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Intervista a Gigi Cifarelli
Milano, 3 agosto 2004
di: Eva Simontacchi
Fotografie: Alberto Gottardelli

Abbiamo appuntamento con Gigi all'ora di cena per passare alcune ore insieme e farci raccontare alcune cose di lui e della sua musica per i lettori di Jazzitalia.

Si presenta con la chitarra in spalla e con una tenuta "semi-ciclistica" che lascia scoperte le gambe con i muscoli scolpiti da chilometri e chilometri di bicicletta e di corse.

E' l'icona vivente delle sue due grandi passioni: la musica e la bicicletta da corsa.

Dopo un gustoso mini-concerto acustico prima di cena riservato esclusivamente a noi nel corso del quale abbiamo ascoltato brani che andavano da "This Masquerade" a "O sole mio" seduti attorno alla tavola, ci spostiamo in un altro locale accomodandoci sul divano e ha inizio la nostra chiaccherata.

Gigi, per certi versi, può essere considerato un personaggio un po' "scomodo" perché dice senza peli sulla lingua tutto quello che pensa, ma con la preparazione musicale e l'esperienza professionale che ha crediamo possa permetterselo.

E' estremamente loquace e simpatico e ogni tanto cita qualche frase in dialetto che dà colore ai suoi discorsi rivestendo di antica saggezza popolare ciò che dice.

E' una persona molto disponibile ed avvicinabile e il suo pubblico lo sa, gli piace comunicare e si ferma a parlare volentieri con tutti quelli che lo avvicinano senza mai snobbare nessuno e facendo spesso sentire le persone come se lo conoscessero da tempo.

E.S.: Siamo arrivati al momento dell'intervista, dopo avere avuto un concerto privato tutto per noi, bellissimo, senza né microfoni né amplificatori. E' tutta la vita che suoni e tutte le volte che ti ho visto suonare, sia davanti a un folto pubblico che a pochi intimi come stasera, mi ha colpito il vederti totalmente preso dalla musica, si nota una passione che a volte è difficile trovare in chi suona da tanti anni, spesso questa passione bruciante si annacqua strada facendo e il suonare può trasformarsi in una cosa un po' "meccanica" o ripetitiva. Tu invece "ci sei", io lo vedo che sei presente e che la fiamma continua ad ardere.
G.C.: Non è la prima volta che rispondo a una domanda del genere...E il primo pensiero è sempre questo: Come è possibile che chi ha la fortuna di suonare o di fare qualcosa che ama e che dovrebbe considerare come un dono di Dio e che viene di conseguenza messo in condizione di fare nella vita ciò che gli appartiene profondamente, possa far diventare tutto ciò un'abitudine?
Questa considerazione non vale solo per la musica, la pittura o qualsiasi cosa un essere umano ami e desideri fare, ma vale per tutto, no? Anche per il "solo" (è già un'immensità) meraviglioso fatto di aprire gli occhi ogni mattina sapendo di essere ancora al mondo. Guarda due persone che iniziano a stare insieme, cosa sono nel primo periodo e poi, cosa diventano dopo tanti anni. Questa secondo me è una delle cose più tristi che esistono perché io...invece io questa cosa non l'accetto e faccio il possibile perché non avvenga, almeno non in modo così scontato...E uno dice come fai? Non è una cosa che posso dire, perché allora farei qualcosa di non spontaneo per essere così e sarei in qualche modo "bravo"… Non lo sono, questo stupore mi appartiene… è un'alchimia bella, una strana magia che accade ogni giorno e caratterizza la mia vita anche nelle piccole cose, come quando ogni mattina mi preparo per uscire in bici ad allenarmi con lo stesso entusiasmo e la stessa gioia che avevo da ragazzino.
S
pesso dico una cosa e chi mi sta intorno quando la dico fa gli scongiuri toccandosi ovunque, ma è a mio parere una verità: Penso sempre che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo e che nessuno di noi sa quanto ancora ci verrà concesso di poter vivere, gioire e fare determinate cose.
Lo dissi una sera ad Aida Cooper che mi chiedeva appunto come potevo suonare ancora tante ore e con così tanta energia tutte le volte che mi vedeva, le risposi: "Forse perché ogni volta potrebbe essere l'ultima!!"...ognuno di noi si porta dentro un timer nel quale è scritto un giorno, un'ora, un minuto che nessuno conosce e quindi io cerco sempre di godermi ogni momento, perché non so se ce ne sarà un altro, non lo faccio in maniera cosciente, però potrebbe essere questo il motivo attraverso il quale potrei dare una risposta a ciò che mi chiedi.
E
' chiaro che - per farti un esempio -
quando ho suonato davanti a diecimila persone o in certi contesti, oppure nei grandi festival internazionali ho potuto avere degli stimoli particolari e ho potuto essere in qualche modo gratificato maggiormente a tutti i livelli compreso quello economico, ma anche questo è normale, fa parte dell'essere umano, no?
Ma per me anche suonare per tre persone vedendole godere, è motivo di gioia, mi fa stare bene e non mi stanco mai, non mi sono mai stancato e non mi stancherò mai di farlo. Quando mi chiedi queste cose, visto che ormai ho cinquant'anni, mi tornano all'orecchio le frasi dei miei amici più adulti quando ero ragazzino, io volevo fare intensamente certe cose, non mi stancavo mai e loro mi dicevano: "Vedrai che con gli anni ti stancherai"...Beh sono passati e tanti, mannaggia! Ma sono contento di poter dire che non mi sono assolutamente stancato di giocare e di fare le cose che mi entusiasmano. Soprattutto non mi sono stancato di avere un desiderio pazzesco di svegliarmi la mattina quando vado a letto la sera e di sperare che ogni giorno possa ripetersi questa cosa meravigliosa che mi hanno donato Dio i miei Genitori: la Vita. E mi auguro che ciò si ripeta nel tempo il più volte possibile sperando di poter (visto che queste cose mi fanno star bene) rendere gli altri partecipi di tutte queste emozioni attraverso il mio modo di essere e facendo Musica, questo è ciò che cerco di dire e di dare quando suono.
Molti dicono: "Io faccio questo perché ho scelto di fare questo. Non mi interessa che agli altri piaccia o meno…." Ed è un punto di vista che rispetto totalmente, ma per me invece è molto importante sentire la mia energia rimbalzare da qualche parte e ritornare, perché il piacere di suonare si concretizza nel momento in cui faccio stare bene gli altri e di conseguenza anche me stesso. Naturalmente questo, rimanendo coerente con ciò che mi appartiene e racconta di me stesso quindi sinceramente e onestamente, ovvero se mi chiedono di fare "La donna cannone" come è successo una sera, non potrò accontentarli...mi spiace!!

