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Due chiacchiere con… Paolo Fresu
Palermo, 5 giugno 2003
di Antonio Terzo

 

A margine della rassegna "Musiche del nostro tempo" organizzata la scorsa estate dal Brass Group di Palermo, abbiamo intervistato Paolo Fresu, impegnato nella riproposizione del Porgy & Bess trascritto da Gunther Schuller secondo la versione di Gil Evans e Miles Davis del 1958.

Antonio Terzo: Partiamo dalle tue collaborazioni, davvero tantissime e tutte prestigiose: dai maggiori musicisti italiani come Franco D'Andrea, Furio Di Castri, forse i primi a credere in te, Bruno Tommaso, uno dei primi a dirigerti, Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Antonello Salis, Massimo Urbani, Enrico Pieranunzi e tanti altri, a quelli europei ed americani come Aldo Romano, Kenny Wheeler, John Taylor, Dave Liebman, Dave Holland, Phil Woods, Pierre Favre, Gerry Mulligan, John Zorn, Palle Danielsson, John Abercrombie, Jerry Bergonzi, Richard Galliano, Ralph Towner, Gunther Schüller, Mal Waldron, Paul McCandless, Jim Hall, Lew Soloff. Di tutti questi grandi, chi ti ha lasciato un ricordo particolare?
Paolo Fresu:
Le collaborazioni naturalmente sono tutte importanti. Mi piace ricordare quella con Dave Liebman, nell'86, ero agli inizi. Dave è un personaggio fantastico, era già conosciutissimo, un grandissimo musicista. E' venuto in Sardegna per registrare photo by Antonio TerzoInner Voices (Splasch Records), il mio secondo disco, noi eravamo giovanissimi, lui un musicista così prestigioso, grande disponibilità, grande didatta, un'umanità straordinaria. Poi ci siamo rivisti, siamo diventati amici. Mi piace pure ricordare l'incontro con Kenny Wheeler e con John Taylor, con cui poi ho stabilito dei rapporti di lavoro. Con John abbiamo suonato un periodo con Furio Di Castri, la settimana scorsa ci siamo incontrati a Vicenza con Maria Pia De Vito e Ralph Towner

A.T.: C'è un disco che testimonia questa combinazione…
P.F.: Sì, si chiama Contos [Fresu-DiCastri-Taylor, Egea Records, n.d.r.]… John è stato anche invitato a Nuoro, a tenere un master ai Seminari che dirigo. Con Kenny c'è più un rapporto di lavoro, ci si vede prevalentemente per i concerti… Mi piace ricordare l'esperienza con Gerry Mulligan, nell'Orchestra della Pace che ho costituito al Festival di Sanremo, [nel 1986, n.d.r.]. Poi con Mulligan ci siamo rivisti poco prima che se ne andasse, per un disco con Ornella Vanoni di qualche anno fa. Poi tante altre, Jon Hassel, con il quale abbiamo suonato assieme a Milano proprio la settimana scorsa, Paul McCandless, Aldo Romano che è stato parte del mio percorso…

A.T.: Tra questi a chi devi tanto, professionalmente ed anche umanamente?
P.F.: Devo molto a quelli con i quali ho avuto un rapporto non fugace, perché tutti quelli con cui ho avuto un rapporto continuo, con cui ho fatto una tournée o ho fatto diversi concerti mi hanno lasciato un segno importantissimo… E poi amo stare con dei musicisti che siano anche persone con le quali si può parlare d'altro al di là della musica. E nella maggior parte dei casi – o forse sono stato fortunato io – la caratura artistica coincide con una grande capacità umana. Non farei dei nomi perché tutto sommato un po' tutti mi hanno lasciato un segno profondo, anche se in modo diverso.

