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A tu per tu con: GeGè Telesforo
Di Sandro Floreale e Simone Tagliaferro

Musicista, compositore, interprete, presentatore, ma soprattutto grande appassionato di musica jazz e non, GeGè Telesforo è sicuramente uno dei personaggi più interessanti del panorama jazzistico italiano. Sempre cordiale e  disponibile a parlare di se stesso, di musica e di underground musicale. Abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con lui, accolti affettuosamente nella sua casa romana, ricca di testimonianze e ricordi del suo percorso artistico.

S.F. - S.T.: Dal tuo primo lavoro, "GeGè Telesforo", sino ad oggi abbiamo notato dei cambiamenti per quanto riguarda sia il tuo approccio alla musica che al mercato discografico, peraltro, innovazioni interessantissime, alla luce di ciò che avviene normalmente nel campo musicale.
Iniziamo però raccontando com'e' nato il tuo cammino discografico.


GEGE' TELESFORO:
Il primo disco, che porta il mio stesso nome, era nato da un contratto discografico con una piccola etichetta di distribuzione italiana, per il mercato nazionale. Tale contratto prevedeva la realizzazione di un disco che rispecchiasse la mia personalità, il mio umore jazzistico e la mia passione per il R&B ma con testi in italiano. Quindi essendo da sempre un grande appassionato e musicista di jazz, sia pure con una preparazione più generale su tutta la musica afroamericana, dalle tradizioni del jazz, al free jazz, fino al funk e al rythm'n'blues, che negli ultimi anni, mi interessano forse di più del jazz in se stesso, ho accettato volentieri la sfida. Il disco inciso nel 1987 e distribuito nel 1989, credo abbia anticipato di almeno dieci anni le nuove tendenze musicali adottate dai nuovi artisti italiani; la differenza sostanziale con questi nuovi artisti sta nel fatto che il disco è stato interamente suonato dalla A alla Z, al contrario delle band giovani che programmano tutto. Inoltre registrato da formidabili artisti, allora semisconosciuti, il talento dei quali è oggi riconosciuto da tutti gli appassionati di jazz, infatti c'erano musicisti come Stefano Di Battista, che per la prima volta entrava in uno studio di registrazione, Antonio Faraò, un giovane Roberto Gatto, Danilo Rea, Rita Marcotulli, Max Bottini, adesso leader di una grande band, che sicuramente tutti conosceranno.»


S.F. - S.T.:
Dopo la realizzazione del tuo primo lavoro, sei passato ad una nuova casa discografica, grazie ad un incontro con un grandissimo personaggio, Ben Sidran. Parlaci del vostro incontro e dei progetti  maturati insieme.

GEGE' TELESFORO:
Qualche anno dopo il mio primo lavoro, ebbi la fortuna di incontrare Ben, in una delle puntate di D.O.C., un programma che presentavo su RaiDue, nel 1987. Ben, diventato anche un ottimo amico, oltre che un eccellente compagno di lavoro, mi chiese di entrare a far parte della sua "scuderia", dopo aver ascoltato un nastro del mio primo lavoro e alcune registrazioni dei nuovi progetti. In quel periodo infatti stava  fondando una nuova etichetta discografica insieme ai giapponesi della Polistar, la GoJazz. Abbiamo, pertanto realizzato un primo disco, "GeGe' & The Boparazzi". Un tributo alla nostra passione per il Jazz bebop, quello di Dizzy Gillespie e Clark Terry per capirci. Sul disco sono presenti grandi nomi italiani (Gatto, Rea, Pietropaoli, Marcotulli, etc.), grandi nomi storici del jazz (Bob Berg, Clark Terry, Jon Hendricks) ed è mixato dal più grande ingegnere del suono del mondo, James Farber, con la supervisione di Ben Sidran. Il sodalizio con Ben, ha dato vita anche al successivo lavoro, "Mother Tongue", un progetto più elettrico; molto all'avanguardia quando uscì, ne è riprova oggettiva il fatto che circa 4 o 5 anni dopo sia esplosa la musica Lounge e la World Music. Anche se, ad onor del vero, nel 1991, quando abbiamo iniziato il CD, non pensavamo di essere precursori così attenti, ma pensavamo semplicemente di registrare un buon disco, con  ottimi solisti di jazz, formidabili DJ della scena di Minneapolis, che hanno realizzato i loop, alcuni rapper italiani (ad esempio i 99 Posse) ed americani. Il tutto condito con percussioni e suoni etnici campionati e non. Successivamente ho realizzato per la GoJazz un progetto dal vivo intitolato "PFL – PureFunkLive", dal nome della prima band elettrica formata da Rinalduzzi, Surace, Siniscalco, Gwiss, supportato da un allegato video realizzato alla fiera del Levante di Bari nel 1996, per la, allora neonata, Stream. Forse uno dei primi esperimenti di musica dal vivo per immagini realizzate live da un computer.