E.S.: Certo, avere uno scambio di energie con il pubblico, sapere che recepiscono e apprezzano... questo è vitale! Prima mi avevi accennato a un progetto…. Possiamo parlarne?
G.C.: Possiamo parlarne, anche se in questo periodo...non mi sento di fare promesse perché detesto chi parla e poi non mantiene, quindi cerco di non farlo in prima persona. Poi siccome sono portato per natura a non fermarmi ho sempre faticato far dischi, metodi etc. e quindi in rapporto agli anni che ho e da quando suono, sicuramente ho fatto poco.
Per me stare chiuso a fare un disco è una condanna a morte...E ho fatto sempre molta fatica a internarmi per fare queste cose e anche adesso che mi sento addosso la pressione di chi vuole un nuovo lavoro mio, perché sono già 4 anni che non faccio nulla, fatico a pensare di mettermi fra quattro mura a fare un cd…
Beh da quando sono scomparsi i miei nel 2001...sono quasi tre anni anche se sembra ieri...mi sono prefisso di fare un CD dedicato a loro, nel quale ci fossero delle cose che ci hanno in qualche modo accomunato, accomunato me ai loro piaceri, alla loro vita, a dei personaggi, a delle melodie e così via, ed è una cosa che spero e penso di fare. Non so quando, ma lo farò...ho anche in ballo tantissime altre cose...il problema è che io sono sempre molto in contrasto con la mia natura che è quella di essere sempre comunque in movimento di non fermarmi mai.
Sento però anche il dovere di farlo, per lasciare in qualche modo, anzi, lasciare no, non sono nessuno per "lasciare", diciamo scrivere qualcosa per tutti quelli che la desiderano e mi vogliono bene e per cui poi si possa dire: "Ecco, nella mia vita in quel momento, mi piaceva quella cosa, vivevo per farla, i miei amici erano quelli, i musicisti che stimavo erano quelli e così via."
P
otremmo parlare molto tempo, perché anche quando ho fatto dischi non ho mai pensato di farli chiamando musicisti che mi dessero un risultato a livello commerciale, ma ho sempre pensato a chiamare quelli che in quel momento mi erano vicini e stimavo oltre a quelli che ritenevo dei talenti che nel tempo hanno poi confermato di esserlo.
H
o sempre cercato di dare spazi e di fare suonare persone che in ogni caso in qualche modo appartenevano alla mia vita in quel momento e in qualche modo, anche se non appartenevano propriamente alla mia vita affettiva più vicina, erano persone di cui avevo moltissima stima artisticamente nonostante fossero praticamente sconosciute e davo loro spazio contro il parere di chiunque...Non a caso ci sono stati tanti musicisti giovanissimi che hanno suonato con me e nei miei dischi che hanno poi dimostrato qualità straordinarie, vuoi qualche nome? Beh..citerò Antonio Faraò, Emanuele Cisi, Max Furian, Christian Meyer, Giovanni Giorni, Diego Corradin, Carmelo Isgrò, Tonino De Sensi, Ernesto Ghezzi e……Angela Baggi una grande cantante in cui ho creduto tantissimo e che reputo un talento straordinario e che tu conosci bene, alla quale ho dato possibilità di esprimersi in certi contesti, facendole fare dischi e portandola su ribalte nazionali e internazionali, pensa che all'epoca Angela mi dava addirittura del pazzo per il fatto di farla cantare in certi contesti, ma io ero "toccato" da ciò che "sentivo" e quindi ci credevo.
Ora tutti gli appassionati sanno che ciò che dico non è aria fritta perché questa gente conosce...poi gli anni passano e le cose purtroppo prendono delle pieghe non sempre piacevoli, ma che fanno parte della vita e di ciò che è l'essere umano nella sua natura.
Insomma ho preso dei musicisti e li ho fatti suonare semplicemente perché secondo me erano dei grossi talenti, indipendentemente da tutto il resto, cosa che invece purtroppo non avviene quasi mai in questi ambienti, ma alla lunga c'è stata anche gente che si è lamentata di ciò che offrivo economicamente, ma io siccome sono alla vecchia mi e vi chiedo: perché io e altri come me per fare esperienza e sapendo di poter offrire solo il talento e l'entusiasmo abbiamo fatto un sacco di "gavetta" suonando gratis (a volte anche smenando) senza porre alcuna condizione pur di essere "in squadra e giocarcela" e ora i ragazzi al primo concerto vogliono già essere trattati come dei veterani lamentandosi addirittura per delle cose che a me verrebbe da prenderli a calci nel c.......???...ma soprattutto perché non sanno dare valore alle opportunità che certe esperienze offrono??
Viviamo in una situazione dove la meritocrazia non esiste.
Nella musica la meritocrazia non esiste, come in tutti i campi dove chi è al potere non capisce neanche la differenza che c'è fra un cerchio e un quadrato, ma capisce semplicemente che: "questa cosa rende di più che l'altra", quindi…granaaaa! non mi interessa altro...devo guadagnare!!!!!
I
o ho molto rispetto di questo concetto, perché credo che chi fa un lavoro o in ogni caso si pone in una situazione di mercato, debba badare a queste cose, ma siccome per me la musica fatta con un certo sentimento non è un mercato e non è un lavoro, un'attività per me diventa professione quando tu la fai soprattutto per guadagnare.
P
er esempio: se io che sono musicista (credo di esserlo…) facessi - come ho fatto nella mia vita - un altro lavoro e lavorassi per ipotesi in una gioielleria, farei in maniera, visto che questa cosa non è quella che io amo, ma il mio lavoro, di guadagnare il più possibile e quindi a quel punto cercherei di sfruttare al massimo o le mie capacità di gioielliere, o le possibilità che mi vengono offerte dal lavoro che faccio, ma dal momento in cui io sto facendo una cosa che è parte della mia intimità del mio amore, non mi posso porre il problema di quanto guadagnerò.
Q
uesto mi si è sempre rivoltato contro, anzi mi sono sentito molte volte dire: "Tu sbagli perché così finisci per non essere considerato quanto meriti semplicemente perché non ti sai vendere".
Invece io dico che un musicista di un certo livello non è considerato quanto merita perché la gente, purtroppo non è in grado di valutare - non perché stupida, ma perché da quando nasciamo non veniamo messi in condizione di avere una cultura e una conoscenza delle cose, non veniamo messi in condizione di capire che differenza c'è fra un certo prodotto e un altro.
A
d esempio se non conosci profondamente una lingua, chiunque la parli un po' meglio di te sembrerà un portento, ma per un madrelingua magari sarà uno scempio ascoltare la stessa cosa che tu giudichi fantastica per le tue orecchie...è chiaro che un concetto profondo e toccante anche se espresso in modo scorretto e strampalato è sempre meglio di qualcosa di esteticamente e stilisticamente perfetto, ma banale e vuoto….però questo discorso diventa immediatamente cervellotico e anche assolutamente ciclico perché se io fossi in mezzo ad altra gente, come già successo innumerevoli volte, mi sentirei dire cose alle quali dovrei rispondere senza riuscire a far capire ciò che dico, passando per presuntuoso e intraprendendo discorsi che non portano a nulla...
I
n sintesi il concetto che cerco di esprimere è questo: "...certamente meglio una donna piena di valori e sentimenti anche se magari un po' "racchia" che una gran gnocca senza dignità e senza cervello, profittatrice e falsa"..."ma ancor meglio una bella donna piena di buoni sentimenti e di qualità!!!!!"
Mia mamma diceva (ed è anche il nome di una commedia dei Legnanesi) "Chi vusa pusé, la vaca l'è sua" (n.d.r.: detto popolare "la vacca è di quello che grida più forte"). Questa alla fine è una legge che esiste, perchè non conta, purtroppo, al di fuori di certi ambiti, quanto o come o quello che tu hai fatto o quello che sei a livello oggettivo - perché esiste una oggettività anche se pochissimi sono in grado di osservarla, ma quanto "rendi" "vendi" o che "share" fai etc etc.
L
'altra sera un tipo seduto a un tavolo dove mangiavamo e che non sapeva neanche chi io fossi e che facessi nella vita, mi stava facendo sentire una cosa veramente sconvolgente, al limite dell'inascoltabilità, io a un certo punto non ce l'ho fatta più e gli ho chiesto: "Ma tu stai dicendo che questa è musica?". Lui si è inalberato e ha risposto "Come?? Ma chi ti credi di essere?"..."No, no, nessuno…." E lui ha continuato: "Cosa fai nella vita?", "Il musicista" ho risposto. Non ancora contento mi ha sottolineato "Vivo nella musica da 30 anni e mi dici che questa non è musica? E cos'è la musica allora eh? Se questa non lo è?" impotente ho detto: "Va bene, ok". Non ho nemmeno cercato di discutere, non ne sarebbe valsa la pena, ma lui non s'è fermato e ha proseguito: "Sai che questo è il pezzo che ha venduto di più negli ultimi 6 mesi ed è tutto improvvisato...capisci???? Tutto improvvisato e questi sono dei fenomeni...". Che dovevo fare? non ho replicato, pensate che avrei potuto dire qualcosa che questa gente avrebbe potuto capire?? No mai!!...e stavo ascoltando una cosa ai limiti del ridicolo, ma succede praticamente sempre, basta accendere la radio o la TV.
M
a questa è la realtà in cui viviamo e finché ci saranno Pippo Baudo o Maurizio Costanzo che decideranno chi far "diventare" bravo e conosciuto, non ci sarà mai spazio per le cose di un certo spessore, perché la gente è a loro che crede. La televisione ha un potere allucinante per la massa; chi è bravo sta in tv, gli altri se dicono qualcosa di contrario a questo sono invidiosi perché in tv non appaiono... esempio quando Baudo ha richiamato sul palco di Sanremo (l'ho detto anche in una mia intervista su "Chitarre") un cantante a fare una cosa, mettendosi le mani in testa e dicendo: "Signori, avete visto cosa sa fare? è un fenomeno!!! Rifallo...incredibile! (il passaggio in questione era una banalissima cosa che qualunque decente chitarrista dovrebbe saper fare)" a me è venuto il voltastomaco, ma per la gente oggi questo personaggio è un grande chitarrista, ma la stessa gente sa cos'è un grande chitarrista???? NO!!!!!!!!!!!!! E se glielo domandaste sapete che vi risponderebbe: "Beh...in tv e sui giornali dicono che sia un fenomeno!!!!"...il meccanismo mentale è: "Se lui sta lì è perché è forte". Il discorso non è personale anzi, questo artista nel desolante panorama della musica commerciale è un fiore, ma i grandi strumentisti in tv non li vedremo mai...non fanno audience!!!!!!
Gli sponsor vogliono vedere i numeri di ascolto, la qualità è proporzionale a questo, vi faccio una domanda a bruciapelo: Ditemi il nome del vincitore della 20 km di marcia e della maratona alle ultime Olimpiadi...nessuno li ricorda,. Ma se vi dico il nome di un calciatore qualunque tutti sapete chi è!!!!! Per forza quanti soldi fa girare un marciatore o un maratoneta???? Troppo pochi, ma il calcio ancora un po' lo vediamo anche nell'acqua del water, ma lo sport vero è altro, infatti un decatleta o un triatleta sostengono allenamenti massacranti per ottenere determinati risultati con rinunce etc etc e senza grandi ritorni né a livello economico né a livello d'immagine, ma si dà forza a ciò che vende non a ciò che merita e vale indipendentemente dal gusto, perché le cose di valore lo sono e basta.
Chiaro, il pubblico, innocentemente pensa: "L'ha detto Pippo Baudo...se è tutte le sere da Costanzo...non andra' in tv per caso...etc"...
F
unziona così e tutti lo sapete...Lo dimostra il fatto che se qualcuno di noi, anche l'uomo più insignificante, apparisse dieci giorni in Tv da Costanzo e poi facesse un passaggio a Domenica In o a "Striscia la notizia" (programma che tra l'altro apprezzo molto) diventerebbe un personaggio comunque, anche se non sa fare nulla...anche se non ha nulla da dire o da dare...guardate il Grande Fratello che gente ha partorito...vi piace?? No??...a parole tutti dicono no, poi però lo guardano e il tragico è che molti venderebbero la madre ai beduini per andarci...questo è il dramma, ma è anche la realtà in cui viviamo e tutti la subiscono...poche balle!! Io non ci sto e non ci starò mai.
A
me fa piacere avere suonato stasera per voi, mi diverto sicuramente più così che a stare come un babbuino in televisione a guadagnare un sacco di soldi e magari ad avere più immagine pubblica, ma al guinzaglio di qualcuno e soprattutto a non suonare, non mi piace perché tuttora sarei dispostissimo a fare un altro lavoro, ma quando suono voglio suonare e farlo davvero con anima e corpo non importa per quanti soldi e per quanta gente...o se mi trovo in un posto più o meno prestigioso.