A.T.: Chi ti ha mai fatto il più bel complimento, e chi invece ti ha "bacchettato"?
P.F.: Uno dei più bei complimenti me lo ha fatto Chet [Baker, n.d.r.] nell'84-'85. Suonai al Festival di Sanremo, un quartetto con Andrea Pozza ed altri, e lì suonava anche lui. Ero molto timido, avevo iniziato a suonare da poco, e ricordo che eseguii 'Round Midnight, e alla fine del concerto comparve Chet, quasi dal nulla, e mi disse: «Complimenti, hai suonato una bella versione di 'Round Midnight». Naturalmente son rimasto sconvolto da questa cosa… Circa le "bacchettate", devo dire che di vere e proprie non ne ho ricevuto, perché più che di bacchettate parlerei di consigli, suggerimenti che possono servire per migliorare, e che normalmente vengono da quelle persone che per esperienza possono permettersi di dare un consiglio.

A.T.: Parliamo di premi. Ne hai ricevuti tantissimi: ma ricordi quale è stato il primo?
P.F.: Fu quello di RadioUnoJazz, nell'84. Subito dopo venne quello di Musica Jazz come "miglior talento". Però RadioUno lo ricordo in particolare perché abitavo ancora in Sardegna, uscivo poco, cominciavo appena a suonare in giro, avevo già le collaborazioni con Bruno Tommaso, Paolo Damiani, ma ero agli inizi. Ricordo che mi arrivò questa telefonata a casa in cui mi annunciavano questo premio e rimasi molto colpito, perché suonavo da poco, ritenevo che in Italia ci fossero musicisti ben più capaci. Poi un premio che mi ha fatto molto piacere è stato quello di Musica Jazz, nel '90, quando vinsi in tutte e tre le categorie, come "miglior musicista", "miglior disco" con Live in Montpellier, e "miglior gruppo" [Paolo Fresu Quintet, n.d.r.]. E poi il primo Django D'Or in Francia nel '96, photo by Antonio Terzoprobabilmente la mia consacrazione internazionale. Ne ho avuto tanti altri, ma mi piace ricordarne uno in particolare che non è un premio, piuttosto una sorta di onorificenza: la Cittadinanza Onoraria della città di Nuoro. Mi ha fatto molto piacere perché sono molto legato alla Sardegna, Nuoro è una città che vivo molto perché lì dirigo i Seminari di Jazz dal 1989. Trovo che Nuoro sia un po' la capitale della cultura sarda, per cui questo avermi insignito di una onorificenza così prestigiosa, che poche volte è stata data in città, è stato per me un segno di affetto molto importante. Ognuno vale molto, ma questo di Nuoro ha un'altra valenza, perché mi è stato conferito non solamente in quanto musicista, ma un po' come ambasciatore della musica ed anche amante e continuatore di un percorso legato alla tradizione, alla lingua, cose nelle quali credo molto.

A.T.: Forse un emergente senza passato alle spalle prende bene tutto ciò che gli arriva. Ma tu ti trovi oggi, non più emergente né promessa – semmai affermazione –, a fare i conti con quanto sei andato seminando in questi 20 anni: come ci si sente a fare i conti con il proprio passato, le attese e le aspettative suscitate?
P.F.: Per me è stato molto facile entrare nel cuore del mondo del jazz, cosa abbastanza rara. Vengo da un paese isolato, da un'isola, da una tradizione familiare assolutamente non di musicisti. Rispetto ad altri per me è stato molto più facile diventare musicista professionista, quasi un gioco: a un certo punto mi sono ritrovato a vivere di musica senza neppure averlo deciso. Chiaramente il mio caso non rappresenta quello della maggior parte dei musicisti italiani, la mia carriera non è esplicativa, né in quegli anni né in questi. Partendo da questo, ritengo che sia stato facile per me trovarmi in una dimensione professionistica come musicista: trovo che sia molto più difficile ora. Se non è stato difficile entrare, raggiungere un certo status, però è molto più difficile restarci dentro, perché implica, come dici, delle responsabilità: ci sono una serie di onorificenze, di premi, tanto lavoro svolto. Per cui la difficoltà oggi è di vivere la musica cercando di scegliere quelle cose che credo siano importanti, quindi vedere il musicista non dal punto di vista di un mestiere, ma come qualcosa in cui la giustificazione delle scelte viene perché credi che quello che stai facendo possa avere un valore, un senso, e non viene da motivazioni economiche. E' difficile gestire tutte queste cose. Anche perché il mio modo di essere musicista non riguarda solamente il jazz: mi muovo molto a 360 gradi, non solamente con la musica ma anche con le arti in genere, per cui amo molto l'arte contemporanea, mi piacciono tutti i discorsi artistici. Quindi, ritenendomi comunque un musicista di jazz, cerco non solamente di suonare musica al di là degli stili, ma anche di mettere in relazione con la musica tutte quelle forme d'arte che secondo me possono convivere. Questo mi ha portato ad organizzare un festival internazionale di jazz nel mio piccolo paese, ad organizzare dei seminari. Sono un artista investito di più funzioni, e ciò può essere rischioso nel momento in cui si confondono i ruoli. E' molto importante allora cercare di tenere ben distanti ruoli ed obiettivi dell'essere operatore culturale, direttore di un festival, dell'essere musicista che gira. Nonostante questo, spero di riuscire a portare avanti la mia missione in modo possibilmente obiettivo.

