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Intervista con Fabio Morgera
marzo 2015
di Achille Brunazzi

Fabio MorgeraFabio Morgera
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Fabio Morgera è un trombettista di origine napoletane che ha lasciato l'Italia – questo forse il motivo per cui il suo nome è ingiustamente meno « gettonato » rispetto ad altri più alla « moda » nel nostro paese – per gli Stati Uniti che sono divenuti la sua casa per lunghi anni. Contrariamente a molti musicisti italiani, Morgera è un'artista riconosciuto e molto rispettato a New York e non solo per via della sua lunga esperienza nella splendida band dei « Groove Collective », ma anche per l'attitudine a mettersi costantemente in discussione senza sé e senza ma, misurarsi con una città – New York - che non ti regala niente e altresì per l'autentico interesse verso la comunità afro-americana allo scopo di conoscere le radici antropologiche del jazz e della musica black in senso più generale. In questa intervista Morgera parla della Black American Music (BAM) – il nuovo acronimo coniato da Nicholas Payton qualche anno orsono - approfondendone genesi socio-culturale e musicale, della sua esperienza americana, e della direzione artistica del Festival BAM di Bari che ha inaugurato la sua prima edizione con il concerto di Wayne Escoffery il 5 Marzo scorso.

BAM: un acronimo creato da Nicholas Payton qualche anno fa. Potrebbe esserci il «rischio» che si tratti anche di un'operazione di marketing e dunque con fini commerciali ?

Ci sono perlomeno tre ragioni per adottare questa denominazione, la prima è etica, perché restituisce la paternità della musica nera ai neri (ma guarda un po') e si libera delle frequenti implicazioni razziste e discriminatorie dell'industria jazz; la seconda è estetica (jazz spesso vuol dire musica senza elementi black, senza poliritmi, senza blues, musica che non ci interessa più di tanto), e la terza è economica perché non solo restituisce al musicista, nero o bianco o viola che sia, la centralità' della musica e quindi anche i proventi che gli spettano, ma è anche una questione di appeal: la denominazione Black American Music infatti, senza spiegazioni aggiuntive, dà subito un'idea di ritmo e divertimento, e quindi invoglia e incuriosisce i giovani, mentre la parola Jazz suona vecchia, e suggerisce loro un'idea di musica noiosa, da ascoltare seduti su una poltroncina senza potersi muovere, proprio come fanno gli anziani. C'è molto rispetto da parte dei giovani per questo modo di vedere la musica, ma poca propensione ad avvicinarvisi e specialmente a pagare un biglietto per andare ad ascoltarla.

Storicamente qual è l'origine della Black American Music e quali ne sono stati e sono gli ambasciatori più rappresentativi ?
Basta consultare il mio approfondimento pubblicato sulla mia pagina Facebook.

Esistono «differenze» tra la musica suonata dai neri e quella suonata dai bianchi, accettandone la semplificazione solo da un punto di vista didascalico?
Esistono differenze fra cultura Black e cultura Europea, cioè fra una visione Afrocentrica e una Eurocentrica. Visto che l'Africa è la culla dell'Uomo e della civiltà, conviene scegliere la prima. Vanno però anche studiati bene i poliritmi di derivazione Afro, le claves, il blues ecc. Il colore della pelle è irrilevante.

Perché il periodo «elettrico» di Miles Davis fu oggetto di critiche così feroci ? L'album «On The Corner» fu visionario, dal momento che sembrava più un manifesto futurista al pari delle opere di Picasso del periodo cubista?
Lo fu perché il jazz guarda sempre la musica nera attraverso la lente eurocentrica, senza capirne l'essenza.