E.S.: Vuoi essere fedele a te stesso...niente compromessi?
G.C.: Io credo che una delle cose più importanti nella vita sia la coerenza, ovvero la capacità di far seguire le azioni alle parole, di mantenere ciò che hai promesso, di non aver bisogno di firmare nulla per fare ciò che ti sei impegnato a fare, di essere una persona su cui gli altri possono fare affidamento. Io sono figlio di un uomo che è stato Maresciallo dei Carabinieri, Papà diceva: "Carta canta, bianco su nero, e così via". "Non fidarti di nessuno" "non prestare piuttosto regala" "vuoi perdere le cose? dalle ad ad altri…" "Come sei facilone, gli altri approfitteranno sempre di te"
N
o, io faccio quello che mi sento, non posso rinunciare a dei sogni, darò sempre e non da stupido senza rinunciare alla speranza di trovare persone di cui fidarmi...e ne ho trovate...certo, pochissime, ma le ho trovate. Dicevo a un amico a cui sto molto vicino in questo periodo, che ingannandomi potrebbe farmi perdere soldi, ma questi io col tempo potrei riguadagnarli, ma lui perderebbe qualcuno di cui fidarsi senza poterlo riavere mai più, quindi non so chi perderebbe di più...Io, a meno che non impazzisca o che una meteorite mi colpisca stralunandomi, non ho bisogno di firmare contratti per fare ciò che so di dover fare e non ho mai cercato di fregare nessuno...anche se mi son sempre divertito a fare piccoli giochetti ai supermarket o agli autogrill, ma è sempre stato un gioco...molto divertente e emozionante.
P
erò la parola deve essere una sola e la coerenza un elemento fondamentale per me.
Ho fatto anch'io esperienze nella musica commerciale, televisione etc. etc. L'ho fatto e posso dire in ogni caso di avere avuto delle belle esperienze, di avere imparato delle cose e di avere anche fatto qualcosa che mi ha consentito in seguito di poter fare le scelte che faccio ora, ma rimane un fatto costante, gli artisti coi quali sono andato mi consentivano sempre di avere esperienze musicalmente di spessore. Scelsi ad esempio di lavorare con Tullio De Piscopo e quando andai con Tullio, lo feci con la convinzione e la coscienza di andare con un artista che in ogni caso sapeva cosa volesse dire suonare, di andare con un musicista che aveva comunque un'esperienza musicale come io credo sia importante avere; una esperienza maturata con grandissimi musicisti internazionali; era uno dei batteristi sicuramente più jazz di quel momento e anche di questo, quindi la mia scelta di andare con lui fu sicuramente condizionata da questo fatto e dalla certezza di andare a imparare qualcosa e dal sapere che avrei fatto sì, dei concerti di musica leggera, ma che ci sarebbero stati anche i Festival Jazz e esperienze di un certo tipo con musicisti di rilievo. Anche le mie collaborazioni con Mina, ecc. sono sempre state cose nelle quali andavo a fare esperienza assieme ad altri musicisti di altissimo rango con i quali c'era sicuramente uno scambio e quindi una crescita e sempre un alto livello di "suoneria". Anche con Renato Zero, andai perché, eravamo con una orchestra; c'era una situazione di "suonare insieme": c'erano quattro tromboni, quattro trombe, quattro sassofoni, c'era Alfredo Golino alla batteria, era una bella situazione musicalmente, c'era da leggere molta musica e io dopo il diploma in Conservatorio ero molto arrugginito e desideravo oliare la mia lettura intorpidita e in più la cosa mi impegnava in maniera molto relativa perché con Renato nel '90 eravamo praticamente fissi a Bussola Domani a Viareggio, quindi io ci andavo il venerdì, suonavamo il sabato e la domenica e non dovevo fare tournée, niente treni aerei hotel auto stress ecc...cose che odio.
S
icuramente, anche attualmente, piuttosto che andare in tournée con chicchessia e sentirmi male solo all'idea di stare come un pinguino ad aspettare di fare "Tun-zi, tun-zi, tun-zi, bom-bom pa pà!" per guadagnare dei soldi...perché diciamocelo avere certi musicisti in certi contesti è come chiamare Barnard per togliere una zecca a un cane...che non è neanche tuo e che, poverino è pure morto...Ti assicuro, vado più volentieri a riparare biciclette da corsa mi sentirei meglio...La mia idea è questa: "Se un musicista deve passare la sua vita a studiare determinate cose, ad amarle con una intensità pazzesca e poi si deve trovare a suonare delle canzonette che può suonare anche il mio barbiere…con tutto il rispetto per le canzonette e chi le ama...e soprattutto per il mio barbiere e per una forma d'arte che viene data e venduta alla gente come musica ma è altro, è molto meglio guadagnare con un'altra attività, ma non suonare e deteriorare una passione così grande."
T
ornando alla coerenza, avrei preso a legnate le persone (adulti disperati abbracciati ai figli...che bell'esempio! Complimenti!) che vedevo piangere perchè il loro "idolo" col quale suonavo stava dando l'addio alle scene, ma il soggetto in questione ha fatto tutto...meno che lasciare le scene...anzi ha sfruttato quella cosa per far parlare di se' e per poter dire a un certo punto (che generoso!) "Sì, torno per amore dei miei fans"...Ragazzi io rimango allibito...invece veramente grottesco è il fatto che i suoi sostenitori continuano a essere tali...
S
ono le cose che mi fanno andare fuori di testa, come vedere i mattatori delle televendite e tutti quelli presi con le mani nella marmellata fare ancora questo lavoro dopo essere stati arrestati...sono ancora lì e la cosa più pazzesca sai qual è?? Che se sono lì è perché la gente compra ancora da loro!!!! E io mi domando "ma qual è il livello mentale generale?" Soprattutto "ma quanta gente c'è che pensa con la propria testa e non con quella, che senza accorgersi gli impongono...me compreso!"
C
'è un allenatore di calcio di cui avevo grandissima stima che disse che non avrebbe mai allenato una squadra che attualmente invece allena, la stima che avevo non l'ho persa, ma non è più quella di prima perchè per me ha perso credibilità, ma forse queste cose non hanno più importanza...per gli altri. Certi valori forse non servono più a nulla...infatti basta guardarsi intorno per vedere in che mondo viviamo e credo che sia la conseguenza naturale della perdita di determinate virtù.
I
miei genitori mi hanno sempre insegnato che prima di dire una cosa è utile ponderarla bene, invece ormai il parlare a vanvera e dire il giorno dopo l'esatto contrario di ciò che si è detto il giorno prima è una cosa usuale...Ma ripeto il brutto è che la gente poi fa come se nulla fosse successo...è normale così! Mah...