A.T.: In Italia, un tempo non c'erano tutte le scuole che invece esistono oggi: eppure il jazz di casa nostra, fatte le dovute eccezioni, resta piuttosto "provinciale", ossia relegato ad una dimensione marginale o comunque ad una realtà in prevalenza nazionale. Secondo te, cosa manca al jazz italiano, e soprattutto ai jazzisti italiani, per riuscire ad affermare le proprie note, pur pregevoli, anche all'estero?
P.F.: Direi che oggi la situazione è molto più interessante di prima, anzi direi che in questo momento il jazz italiano goda di buona salute: jazz italiano è sinonimo di qualità, anche all'estero. Nonostante questo, è pur vero che i musicisti italiani conosciuti sono davvero pochi, siamo pochi quelli che lavoriamo veramente, mentre invece vedo che ci sono dei musicisti straordinari, giovani che suonano benissimo e meriterebbero di più, avrebbero diritto ad entrare nel mondo internazionale della musica. Certamente in Italia c'è una sorta di scollamento tra i musicisti, c'è sempre stato, l'artista è un po' solitario. photo by Francesco SantucciManca forse la fiducia in noi stessi, e credo che questo sia purtroppo un difetto degli artisti, ma anche un difetto pilotato da una realtà di politica culturale italiana poco attenta a quello che succede in casa nostra, per cui i musicisti hanno maturato una sorta di "negatività cronica" – anche se il termine è un po' grosso – che deriva dal fatto che si sentano poco considerati… Credo che in Italia manchi fare del jazz, e le Istituzioni dovrebbero rendersi conto che il jazz è la musica di oggi, è la musica del '900 per antonomasia, la musica che rappresenta tutte le musiche del '900, e in quanto tale, nel momento in cui racconta un momento storico ben preciso è una musica nazionale. Quindi, in quanto musica nazionale, così come l'opera o altri generi, avrebbe bisogno di un'attenzione – anche in vista di finanziamenti, festival, eccetera – che permetterebbe al musicista di avere un attimo di respiro. Tutte queste cose in Italia mancano, nonostante oggi ci siano in effetti una miriade di festival, una miriade di scuole, etichette discografiche, ma, per esempio, poca gente compra dischi italiani. Il mercato francese di dischi di jazz è quattro volte superiore a quello in Italia. Io sono uno dei musicisti che vende di più, ma qui vendo tre-quattromila copie, che in Italia sono tantissime: in Francia ne vendo quindicimila o ventimila… Diciamo che il jazz italiano avrebbe bisogno di quella spinta, di quello scatto che faccia sì che questa musica divenga più apprezzata e più popolare.

