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Intervista a Jane Monheit
 Blue Note Milano - Domenica 31 ottobre 2004, 21:30
 di Eva Simontacchi

 
Fotografie di Alberto Gottardelli
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Jane Monheit è nata il 3 novembre 1977 a Oakdale, Long Island. Iniziò a cantare non appena riuscì ad articolare le prime parole. Di fatti, proviene da una famiglia estremamente musicale: sia sua nonna che sua zia erano cantanti professioniste; sua madre si interessava di musical theatre, suo padre suonava il banjo, e suo fratello la chitarra rock. Alle elementari scriveva, produceva e dirigeva le proprie produzioni teatrali per chiunque avesse voglia di assistervi. Da bambina passò innumerevoli ore ascoltando i dischi jazz dei suoi genitori, specialmente quelli di Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Carmen McRae e Joni Mitchell, che la influenzarono parecchio da un punto di vista vocale. Iniziò gli studi di canto a 17 anni, sotto la guida di Peter Eldridge, membro fondatore del prestigioso gruppo vocale New York Voices. Rick Montalbano, prima suo fidanzato al college, poi divenuto suo marito nel 2002, la indirizzò verso il jazz inserendola nel suo quintetto jazz. Nel 1998, a 20 anni, Jane si iscrisse alla Thelonious Monk Institute Vocal Competition, incoraggiata da Peter Eldridge, e si classificò al secondo posto, dopo il veterano del Jazz Teri Thornton. L'album del debutto di Jane Monheit, "Never Never Land" uscito nel mese di ottobre del 2000, era stato inciso con astri del mondo del jazz quali Kenny Barron, Ron Carter, Bucky Pizzarelli, David "Fathead" Newman, Hank Crawford e Lewis Nash, che fornirono la una parte strumentale perfettamente calzante alla sua setosa voce da soprano.

A oggi, Jane ha inciso quattro album. "Never never Land" (2000), che si piazzò tra i primi 10 posti del Jazz Billboard dopo pochissime settimane dalla sua uscita, "Come Dream With Me" (2001), "In The Sun" (2002), e ora "Taking A Chance On Love" (Sony – 2004).

Jane Monheit è stata paragonata a Ella Fitzgerald e a Diana Krall; in realtà, il proprio successo se lo sta costruendo con il suo delicato fraseggio e con la capacità di catturare il significato e l'essenza di una canzone e di trasmetterlo al pubblico.

Incontriamo Jane Monheit mezz'ora prima dell'inizio del suo concerto al Blue Note di Milano per una breve intervista. Si sta preparando per l'ultima serata in programma prima della sua partenza per New York, e siamo grati di avere avuto questa opportunità d'incontrarla personalmente e di poter trascorrere con lei una manciata di minuti per farvela conoscere un po' meglio. I nostri ringraziamenti vanno a Julie Cattoli del Blue Note di Milano.

Jane si presenta fresca, radiosa e bellissima, e ci accoglie con un gran sorriso. Non appare per nulla tesa, anche se manca poco all'inizio del concerto. Ha l'aspetto rilassato e felice.

E.S.: Questa è la tua ultima serata al Blue Note di Milano. Ci puoi dire le tue impressioni sulle serate che hai tenuto qui a Milano?
J.M.: Bé, in effetti questo Blue Note era l'ultimo al mondo che ci mancava, avevamo già suonato in tutti gli altri Blue Note, e questo è il più nuovo di tutti. Ne avevo sentito parlare parecchio da parte di musicisti e colleghi, che mi hanno detto di avere molto apprezzato suonare qui a Milano, ed in effetti è decisamente un bellissimo club, un magnifico posto in cui suonare. Ci è piaciuto molto, e sono certa che torneremo prima o poi, lo spero!

E.S.: Allora, l'esperienza ti è piaciuta.
J.M.: Certo, senza dubbio!

E.S.: E' diverso dagli altri Blue Notes?
J.M.: No… Bé, è simile ai Blue Notes giapponesi. E' diverso dal Blue Note di New York. Ma anche i Blue Note giapponesi sono molto belli….. E c'è una certa somiglianza, credo tra di loro.

E.S.: Abbiamo notato che presenti parecchi brani di Jobim...
J.M.: Amo tutta la musica brasiliana, canto sempre parecchi brani di musica brasiliana, l'ho sempre fatto. E ultimamente mi sono addentrata ancora di più in questa musica, e fortunatamente anche tutta la mia band ama la musica brasiliana, dunque ne includiamo parecchia nei nosri concerti: Jobim, Ivan Lins

E.S.: Hai un sogno?
J.M.: Oh mamma! (lo dice sottovoce) La sai una cosa? Il mio sogno è quello di continuare a fare ciò che faccio, fare i tour e incidere dischi, ma anche avere figli e una famiglia allo stesso tempo. Vorrei essere in grado di fare tutto: essere una donna in carriera con una famiglia…..

E.S.: C'è qualcosa che vorresti esprimere ai tuoi fan italiani, o qualcosa che vorresti che sapessero di te?
J.M.: Bé...Questo è un paese talmente bello, e mi è sempre piaciuto venire qui. Ci venni per la prima volta a quattordici anni, per visitare il paese. E poi sono ritornata più e più volte...E ora, essere qui per lavoro, in tour, e poter suonare in tutti questi magnifici posti…. È una cosa meravigliosa! Sai, amiamo molto l'Italia, e cerchiamo tutte le opportunità per poter venire qui, e vorrei ringraziare tutti per il loro sostegno a favore del jazz, a favore della nostra musica, siamo molto fortunati ad essere qui. Speriamo di poter raggiungere quante più città e luoghi diversi possibile!

E.S.: C'è qualcuno, a parte i tuoi genitori o la tua famiglia, che vorresti ringraziare dal profondo del cuore? Qualcuno che ti ha spronato nella tua carriera, o aiutata, o ispirata?
J.M.:
La mia band. La mia touring band, in realtà. Sai? Sono incredibili! Sono un gruppo di persone che ti danno tutto il sostegno e tutta la disponibilità possibile. Lavorano veramente sodo. Non potrei mai fare quello che faccio senza di loro. Sono incredibili, e stasera te ne accorgerai. Sono dei musicisti spettacolari, sono incredibili, delle persone meravigliose.

E.S.: Parecchie persone stavano aspettando di ascoltarti in concerto, i tuoi CD circolano, la gente ne parla, il tuo arrivo era atteso. Ci parli dei tuoi progetti per il futuro?
J.M.: Inciderò un altro album in primavera, ma non abbiamo programmato ancora nulla, dunque non so esattamente cosa faremo, ma sono certa che uscirà un mio album nuovo l'anno prossimo proprio in questo periodo dell'anno, e sono contenta….

E.S.: State per partire. Dove siete diretti ora?
J.M.: Torniamo a New York, ma solo per tre giorni; abbiamo tre spettacoli in tre giorni, poi torniamo indietro per fare un grosso tour in Germania fino a fine novembre.


Intervista tradotta in russo (click)




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Data pubblicazione: 19/12/2004

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