stanley Hall) da cui prende spunto [19]. Montgomery e Hall sono infatti considerati i più grandi ispiratori della chitarra moderna.

Jim Hall è riuscito a portare a nuovi livelli la chitarra jazz svincolandola dai cliché del be-bop e aprendo la strada a tendenze più avanzate. E' il fondatore di uno stile quasi compositivo in cui tutto è importante (pause, timbro, note, dinamica) e nulla è lasciato al caso. Il suo legato è direttamente ispirato ai fiati ed è riuscito a svincolare la chitarra solista dal solismo tonale per basarla su altri artifici: sui cromatismi, sulla ripetizione degli intervalli e sull'alternanza di consonanze e dissonanze [20]. Anche Wes Montgomery non è da meno. È una sua caratteristica l'uso del pollice invece del plettro nella mano destra e l'esecuzione di linee melodiche ad ottave parallele. La sua precoce scomparsa limita però la sua carriera [21]. Il modo di suonare e lo stile di Cerri sono un'unione e una fusione di tutti questi fattori e risultano costruiti sui contrasti, sulla successione di segmenti melodici e sono frutto di un'ispirazione costante mai preparata a tavolino o riempita di cliché [22].

Una delle esecuzioni musicali come musicista generico vide Cerri in una commedia insieme al quartetto Cetra prima della fine del secondo conflitto mondiale. Il quartetto cantava durante degli spettacoli all'Odeon insieme ad un'attrice ungherese.
Il suo compito era quello di suonare una melodia alla fisarmonica che gli fu prestata per l'occasione da un suo amico. Imparò una sola melodia con questo strumento: doveva infatti darsi da fare in qualche modo per poter tirare avanti [23].
Si può far risalire l'inizio della sua carriera da professionista al 1945, anno in cui fu ascoltato da Gorni Kramer mentre suonava al circolo delle bocce con un'orchestrina da ballo. Kramer (Rivarolo Mantovano, Mantova 1913 – Milano 1995) è stato uno dei primi solisti jazzistici di fisarmonica; in realtà il suo nome era Kramer e il cognome Gorni. Direttore d'orchestra e compositore è stato uno dei primi a diffondere la musica jazz in Italia. Ha suonato nell'arco della sua lunghissima carriera sia in piccoli complessi che in grandi orchestre [24].

Kramer arrivò tra lo stupore di tutti e chiese se qualcuno dei musicisti conoscesse dei brani americani. In uno dei giorni seguenti Cerri venne contattato dallo stesso Kramer che lo incontrò di nuovo mentre stava suonando alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano dove si ritrovavano gli artisti del tempo. Kramer lo chiamò a far parte della sua orchestra e Cerri accettò con molto entusiasmo e con un filo di meraviglia. Cominciò così la sua ascesa. Nel 1945 a soli 19 anni esordì nell'orchestra di Gorni Kramer insieme a Bruno Martelli, Franco Mojoli e Carlo Zeme. Lo spettacolo si intitolava "Vento del Nord". Questa esperienza fu molto significativa per lui perché fino a quel momento era stato un autodidatta che poco sapeva di musica. Kramer era molto esigente e i tempi ristretti con i quali si lavorava nell'ambiente musicale esigevano da tutti i musicisti del gruppo il massimo impegno. Cerri collaborò con Kramer per cinque anni. Durante questo periodo oltre che come chitarrista maturò anche sotto il profilo umano e acquisì anche modi e comportamenti degli ambienti che non era solito frequentare. Era come lui stesso si definiva "un ragazzo alla ringhiera" [25]. Abitò nello stesso appartamento di Kramer per lungo tempo e nonostante i tredici anni che lo separavano dal direttore i due diventarono ottimi amici. Suonò per un lungo periodo a Santa Margherita al "Capo di Nord-Est" detto "il Covo". Si suonava fino alle tre di notte poi insieme agli altri componenti della band di Kramer si andava in bici a Rapallo a mangiare la pizza: l'ultimo (in genere la "maglia nera" se la conquistava Kramer) che arrivava pagava per tutti. Con gli altri componenti della band instaurò un bellissimo rapporto di amicizia e fratellanza in cui tutti i componenti si davano una mano a vicenda durante i momenti difficili. Cerri ricorda questi anni come un periodo molto bello e positivo della sua vita [26]. Sempre col gruppo di Kramer incise le prime sessioni di registrazione nei dischi del Quartetto Cetra.