A.T.: Quindi in Francia questo tipo di aiuti, di promozione da parte delle Istituzioni c'è…
P.F.: Beh, sì. Innanzitutto in Francia c'è uno status del lavoratore della musica molto diverso da quello italiano. I musicisti vengono aiutati, quando non lavorano hanno degli aiuti, c'è un meccanismo complesso che funziona, e questo è già importante. E poi si vendono più dischi perché c'è un sistema di vendita e distribuzione che funziona di più, c'è la FNAC [Fédération Nationale d'Achat des Cadres, n.d.r.], che finalmente sta arrivando anche in Italia. Ci sono festival (ma quelli ci sono anche in Italia), e soprattutto in Francia c'è un pubblico più ampio che poi compra i dischi di jazz, che sono il miglior veicolo per i musicisti di jazz. Non intendo affatto dire che in Francia ci siano musicisti più bravi che in Italia: al contrario, secondo me, in Italia in questo momento c'è una grandissima qualità. Ma questa grande qualità non va di pari passo con la possibilità che tutti questi musicisti abbiano l'opportunità di farsi sentire, sia in Italia sia fuori dall'Italia. Per raggiungere quest'obiettivo occorrerebbe un sistema che, in una sinergia di tutti i diversi ruoli, renda il jazz una forma artistica da esportare, come l'opera, la moda, la cucina. Perché trovo che il jazz italiano in questo momento rappresenti bene anche un mondo tipicamente italiano, diverso da quello del jazz francese, del jazz spagnolo, del jazz tedesco.

A.T.: Ma cosa è il jazz per Paolo Fresu?
P.F.: Secondo me il jazz oggi è una parola vuota. Sì, esiste il jazz, esiste il jazz degli anni '30, però esistono anche varie forme di jazz… Oggi nei festival passa di tutto, eppure si chiamano festival di jazz. Il jazz è la musica del '900, secondo me, ed è una musica in cui l'aspetto improvvisativo è estremamente presente. Però non si può neanche dire che il jazz è lo swing, perché se prendiamo Ornette Coleman o Albert Ayler, che sono musicisti di jazz, sicuramente un disco come Free Jazz di Ornette, niente avrebbe a che fare con lo swing. Quindi direi che quando si parla di jazz si parla di swing, quando si parla di swing si parla di tempo, ma ci sono delle forme di jazz che non hanno né swing né tempo! Allora secondo me il jazz è un termine che è stato mutuato a suo tempo e che ci siamo portato appresso, però indubbiamente oggi jazz è una parola che ci sta stretta, perché pure quando suono con un musicista tunisino questo viene presentato come un concerto di jazz; io stesso sono musicista di jazz e mi sento tale a tutti gli effetti, ma mi rendo conto che alcune volte ci sono forme e suoni che con il jazz possono avere poco a che fare. Direi che il jazz oggi dovrebbe indicare una musica che ha un alto grado di improvvisazione e grande rispetto verso il suono acustico che in qualche modo fa sì che resti una forma artigianale che si muove attraverso un vocabolario espressivo, quello che proviene dagli anni '40 e '50 e che bisogna assolutamente conoscere. photo by Francesco SantucciE' importante che oggi ci si ponga il problema di cosa sia il jazz, è importante che un musicista possa andare dove vuole, ma con una coscienza precisa: è importante che si conosca la storia. Quando si conosce la storia si può andare anche lontano, ma anche in quel luogo lontano si può riconoscere qualcosa che appartiene al passato. Non sono d'accordo con quelli che affermano «io suono musica improvvisata»: c'è differenza tra colui che sceglie di suonare musica free conoscendo la tradizione del jazz e chi si ritrova a suonare free perché tanto nel free va bene qualsiasi cosa. Questo è stato un po' il dubbio degli anni '70: infatti, quei musicisti che sono entrati nel free conoscendo la tradizione ne sono usciti vincitori e certamente arricchiti, quelli che sono arrivati al free semplicemente perché sono stati paracadutati in quel mondo, sono rimasti impelagati lì dentro. Attenzione: non si può continuare a suonare facendo la copia di Davis o di Coltrane, perché vorrebbe dire che questa musica non va avanti, come quelli che copiano i quadri nei musei. Bisogna però porsi il problema di rivitalizzarla, innestando nella tradizione qualcosa di nuovo: non so se stiamo creando qualcosa di nuovo, qualcuno ci sta provando, ma è comunque importante farlo, altrimenti il jazz diverrebbe una musica morta, non esisterebbe. Di certo il termine jazz oggi ha poco significato, perché ci si è mossi in direzioni talmente diverse che definire il jazz attraverso un tipo di musica è molto limitante.