Cosa hai imparato durante il tuo periodo – lungo – newyorkese ? Quanto è stato arduo guadagnarsi il rispetto dell'ambiente musicale – e non solo – in una città tradizionalmente molto «dura» e che non fa sconti a nessuno ?
Durante il mio periodo newyorchese ho imparato troppe cose per raccontarle. Ma credo che la cosa più importante è che ho conosciuto i musicisti neri da vicino suonandoci spesso e capendo da che tipo di storia proviene questa musica. D'altronde ero partito per questa ragione. Fino a quando non si entra nella storia e nella vita quotidiana dei neri, non si potrà mai assorbire a fondo la loro musica. Molti sono gli italiani che vanno a studiare in America, ma la maggior parte di loro si ritrovano a suonare solo con ebrei, irlandesi, italoamericani, insomma con tutti tranne che con i neri. Entrare nel mondo di questi ultimi non è facile, bisogna fare uno sforzo perché molti possono sembrare diffidenti dei bianchi, e come si può dar loro torto? Bisogna dimostrar loro di stare dalla loro parte perché si aprano. Già se dicono che sei "cool" lo si può considerare un complimento. Ma quando uno come Frank Lacy ti dice "You're Black" mentre stai suonando con lui, beh, allora puoi dire di esserci veramente dentro. Può anche darsi che vedano me in modo più benevolo, perché essendo diversamente abile, so di certo cosa vuol dire essere discriminato... Non so, è una mia supposizione. Il rispetto i neri te lo danno subito, specialmente se ti comporti bene, e dimostri di essere umile e che, insomma, ci stai provando, tutto qui. Appena conobbi personalmente Clark Terry, mi invitò a suonare sul palco del Village Vanguard, e andò a finire che mi chiese di restare per tutto l'ultimo set. lo stesso tipo di cosa mi è successo con tanti altri. Se ci sono dei musicisti con la puzza sotto il naso a NYC, sono nell'ambiente di Broadway o nella musica classica europea , non nella musica afroamericana.

Hai origini napoletane: quanto possono essere simili New York e Napoli da un punto di vista artistico e musicale, soprattutto?
Poco, molto poco, NYC include tutte le culture, Napoli solo alcune. Comunque Napoli può essere sicuramente più stimolante rispetto ad altre città italiane.

Avresti suonato nello stesso modo se non fossi vissuto a New York così a lungo ?
No! Basta ascoltare il mio primo disco e il mio ultimo. Mi sono allontanato sempre di più dall'estetica europea (Kenny Wheeler ad esempio, nonostante mi piaccia sempre moltissimo) e mi sono avvicinato sempre di più a un estetica Black. Difatti oggi quando inizio una composizione parto dal ritmo e dalle figurazioni ritmiche della melodia

Nel tuo periodo newyorkese chi sono stati i tuoi maestri e mentori?
Donald Byrd, Roy Hargrove, Eddie Henderson, Butch Morris

Come mai (se lo hai fatto definitivamente) hai lasciato gli Usa per l'Italia?
Questa e' una domanda che mi fanno tutti ma mi fa comunque piacere risponderti perché qui ho il tempo di enumerarne le ragioni che sono tante. Innanzitutto devo precisare che, avendo doppia cittadinanza (italiana e statunitense) e avendo passato la maggior parte della mia vita negli States e la maggior parte della mia carriera musicale a NYC, non ho assolutamente rotto i ponti e mi torna facilissimo passar lì due o più mesi all'anno tornando a suonare nei club di sempre (Fat Cat, Smalls, Zinc Bar) e con gli amici di sempre (Orrin Evans, Saul Rubin, Roy Hargrove, EJ Strickland ecc. ecc. ma anche italiani come Marco Panascia e Gianluca Renzi). Anzi ora è anche meglio perché riesco in pochi mesi a convergere tutte le mie attività di musicista, produttore, collaboratore di pubblicazioni, direttore artistico, o perfino di appassionato di strumenti di ottone o scacchista o amante di cucina esotica! Comunque la decisione di tornare a risiedere a Firenze è maturata nel 2012 per vari motivi.

  1. Non sono un'amante degli USA in particolare, anzi mi dà fastidio la mentalità anglo-protestante dove si vive per lavorare, si va di fretta, e dove l'amicizia, quando c'è, esiste solo grazie ai rapporti di lavoro. Dove la maggior parte dei newyorchesi è egoista, single ma col cagnolino, e pensa solo a fare carriera. Dove i musicisti sono considerati degli intrattenitori e gli si è sempre dato una percentuale infinitesimale dei proventi di club, ristoranti ecc. a dispetto del fatto che vivono in una città con affitti fra i più cari del mondo. Io sono andato negli States per imparare Black Music, e imparare il possibile dalle minoranze sfruttate, quindi non perché mi piaccia l'America, a cui preferisco mille volte la nostra bistrattata Italia, pur se vergognosamente razzista al pari degli USA, e corrotta anche di più.

  2. Pur avendo già raggiunto un buon successo giovanissimo in Italia con Gaslini, ho abbandonato una carriera sicura per andare ad abbeverarmi alla fonte della musica afroamericana, o Black American Music. Credevo di restare un anno, invece ne sono rimasto 30, arrivando anche ad una Grammy Nomination. A questo punto la mia missione e ' di condividere e diffondere in Italia ciò che ho imparato in questo lungo lasso di tempo, ma ovviamente , essendo anche italiano, riesco a mettermi nei panni dei miei colleghi o allievi anziché comportarmi solo da "americano".

