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Intervista a Angela Baggi
Milano, 23 maggio 2004
di Eva Simontacchi

Foto: Alberto Gottardelli


Eva Simontacchi, Jenny Tempesta, Angela Baggi, Claudia Bernath

L'intervista si svolge subito dopo un concerto con Luisa Corna, a casa mia, dove abbiamo appuntamento con altre tre componenti dell'Angela Baggi Underground Gospel Project, gruppo di gospel contemporaneo capeggiato da Angela.

Angela è rilassata, in una tipica situazione da dopo-concerto.

E.S.: Come ti sei avvicinata alla musica? Parliamo proprio degli albori della tua carriera. Com'è iniziato tutto?
A.B.: Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica blues all'età di quattordici anni, per via delle compagnie. Eravamo alla fine degli anni '70, dunque c'erano i gruppi di quartiere, i chitarristi, i musicisti nella mia compagnia, ed iniziavo ad avere i primi approcci con il canto. A un certo punto mi sono resa conto di cantare il blues… A quattordici anni mi sono trovata in Piazzale Vetra (a Milano), cantavo con dei miei amici, e arrivò quest'uomo di colore e incominciò a suonare la chitarra. Io mi avvicinai e iniziai a improvvisare del gospel, degli spiritual, del blues…. E lui ne rimase entusiasta… vedere questa ragazzina di quattordici anni che cantava questo genere…. Bianca, italiana, lui nero, americano…. Ricordo che ne rimase talmente entusiasta che mi disse: "Dai, vieni a casa mia che facciamo un po' di musica!" Lui avrà avuto quindici anni più di me… Andai a casa sua, c'era un pianoforte, e io strimpellavo, per modo di dire, e incominciammo a fare questi pezzi… Ma devo dire che ricordo che per tutto il tragitto da Piazzale Vetra ai Navigli, cantammo per strada questo genere, gli spirituals … e sapete di chi si trattava? Sapete chi era quest'uomo? Cooper Terry! E io avevo quattordici o quindici anni!
P
oi non feci canto, perché era una cosa che mi piaceva, ma non una cosa che facessi per lavoro, era una passione. Poi andai a Londra all'età di diciannove anni e tornai a vent'anni, e mi trovai in un locale di fronte a Porta Genova che si chiamava il Bar del Marietto, e cantavo con Sergio Fabretto "Hit The Road Jack". Ero abbronzata e con i capelli acconciati con le treccine e le perline alla Stevie Wonder, ed entrò questo uomo di colore e mi sentì cantare e chiese: "Ma chi è questa ragazza mulatta che canta?" E lo chiese al proprietario, Mario, del Baretto del Marietto di fronte a Porta Genova. Poi lui se ne andò. Io lo vidi, lo riconobbi, ma continuai a cantare. A un certo punto, finito di cantare, andai al banco, e il proprietario mi disse: "Guarda che è passato di qui Cooper Terry … Ti ha sentita cantare ed è interessato a te…." E io gli chiesi cosa avrei dovuto fare, e mi disse: "Lascia il tuo recapito che poi ti contatterà lui." Quella sera, combinazione, dopo mezz'ora passò di lì il suo batterista, Graziano Tede, che mi venne presentato dal proprietario del locale. Parlai con Graziano Tede, e a un certo punto mi propose di raggiungere Cooper Terry al Lento Battello, visto che si trovava lì quella sera. Andai al Lento Battello. Appena lui mi vide entrare mi riconobbe subito. Mi disse: "Ma tu sei Angelina!" Mi aveva conosciuto a quindici anni, poi non mi aveva più rivisto fino ai venti, ma mi riconobbe! Mi disse: "Sei diventata grande!" Quella sera andammo tutti in una sala prove dove loro provavano e cantammo fino alle cinque del mattino. E da lì iniziai la mia carriera come blueswoman, grazie a Cooper Terry insieme a Aida Cooper e al suo gruppo che si chiamava "Cooper Terry & the Blue Phantom Band".