A.T.: Si parlava prima dei masters e dei seminari: cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi, al di là di misure, durata, impostazione, emissione e quant'altro?
P.F.: Credo che certe cose siano un po' tutte sui libri. Quello che cerco di insegnare agli allievi è ciò che in realtà non si trova scritto: rispetto a quando ho iniziato io, oggi di fatto lì c'è tutto. Però nei libri sicuramente non trovi come rispettare il silenzio nella musica, come lavorare su una progressione, come costruire una frase musicale dal punto di vista architettonico, come impostare un discorso, come essere sul palcoscenico e sentire gli altri musicisti che suonano. Cioè nella musica ci sono degli aspetti diversi e c'è un qualcosa che fa la differenza tra il mestiere e l'arte: il mestiere significa conoscere le cose anche molto bene, l'arte significa usare queste cose dandogli una forma estetica e creare quella magia, quel senso del racconto che pochi musicisti hanno ed è ciò che fa la differenza per gli artisti che toccano il cuore più di altri. Ecco, quello che cerco di dare agli allievi è questa possibilità: va bene la teoria, l'armonia, le scale, ma è poi necessaria la capacità di metabolizzare tutte queste cose per renderle da un punto di vista che poco ha a che fare con la tecnica e con la teoria. Questo è un mio pensiero personale, ognuno, come giustamente deve essere, ha un suo modo di vedere l'arte. Il mio è quello di dare più importanza all'aspetto espressivo, alla nota singola, piuttosto che fare tante note assieme, l'aspetto tecnico mi interessa poco. Nonostante questo, naturalmente penso che la tecnica sia importante. Bisogna che ognuno abbia la possibilità di pensare e di rendere quello che pensa: nel momento in cui questo avviene, allora quella è la tecnica. Si possono pensare anche poche cose belle e rendere quelle ed è straordinario; si possono pensare molte cose e poi non riuscire a renderle! Ecco, ciò che cerco di insegnare agli allievi è dunque la filosofia di questa musica, naturalmente la mia filosofia, mutuata da Miles Davis, Chet Baker, dalle mie esperienze di tutti questi anni.

A.T.: Tra le giovani leve di oggi, chi segui con interesse?
P.F.: Come si diceva prima, in Italia in questo momento c'è una grande vitalità. Fabrizio Bosso nel campo della tromba è uno di questi, un musicista straordinario: credo che sia quello della nuova generazione che si sta facendo valere di più e dal quale ci aspettiamo grandi cose. Ma credo che fare nomi sia un po' ingiusto perché in effetti trovo che mai come oggi il jazz italiano abbia prodotto delle figure, photo by Marco Florisanche giovani, così forti e preparate sotto il profilo strumentale, professionale e soprattutto creativo. Noto una grande qualità di musica che viene probabilmente dalle scuole, da un insieme di sviluppi creatisi in questi anni. Ci sono straordinari pianisti, batteristi, bassisti, sassofonisti, per cui i nomi da citare sarebbero davvero tanti.

A.T.: Chi senti più vicino a te all'epoca in cui eri emergente?
P.F.: Ma credo che la maggior parte dei trombettisti vengano più da una scuola "freddie-hubbardiana" o "clifford-browniana" piuttosto che "davisiana". Mi sembra che la scuola di Miles sia stata in questi anni poco seguita…

A.T.: Forse perché è stata seguita molto prima…
P.F.: … o forse perché Davis non è uno che insegna. Tutto il discorso di Miles è fatto di piccoli aspetti, di silenzio, di suono. Per cui io mi sono molto concentrato sulla sua realtà, l'ho presa molto "di petto" e poi ho scoperto anche altri grandi trombettisti… Per esempio in Francia c'è un musicista che io ed Enrico Rava abbiamo avuto allievo a Siena, Erik Truffaz: e per quanto io non sia molto d'accordo sulle sue scelte musicali, che comunque non discuto, trovo che il suo modo di suonare la tromba sia per certi versi quello più vicino al mio. Altri musicisti che apprezzo molto sono Nils Petter Molvaer, che conosco bene, già molto affermato, svedese, molto bravo, poi Palle Mikkelborg, Jon Hassel, tutti musicisti del mondo davisiano… Non che non mi piacciano gli altri, ma cerco di trovare un paragone con il mio mondo espressivo e con quei musicisti che toccano un po' lo stesso tipo di corde.