  3. A New York i grandi maestri sono morti quasi tutti, ed io ho già avuto la grande soddisfazione di arrivare ad un livello per poter collaborare con quelli nuovi, fra cui vorrei citare, oltre ad Hargrove, Evans, JD Allen ecc. anche il grande Hector Martignon. E continuerò a collaborare con loro.

  4. Sono felicemente sposato con mia moglie che è Asian-American e con un figlio piccolo che andrebbe definito Eurasian-American. Nonostante senta più discriminazioni a Firenze che a New York, credo che l'Italia sia un posto migliore per crescere un piccolo uomo, e vorrei tanto che diventasse uno di quei "nuovi italiani" che salveranno l'Italia fra 20 anni..

  5. Alla mia età sento il dovere di stare accanto a mia madre e di darle la felicità di avere accanto il suo nipotino.

E' corretta la critica secondo la quale attualmente l'espressività dei musicisti è stata sacrificata sull'altare della tecnica ? Per essere « innovators » serve – come dice Keith Jarrett – lavoro su se stessi e molto meno sullo strumento?
Sì'. La musica è molto di più di uno strumento. Una persona spirituale, con dei valori come rispetto e amore per tutti, suonerà molto meglio di una persona egocentrica o invidiosa. Purtroppo l'Eurocentrismo porta sempre a voler vincere e conquistare gli altri, e in musica spesso questo si risolve in un vuoto concetto di "bravura". La musica non respira se si ha una mentalità prevaricatrice. La visione Afrocentrica invece vuole condividere e arrivare a più alti livelli spirituali attraverso la musica - assieme agli altri. Ci vuole considerazione, rispetto, amore.

Del Marsalis style e pensiero applicato alla diffusione dei classici del jazz e della musica americana cosa pensi?
Non saprei. Il Jazz ha sempre cercato di vendersi ai bianchi ricchi. Non ho un debole per Marsalis, di cui mi sono piaciuti solo un paio di album. Comunque è stato il primo artista in assoluto ad eccellere sia nella musica europea che in quella afroamericana.

Parlaci della tua esperienza con la fantastica band dei «Groove Collective» e dei tuoi progetti attuali
Proprio oggi ammiravo la medaglia che mi arrivò a casa quando fummo nominati per un Grammy Award nel 2006 e mi sono messo a riascoltare qualcosa della moltissima musica che abbiamo prodotto, riconoscendo i miei arrangiamenti per fiati quasi dovunque. Se ho avuto il mio quarto d'ora di grande fama negli States è stato con loro. Ma all'epoca me ne sbattevo, mi interessava solo studiare bebop. I miei progetti attuali sono sempre i NYCats, con i quali suonerò a Bari e poi a Roma e in Toscana, ma anche a NYC ad agosto. Poi molti altri, la mia Natural Revolution Orchestra di Firenze, per cui scrivo e che dirigo utilizzando anche la Conduction. E poi le collaborazioni che ho in Italia con Gaetano Partipilo, con Vito Di Modugno e Jerry Bergonzi, con Pietro Condorelli...Inoltre sto iniziando ad avere richieste dai conservatori italiani per dare seminari di elementi di Black Music e Conduction, due discipline di cui credo ci sia molto bisogno in Italia

