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Intervista a Jim Hall
 Blue Note, 14 settembre 2004 – ore 22:30
di Eva Simontacchi
Foto di Alberto Gottardelli
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Incontriamo Jim Hall nel breve intervallo che separa il primo dal secondo set al Blue Note di Milano, dove ha appena terminato di suonare con il suo trio ed il pianista Enrico Pieranunzi. Jim Hall ci saluta con un sorriso amichevole, e dopo le presentazioni gli poniamo subito la prima domanda:

E.S.: Ha sempre detto che l'ha folgorato il magico solo che Charlie Christian ha inventato su "Grand Slam" e ancora oggi ogni tanto lo richiama a volte dal vivo. E' sempre nella sua mente?
J.H.: Bé, sotto certi aspetti penso che sia stato una specie di "risveglio spirituale" per me…. Credo anche che sia stato l'unico che io abbia avuto in effetti. Avevo tredici anni, e mi sono detto: "Come vorrei riuscire a fare la stessa cosa che sta facendo lui!". E ora, quando lo ascolto, mi dico la stessa cosa: "Come vorrei saperlo fare".

E.S.: Dunque è ancora presente nei suoi pensieri; c'è sempre…..
J.H.: Si!

E.S.: Quanto è importante per un giovane chitarrista che parte oggi la tradizione?
J.H.: Questo è interessante! E' difficile per me poterlo dire! Bé…. La cosa principale che dico ai giovani chitarristi o musicisti è: "divertitevi e rendetevi conto di quanto la musica vi ripaghi, di quanto vi dona a livello interiore". Anche se non riuscite a vivere di sola musica, solo l'idea…. specialmente di improvvisare la musica, è grandiosa. Ho ascoltato i primi chitarristi blues, e quel genere di cose, e penso che sia importante almeno sapere di cosa si tratta, ma per me la cosa più importante è continuare a crescere…. Permetti a te stesso di crescere ogni giorno…. Proprio come fece Picasso (sorride) per trovare te stesso, permetti questa crescita.

E.S.: E i chitarristi? Pensa che sia fondamentale studiare Charlie Christian, Wes ovviamente, Kessel...e...Jim Hall?
J.H.: (Si schernisce e sorride) Non studiate me! Perché non so cosa sto facendo…. No, non penso…. Non ho delle regole precise in realtà. La miglior cosa che ho fatto, credo, sia stata quella di prendere la decisione di entrare in Conservatorio. Ci restai per cinque anni...Niente soldi, niente di tutto questo, e non sapevo nulla di musica classica. Ero un musicista jazz, ma volevo essere un musicista migliore, dunque ascoltai di tutto; dal Canto Gregoriano alla Musica Dodecafonica. E a quel punto musica non significava più solo Charlie Christian o Charlie Parker...

E.S.: Ha ampliato i suoi orizzonti...
J.H.: Sì, e penso che probabilmente questa sia la cosa più importante...Perché c'è un sacco di gente che non ho sentito, che non ho ascoltato. Ma cerco di attorniarmi di giovani musicisti e di continuare a crescere. Non sono molto bravo a consigliare gli altri, perché sto ancora ricercando io stesso ogni giorno...(sorride).

E.S.: Sì...ma lei ha portato avanti la ricerca per molto tempo, ed è un musicista ricco di esperienza. Potrebbe trasmettere i risultati delle sue ricerche ai giovani musicisti...
J.H.: La cosa di cui mi sono principalmente reso conto in questi ultimi tempi è che...Non è che mi piaccia la parola "politica", e non mi piace nemmeno l'uso di termini che tendono a creare distinzioni o a separare la gente, ma si da il caso che io sia un cittadino americano, sono nato là...Ma in realtà mi sento più un cittadino del mondo. Terry Clarke, Don Thompson ed io eravamo in Corea, nella Corea del Sud l'anno scorso prima che il nostro paese entrasse in guerra, e ho ricevuto un tale gran feeling dalla gente! (tace per un attimo)...Dunque ciò che ho scoperto sempre più spesso è che la musica è un mezzo per legare e collegarsi ad altri esseri umani, specialmente – come ho detto stasera durante il concerto – se pensiamo a tutto quello che sta succedendo ora nel mondo...Penso semplicemente che la musica sia così importante, mi sento molto privilegiato. Non voglio esprimere giudizi su nessuno, ma ecco, questo è quello che sento e che provo.