E.S.: Dimmi, in questo periodo, senza andare troppo nel passato - prima mi dicevi che ti piace molto Diana Krall - quali musicisti ascolti? Chi ti piace ascoltare tra i musicisti ed i cantanti?
G.C.: Io ascolto di tutto, ascolto tutto quello che mi da delle buone vibrazioni, delle buone sensazioni. Di Diana Krall ho trovato molto bello: lo spettacolo dal vivo nella sua eleganza, lei nella sua essenzialità, il suo timbro, il suo modo di cantare e suonare il pianoforte. E' una bella cosa il messaggio di questa donna, come trovo molto bello anche quello che fa Michael Bublé, soprattutto per il fatto che un giovane così e chi lo produce fanno sicuramente bene alla musica e a tutto un insieme di cose. Nello stesso modo, per fare una critica anche a determinati ambienti che trovo bigotti e "chiusi" che si definiscono puristi e che dicono: "questo è jazz quello no, il contrabbasso è jazz quello elettrico no, il jazz si canta senza il reverbero...boh!! Benson puah, fa musica di m....."
D
icevo tanti anni fa che Benson faceva molto bene alla musica in generale e sentivo i jazzisti dire: "Ah! Non è jazz" e queste cose non le condivido
perché quando un musicista suona davanti alla gente secondo me deve aiutarla a capire il suo messaggio. E' frequente sentire i musicisti dire che la gente non capisce nulla, io dico che non è stata abituata a capire, ad ascoltare e allora aiutiamola. Ti faccio un esempio: quest'estate ho suonato a Buti, un paese in provincia di Pisa e alcuni amici alla fine del concerto (ho suonato per tre ore: ho iniziato alle 22:00 e ho finito all'1:00) mi hanno detto: "La cosa bella è stato vedere gente di una certa età rimanere fino alla fine"...La stessa cosa è successa l'altra sera a Gattinara al festival Rosso&Blues e tante tante altre volte, quindi vuol dire che in qualche modo un certo tipo di messaggio arriva.
Però se tu non cerchi di spiegare alla gente quello che stai facendo e non ti racconti in qualche modo...fare questa musica è dura...Non puoi raccontarti solamente suonando, perché un musicista purtroppo molte volte finisce per capirsi da solo, no?
Q
uesta è una delle altre frasi che mi piace dire e che ho coniato: "El sona talment ben ch'el se capis dumà lù" (n.d.r. suona talmente bene che si capisce solo lui)...E a molti spesso succede questo! Ora stiamo parlando della musica, ma per me ciò che dico è riferito a tutto.
S
e sei una persona di grande sensibilità e di grande cultura, ma soprattutto di grande sensibilità, sei la persona che capisce che la propria cultura va gestita in modo da dare a chiunque ti avvicini, modo di essere incuriosito da questa cosa.
U
na delle cose che mi da grande gioia è riuscire a far suonare delle persone che vengono a casa e mi dicono: "Guarda, io sono andato a lezione mille volte ma...Sono antimusicale!" Io dico: "Nessuno è antimusicale." Però esiste sicuramente una cosa: se tu metti una persona di fronte a determinati ostacoli e gli fai vedere le cose molto più complicate di quelle che sono, troverai sempre molta più difficoltà a fargli apprendere quelle cose, specialmente se adulto, perché un ragazzino può avere questa sensazione, però magari la sua attività o la sua missione è quella. Quindi è come dirgli: "Sai, ti devi studiare questa cosa di trigonometria," però lui pensa "Mi metterò lì due ore oggi pomeriggio, domani, dopodomani….lo fanno e lo hanno fatto anche gli altri; perchè non io......" Pero, pensa a uno che va a lavorare tutto il giorno e deve fare trigonometria...si ritrova ad aggiungere stress allo stress...lavoro, famiglia, figli, mutuo, genitori anziani etc etc vuole svagarsi e suonare un po', ma si ritrova a dover usare energie nervose che ha già sprecato durante la giornata...
Ho un amico-allievo che si chiama Franco che lavorava con i bambini e con i malati di AIDS come dentista e lui è un appassionato pazzesco di chitarra, è venuto da me dopo aver girato il mondo per cercare gente che gli insegnasse e nonostante la sua caparbietà non era mai riuscito in nulla di ciò che si prefiggeva. Gli ho chiesto: "Cosa fai?". Mi ha risposto: "Eh, mi alzo alle sei meno un quarto alla mattina, lavoro fino alle tre allo stomatologico, torno, apro lo studio, ecc." Allora gli ho chiesto quanto tempo avrebbe potuto dedicare quotidianamente allo studio e mi ha risposto dalle sei meno un quarto alle sei e un quarto del mattino. E lo fa tutti i giorni! Allora qual è la cosa più sbagliata che puoi fare con uno così? Dare degli esercizi! Perché uno già sta andando ad affrontare una giornata di lavoro e quando torna a casa non può ricominciare durerebbe una settimana, devi farlo divertire e al contempo progredire. Io sono grande appassionato di sport, lo sai, e se uno dice "Devo fare allenamento e potenziamento" e fa l'atleta professionista ha un certo margine di energia nervosa da spendere, è il suo lavoro oltre alla sua passione, ma se dopo una giornata di lavoro un preparatore dice a un ragazzo: vai in palestra e fai lo spinning mezz'ora con queste pulsazioni e a questo ritmo…ti metti davanti a un muro pedali ti impegni e resisti...un giorno....due.......poi non lo fai più....come potresti? Se tu invece fai la stessa cosa, esci in bici vai su una salita in mezzo ai fiori con i passeri che ti volano vicini e l'odore della natura magari dopo due giorni dirai: "Che bello! Lo faccio tutti i giorni!" E' la stessa cosa….e magari progredirai senza accorgertene. Siamo in un periodo in cui c'è tutto...nell'era in cui abbiamo veramente tutto. Facciamo un discorso riferito a me e ai miei coetanei, abbiamo brancolato nel buio perché non c'era niente negli anni in cui eravamo ragazzini. Se io avessi avuto, nel momento di massimo sforzo, quando passavo le giornate e la mia vita a studiare, i mezzi che ci sono adesso….invece facevo cose veramente da pioniere: stavo con i dischi tirando avanti e indietro la puntina, li rovinavo a furia di riascoltare certi passaggi...Ascoltavo diecimila volte una cosa per cercare di capire come fosse...cercavo di immaginare, perdevo mesi per imparare cose che adesso chiunque può apprendere in un nanosecondo...Ora apri internet e hai tutto: cd, dvd, eppure la gente continua a essere smarrita. Sicuramente c'è stata una evoluzione naturale e anche nella musica c'è stata, perché il chitarrista mediocre di adesso ha un livello superiore rispetto al chitarrista mediocre di 30 anni fa, idem vale per il cantante o per qualsiasi altra cosa. Però le cose non sono cambiate. E la cosa più bella a mio avviso è che la gente crede che le cose vadano avanti, come il ragazzino che dice al padre "Ah! Ma non siamo più ai tuoi tempi!"...invece i tempi sono sempre gli stessi! La differenza è che l'uomo delle caverne aveva il figlio che usciva col bastone e la ruota e tu hai tuo figlio che esce con la moto e il telefonino...ma il meccanismo mentale è sempre lo stesso.