Recentemente hai assunto la direzione artistica del BAM Festival di Bari: cosa ti ha spinto ad accettare questo incarico e soprattutto qual'é il progetto artistico legato al festival? Come hanno reagito i tuoi colleghi americani al tuo invito? In ultima analisi Bari: è una delle città - a mio avviso - dove esiste da moltissimi anni un grande feeling verso il jazz e la black music, condividi?
Sì' a Bari è una città movimentata dove ci sono molti appassionati di Black Music. Infatti ricordo con piacere i concerti di Groove Collective al Fez di Nicola Conte negli anni Novanta. Già durante la stesura del suo libro "BAM, il jazz oggi a New York", avevo informato il giornalista e autore Nicola Gaeta delle rivoluzionarie affermazioni di Nicholas Payton, e a convincerlo della fortissima spinta innovativa che queste avevano. Nicola è una persona sensibile che ha colto subito l'importanza di questo nuovo movimento, inserendo l'acronimo perfino nel titolo del libro, nonostante il libro sia principalmente una guida alla New York musicale odierna, più che un manifesto del BAM. Tornato in Italia, ho notato quanto molte programmazioni di festival jazz fossero piene di noiosi duo, o comunque piene di musicisti che propongono progetti che hanno poco o nulla a che fare con la musica nera. E così ho comunicato a Nicola Gaeta il forte bisogno che c'è di diffondere la musica afroamericana in Italia, e magari realizzare il mio sogno di organizzare un festival BAM, seppur senza l'aiuto di fondi pubblici. Nicola è stato subito d'accordo, perché lui stesso è da sempre un grande amante della black music, perfino ex Dj, ed è un uomo sorprendente dalle mille risorse... Dopo nemmeno un giorno, mi ha chiesto di stilare una lista di artisti e un eventuale budget perché forse c'era una possibilità.... Con la gentile collaborazione e produzione di Michele Bisceglie, ci abbiamo provato, e dopo mille difficoltà, ora siamo pronti! Quindi devo ringraziarli molto perché senza di loro non sarebbe successo! E' da notare che questo è il primo festival con questa denominazione, in Europa, e credo anche nel mondo. Gli artisti da me scelti sono i primi e più importanti esponenti di BAM, e hanno aderito con molto piacere e belle speranze, specialmente il grandissimo Gary Bartz, il quale ha dimostrato di essere la bellissima persona che è, mettendosi a completa disposizione per consigli e suggerimenti.

Ai giovani italiani (e non solo) che volessero intraprendere la carriera musicale nel jazz, quali consigli daresti ?
Il JAZZ troppo spesso non è musica afroamericana, e quando lo è, è vista attraverso la lente eurocentrica. Se uno vuole suonare come i jazzisti italiani che vanno per la maggiore non c'è bisogno di andare lontano, basta imitare loro. Se invece si è interessati alla musica nera, sarebbe opportuno passare qualche anno almeno a New York, New Orleans ecc, o anche molti anni, ma poi tornare e condividere le proprie esperienze con gli altri, come sto cercando di fare io stesso.






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Jazz a' Juan 2007: "Il programma interessante e variegato di proposte musicali interpretate da alcuni dei gruppi più degni di nota nel panorama mondiale ha suscitato apprezzamento e consenso tanto da garantire il "tutto esaurito" ogni serata..." (Bruno Gianquintieri)

22/10/2007

Live at the Blue Note (Eldar)

30/09/2007

Bari in Jazz 2007: "La rassegna, che si è avvalsa della direzione artistica di Roberto Ottaviano, si è sviluppata per il secondo anno consecutivo lungo gli affascinanti vicoli del Borgo Antico, permettendo ad un pubblico allargato di godere delle esibizioni dei musicisti chiamati in quest'occasione." (Alberto Francavilla)

15/09/2007

La quinta stagione (Roberto Giglio)

24/04/2007

Still Waters (Kenny Wheeler - Brian Dickinson)

09/02/2007

Umbria Jazz Winter: "La quattordicesima edizione di Umbria Jazz Winter è stata contrassegnata dall'incontro tra il jazz e la canzone d'autore: un binomio che molti anni fa negli Stati Uniti ha prodotti quei famosissimi standards su cui i jazzisti di tutto il mondo continuano ancora oggi ad improvvisare. Questo "fenomeno" ha raggiunto ormai da anni anche nel nostro paese, ed ha contribuito a rafforzare un'identità troppo spesso condizionata dagli stereotipi d'oltre oceano." (Marco De Masi)

05/02/2007

Terronia (Pino Minafra)

11/01/2007

Gallery dal London Jazz Festival di Thomas Van Der Aa e Nadia Guida.

05/01/2007

JAZZin': a photografic story by Luca Buti

16/11/2006

Jazzsett 2006, Gianni Lenoci Duo, Antonio Faraò Trio, Mirko Signorile & Gaetano Partipilo Telepathy Duo: tre concerti con tre espressioni pianistiche differenti, l'improvvisazione totale di Lenoci, l'intenso "soulfull" di Faraò, la simbiosi "telepatica" di Signorile e Partipilo... (Lorenzo Carbonara)

01/10/2006

Gianluca Renzi Sextet a Diagonal Jazz 2006: "Le melodie nascono spesso da un riff di contrabbasso, su cui si sviluppano gli assoli...Il leader del sestetto è in gran forma, accompagna e improvvisa con fervore e gusto del ritmo..." (Andrea Caliò)