Dopo questo periodo di rodaggio e gavetta Franco diventò un chitarrista di altissimo livello nonché uno dei più ricercati dell'epoca. Le sue armonizzazioni, mai banali e sempre molto ricercate, unite alla sua originalità e alla sua eleganza nell'esecuzione degli accordi, diventarono il suo marchio di fabbrica. Sono caratteristiche di questo periodo anche le jam session notturne durante le quali si ritrovavano i musicisti che dopo il lavoro suonavano insieme improvvisando. Queste sono sempre state tra le più tipiche caratterizzanti della musica jazz. Gli artisti improvvisavano su un canovaccio costituito da una canzone nota, da un blues o da una semplice progressione accordale e sperimentavano per ore e ore [27]. Uno dei classici punti di incontro era la "Taverna Messicana" dove si ritrovavano quelli che diverranno i capostipiti della musica jazz italiana. Renato Sellani (pianoforte), Gianni Basso (sassofono), Dario Valdambrini (trombone), Gianni Cazzola (batteria), Gil Cuppini (batteria), Enrico Intra (pianoforte) e molti altri [28].

Nel 1949 Cerri si trova a vivere in prima persona un'esperienza straordinaria. Accompagna all'Astoria il grande chitarrista manouche Django Reinhardt (Jean Baptiste Reinhardt) (la sua prima vera influenza chitarristica) e rimane colpito dalla sua tecnica. Django a causa di un incendio aveva perso l'uso dell'anulare e del mignolo della mano sinistra ed aveva sviluppato una tecnica personalissima con le altre due dita. Usava una chitarra Selmer-Maccaferri e eseguiva linee melodiche a velocità straordinarie nonostante utilizzasse solo due dita. Nel suo stile si fondono tradizione zigana, folklore europeo e jazz[29]. Suonò con lui e con Stéphane Grappelli (violino) in un organico che doveva ricalcare l'Hot Club de France di cui facevano parte anche Beduschi (contrabbasso), Camera (chitarra) e poi Visani (chitarra). Cerri suonava la parte della seconda chitarra. Il complesso firmò un contratto con il teatro Astoria di Milano che prevedeva un ingaggio di due mesi. Sfortunatamente dopo quindici giorni l'idillio finì perché il pubblico si mostrò annoiato dalla musica jazz [30]. Nonostante il breve periodo Cerri apprese tantissimo da Reinhardt e ancora oggi lo ricorda come una persona dolce che riusciva poi a trasmettere nella sua musica questo sua personalità [31]. Nel 1950 ha conosciuto il sassofonista Flavio Ambrodetti con cui decise di formare un gruppo autonomo, il "Franco Cerri Quintet" con cui iniziarono ad incidere i primi dischi e ad esibirsi in tutta Europa.
Nel 1954 ha avuto una parentesi come attore e ballerino lavorando con Renato Rascel nella commedia musicale "Tobia candida spia".
Nel corso di tutti gli anni ‘50 si è trovato al fianco di altri nomi leggendari della musica jazz. Nel 1955 è partito per la Norvegia e la Svezia dove a suonato con i maggiori jazzisti di questi paesi. Nel 1957 e nel 1958 si è esibito regolarmente alla Taverna Messicana di Milano dove si alternava alla chitarra e al contrabbasso. Cerri era anche molto apprezzato come contrabbassista tanto che il sassofonista contralto Lee Konitz lo volle con lui per una lunga tournée. Nel 1959 suonò il contrabbasso con il sestetto e il quartetto del trombettistista Chet Baker. Durante questo periodo incide con lui l'LP Chet Baker With Fifty Italian Strings (jazzland OJC20 492-2). Suonò anche con Gerry Mulligan (1958-60) il grande saxofonista baritono. Accompagnò Billie Holiday (una delle cantanti jazz/blues più importanti di sempre) con la quale ha suonato il contrabbasso al teatro Gerolamo nel 1959. In questa occasione si trovò al fianco anche Mal Waldron (pianoforte) e Gene Victory (batteria).
Registra nel 1959 e nel 1961 con l'European Jazz All Stars. Ha inoltre suonato con Dizzy Gillespie, Jean Luc Ponty, Phil Woods, Johnny Griffin, Martial Solal, Buddy Colette (1961), Phil Woods, Ray Brown, Tony Scott (anni 70), James Moody, Barney Kessel (1970), Bud Shank, Joe Turner, Franco Ambrosetti (1953-55), Reggie Johnson, Daniel Humair, Kenny Clarke, Lee Konitz (1958 tournée), Tal Farlow, Lou Bennet, Slide Hampton.


