testimonianza a cura
di Giovanni Masciolini
Henghel Gualdi lo ascoltai per la prima volta al Savioli di Riccione, nel
'58. All'epoca io suonavo con la Roman N.
O. Jazz Band che era stata ingaggiata come "attrazione" dal celebre locale mentre
il gruppo di Gualdi – che lì era praticamente di casa – assolveva il
compito del "ballo".
In quell'occasione Gualdi ci dette, anche se costretto dalla circostanza
ad un ruolo secondario, una lezione di maestria strumentale, fluidità di fraseggio,
intonazione e swing, indimenticabile. Ricordo ancora una emozionante "Polvere
di Stelle" con una cadenza finale pazzesca… "Questo qui non è normale
– pensai – Questo è un alieno!"
Certo, io ero alle prime armi e può anche accadere che tali giovanili
"cotte" vengano col tempo ridimensionate quando si acquisisce quel mestiere indispensabile
per maturare almeno un po' e il "mito" riacquista così, automaticamente, una dimensione
più … "terrena". Con Gualdi è successo l'opposto: da allora, ogniqualvolta
ebbi occasione di incontrarlo e la fortuna di suonare insieme (nel frattempo eravamo
diventati grandi amici) la mia ammirazione per questo straordinario musicista è
cresciuta sempre di più e l'esempio del suo estremo rigore di Artista mi accompagnerà
sempre.
Infine, se Gualdi è stato troppo spesso sottovalutato e addirittura
ignorato è perché, purtroppo, nel "mare nostrum" galleggiano troppi str.....
Marcello Rosa