03/05/2006

Don't Stop You Mind (Gianluca Renzi)

26/03/2006

Kenny Wheeler Quartet al Padova Porsche Jazz Festival: "Un concerto eccezionale in un teatro con un'acustica incredibile...Applausi sentitissimi e la sensazione di essersi immersi in un morbido sogno, incredibilmente più bello della realtà." (Giovanni Greto)

19/12/2005

Maurizio Giammarco & Megatones: "...la proposta di Giammarco risulta essere meritevole di attenzione e approfondimento. Dalle sue composizioni si coglie quel sottile "fil rouge" che in qualche modo lega i due elementi apparentemente inconciliabili..." (Bruno Gianquintieri)

16/07/2005

Intervista a Fabio Morgera: "...sono un po' talent scout, ho molta fiducia nel mio istinto. Se sento un musicista giovane sento dove può arrivare, sento cosa diventerà e quindi mi basta questo, il talento, al di fuori della precisione, della tecnica che sono cose che si possono imparare successivamente..." (Marco Losavio)

16/07/2005

The Voice Within (Fabio Morgera)

05/06/2005

Punkromatic (Maurizio Giammarco & Megatones)

26/03/2005

Strength (Roy Hargrove - The RH Factor)

18/03/2005

Intervista a Dario Cellamaro: "...In occasione dei concerti che il grande Clark Terry ha tenuto al Blue Note di Milano, abbiamo incontrato il batterista Dario Cellamaro che, invitato sul palco, si è esibito con Terry in una performance che riamarrà probabilmente memorabile si dal punto di vista musicale che umano... (Marco Losavio)

24/12/2004

Basic (Gaetano Partipilo & Urban Society)

28/11/2004

Gianluca Renzi Sextet presenta il suo ultimo lavoro a La Palma: "Gianluca Renzi, con questa formazione, ha realmente trovato la "quadratura del cerchio". Esistono quelle affinità che rendono certi incontri determinanti, e questo lo è." (Franco Giustino)

23/11/2004

Edward Simon Trio, "...Musicalmente la serata al Pinocchio, va detto subito, non ha momenti particolarmente forti...Ci piace sottolineare invece la maiuscola prova di Renzi..." (Paolo Carradori)

07/11/2004

Intervista a Gianluca Renzi: "...Chi inizia deve essere spinto da una grande passione, veramente molto forte, altrimenti rischia di cedere. Come in tutti i lavori artistici, prima di vedere i risultati devi fare una grande fatica. Bisogna vedere poi quanto durano questi risultati, non puoi permetterti di mollare, neppure per un attimo, verresti cancellato." (Franco Giustino)

24/04/2004

Looking for the right line (Gianluca Renzi)

05/10/2002

In anteprima assoluta, su Jazzitalia, il CD Organ Grooves di Vito Di Modugno con Sandro Gibellini, Massimo Manzi, Stefano D'Anna, Fabrizio Bosso e la partecipazione straordinaria del fisarmonicista Pino Di Modugno (Red Records)