Tal Farlow - Franco Cerri - Piero Angela

All'intenso lavoro concertistico si sommò un intenso lavoro di incisioni. Oltre ai già citati album con Chet Baker sono da ricordare i lavori con: Martial Solal, George Grunz, Gorni Kramer, Milt Jackson, Eddie Daniels, Claude Williamson (1958-60), Lars Gullin (1958-60), Daniel Humair, Franco Ambrosetti, Tony Scott, Buddy Colette [32].
Si trovò come già detto ad accompagnare questi grandi musicisti oltre che con la chitarra anche con il contrabbasso, che Cerri definisce il suo più grande amore. Si differenziava molto dagli altri contrabbassisti perché usava diteggiature proprie dello stile chitarristico e questo faceva si che ne risultasse uno stile del tutto personale. Musicisti come il grande pianista del Modern Jazz Quartet, John Lewis, amavano suonare con il Franco Cerri contrabbassista. Abbandonò il contrabbasso (iniziato a suonare nel 1948) perché credeva di non esserne all'altezza nonostante molti musicisti con i quali collaborò continuarono a sostenere il contrario e nonostante venisse eletto come miglior contrabbassista italiano per ben due anni nel Referendum dei critici di «Musica Jazz» [33].

La chitarra ebbe il sopravvento e proprio con questo strumento entrò a far parte del clan dei jazzmen europei di cui facevano parte agli inizi degli anni sessanta: Lars Gullin, Daniel Humair, George Gruntz, Franco Ambrosetti, Dusko Goigovich. Durante gli anni '50 e '60 svolge una intensa attività concertistica in molti festival internazionali del jazz [34]. Salvo un'interruzione nel 1952 Franco è sempre stato attivissimo in Italia diventando uno dei personaggi più importanti del panorama jazz del nostro paese, nonché il chitarrista che ha riscontrato il maggior interesse. È infatti tutt'oggi riconosciuto come il più noto e stimato chitarrista jazz italiano [35]. Sono più di quarant'anni che vince il referendum nazionale nella categoria di miglior chitarrista Jazz [36]. Si è esibito in Scandinavia, Francia, Olanda, Germania, Svizzera, Belgio, Malta, Montecarlo, e negli Stati Uniti dove nell'ottobre del 1966 suona per due concerti alla Philharmonic Hall di New York. Gli fu offerto di restare in America ma i figli e la moglie Marion erano a Milano ad aspettarlo. Gli impegni familiari lo indussero a limitare il suo campo di azione[37].
Approdò nell'ambiente televisivo e si fece conoscere al grande pubblico grazie alle sue indiscutibili capacità comunicative e alla sua innata facilità di rendere le cose semplici ed immediate. Si presentò infatti ai telespettatori in modo simpatico, elegante e discreto. Ha collaborato con molte trasmissioni televisive ed è apparso in più di 750 trasmissioni.

E' stato inoltre conduttore di diversi programmi della Rai: Chitarra, amore mio (1965), Fine serata da Franco Cerri (1970), Di jazz in jazz (1978), Jazz primo amore, Jazz in Italia, Il jazz in Europa e Il jazz Graffiti. E' stato chiamato anche molte volte come ospite in: Il musichiere e Buone vacanze. E' in queste occasioni che mette in mostra il suo talento comunicativo ed è spesso ospite a Il musichiere e Buone Vacanze.