S.F. - S.T.: La formazione titolare che ti affianca, nel corso degli anni, ha subito notevoli cambiamenti. Ci preme soprattutto parlare della sezione ritmica inizialmente formata da Siniscalco e Surace, in seguito sostituita da Deidda e Virtuoso. Come mai?

GEGE' TELESFORO: Il passaggio è stato naturale e dettato da esigenze di lavoro. Rinalduzzi che, all'epoca stava producendo il primo disco del giovane Alex Baroni (lo ricordiamo con affetto), volle sul disco sia Surace che Siniscalco, che sono perfetti dal vivo, ma incredibili in studio. Poi dopo il successo di Alex, dovuto anche alla partecipazione a Sanremo, Marco Rinalduzzi si trovò ad organizzare un tour di promozione del disco e chiese loro di partecipare: io mi ritrovai a questo punto senza basso e batteria, mi ricordai di Dario Deidda che, allora, era un astro nascente. Chiamai Dario e con lui decisi di formare la nuova band, insieme anche al fratello Alfonso al Sax; poi incontrammo quasi per caso in un bar questo giovane pianista Julian Oliver Mazzariello, oggi richiestissimo. Nel frattempo io e gli altri facemmo ruotare nella band alcuni tra i migliori batteristi in Italia: Micalizzi, Dei Lazzaretti, Marangolo, fino al ritorno di Surace che per noi era comunque il batterista ideale e lo è tuttora. Successivamente  Marcello Surace dovette partire per Parigi per un altro lavoro, e così ci ritrovammo con la necessità di rimpiazzarlo in fretta, poiché avevamo dei concerti già fissati. Fu allora che Dario mi presentò questo giovane batterista: Giampiero Virtuoso, il quale si ritrovò a dover imparare il nostro repertorio e a doversi adattare al nostro sound visto che Giampiero proveniva prettamente dal jazz. Ci siamo trovati talmente bene che insieme abbiamo registrato l'ultimo lavoro. Ora, dopo la tournèe, la band è in stand–by, per seguire altri progetti, tra i quali "3 from the ghetto", il trio di Dario Deidda, con Stephane Ushard alla batteria e Julian Oliver M. al piano. In alcune date del tour alla batteria comparirà anche Surace.


S.F. - S.T.:
Proprio quest'anno è uscito il tuo nuovo lavoro "We couldn't be happier" per la GoJazz, un CD multimediale, che permette, inoltre, la visione di alcuni momenti della registrazione del disco. L'album ripropone anche cover di grandissimo livello, che grazie ad un sapiente arrangiamento hanno, più che mai, mantenuto il loro fascino. Come è nato il progetto?