E.S. Si, è vero che ci sono più possibilità ora...e il livello si è alzato. Comunque i veri geni sono pochi, e si distinguono ora come come ieri...
G.C.: Purtroppo spesso vengono apprezzati dopo la morte, perché comunque il genio fa sempre comodo a qualcuno che non è genio e non è poeta...fa comodo perché fa fare dei soldi e soprattutto non può parlare e pensare; può essere "pilotato" come si vuole per farlo "rendere" perché lo scopo alla fine è sempre quello. Pensa a quanto è stato bistrattato, deriso e trattato come un giullare Totò e quanto a distanza di quasi quarant'anni dalla sua morte molta gente si sia resa conto della dimensione straordinaria del suo personaggio...Però qui andiamo a fare discorsi che diventano spirali dalle quali è difficile uscire...e quando ti sembra di esserne uscito basta un'altra domanda o un'affermazione qualunque per riportarti al punto di partenza. Io sostengo che ci siano delle cose oggettive e dico alla gente: "Guardate che non chiedo che voi dobbiate ascoltare certa musica o fare determinate cose, uno fa quello che sente o gli piace". Però la capacità oggettiva di capire che c'è una differenza fra la Divina Commedia o i Promessi Sposi e Alan Ford o Kriminal, bisognerebbe averla, anche se io stesso quando mi chiudo in bagno, preferisco leggere Kriminal….e non la Divina Commedia....... no??? Però devo anche cercare di rendermi conto che il lavoro e la dedizione che ci sono dietro a un'opera di un certo tipo è molto diversa.

E.S.: Anche l'arricchimento che ti porta una cosa è diverso dall'altra. Una cosa ti arricchisce; l'altra lascia il tempo che trova….
G.C.: Bé, a me verrebbe da dirti: io da amante di Topolino penso sia un fumetto di un arricchente mostruoso, Paperon De' Paperoni, Paperino e Qui Quo e Qua sono straordinari, un riflesso giocoso della realtà che viviamo ogni giorno...e torniamo al punto di prima: puoi fare cultura anche divertendoti...infatti questo ne è un esempio, ma è anche vero che fra un Topolino e un libro di Herman Hesse c'è un po' di differenza e bisognerebbe essere in grado di saperla osservare...anche se poi si sceglie di leggere un fumetto.
M
i viene anche da dire che anche il jazz potrebbe essere proposto e presentato in altro modo, perché è nato con le grandi melodie, le grandi canzoni d'epoca etc, ma è sempre stato presentato, soprattutto da noi in Italia, in maniera assolutamente distante dalla realtà, inoltre chi muove i fili e ha un determinato tipo di potere (Tv e media in generale) purtroppo non fa mai l'interesse dell'arte o dell'uomo...L'uomo non fa mai l'interesse dell'uomo, ma quasi sempre del proprio conto corrente...quindi i suoi interessi.
Avete mai visto uno strumentista virtuoso alla tv in prima serata o alla stessa ora un concerto di jazz o di classica??? Mai, proprio mai!! Invece ciarlatani di ogni tipo, gnocche stratosferiche o calcio, calcio (che mi piace tanto)...sempre!!!!!
Q
uesto è quello che penso io, non sono né un Francescano né un benefattore, però torno a ripetere che quando ho visto i ragazzi suonare bene, li ho presi e portati sul palmo della mano e tanta gente che è venuta in giro a suonare con me ha poi fatto qualcosa di considerevole e comunque è stata riconosciuta perché aveva un talento.
E
al contrario non ho mai fatto suonare gente con me solo perché mia amica o per nepotismo in generale. Senti cosa mi sentivo dire quando stavo per andare a fare i primi festival internazionali: "Ma come fai ad andare a suonare in quel contesto con i tuoi musicisti...non li conosce nessuno? Tu adesso devi prendere e pagare dei grossi nomi...perchè suonerai con Mike Stern, lui ha Jeff Andrews e Dave Weckl e tu devi avere gente dello stesso livello, paga grossi nomi anche se ci smeni, ma però domani sarai citato alla loro stessa stregua..." Ma a me cosa importa? Quelli che suonano con me sono i musicisti in cui credo, sono gli stessi che sono venuti con me anche quando c'erano 2 lire e sono anche le persone per cui provo affetto oltre che stima e che faccio? Li lascio ora che posso fargli vivere un'esperienza di questo genere? Però la realtà è questa poche ciance, ma pochi riescono a capirlo, anzi mi sono sentito tacciare di invidia per aver criticato qualche personaggio televisivamente indiscutibile o per aver detto che il tale chitarrista non è forte come cercano di far credere. Pochissimi cercano di fare l'interesse della musica, della sua divulgazione, dei musicisti, veramente pochi...E io questo posso dirlo perché sono un musicista che sta fuori dai Festival, suono solo dove mi chiamano, non ho un agente, non ho un manager, non ho niente.
Non c'è nessuno in Italia e in Europa che ti può dire (e questo è un discorso di coerenza): "Mi ha telefonato il Cifa per chiedermi se volevo organizzare un concerto con lui". Non ho mai chiamato nessuno nella mia vita (per chiedere di sponsorizzare la mia attività musicale).
S
uono perché amo farlo e per chi ha piacere di sentirmi...come sono venuto questa sera da te perché hai manifestato il piacere di avermi, non perché mi stai facendo un'intervista e quindi pubblicità...non sarei mai venuto se non avessi "sentito" certe cose. Non dirò mai: "Senti, perché non organizzi qualcosa per me? Perché non mi produci un cd? Perché non fai un video con me?" Anzi, faccio il contrario. Ho continuamente gente che mi chiede di fare delle cose e io non le faccio perché non sono in sintonia con me e preferisco andare in giro a correre in bicicletta. Devo anche dire che i tantissimi entusiasmi che mi muovevano anni fa sono stati affievoliti dalla constatazione di queste cose di cui ho appena parlato, che non hanno fatto altro che togliermi stimoli, hai ascoltato il mio ultimo cd "
With the eyes of a child"?