La sua attività di conduttore televisivo e radiofonico si protrae dagli anni '50 agli anni '70 [38]. Dal 1977 al 1979 è ospite fisso insieme a Nicola Arigliano nel programma Cabaret non Stop! E' stato anche protagonista in uno spot pubblicitario di un detersivo (BIO PRESTO) nel quale appare immerso in una vasca da bagno. Lo spot (l'uomo in ammollo) è passato ormai alla leggenda. Infatti consacra la sua immagine e viene trasmesso per ben 17 anni consecutivi risultando essere una delle pubblicità più longeve di sempre [39]. Nello stesso tempo è anche alla guida di quintetti e quartetti a suo nome dove lavora con musicisti nuovi talenti della scena Italiana come il clarinettista e saxofonista Gianluigi Trovesi e il batterista Tullio De Piscopo [40].

Negli anni Sessanta iniziò a sviluppare anche il lavoro di arrangiamento che lo portò a riflettere sulla partitura e sul suo stile. Si rese conto di avere una grande carenza per quanto riguardava la lettura e la relativa scrittura musicale. Iniziò così a guardare come erano trascritte le partiture dei brani che eseguiva a memoria. Fece così l'esatto contrario di ciò che si fa di solito (prima si impara a leggere e poi si suona). Nonostante questo procedimento del tutto originale Cerri apprese tutte le nozioni che avrebbe usato da quel momento in avanti. La pratica di arrangiamento da questo momento in poi sarebbe stato sempre una sua parte integrante del suo background musicale. Ha arrangiato sia per formazioni ridotte (combo) come il suo guitar ensemble sia per grandi orchestre (big band) [41]. Ha composto melodie molto personali e brani dai titoli stravaganti di solito senza riferimenti alla sostanza musicale. È solito utilizzare infatti nei titoli dei suoi pezzi doppi sensi, calembours e giochi linguistici. I brani composti in questi anni venivano eseguiti nei club o nei teatri. Furono molto poche le opportunità di registrazione e da questo aspetto ne consegue che la discografia di questi anni è abbastanza ridotta. Nonostante tutto Cerri continuò nel suo lavoro di arrangiamento e nella creazione ed affermazione del suo stile personale. Viene coniata la dicitura "alla Cerri" per identificare il suo personale stile.
Berney Kessel ascoltò un suo disco e lo contattò per suonare insieme ma Cerri inizialmente, non credendosi all'altezza, inventò una serie di scuse per evitare l'incontro. Alla fine, incalzato dal chitarrista e svelati i suoi timori, che vengono accolti con simpatia da Kessel, tra i due inizia un rapporto di collaborazione e stima reciproca che si protrae nel coso degli anni Ottanta [42].

Iniziò sempre nel 1980 la collaborazione con uno dei principali "jazzisti" del panorama nazionale, il pianista e compositore Enrico Intra. Da principio suonò con lui in trio insieme ad un contrabbassista successivamente in quartetto con l'inclusione di un batterista. Durante lo stesso periodo inizia un'intensa attività didattica scaturita dalla presa di coscienza dell'importanza di trasmettere le sue conoscenze ad altri. Fonda insieme all'amico Enrico Intra l'associazione culturale Musica Oggi. L'associazione Musica Oggi nasce nel 1986 dall'incontro di Franco Cerri con Enrico Intra, e i giornalisti Franco Feyenz e Luca Cerchiari ed ha lo scopo di diffondere e favorire la musica jazz attraverso seminari, corsi, concerti, lezioni ed incontri.

Due anni dopo il comune di Milano gli affida la guida dei corsi civici di musica jazz. Organizza anche molteplici rassegne concertistiche. Tutt'oggi Cerri è il presidente dell'Associazione sopra citata e ad Enrico Intra è affidata la direzione dei corsi, assieme al coordinatore Maurizio Franco.