A.T.: Parlando del progetto di questa sera, esso nasce grazie alla trascrizione dell'esecuzione Davis-Evans del '58 ad opera di Gunther Schuller: cosa hai pensato quando nel '95-'96 questi ti ha proposto di suonare la tromba di Miles ed essere co-protagonista di una così "storica" iniziativa?
P.F.: Da una parte ero molto onorato, dall'altra ero molto preoccupato: un ruolo importantissimo, conoscevo quell'opera benissimo, ma c'era un problema di tipo filologico, etico rispetto al rifare un'opera in cui mi veniva chiesto non di re-interpretare, ma di fare più o meno quello che Davis aveva fatto in quelle sedute. Tant'è che poi, per una serie di vicissitudini, come abbiamo già raccontato nel disco uscito per "Il Manifesto" dopo un po' di anni, l'esecuzione è stata disastrosa. Io avevo un herpes terribile che mi aveva distrutto il labbro, non si trovavano le parti, poi si scoprì che erano scritte male… Anche il concerto di Palermo allora fu decisamente difficile. Io poi ho volutamente dimenticato quell'opera per due-tre anni, poi l'ho ripresa in Sardegna, con un'orchestra tutta sarda, che poi è quella che ha registrato con David Linx il disco proprio filologico. Il risultato è stato decisamente interessante, proprio perché quei due anni di tempo erano serviti per prendere distanza da quell'opera e vederla da un altro punto di vista… Tant'è che ho deciso di andare in studio, di registrare e farne una versione coraggiosa…

A.T.: Quindi la versione del '99 recupera il discorso filologico?
P.F.: Assolutamente sì. In quella che abbiamo registrato in studio nel '99, uscita poi con "Il Manifesto", suono all'ottanta per cento le stesse note che suona Miles Davis. Ma il punto non era tanto suonare le stesse note, ma suonare con la stessa intenzione, perché quella musica lì funzionava perché dietro c'era un musicista che aveva un determinato tipo di peso sonoro, di rapporto con il tempo, per cui non era affatto facile. Poi l'Orchestra di Sassari ha lavorato molto su questo progetto, per cui il risultato è stato decisamente buono. Da allora abbiamo iniziato ad eseguirla, pur sapendo che non è mai facile, perché sono tredici movimenti di fila, non c'è mai un attimo di riposo per la tromba, perché è il solista, quando la registrò Miles in studio già la seduta di registrazione fu molto complessa, disegno di Alessandro Curadima fu fatta pezzo per pezzo, quindi l'idea di poterla eseguire tutta interamente è difficile perché bisogna far sì che il labbro non si stanchi mai, altrimenti perdi quella leggerezza di suono che è fondamentale, tutto è talmente misurato che la parte del solista deve essere di una misura incredibile per poter avere quel tipo di effetto. Dopo l'allontanamento dalla partitura davisiana per rivederla da un altro punto di vista c'è poi stato questo avvicinamento che mi ha portato quasi a voler indagare ancora in modo più approfondito in quest'opera, tant'è che il mio ultimo disco, che si chiama Kind of Porgy & Bess, in realtà è la naturale prosecuzione di questo progetto qui. Quindi un'opera filologica prima e un'opera invece metabolizzata, e rivista da un punto di vista completamente diverso, molto più mediterraneo, molo più aperto, molto più libero, con un musicista tunisino, con Antonello Salis, un chitarrista vietnamita, in cui si suona una Porgy & Bess che è mutuata da questa opera filologica di Miles Davis e Gil Evans ma che mi ha dato la possibilità di indagare anche nell'opera originale di Gershwin, cercando di trovare anche degli altri temi che non erano stati ancora utilizzati nel repertorio jazzistico, e anche in quell'altra straordinaria opera di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald che forse oggi è un po' dimenticata e che io ho riscoperto con gran piacere, con degli arrangiamenti di archi straordinari… Per cui questa gestazione complessa di Porgy & Bess con Gunther Schuller mi ha offerto l'opportunità di avvicinarmi a quest'opera bellissima da un punto di vista completamente nuovo… Quasi una sfida, il voler trovare qualcosa di nuovo. Poi la sfida è tutti i giorni, anche stasera, quella del giostrare tutto in questa musica bellissima, semplice e difficilissima allo stesso tempo. Per cui per me è una sorta di tributo, una sorta di dazio da pagare alla storia del jazz perché trovo che Porgy & Bess sia una delle più belle pagine che siano state scritte e registrate, non solo nella discografia di Davis, che è tutta piena di perle preziosissime, ma proprio nella discografia del jazz, trovo che Porgy & Bess sia, nella sua imperfezione esecutiva, uno dei dischi più belli che siano stati registrati.