We couldn't be happierGEGE' TELESFORO: Il progetto è nato grazie anche alla passione che abbiamo con i "PureFunkLive", band nata nel 1994, per determinati tipi di sonorità, e anche per esaltare al 100% le caratteristiche vocali, solistiche e strumentali della band. Abbiamo quindi realizzato "We couldn't be happier",  una specie di airplay radiofonico degli anni '70 che propone la musica ascoltata allora nelle radio americane. Nell'album ho riproposto delle cover quali "Freedom Jazz Dance" di Ed Harris, riarrangiandola a nostro modo, la cover di Julian "Cannonball" Adderley "Inside Straight" e poi brani originali ispirati a quel periodo, come "Groovin' in the shade of night", una sorta di colonna sonora di un telefilm poliziesco, o "Virando" un tributo alla mia passione per la musica brasiliana, o anche la stessa title track "We couldn't be happier", brano strumentale in ¾, tipo valzer, ispirato alle bellissime melodie di Burt Bacharach. La parte multimediale, realizzata da Cristiano Quadraroli, è un valore aggiunto del disco. Infatti mi sono ritrovato con una grossa quantità di materiale da gestire e dalla quale abbiamo estratto 15 minuti di filmato; ciò era nato essenzialmente come "extra", ma è stato talmente apprezzato dalla GoJazz e dal pubblico, che verrà riproposto in tutti i dischi della serie "Groove Master Edition".


S.F. - S.T.:
La collaborazione con la GoJazz ti ha portato, ovviamente, a fare concerti non solo in Italia, ma anche all'estero, soprattutto negli States, da dove sappiamo che sei appena tornato. Secondo la tua esperienza, che differenza intercorre tra il pubblico ed il mercato americano e quello europeo?

GEGE' TELESFORO: Se è possibile effettuare una classificazione per sommi capi, mi sembra giusto dire che gli Stati Uniti sono il tempio musicale per quanto riguarda il mercato discografico, ma per quanto riguarda gli spazi live, vi posso dire per esperienza, che gli stessi musicisti americani, riescono a trovare più spazio in Europa. Credo dipenda dal fatto che ci siano appassionati più attenti all'aspetto musicale, ed inoltre la stessa Europa o il versante mitteleuropeo sta diventando un bacino prolifico di nuove tendenze musicali. Ma in America comunque è bellissimo esibirsi di fronte a sterminate platee, fatte anche e soprattutto da neri americani, che, come si sa hanno il jazz ed il blues nel sangue. Per non parlare poi della strepitosa bravura dei musicisti americani. Ormai sono dieci anni che vado in America a fare concerti, e proprio nell'ultimo viaggio di Settembre, ho portato con me Dario Deidda, per presentare il suo nuovo lavoro da solista, ed è innegabile che abbiamo riscosso più successo noi dei musicisti del posto. Questo probabilmente è dovuto al nostro diverso sound ed approccio per la musica più entusiastico e più ricco di groove.


S.F. - S.T.:
Nei tuoi lavori sei sempre affiancato da grandi personaggi come DeeDee Bridgewater, Ben Sidran, Danilo Rea, Roberto Gatto, Jon Hendricks, Clark Terry, Bob Berg, Irio de Paula e tanti altri. Puoi raccontarci qualche aneddoto che ricordi con piacere?

GEGE' TELESFORO: Tra i tanti uno che salta subito alla mente riguarda DeeDee Bridgewater. Cantante allora sconosciuta che girava per i club per sbarcare il lunario; La invitammo a D.O.C. ad esibirsi con il suo trio, dopo essersi trasferita a Parigi dagli Stati Uniti, le portammo sicuramente fortuna, dato che un anno dopo incise un singolo di grande successo, insieme al grande Ray Charles. L'aneddoto riguarda proprio l'incontro che organizzò DeeDee per farmi conoscere Ray Charles, con il quale avrebbe cantato la sera stessa in una trasmissione di Pippo Baudo. L'incontro avvenne nel Camerino di Ray poco prima della loro esibizione: Ray era seduto su una sedia in canottiera e con indosso i pantaloni dello smoking con la banda lucida e le scarpe di vernice. Il manager di DeeDee, persona squisita, ma all'epoca un pazzerellone, preparò una canna pazzesca che fece girare nel camerino, nonostante l'atmosfera tesa per l'imminente spettacolo, ed io mi ritrovai a "tirare" questo cannone che mi veniva passato direttamente dalle mani di Ray Charles: mi lasciarono in camerino tumefatto, mentre loro salirono tranquillamente sul palcoscenico per esibirsi; inutile dire che l'esibizione fu di qualità superba. Un altro aneddoto molto piacevole risale alla mia esperienza in studio di registrazione a New York con Jon Hendricks e Clark Terry, dove festeggiammo il settantesimo compleanno di quest'ultimo, lavorando, suonando e facendo la versione a tre di Mumbles, una specie di mugugno ideato da Clark negli anni '50.