E.S.: Cosa ascoltavi all'epoca dei tuoi esordi a quattordici anni? Che musica ascoltavi da bambina per avere già quella musica in corpo, per avere già un feeling così spiccato per il blues in giovanissima età?
A.B.: Ho passato gran parte della mia infanzia (a otto anni circa) a contatto di un cugino che suonava la batteria jazz, per cui ascoltavo la Dave Brubeck Quartet Band, e altra musica di questo genere, anche se non ne capivo niente, ma mi piaceva. Assistevo anche alle prove di mio cugino Mario Fornaro. Poi ovviamente come tutti i bambini, o ragazze e ragazzi italiani, ascoltavo la musica italiana che ascoltavano i miei genitori in casa. Però, a quattordici anni, vivendo nel quartiere di Gratosoglio, e quindi nel "Bronx" di Milano, c'era questa compagnia di ragazzi che suonavano e cantavano la musica di quel periodo, la musica dei Genesis, degli Yes, di James Taylor, che io adoro. James Taylor è stata la mia musa ispiratrice…. Tutti bravi anche gli altri, però James Taylor è il number one per me. E devo dire che se sono arrivata a cantare quello che canto, devo proprio ringraziare il cuore di James Taylor, per la musica che ha fatto, che ha scritto. E quindi praticamente a Gratosoglio avevo una mia amica che abitava nel palazzo di fronte al mio, che andavo a trovare spesso. Lei prendeva lezioni di piano da Sergio Fabretto. Un giorno andai a trovarla durante una lezione di piano e ad un certo punto durante una pausa dissi "Vado di là a preparare un tè" (avevo quattordici anni). Andai in cucina a preparare il tè mentre Sergio Fabretto iniziava a suonare un blues al pianoforte. Mi venne naturale cantare su quelle note. Ma mi venne veramente naturale, perché in casa mia si ascoltavano i Pooh, musica italiana. Lui mi sentì cantare, venne di là e mi fece anche prendere uno spavento. Mi disse: "Fammi sentire come canti! Vieni di là e cantami il blues!" Andai di là e iniziai a cantare questo blues. Ma ti assicuro che mi veniva veramente naturale…. Non avevo preso lezioni, non l'avevo studiato. Forse avevo ascoltato qualcosa perché ascoltavo sempre molta musica, quindi avevo assimilato queste blue notes senza nemmeno rendermene conto… Fatto sta che cantai un blues che lo lasciò veramente sorpreso. Mi disse: "Ho un concerto da fare al teatro Pierlombardo, vuoi venire a cantare?" E io andai a cantare al Pierlombardo durante un matinée, bigiando la scuola, perché facevo ragioneria, e cantai tre brani blues totalmente inventati, improvvisati…. C'erano altri gruppi quella mattina. Ma io cantai in formazione piano e voce, improvvisando perché non conoscevo nemmeno l'inglese. Non mi importavano le parole…. Mi usciva questo flusso di musica, di note, talmente spontaneo che non riuscivo a fermarlo. Era la musica, non le parole. Delle parole non mi importava nulla.

E.S.: Per cui ti esprimevi primariamente attraverso l'uso delle note e della passione per il genere blues…. Non attraverso dei testi…
A.B.: Eh, cosa vuoi, avevo quattordici anni, ero un po' incosciente…. Anche senza i testi, mi sono lanciata e ho improvvisato…. Sgorgava tutto spontaneo. Ero una istintiva e volevo tirare fuori quello che avevo dentro. Finchè poi, all'età di vent'anni ci fu l'incontro con Cooper Terry, e feci tre anni con lui e con Aida Cooper e la loro band.

E.S.: So che nella tua carriera hai anche collaborato con Patrizio Fariselli con un progetto particolare. Me ne vuoi parlare?
A.B.: Certo. Con Patrizio negli anni '90 ho collaborato come vocalist, e quindi spot pubblicitari, ecc. Un giorno Patrizio mi chiamò per fare un brano di Robert Wyatt riarrangiato da lui dove hanno collaborato, oltre a Fariselli, anche Capiozzo (ex batterista degli Area) e Paolino Della Porta (contrabbassista). Questo brano si intitolava "Sunday In Madrid". Questo brano l'abbiamo registrato in separata sede, cioè, il trio l'hanno registrato in uno studio, e poi io ho cantato sull'incisione strumentale già effettuata. L'ho fatto seguendo un po' le direttive di Patrizio, essendo il suo mondo, e io sono sconosciuta sulle cose che fa lui. Lui ne è rimasto talmente entusiasta che ha voluto propormi di far parte di questo progetto tirandomi dentro come vocalist, perché ha sentito in me una versatilità vocale. Non come Demetrio (n.d.r. Stratos), perché per carità, Demetrio è una pietra miliare, quindi non si può toccare! Io ho messo in pratica tutto quello che in venticinque anni ho fatto come cantante, come artista, mettendo in pratica la mia esperienza e le mie doti. Ma non ho mai effettuato studi approfonditi come Demetrio, per carità! Io non mi paragonerei mai a lui perché non conosco profondamente la sua storia, quindi niente confronti e niente paragoni. Io poi sono una donna e lui è uomo, e abbiamo due vocalità diverse… Umilmente ho messo in pratica quello che so fare senza cercare di confrontarmi con Demetrio, e non lo farei mai. Dal '98 collaboro con Patrizio e abbiamo fatto assieme questo disco che si chiama "Lupi Sintetici e Strumenti a Gas". Dall'anno scorso mi hanno fatto rifare un brano conosciuto a livello nazionale se non internazionale, "Luglio, Agosto e Settembre Nero". Per me è stato un onore, e l'ho fatto con tutta dignità per quello che so fare io, sempre senza cercare confronti con il grande Demetrio. Dunque cerchiamo di portare avanti un linguaggio ed un discorso nati totalmente dal sentimento artistico di Patrizio, e dunque lui ha cercato di attorniarsi di collaboratori vicini a lui, a quello che fa, a come sente le cose, e tra queste persone ci anche io. Mi ha chiamata, con tanto di rispetto, devo dire, perché io non mi sentivo all'altezza. E lo devo ringraziare perché mi ha fatto capire di avere fiducia nelle mie capacità.