E.S.: Come vede l'evoluzione della chitarra oggi? Molti come Frisell, Metheny, Scofield (con cui lei ha suonato in modo impressionante!) sono riusciti a innovare lo strumento e la sua musica. Lei è d'accordo?
J.H.: Certo che sono d'accordo! Bill Frisell! E c'è anche un altro musicista, Adam Rogers che è ancora più giovane, e Peter Bernstein, che riescono veramente a muovere lo strumento! Dunque li ascolto, ma prima loro hanno ascoltato me, dunque è un po' come una famiglia…..

E.S.: Non possiamo perdere l'occasione di chiederle di dirci qualcosa sul suo duo con Bill Evans...
J.H.: Oh! Il duo con Bill! E' stato un tal privilegio! E – questo è interessante – non sapevo che mi sarebbe ancora capitato di parlare di quei dischi...(sorride) Conoscevo Bill già da un po' di tempo, e aveva influenzato molto il mio modo di suonare la chitarra...Il tutto era collegato al suo particolare approccio al pianoforte. Quando arrivò con Miles Davis la maggior parte degli altri pianisti avevano un approccio sul genere "macho-bebop", ma Bill era in grado di creare una diversa atmosfera, e l'adoravo. Stavo lavorando con Sonny Rollins quando una notte si presentò lì da noi Bill e mi disse: "Ti andrebbe di fare un disco, magari solo noi due in duo?" Detto fatto! Comunque è stato un privilegio...La maggior parte della gente se lo immagina come questa tragica figura seduta al pianoforte...ma in effetti era un brillante, aveva un buon senso dell'umorismo, era un grande cuoco...

E.S.: E sul ponte con Sonny Rollins dove è nato il pezzo "The Bridge"?
J.H.: Non sono mai stato effettivamente sul ponte con Sonny mentre suonava. Lui era solito andare a esercitarsi con il suo sax sul ponte di Brooklyn, o un altro ponte che ora non rammento, abitava lì vicino e gli piaceva uscire dal suo appartamento per andare a suonare sul ponte...E' stato un vero privilegio, lavorare con Sonny. Siamo ancora in contatto.

E.S.: E' vero che ha cambiato chitarra, e che non usa più la D'Acquisto?
J.H.: Un mio amico che si occupava sempre delle riparazioni – il suo nome è Roger Sadowsky – mi ha chiesto se fossi interessato a sponsorizzare uno strumento, e non l'avevo mai fatto, in realtà. (Veniamo momentaneamente interrotti dall'arrivo della chitarra di Jim Hall dall'aeroporto, e Jim esclama piacevolmente sorpreso: "Oh! Ecco la mia chitarra!" mentre la stanno portando nella saletta del Blue Note). Poi continua:
Avevo una specie di patto tra gentiluomini con Jimmy D'Acquisto. Dunque Roger ha cercato di rendere questa chitarra molto simile alla D'Acquisto, e sta funzionando a meraviglia. E dunque sono passato a quest'altra chitarra forse un paio di mesi fa. Ho ancora la mia D'Acquisto a casa. Jimmy D'Acquisto è stato un buon amico e un fantastico artista. E' mancato di recente, soffriva di epilessia...

E.S.: Questa è la prima serata di una serie di concerti che terrete qui al Blue Note di Milano. Ho notato che stasera la sala era veramente affollata di musicisti...
J.H.: Anche il palco! (e sorride)

Grazie Mr. Hall per il tempo dedicato e grazie al Blue Note per averci offerto l'opportunità di incontrarlo.


Intervista tradotta in russo (click)





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COMMENTI
Inserito il 24/5/2010 alle 10.34.48 da "g.mancini.0"
Commento:
Grande Jim Hall. Imperdibile il concerto con Pieranunzi dell'otto Agosto a Monteroduni (www.eddielang.org)!!!
 

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Data pubblicazione: 02/11/2004

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