E.S.: Sì. Ho quel disco e anche "Kitchen Blues".
G.C.: Se tu prendi un cd come quello, checché se ne dica, hai un prodotto con un potenziale a livello di comunicazione, con gente che suona bene, arrangiamenti, cantanti e strumentisti di ottimo livello, che può andare da New York a Tokyo, senza problemi e questo a detta di chiunque, discografici giapponesi, americani, francesi, olandesi ecc. Ma qui non succede mai niente! E quando lo dici, sai cosa ti senti rispondere? "Eh, ma se tu non ti preoccupi di fare promozione, di interpellare i giornalisti, di fare questo e quest'altro, di andare lì, proporre qua, fare là..."
I
o non ci sto dentro, non accetto che la gente si affermi perché sa "vendersi" e non perché vale….con le eccezioni che confermano la regola. Io faccio le gare in bici e se vinco: Ho vinto...se rivinco: Mi confermo...se vinco spesso: Mi consacro. Da artista puoi "vincere" tutti i giorni e poi sentir dire dalla gente o leggi sui giornali che ha vinto qualcun' altro...ti passa la voglia.
O
ra poi è tutto facilmente mistificabile, perché se non sai cantare ti intonano...se non sai suonare qualcun'altro lo fa per te etc etc. Una volta c'era più possibilità per uno capace di riuscire, perché chi non era capace non poteva camuffarsi. Ad esempio se andavi a fare un disco, al secondo errore ti mandavano a casa perché avevano bruciato due lacche e il disco non si faceva più. Quando ero ragazzino li bistrattavo, ma ora quando sento cantare Luciano Tajoli, Claudio Villa, Johnny Dorelli o Gianni Morandi e molti altri artisti dell'epoca rimango a bocca aperta, ora capita di notte di vedere le repliche di Studio Uno e sentire questa gente cantare dal vivo senza mai essere calante o crescente un filo, perfetti, cantano da Dio, ti rendi conto che il livello professionale era alto e ora questa cosa non esiste più, o meglio, esiste, ma non è ciò che conta. Infatti l'altra sera (mi riferisco all'episodio di cui ti avevo parlato precedentemente), quando ho chiesto a quel tizio "Ma questa è musica?" Lui mi ha risposto: "Questo è il disco che ha venduto di più negli ultimi sei mesi"..."E questo cosa significa?"...ma per la gente il metro di paragone è questo. La gente vive nel mito di San Remo e del Festivalbar...Ma gli stimoli di cui parlo io quali sono?
Non la tv o la grana, sono quelli che hai quando fai una cosa mettendoci il tuo amore, la tua anima e queste cose escono, funzionano, sono belle, la gente le ama e ti emoziona emozionandosi...che meraviglia, io non ho mai chiesto niente altro che di poter suonare e stare con gli altri per queste cose. Non ho mai chiesto né soldi né contratti...e ho sempre detto di essere disponibile a suonare per chi ne ha bisogno...e vorrei che dessero sempre la possibilità a un ragazzo di 17 anni che va all'università di dire: "Vado in quel posto e con 5/8 euro, pago vedo il concerto di Gigi e mi bevo una birra". Non posso andare a suonare in un posto dove so che rimarranno fuori tantissime persone perché pagherebbero troppo, lo dico sul serio non per farmi bello. Il Blue Note è un esempio attuale di ciò che sto dicendo. Ora a Milano senti dire: "Ah! Hai suonato al Blue Note? Caspita!". Come ho già detto prima, per la gente sei bravo non perché capisce che lo sei, sei bravo perché hai fatto determinate cose e sei apparso in determinati contesti, tant'è vero che quando io feci Premiatissima con Pippo Baudo, la mattina dopo andando fare la spesa, mi sentii dire dal mio salumiere: "Ueh Cifa, ma allora sei diventato bravo!"...Io all'epoca avevo già suonato con degli "sconosciuti" come Chick Corea, Jack DeJohnette, avevo già avuto dei riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale, avevo suonato con Sam Rivers, Slide Hampton, Walter Bishop, Johnny Griffin ecc. ma per lui sono diventato bravo perché mi ha visto là come un babbuino con la chitarra in mano a fare "zuta-zuta" (strimpella eloquentemente la chitarra che ha in mano) dietro a Pippo Baudo. Capisci? Ma non è che sia stupido chi pensa così, è che la nostra cultura è questa. Queste cosa valgono un po' ovunque, però in Francia, ad esempio, c'è più rispetto per il musicista, quando suoni in un posto godi di molto più rispetto di quanto non succeda qua.
Io tra l'altro ho sempre cercato di avere un rapporto con chi viene ad ascoltarmi, perché ancora adesso quando suono dal vivo dico alla gente: Sono qui a suonare per voi e voi magari siete qui solo perché volevate bervi una cosa, ma se vi fa piacere ascoltarmi, bene, altrimenti non vi chiedo di andare via, ma perlomeno di avere rispetto per la musica e per quelli che sono venuti appositamente a sentire il concerto. Se c'è quello che si siede davanti, chiacchiera e fa rumore tutta la sera, lo sopporto due minuti, poi gli dico: "O ti sposti tu o me ne vado io"...Ma anche quello non ha colpa. Ho sempre detto ai proprietari dei locali: Perché sul tavolo si può trovare il menù, ma non un foglio che dice: "In questo locale si effettuano concerti di musica dal vivo. Si pregano le persone che non fossero interessate al concerto di accomodarsi nei posti più lontani possibile dal palco e di avere il massimo rispetto per la musica e i musicisti". Invece questo non avviene, una sera, in un posto che non ti sto a dire chiesi attenzione a gente che faceva solo casino, si alzò un ascoltatore che sclerando disse: "Io sono venuto a sentire Cifarelli, mi state facendo imbestialire". Allora quelli che stavano facendo rumore si sono alzati e se ne sono andati, perché comunque poco prima io avevo detto a questi ragazzi: "O la smettete o io smetto di suonare" a quel punto il proprietario del locale è venuto da me dicendo: "Tu mi hai mandato via i clienti!!! Io con che ti pago?". Capisci? Quando prima del concerto mi aveva detto: "Voglio fare il locale con e per la musica e dei soldi non me ne frega nulla...". Allora io ho risposto: "Ma tu hai un locale dove addirittura la sala dove si fa musica non è l'unica sala! Allora metti chi vuole sentire la musica nella sala musica, e gli altri nell'altra sala!". Ma no! Alla fine l'unico posto esistito a Milano dove si faceva jazz e dove c'era un po' di salvaguardia della musica è stato il Capolinea perché il proprietario amava la musica e faceva le cose con la testa da innamorato. A lui non importava niente di certe cose, voleva la gente che suonava bene...l'ho visto tirar giù dal palco un famoso percussionista dicendogli "Tu non sai suonare, scendi da lì!!"...Quando era arrivato, c'erano i clienti a bocca aperta che dandosi gomitate dicevano: "Uh! Guarda chi c'è! Ma è lui?? Sì è proprio lui...magari suonerà..."
L
ì è stato l'unico posto dove c'è stato qualcosa di "magico" per la musica e per i musicisti che ci hanno suonato. Non è normale!
V
uoi fare soldi? vuoi il locale pieno? È facile, metti tre gnoccone con la "mercanzia" esposta e il gioco è fatto! L'ho chiesto tante volte ai proprietari: "Perché fate jazz? Far suonare jazz è una tua scelta? o cos'altro?" Risposta: "Eh, sai il jazz è una musica che non fa molto rumore…." Ti senti dire queste cose!! "Suonano piano, ti chiedono pochi soldi….Non sporcano…." (ride). Però la realtà è questa. Io riesco a riderci perché ho fatto il musicista da un certo punto in poi della mia vita e lo dico sempre ai miei allievi: Ricordatevi di non prendere me come esempio di vita, perché io, vivo decentemente perché ho lavorato 6 anni in ufficio, 6 anni a scuola media, ho fatto le tournée ecc. Ma se avessi dovuto vivere per quello che mi dava la chitarra o il jazz, sarei già morto da tempo. Qui fai la fame facendo certe cose!