A.T.: Appunto musicista a 360 gradi, scrivi anche per il teatro, il cinema, etc.,: un modo di essere, un modo di esprimerti, un ulteriore canale di lavoro, una valvola di sfogo, un modo di divulgare il jazz attraverso mezzi supplementari?
P.F.: E' un po' tutto. L'unica cosa che posso dire è che non ho mai vissuto la musica vedendola come un fatto di lavoro, perché ho avuto la fortuna di vivere bene con questa musica, suonando il jazz, facendo la musica che mi è sempre piaciuta. Anche in quei casi di progetti particolari che ho fatto perché ho ritenuto proprio i progetti interessanti, come quando ho prodotto il disco Argilla con Ornella Vanoni, o le collaborazioni con Alice, o altre cose con Vinicio Capossela… Mi son sempre lasciato guidare dall'istinto, senza mai valutare sotto il profilo del mestiere, e mi ritengo molto fortunato, da questo punto di vista. Per il resto non mi sono mai andato a cercare nulla, ho incontrato tutto molto casualmente, anche i musicisti. E quindi ogni volta che mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un linguaggio nuovo, una forma nuova, la proposta di scrivere per un film, ho sempre accettato questi impegni quando sentivo che bisognava farli… Così trovo che scrivere per il cinema sia straordinario e che sia una evoluzione di un discorso legato all'arte, non vedo mai le dimensioni separate: le colonne sonore che ho scritto, quella per il film su Ilaria Alpi [Il più crudele dei giorni, regia di Ferdinando Vicentini Orgnani, n.d.r.], o quest'ultima che è andata a Cannes, di una regista palermitana, Costanza Quatriglio [per il film "L'Isola", n.d.r.] sono tutte colonne sonore in cui il rapporto con il jazz è molto marcato. Non mi ritengo un compositore di musiche da film, quando mi dicono di scrivere per film, do un'impronta perché la mia musica è quella, porto dei musicisti che non sono dei mestieranti, sono degli artisti, e scrivo pensando a quei musicisti in particolare, quindi il risultato è sempre qualcosa di estremamente personale. Per cui questi mondi, tutti diversi fra di loro, in realtà hanno tutti un denominatore comune: denominatore comune è l'improvvisazione, denominatore comune è il jazz, denominatore comune è mettere insieme una famiglia di musicisti che si conosce molto bene e che assicurano un risultato che va molto al di là di quello quanto è scritto. Ho la fortuna di avere dei collaboratori preziosi, con i quali c'è un rapporto di stima e di comunione tale per cui nello momenti in cui chiedo qualcosa sono capaci di dare molto di più di quello che ho chiesto.

A.T.: A proposito di dischi: qualcosa in arrivo?
P.F.: Nuovi progetti discografici, che non voglio precisare per scaramanzia. Spero di poter registrare finalmente in trio con Furio Di Castri e Antonello Salis, con cui lavoro ormai da più di dieci anni e poche volte abbiamo registrato in studio, perché è difficile riportare l'atmosfera che si crea tra noi. Ho due grossi progetti per la testa che vorrei registrare: uno si chiama Etnografie, un progetto commissionato dall'Istituto Etnografico Regionale della Sardegna, una partitura che muove dalla musica della Sardegna interpretata da musicisti di tutte le parti del mondo; ed un altro progetto sulla musica antica, che mi è sempre piaciuta, vedi Metamorfosi, dove ho registrato un madrigale di Monteverdi: c'è questa empatia con le musiche del '600 che trovo abbiano molte affinità con il mondo del jazz.