S.F. - S.T.:
Quali dei tanti artisti che hai ascoltato ti hanno maggiormente influenzato? E come definiresti il tuo stile musicale attuale?

GEGE' TELESFORO: Premetto che una rivista tedesca ha definito i PureFunkLive una band che coniuga Bebop e Funk aggressivo, e mi è sembrato azzeccato, dato che la band è attenta al tiro della ritmica e lascia i giusti spazi ai voli solistici. Questo sound è venuto fuori, ovviamente, ascoltando tanta musica più che suonandola. Per questo vi dico che ho ascoltato Charlie Parker, John Coltrane, Duke Ellington e tutti i grandi del Jazz, innamorandomi di Cannonbal Adderley e Lee Morgan che per primi hanno fuso l'improvvisazione con il groove. Inoltre sono sempre stato un appassionato di James Brown, Prince, passando per Marvin Gaye. Forse potrei anche essere criticato per la varietà che viene fuori dal mio sound (dal boppistico, "Hey, Rookie!", al più semplice e ricco di groove "Groovin' in the shade of night", entrambi presenti nell'ultimo album, o addirittura ai "Bluesacchioni"), visto che ogni mio lavoro è storia a sé. Comunque, a me piace fare così, perché sarei il primo ad annoiarmi se facessi lavori simili e ripetitivi.


S.F. - S.T.:
Cosa Pensi degli scenari del panorama musicale italiano, jazzistico e non, dato che quest'anno farai parte della giuria di qualità di Sanremo?

GEGE' TELESFORO: Premetto che se fossi un jazzista puro, non avrei né i mezzi, né la voglia di giudicare degli artisti che fanno musica così lontana dal jazz. Vi dico inoltre che per selezionare i partecipanti al festival di Sanremo bisogna anche prescindere in parte dal proprio gusto personale, ed optare per scelte mirate ed intelligenti che possano rispecchiare i gusti del grande pubblico che guarderà Sanremo. Quindi nella prima selezione per i 24 giovani, che ora stanno lottando per i 12 posti disponibili alla fase finale nel programma Destinazione Sanremo, il criterio che abbiamo adottato all'unanimità è stato proprio quello di rispettare il più possibile i gusti della gente. Abbiamo quindi cercato di selezionare i giovani "ambasciatori" della musica leggera italiana, dagli interpreti ai cantautori.
Per quanto riguarda il jazz, credo che ora l'Italia stia vivendo un buon momento di fertilità artistica, dato che gli astri nascenti di questa musica provengono in gran parte dal nostro paese: Stefano di Battista, Rosario Giuliani, Dario Deidda, Julian Oliver M., Fabrizio Bosso e lo stesso Alfonso Deidda al Sax. Per quanto riguarda la produzione discografica, invece, non si può dire altrettanto, dato che i prodotti nostrani vengono realizzati più sulle doti del singolo musicista piuttosto che in base ad un progetto. In sostanza manca il lavoro del produttore vero e proprio: cioè mettersi a tavolino e studiare il progetto con l'artista, cosa che invece io, per conto dell'americana GoJazz, mi sforzo di fare, oltre che ricercare anche un rapporto di amicizia con l'artista che devo produrre, senza prendere produzioni a scatola chiusa. Così abbiamo lavorato per il disco di Dario Deidda, mixato negli Smart Studios di Madison, lo stesso dei Garbage. Il disco, che uscirà a Gennaio, presenta, tra i vari brani, anche una cover di
Liberty city di Pastorius, eseguita al contrabbasso in maniera magistrale, ed una cover di Evidence di Thelonious Monk. Anche le partecipazioni sono di altissimo livello. Quello di Alfonso Deidda, un disco di Latin – jazz, secondo me molto bello, e così lavoreremo anche per quello di Julian, che, però, è ancora in fase embrionale. Comunque, per quanto riguarda la produzione, credo che le idee chiare sul lavoro debba averle prima l'artista e poi il produttore.