E.S.: Prima hai parlato del linguaggio...
G.C.: Questa è una cosa della quale potremmo parlare tantissimo, è il mio concetto di base attraverso il quale insegno, attraverso il quale cerco di rendere in qualche modo razionalizzabile il tipo di discorso che faccio, perché è molto difficile riuscire a parlare, comunicare e far capire determinate cose alle persone. Ti faccio un esempio banalissimo: c'è un sacco di gente che ascolta musica, c'è un sacco di gente che fa musica e come fai a dire a una persona determinate cose? E' difficile, perché ognuno di noi, dico ognuno, ha la convinzione - e mi accomuno, di aver capito più o meno le cose, di essere più o meno in grado di fare determinate cose, ecc. Allora, è molto difficile a andare a toccare la suscettibilità delle persone. Ad esempio, dico sempre a chi mi si avvicina: "guarda che se ti posso essere utile, sono qua, ma non perché sono bravo e tu no, ma perché in certe cose credo di avere messo a fuoco dei particolari, di aver carpito determinate sfumature e di poterti magari aiutare a capirle." Ci sono poi un miliardo di cose in cui anch'io ho solo bisogno di tacere ed imparare, però su altre, visto che ci ho lavorato tantissimo,credo di poter dire la mia, o no? Faccio sempre l'esempio del pioniere che va alla ricerca dell'oro e ho sempre detto che questo vale nella vita, vale in tutte le attività. Nella musica è la stessa cosa. Cosa fai nella vita? E' come se tu avessi un setaccione, continui a prendere i sassi nel fiume e setacci e piano piano ti rimangono i sassolini, finché alla fine cerchi di tirare fuori le cose più delicate, più fini, più intelligenti, più funzionali. Quindi io non avendo avuto niente altro davanti oltre all'unico maestro della mia vita dal quale ho imparato quasi tutto quello che riguarda la teoria e l'armonia, che è stato Filippo Daccò, sono veramente stato un musicista che ha dovuto fare la classica cosa che fa qualunque ricercatore anche nel campo della scienza o della medicina o dell'esplorazione, cioè prendere una cosa e poi dire: "Caspita! Ho lavorato 3 mesi su questa cosa, ma non serve a niente! Ho studiato come un pazzo questi argomenti e adesso mi rendo conto che non mi servono. Ok punto e a capo!" E in effetti ora dico spesso che a me studiare è servito tantissimo soprattutto per capire cosa non mi serviva. Molte volte dico anche che è molto importante sentire quelli che suonano male, perché se capisci che stanno suonando male, hai già fatto dei progressi e...capisci anche cosa non devi fare. E allora qual è secondo me il dilemma fondamentale di chiunque si accosti al jazz? Conoscerne il linguaggio. Sempre per dirti una delle cose che mi sono divertito a fare ti racconto quando a un seminario tempo fa dissi a 180 persone: "Bene ragazzi, avete un foglio? per cortesia ognuno di voi mi scriva che cosa è il jazz dal suo punto di vista" E ognuno ha scritto che cosa era per lui il jazz. Prima di iniziare dissi: "Io ora ne posso leggere tre quattro o cinque, ma scommettiamo che su 180 persone non ce ne sono 2 che hanno detto la stessa cosa?" Allora già questo crea una apertura/chiusura. Perché ognuno crede di aver capito qualcosa, ma in effetti, stiamo parlando di una cosa che non esiste, che non è descrivibile, il jazz per me è un linguaggio, perciò tornando a prima è come domandare a una persona "Cos'è per te il giapponese?" Oppure appunto: "Che cosa è il jazz?" Molti dicono: "Il jazz è improvvisazione!" e questa è un'altra cosa che fa andare fuori pista un sacco di gente...perché io chiedo agli allievi e a voi "Che cos'è l'improvvisazione?" E che cosa fa fare alla gente che non la sa ponderare? Allora succede che uno che suona a malapena, vada a scuola di jazz perché vuole imparare a improvvisare...mah questo è assurdo davvero...Dico che questa mentalità sia una delle più sbagliate che tu possa avere per diventare un musicista, perché è esattamente come prendere un bambino di tre anni, farlo salire su un bimotore metterlo alla guida e fargli tirare la cloche dicendo "Adesso improvvisa...questo è il jazz!!" In sintesi: "Non sai quasi andare in bici senza rotelle, ma vogliono guidare un 747". Io quando vado in giro a fare dei seminari, mi ritrovo davanti gente persa in mezzo a una strada che non ha un punto di riferimento e che vuole...improvvisare. Ma io dico: "Cosa vuoi improvvisare? Lo sai cosa significa suonare? Che cos'è suonare?".  La prima cosa da far capire secondo me è che senza una profonda conoscenza dello strumento, del linguaggio, della tradizione, degli stili, delle forme etc è difficile mettere le basi per una buona riuscita. Conoscenza non significa teoria o qualcosa di simile - significa anche quello- ma innanzitutto conoscenza e padronanza dello strumento, significa avere la capacità di trasmettere il tuo sentimento grazie alle tue mani, al tuo fiato o che altro e quindi essere in grado di avere per esempio una emissione sonora gradevole, aggraziata e intensamente espressiva.
I
noltre, dal mio punto di vista saper suonare significa anche essere capaci di fare una cosa che è già stata suonata da altri, ma con la propria intensità, profondamente, riuscendo ad emozionarsi mentre la si suona e al contempo essendo in grado di emozionare chi ti sta davanti e ti sta ascoltando. Suonare significa conoscere un brano che tu ami in svariate versioni di artisti che apprezzi e ai quali vorresti un po' somigliare, in modo da imparare da ognuno di loro cose che possano darti la possibilità di arrivare un giorno a dare una "tua" interpretazione personale. Anche tu che sei una cantante e insegni sai benissimo che molta gente viene a lezione e anche se non sa cantare e interpretare nulla, vuole imparare a fare lo "scat"...tutto ciò è assurdo, ma i ragazzi vengono con questo intento perché gli viene data scarsa e falsa cultura, imparate a cantare facendo accapponare la pelle un classico e poi altri cento e poi riparleremo di improvvisazione e altre cose simili...