E.S.: Ci parli dei tuoi progetti attuali? Cosa stai facendo, cosa hai in mente di fare? Hai qualche sogno nel cassetto che vorresti vedere realizzato prima o poi? Parlaci anche di queste cose….
A.B.: Di tutte le cose che ho raccontato, ho grande rispetto per tutte le persone con cui ho collaborato, persone che mi hanno chiamato…. Però il mio sogno è quello di potere vedere un giorno le persone vicine una all'altra attraverso la musica. Per me la musica è un modo per stare vicini e farlo con le persone che hanno una umiltà, una umanità, un modo di sentire la musica che includa tutti quanti: bianchi, rossi, neri tutti assieme. E quindi mi sono inventata un coro. Ed è nato dal fatto che ho voluto soprattutto contattare persone e colleghe amiche, con cui ho un rapporto a livello umano. E poi all'interno del coro ci può essere il più bravo, il meno bravo, il discreto, il talentuoso. Per me l'obbiettivo da raggiungere è fare musica esprimendo quello che hai dentro nel cuore. Per me questo è il sogno più importante. Voglio cercare di creare una famiglia, e per me la famiglia è questo coro. E tra tutte le cose che ho citato, questa è la più importante, forse perché ho sofferto, perché sono sola, però vorrei avere tutti uniti attraverso la musica, ma nella maniera più pura, perché la musica è pura. E' l'unico linguaggio universale che può unire le persone. Perché tu mi potrai parlare in giapponese, io in arabo, ma quando facciamo una melodia, anche senza parole, solo con fonemi, c'è lo stesso linguaggio, che va a colpire l'anima. Questo è il mio sogno più grande. Se io non riuscirò a raggiungere questo, per me non ha nessuno scopo fare la cantante o fare musica. E questo cerco anche di farlo al di fuori del coro gospel. E' una mia ambizione. E' quello che voglio condividere anche con i miei compagni, che per me sono fratelli, sorelle, colleghi….. Se io non raggiungo questo, per me non ha senso… Almeno, io sono fatta così. Io sono questa.

E.S.: Parlaci del genere musicale del tuo coro.
A.B.: Più che il gospel classico, ho scelto il contemporary con influenze blues, soul, jazz, pop, hip hop e R&B perché è fresco e allegro. E poi una componente molto bella che mi tocca è il fatto che si parli di Dio. Io sono una credente, ma non ha importanza se anche all'interno ci sono non credenti o buddisti o appartenenti ad altre religioni…. L'importante è che attraverso il gospel contemporaneo, che è comunque Parola di Dio, ci sia l'unione. Secondo me già fare questo genere, stare uniti, sorridere, gioire, per me è già avere un credo. Un credo che significa amore, al di là del credo che uno ha. Cantare questo genere, anche se è in inglese, e molti in Italia non riescono a capire la lingua, e parlare di Dio è un modo di essere in comunione uno con l'altro.

E.S.: Due domande al volo, ma devi rispondere subito, senza pensarci sopra!
A.B.: OK

E.S.: Cosa ti piace dare?
A.B.: Amore…

E.S.: Cosa ti piace ricevere?
A.B.: Amore (ridiamo)

E.S.: Un'ultima cosa: Che musica hai ascoltato nelle ultime 24 ore? (O comunque ultimamente?)
A.B.: Sono abbastanza versatile come ascolto musicale. Mi piace ascoltare un po' di tutto. Ci sono dei generi che non mi piacciono perché non li sento: l'heavy metal, il rock metallico. Non sono una accanita che al mattino si alza e mette la musica di un genere e basta. Dipende dal mio stato d'animo. Sono a 360 gradi, per quanto riguarda la mia sensibilità artistica, e dunque questo può includere la musica pop anni '70, gli Yes, i Genesis, i Traffic, James Taylor, Cat Stevens….

E.S.: Hai citato gruppi e voci maschili…Puoi citare qualche voce femminile, qualche cantante attuale che ammiri, o anche qualche cantante del passato che ti ha ispirato?
A.B.: Hai ragione, ascolto soprattutto voci maschili! Ma guarda! Comunque…. una voce che mi ha particolarmente toccato? Billie Holiday.





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Data pubblicazione: 18/07/2004

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