S.F. - S.T.: Quest'estate abbiamo avuto la fortuna di ascoltarti in versione live al Festival di Villa Celimontana, un'esperienza indimenticabile ed un'atmosfera piena di caldissimo groove. Quali sono le tue sensazioni in versione live?

GEGE' TELESFORO: Sicuramente il live è un momento di riscontro, nonché il più bello per un'artista come me cresciuto suonando musica dal vivo più che incidendo dischi. Noi facciamo esattamente il contrario di quello che fanno i cantanti pop: mentre questi ultimi incidono e poi eseguono dal vivo, noi registriamo ciò che abbiamo molte volte eseguito dal vivo, cercando di ricreare in studio la stessa atmosfera, con la differenza che si presta più attenzione alle strutture, rielaborando cosi la durata dei brani.


S.F. - S.T.: Sempre a proposito dei Festival Jazz in Italia, cosa pensi del boom che stanno avendo in questi ultimi anni?

GEGE' TELESFORO: È la palese dimostrazione che c'è un seguito spaventoso di appassionati, in continua crescita, che si muove per queste manifestazioni e per artisti sia grandi che piccoli: questo deve far riflettere la discografia, in quanto nonostante la grande presenza di appassionati, i dischi non si vendono, e ciò e dovuto soprattutto all'eccessivo prezzo dei dischi punto e basta. Mi auguro che si riesca a trovare un compromesso per abbassare drasticamente il prezzo dei CD, perché la musica sopravvivrà, ma la discografia sta morendo. Tutto ciò penalizza le multinazionali, ma soprattutto le piccole etichette indipendenti, schiacciate dal peso delle grandi, che dall'alto delle loro forti basi economiche riescono ad invadere tutti gli spazi disponibili per la promozione. Per cui la musica indipendente non può essere ascoltata alla radio o alla televisione, ma dobbiamo andarcela a cercare ogni volta negli spazi live concessi a questi artisti.

Ringraziamo GeGè per la sua disponibilità, ci auguriamo di rivederlo al più presto in versione live e al solito con un nuovo e personalissimo lavoro.

Discografia Essenziale:
"GeGè Telesforo"
(Gala Records- Ricordi 1990) Produced by GeGè Telesforo. Featuring: DeeDee Bridgewarer; Rossana Casale; Antonio Faraò; Marco Rinalduzzi; Max Bottini; Agostino Marangolo; Stefano di Battista….

"GeGè and the BoParazzi" (GO Jazz 1993).Produced by Ben Sidran. Featuring: Jon Hendricks; Clark Terry; Bob Berg; Ben Sidran; Giorgia; Rita Marcotulli; Danilo Rea; Roberto Gatto; Enzo Pietropaoli;… "GeGè and the Mother Tongue" (GoJazz 1996) . Produced by Ben Sidran - GeGè Telesforo - Paul Peterson. Featuring: Bob Malach; The Steeles; Bisca 99 Posse; Ricky Peterson; The Hornheadz; Margie Cox; Danilo Rea;…
"GeGèTelesforo - PureFunkLive" (Il Manifesto-GoJazz 1997) Produced by GeGè Telesforo-Roberto Ramberti. Featuring: Marco Rinalduzzi; Alex Gwiss; Marco "Slater" Siniscalco; Marcello Surace "We couldn't be happier" (Piloti Dischi-GoJazz 2002).  Produced by GeGè Telesforo & Marco Rinalduzzi for I Piloti S.R.L. Co-produced Ben Sidran. Featuring: PureFunkLive Guest: Stefano Di Battista, Irio De Paula, Giovanni Amato

Per contatti: www.gegetelesforo.com
email: floreales@libero.it


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Data pubblicazione: 21/11/2002





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