Video:
RH Factor (Roy Hargrove) @ Jazz à Sète 2012 1/3
Nessuna descrizione disponibile....
inserito il 17/07/2012  da Stéphan Magne - visualizzazioni: 2232
RH Factor (Roy Hargrove) @ Jazz à Sète 2012 2/3
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inserito il 17/07/2012  da Stéphan Magne - visualizzazioni: 2160
Angelique Kidjo - Zelie - unplugged
Become a Fan | http://facebook.com/angeliquekidjoOfficial Website | http://kidjo.comThe songs on Angelique Kidjo's new album "Oyo",embrace...
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Clark Terry receives the Grammy 2010 Lifetime Achievement Award
Legendary Jazz Trumpet and Flugelhorn player, Clark Terry, receives the Grammy 2010 Lifetime Achievement Award on January 30th, 2010 in Los Angeles. D...
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EJE 2009 Sardicity - Su gabilli ? - Gavino Murgia Pietro Iodice Michel Godard Fabio Morgera Luciano Biondini Massimo Ferra Menhir Momak Dj Gruffcamera...
inserito il 09/01/2010  da documentispartani - visualizzazioni: 2842
Gavino Murgia Sardicity - Non ho tempo - European Jazz Expo 2009
EJE 2009 Sardicity - Non ho tempo - Gavino Murgia Pietro Iodice Michel Godard Fabio Morgera Luciano Biondini Massimo Ferra Menhir Momak Dj Gruff...
inserito il 09/01/2010  da documentispartani - visualizzazioni: 2660
Gavino Murgia Sardicity - Chi ha fatto miao - European Jazz Expo 2009
EJE 2009 Sardicity - Chi ha fatto miao ? - Gavino Murgia Pietro Iodice Michel Godard Fabio Morgera Luciano Biondini Massimo Ferra Menhir Momak Dj Gruf...
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Gavino Murgia - Il Dio del Buon Frate - Sardicity European Jazz Expo 2009
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Gavino Murgia Momak Dj Gruff Sardicity European Jazz Expo 2009
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2010 Grammy Nominated Roy Hargrove Big Band - Roy Allan (Jazz A Vienne Excerpt)
Purchase "EMERGENCE" at Amazon: http://www.amazon.com/gp/product/B002..., at iTunes: http://itunes.apple.com/us/album/emer..., , Filmed live...
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Roy Hargrove
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JAZZ ON THE COAST 2009 MAIORI SA ITALY 15' EDIZIONE ROY HARGROVE AND RH FACTOR 21 LUGLIO 2009
Il programma della XVa edizione, - 21 LuglioROY HARGROVE - RH FACTOR, - 26 Luglio, DAVID SANCHEZ & ED SIMON quartet, Featuring Scott Colley and An...
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Norman Granz's documentary "Improvisation" (part 12), , Dizzy Gillespie, Clark Terry (tp), Eddie Lockjaw Davis (ts), Oscar Peterson (p), Nie...
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Roy Hargrove - Invitation
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...
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Horace Silver, Blue Mitchell & Junior Cook
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Kenny Wheeler Quintet_Kenny Wheeler,Trumpet/John Abercrombie,Guitar/Peter Erskine,Drums/John Taylor,Piano/Palle Danielsson,Bass, Baltica Festival...
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Hank Jones 90th Birthday Concert., note: Hank Jones got sick just before his concert and flew back to New York., , The most beautifull solo on flugelh...
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Roy Hargrove Big Band performing at Central Park Summerstage, NYC, 8-2-08., , Photos from the show can be seen at http://picasaweb.google.com/eperl69...
inserito il 03/08/2008  da extplay - visualizzazioni: 2252
Earfood - The new album by Roy Hargrove Quintet
visit http://www.RoyHargroveMusic.com for the latest on Roy. , , The amazing Roy Hargrove Quintet releases EARFOOD, a new CD on Groovin' High/Emarcy....
inserito il 23/06/2008  da daytube - visualizzazioni: 2508
McCoy Tyner - Walk Spirit, Talk Spirit (pt2)
McCoy Tyner - Piano Gary Bartz - Saxophone Gerald Cannon - Bass Eric Kamau Gravatt - Drums...
inserito il 22/03/2008  da poophat - visualizzazioni: 2277
McCoy Tyner - Walk Spirit, Talk Spirit (pt1)
McCoy Tyner - Piano Gary Bartz - Saxophone Gerald Cannon - Bass Eric Kamau Gravatt - Drums...
inserito il 21/03/2008  da poophat - visualizzazioni: 2256
Renee Neufville w/ Roy Hargrove's RH Factor - Crazy Race
Live at Jazz Open Stuttgart 2005 www.myspace.com/reneemusic...
inserito il 10/10/2007  da reneeneufvillemusic - visualizzazioni: 3485
Roy Hargrove & RH Factor - The Joint
Live @ Jazz baltica 2003...
inserito il 08/06/2007  da Shaft86 - visualizzazioni: 2671
Roy Hargrove & The RH-factor-Bop Drop
North Sea Jazz Festival 2003 IMHO:The best RH-factor lineup...
inserito il 17/03/2007  da Julio818 - visualizzazioni: 2605
Count Basie with Clark Terry
http://www.jazzvideoguy.tv presents the immortal Count Basie featuring Clark Terry on trumpet, Wardell Gray- tenor sax, Buddy DeFranco-clarinet, Fredd...
inserito il 13/12/2006  da JazzVideoGuy - visualizzazioni: 2201
Count Basie Meets Clark Terry
http://www.jazzvideoguy.tv presents Count Basie, from the film, "Rhythm and Blues Review," October 1950. The film is now in public domain ...
inserito il 13/12/2006  da JazzVideoGuy - visualizzazioni: 2141


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Data pubblicazione: 18/03/2015

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