E.S.: Bé, no...Non tutte le mie allieve fanno jazz, la maggior parte canta musica pop. E comunque anche le allieve jazz prima devono imparare perfettamente il tema da spartito o da Real Book.
G.C.: Noi stiamo parlando di quelli che si rivolgono al jazz, perché è lì che c'è questa mentalità. Almeno chi canta pop sa che deve cantare quel brano e cerca di cantarlo così com'è. Qui si aprono veramente sentieri infiniti di argomentazioni, perché se è vero che la musica è un linguaggio, il jazz è semplicemente la definizione di una specie di linguaggio, diciamo di un dialetto, come il blues, come il liscio, come la musica napoletana o che altro si voglia. Quindi tanti modi di parlare diversi, con varie inflessioni, ma con un solo concetto: parlare. Allora il problema qual è? Che se uno straniero viene in Italia, impara l'italiano (ed è per esempio di lingua inglese) e dopo qualche anno riesce a parlare abbastanza bene, un italiano capirà subito che non è di lingua madre, perché si sentirà comunque il suo accento inglese. Allora cosa succede? Il nesso di questa cosa sta nel fatto che un altro inglese che sentirà il suo connazionale parlare l'italiano, penserà sicuramente: "Ma guarda questo quanto parla bene italiano!"
In più succederà anche un'altra cosa: un inglese che sta in Italia, anche quando parla bene l'italiano, prima di sentire la differenza che c'è tra uno di Milano, uno di Torino, uno di Bologna etc….dovrà a lungo allenare il proprio orecchio. Infatti quando tu hai l'orecchio educato alla tua lingua, senti la differenza di accento e di inflessione fra gli abitanti di un paese e di quello a 10 km! Ma un inglese quando sente un italiano parlare, che sia di Milano, Roma, Napoli, Bergamo, Palermo o che (n.d.r. e qui Gigi si esibisce in una divertentissima parodia di un sardo, un bolognese, un bergamasco, imitando vari dialetti in modo divertentissimo! Potrebbe fare il cabarettista!) per lui non fa differenza sono tutti italiani! Come quando noi sentiamo parlare un americano! Tu capisci che uno è dello stato del New Jersey piuttosto che di Boston o New York? Non lo capisci! Beh per uno che suona a un certo livello, la differenza fra un musicista, che suona sul tempo in un modo, ha delle inflessioni nel linguaggio, nella pronuncia, ecc. si sente eccome, e io divento pazzo perché sento cose che mi hanno richiesto anni e anni di lavoro e applicazione e quando dico certe cose anche ai miei allievi, prima di riuscire a farmi capire...Cioè, io sento cose in maniera evidentissima, ma loro prima di arrivare a sentirle a volte impiegano degli anni e come ci si riesce?? Continuando ad ascoltare e a ripetere, ascoltare e ripetere! E dico: "Ascolta e ripeti, ripeti e ascolta! Registrati e ascoltati! Ripeti e ascolta!" E' l'unica vera arma per imparare a fare qualcosa. Tutto il resto è semplicemente didattica e teoria. Io devo imparare l'inglese? Benissimo, vado in una scuola e mi studio la grammatica, i vocaboli. Però quando esco non riesco a parlare e mi ci vuole lo stesso tempo poi per apprendere le forme e assorbire la pronuncia. Per cui dico che un adulto che voglia imparare questo genere, se messo a suonare le scale, gli arpeggi, ecc. prima di tutto, perderà la voglia. E se non gli passerà la voglia quando saprà fare queste cose legate a concetti e teoria, penserà di essere bravo, ma non capirà la differenza tra uno che suona bene e uno che suona male. Il problema è essere a proprio agio ed essere nel proprio habitat quando tu stai facendo una cosa, che può essere musica o altro. Mi reputo un somaro di cantante e lo dico come forma di rispetto verso coloro i quali hanno dedicato tempo ed energia sul loro strumento: la voce. Ma molta gente mi apprezza tantissimo in questo senso perché se torniamo al discorso di prima, non ha importanza alla fine lo spessore oggettivo delle cose, ma diventa importante quello che arriva, quello che trasmetti, è la cosa indubbiamente più rilevante, però deve essere una cosa onesta e allora io devo dire che i veri cantanti sono altri. Per esempio, se vi piace come canto sono ben felice, ma il mio timbro non è un merito mio, me l'hanno dato mio padre e mia madre e il mio modo di cantare è riferito semplicemente al fatto che io sono un musicista che con la voce non fa altro che fare quello che farebbe con lo strumento, usando appunto un linguaggio che molto bene conosco. Però se viene un cantante da me e mi chiede lezioni come mi è già successo e succede tante volte, dico: "Vai a lezione da una persona che ti insegni il canto e da una persona che conosce il canto. In futuro potremmo magari parlare dell'interpretazione e di altre cose, ma prima impara a cantare e a padroneggiare la tua voce". E' un discorso relativo a un fatto di onestà e di...coerenza come dicevo prima. Quanta gente invece dice, Ok, 50 euro vieni a lezione!! Invece io, ti posso assicurare non ho mai dato una lezione di canto nella mia vita e ho ricevuto richieste anche da cantanti di nome insospettabili. Quando poi sento un cantante, pur bravissimo con buona emissione, buona tecnica, che però canta con un linguaggio molto embrionale, so che potrei dirgli delle cose per aiutarlo, ma aspetto sempre, cerco di farlo nel momento in cui lui ha il desiderio e la voglia di farlo, ma sapessi quant'è difficile trovare gente che abbia voglia di crescere e di mettersi in discussione, anzi più hanno problemi e sono indietro, più sono convinti d'aver capito tutto...e da come parlo sembra che sia io quello che ha capito tutto...ma è esattamente il contrario, non ho mai vinto una battaglia nella guerra con la musica...ma ne ho combattute tante...e si impara molto di più con le sconfitte!! Purtroppo in tutti gli ambiti è molto diffusa la paura di mettersi in una condizione di "inferiorità" nel momento in cui si chiede aiuto ad altri.
E' una cosa molto stupida, ma che succede in ogni ambito. Uno si dice: "Devo chiedere aiuto a lui? Non sarò così stupido da farlo sentire "superiore" a me o di sembrare più debole di lui", ecc. Questo soprattutto avviene con le persone che investono emotivamente talmente tanto in una cosa sola che finiscono per crearsi un microcosmo (ciò avviene in tutti gli ambienti) dove sembra che il mondo finisca lì, ma tutt'attorno milioni di persone fanno altro e se ne fregano del tuo orticello...E' come un musicista che mentre suona continua a pensare: "Accidenti, ho sbagliato! Chissà cosa penseranno..." Tutto come se il pubblico fosse lì ad aspettare il suo minimo errore! E tutto a discapito del lasciarsi andare a ciò che sta facendo e a dare ciò che il suo cuore suggerisce. Parlando di progetto – visto che i miei allievi mi chiedono spesso di fare un libro - dico sempre: "Se un giorno dovessi fare un video o un libro, non mi metterò a spiegarvi le scale, la tecnica o roba del genere. Mi piacerebbe parlarvi di come io penso di essere riuscito a fare certe cose, come ci sono arrivato e perché penso sia bello farle così e soprattutto cercare di farvi capire chi sono e perché sono così" E dico sempre: "Ciò che dico non è la cosa giusta, ma quella che penso". Ormai, se tu apri il computer, ci sono un miliardo di siti dove dalla A alla Z trovi tutto. Un'altra cosa che dico sempre ai miei allievi è: "Ragazzi, voi mi state chiedendo delle cose sulla musica e la chitarra come se fossimo a un corso di cucina e le vostre domande sono simili a questa: "Dai, dimmi cosa devo studiare per diventare un grande cuoco...svelami il segreto tu lo conosci!!!!!!" Che dovrei rispondere? "Ok, comprati il libro 5000 ricette di "chicchessia" e mettiti a cucinare, là c'è scritto tutto ciò che ti serve per essere il cuoco numero uno al mondo..."
Ma ragazzi, ci sarà un motivo se c'è un cuoco che guadagna fior di quattrini a sera e tutti lo vogliono a qualsiasi condizione e ce ne sono mille altri che conoscono tutte le ricette a memoria ma non ne imbroccano una...Mai!!!!!! Perché non è che per fare una pasta al pomodoro ci voglia chissà ché, però c'è un cuoco che fa una pasta al pomodoro che ti fa svenire e ce ne sono un miliardo che la fanno...come me...Come c'è un interprete che fa "Round About Midnight" in un modo unico e altri che la fanno abbastanza bene e molti altri che...sarebbe meglio non la facessero...Poi subentra anche un'altra capacità, che consiste nel saper capire ciò che è speciale e questo richiede anni di dedizione, cultura, talento e tante altre qualità. E ciò potrebbe essere paragonato alla capacità di conoscere il vino: c'è gente che non distingue il vino più pregiato da quello dozzinale, è la stessa cosa, ma quando cerchi di parlare e spiegare certe cose si alza il solito personaggio che con aria da "Ociu che rivi mi" (attenzione che arrivo io) e ti dice: "Ok ma se a me piace di più il vino del salumiere col tappo di metallo??" E tutto ciò che stai dicendo torna al punto di partenza...non è servito a nulla!!!!!!!!! Chi vuole intendere: Intenda, gli altri...in roulotte...E' lo stesso discorso, ma alla fine in ogni campo dove ciò che conta è solo il "palato" "gan tuti resun!" (n.d.t. hanno tutti ragione)






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Proseguono gli appuntamenti del Blue Brass con il francese Jean-Loup Longnon e il chitarrista Gigi Cifarelli: "...confronto Francia-Italia al Blue Brass che vede vincitrice l'Italia per mano non soltanto del "Cifa" nazionale, ma anche della sezione ritmica, tutta locale..." (Antonio Terzo)








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Data pubblicazione: 02/11/2004

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