Ha realizzato nel 1982 per il gruppo editoriale Fabbri in collaborazione con Mario Gangi (chitarra classica/acustica) un corso di chitarra in sessanta lezioni che è arrivato alla quinta edizione ed ha raccolto grandissimi consensi di pubblico [43]. Il corso è sviluppato in maniera molto graduale e oltre agli esercizi tecnici vi sono esercizi di lettura facilitati dalle intavolature. Gli esercizi sono in un doppio ordine: uno per la chitarra classica e uno per la chitarra elettrica al fine che le due sezioni proseguano sempre in maniera parallela. Vi sono anche delle parti che illustrano la storia della chitarra durante il suo sviluppo. Sono anche presenti numerosi ospiti per illustrare al meglio tutte le tecniche e i diversi stili. Come se non bastasse, le audio cassette allegate ad ogni fascicolo permettono di ascoltare tutti i brani e gli esercizi e favorirne la comprensione [44].

Per la casa editrice Ricordi ha realizzato un metodo jazz in collaborazione con Paolo Cattaneo e Giovanni Monteforte [45]. In entrambi i metodi traspare la sua impostazione jazzistica. Cerri nel suo modo di insegnare pone molto in evidenza l'importanza di cercare di esprimere principalmente le sensazioni che ciascuno ha dentro. Sostiene infatti che è importante ispirarsi ma è da evitarsi qualsiasi attitudine plagiaria. Cose altrettanto fondamentali sono l'ascolto e la modificazione idiomatica degli accordi che accompagnano le varie armonie. Riarmonizza infatti oltre 70 standard pur mantenendone inalterata la melodia originale. Cerca di rendere più interessanti gli accordi. Pur essendo stato un autodidatta che non ha mai preso parte ad una lezione di musica si sforza oggi di far capire ai giovani musicisti l'aspetto essenziale della didattica e sostiene con ferma convinzione che chi suona oggi da autodidatta è poco geniale [46].

E' attivo da alcuni anni un suo sito internet [www.francocerri.com] molto dettagliato e particolareggiato. Recentemente è stato anche attivato un sito [www.myspace.com/francocerri] in cui è possibile ascoltare composizioni del maestro e vedere video. Nel 2005 è tornato a Sanremo con Nicola Arigliano e dopo l'esibizione del pezzo in gara Paolo Bonolis il conduttore dell'edizione del festival concede al supergruppo che accompagnava Arigliano di sbizzarrirsi in un fuori programma. Franco Cerri, Nicola Arigliano, Gianni Basso e company si sono lanciati in un improvvisazione del brano "Go Man!" dello stesso Arigliano e questa versione ha mandato in estasi il pubblico dell'Ariston. La performance è documentata integralmente sul sito [www.youtube.it] dove sono presenti anche numerose altre esibizioni del maestro Cerri.

Il 15 novembre del 2005 la provincia di Milano ha voluto dedicargli per la serie "gente di Milano" un documentario a testimonianza del suo inarrestabile impegno. Nel video viene raccontata dal maestro Cerri e da alcuni suoi amici: musicisti, discografici, giornalisti che condividono o hanno condiviso la sua avventura artistica un pezzo della storia musicale del nostro paese. Il video intitolato "Il privilegio di essere Franco" è stato presentato a Milano e dopo la sua proiezione il maestro Cerri ha eseguito dei brani del suo repertorio accompagnato dal suo Guitar Ensemble (di cui scrive personalmente gli arrangiamenti). La particolare formazione è composta da: Francesco Moglia, Marco Naclerio, Mario Pelagatti, Alessandro Usai alle chitarre, Mattia Magatelli al contrabbasso e Riccardo Tosi alla batteria. Il 18 novembre del 2005 il presidente della Repubblica Italiana lo nomina Commendatore ordine al merito della Repubblica Italiana.

A Milano il 28 gennaio 2006 si è tenuta una festa concerto in onore degli ottanta anni di Cerri con tutti i suoi più grandi amici tra cui: Enrico Rava (tromba), Piero Angela (piano), Nicola Arigliano (voce), lanciato dallo stesso Cerri, Enrico Intra, Irio De Paula (chitarra), Tullio De Piscopo, Gianluigi Trovesi e molti altri.

