Proprio così.
Era uno strumento ibrido impostogli dal padre strumentista, assolutamente incompatibile con qualsiasi fisarmonica
cromatica a bottoni. E non era neppure diatonica. Le note si susseguivano secondo una logica strana, e per la mano destra i bottoni
producevano, all'apertura del mantice, una nota ed alla chiusura un'altra. Non essendovi
complementarietà, la diteggiatura cambiava nei due sensi. Era una elaborazione fatta da un artigiano partendo dal principio
dell'"organetto", antico strumento popolare. (Per capire, dirò che l'armonica a bocca ha queste caratteristiche).
Quanto alla mano sinistra, era da fisarmonica tradizionale con la differenza che il gruppo dei bottoni appariva sul lato estremo dello
strumento. In sintesi i tasti non erano visibili a chi stava di fronte. Un solo registro smistava l'ottava alta da quella bassa o le poneva in
combinazione.
Essendo le ance (linguette) poste in contrapposizione, lo strumento poteva essere abbastanza
piccolo, ma molto pesante. Per contro, il suono era veramente diverso da qualsiasi altro
strumento, direi "inconfondibile"; ma era impossibile fare del cromatismo virtuoso mentre
ne erano avvantaggiati i suoni accordici.
Non è mai esistito un trattato ufficiale per lo studio. Ne possedeva due
ma, alla morte dell'artigiano, la revisione divenne
drammatica. Io sono l'unico ad averla schematizzata memorizzando i suoni sul computer.
Kramer aveva un diploma da contrabbassista e, per un certo periodo della
giovinezza, suonò il sax contralto.
Grande passione per il jazz che, a mio avviso, non aveva la possibilità di grande espressione per la mancanza sullo strumento delle "pronunce".
Formidabile la sua musicalità, il senso tematico, la perspicacia di intuire e risolvere ogni problema
musicale, infaticabile lavoratore.
In un lontano giorno si divertì ad essere il mio contrabbassista in un mio assolo di piano su un 78 giri
Columbia. E con tale strumento partecipò al primo festival del Jazz con Trovajoli
e Cuppini a Parigi.
Franco Pisano, Gianni Ferrio ed io siamo stati i suoi "uomini" di fiducia
per portagli avanti la grande mole di lavoro editoriale, discografica, teatrale,
televisiva.
Ora sto ultimando un CD in Suo ricordo eseguendo sue composizioni, alcune
delle quali solo da me conosciute, in una veste che Egli avrebbe desiderato ascoltare.
Fu un maestro di vita, un fratello maggiore, un amico indimenticabile. Ed ebbi l'onore di suonare per Lui l'organo in chiesa durante l'ultimo
saluto.
Giampiero Boneschi
Milano, Settembre 2000.
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