Sempre nel 2006 il giornalista Vittorio Franchini pubblica un libro con cd allegato intitolato "In punta di dita" in onore del maestro Cerri. Franchini è attualmente critico del "Corriere della Sera" e studioso di musica contemporanea americana ed etnologia africana. Prima di Cerri ha scritto biografie su Louis Armstrong, Duke Ellington, Lester Young, George Gerswhin, Gorni Kramer e numerosi saggi sulla musica africana. Con questo libro vuole rendere omaggio al grande chitarrista milanese che ha attraversato tutta la storia del jazz e non solo quello italiano.

Nel 2007 e nel 2008 Cerri ha ripreso la sua attività concertistica che lo ha visto toccare numerose città italiane.


[1] Comunicazione personale del 20 dicembre 2005, a Milano.
[2] Ibid.
[3] Ibid.
[4] Ibid.
[5] Ibid.
[6] Luca Garlaschelli, Tesina su Franco Cerri, p. 1.
[7] Comunicazione personale, cit.
[8] Luca Cerchiari, jazz e fascismo dalla nascita della radio a Gorni Kramer, Palermo, L'epos, 2003,p.47.
[9] Comunicazione personale, cit.
[10] Ivi.
[11] Luca Cerchiari, jazz e fascismo dalla nascita della radio a Gorni Kramer, Palermo, L'epos, 2003, p.168.
[12] Intervista personale rilasciata da Franco Cerri il 20 dicembre 2005 a Milano.
[13] Luca Cerchiari, jazz e fascismo dalla nascita della radio a Gorni Kramer, Palermo, L'epos, 2003, p.169.
[14] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[15] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[16] Stefano Tavernese, Grande enciclopedia della chitarra e dei chitarristi, Roma, Editori riuniti, 2003, p. 123.
[17] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[18] Stefano Tavernese, Grande enciclopedia della chitarra e dei chitarristi, Roma, Editori riuniti, 2003, p. 177.
[19] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[20] Stefano Tavernese, Grande enciclopedia della chitarra e dei chitarristi, Roma, Editori riuniti, 2003, p. 224.
[21] Ibid., p. 355.
[22] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[23] Comunicazione personale, cit
[24]. cfr. Barry Kernfeld (a cura di), The New Grove Dictionary of Jazz, II ed., 2001, Vol, 2, p. 71.
[25] Comunicazione personale, cit
[26] Ivi.
[27]. Cfr. Mark Gridley, Jazz Styles, History and Analysis, Englewood Cliffs, Prentice Hall, 2003, (8th Edition), pp. 3-28.
[28] Luca Garlaschelli, Tesina su Franco Cerri, p. 3.
[29] Stefano Tavernese, Grande enciclopedia della chitarra e dei chitarristi, Roma, Editori riuniti, 2003, p. 409.
[30] Franco Cerri e Mario Gangi, Corso di chitarra moderna, Milano, Fabbri Editori, 1982, p.284.
[31] Comunicazione personale cit.
[32] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[33] Comunicazione personale, cit.
[34] Franco Cerri e Mario Gangi, Corso di chitarra moderna, Milano, Fabbri Editori, 1982, p.284.
[35] Stefano Tavernese, Grande enciclopedia della chitarra e dei chitarristi, Roma, Editori riuniti, 2003, p. 540.
[36] Sito ufficiale www.francocerri.com.
[37] Franco Cerri e Mario Gangi, Corso di chitarra moderna, Milano, Fabbri Editori, 1982, p.284.
[38] Sito ufficiale www.francocerri.com
[39] Comunicazione personale, cit.
[40] Sito ufficiale www.francocerri.com
[41] Comunicazione personale, cit.
[42] Ivi.
[43] Sito ufficiale www.francocerri.com
[44] Franco Cerri e Mario Gangi, Corso di chitarra moderna, Milano, Fabbri Editori, 1982, p.8.
[45] Sito ufficiale www.francocerri.com
[46] Comunicazione personale, cit.






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Data pubblicazione: 01/11/2009

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