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Intervista con Filomena Campus: "L'amore per il jazz c'e' sempre stato, ma la spinta fu l'incontro con Paolo Fresu e Maria Pia De Vito ai seminari jazz di Nuoro. Capii immediatamente che il jazz era la mia strada, e la mia vita cambiò radicalmente." (Alceste Ayroldi)

11/07/2011

Intervista a Raffaele Casarano: "Suonare in Puglia oggi è difficile più che mai, c'è tantissima voglia di fare, ma poca possibilità per concretizzare, causa i quattrini sempre meno e istituzioni sempre meno attente. Il rapporto tra la voglia di fare e le possibilità a disposizione è sempre in forte squilibrio. Ma come dico sempre, noi quaggiù al Sud, siamo i più fortunati, perchè la disperazione crea l'intenzione, e quindi abbiamo stimoli altissimi...sarà l'odore e la luce di questa terra?" (Alceste Ayroldi)

03/07/2011

Cosmopolitan (Boris Savoldelli)- Enzo Fugaldi

28/05/2011

Paolo Fresu & Dado Moroni al Teatro della Gioventù di Genova: "L'incontro, viste le premesse, presenta rischi consistenti...far coesistere chi opera in maniera centrifuga, con il jazz al centro di qualunque discorso e chi procede in senso opposto, in senso centripeto, muovendo dalla musica afroamericana per raggiungere altri confini, oltre l'orizzonte." (Gianni Montano)

08/05/2011

Bergamo Jazz - March'In Jazz - XXXIII Edizione: Bollani, Pieranunzi, Corea, Burton, Landgren, Klee, Gil, Albora Trio: "Il meglio del jazz parte sempre da Bergamo che manda agli archivi l'ultima edizione firmata artisticamente da Paolo Fresu con un ottimo riscontro in termine di gradimento e partecipazione. La prossima edizione vedrà la direzione artistica di Enrico Rava" (di Vittorio Pio)

02/04/2011

Jazz al dente (AA.VV.)- Alceste Ayroldi

24/12/2010

Ethos (Quartetto Alborada) - Alceste Ayroldi

05/12/2010

Paolo Fresu e Bojan Z: "La loro tavolozza di colori è essenziale...sono ben addentro all'arte del duo, una pratica che in campo jazzistico ha dato frutti innumerevoli e preziosi." (Vincenzo Fugaldi)

21/11/2010

The Blue Note Years (Paolo Fresu)- Vincenzo Fugaldi

01/11/2010

Le tre trombe Enrico Rava, Paolo Fresu, Dave Douglas e il "Megalitico" di Gavino Murgia al festival Jazz di Nuoro. (Cinzia Guidetti)

24/10/2010

Il Benny Golson Quartet a Palermo per il Seacily Jazz Festival: La serata organizzata dal Brass Group di Palermo ha visto il grande sassofonista impegnato in due set, il primo con Massimo Farao' e Carmelo Leotta e il secondo con George Cables e John Webber. In entrambi, alla batteria Byron Landham: "C'è ben poco da aggiungere quando si parla di musicisti divenuti leggende del jazz...un quartetto di elevata fattura, che, leader in testa, ha ben meritato l'ovazione finale." (Antonio Terzo)

26/09/2010

Aria sublime al XXIII° Time in Jazz, Ornette Coleman Quartet inaugura le notti stellari in Piazza del Popolo: "Tappa nell'isola nella road map italiana dell'Ornette Coleman Quartet. L'ottuagenario padre del free jazz mondiale ha illuminato con la sua band, la ventitreesima edizione del Time in Jazz di Berchidda, quest'anno dedicato al tema dell'Aria." (Luigi Coppola)

05/09/2010

Roccella Jazz Festival 30a Edizione: "Trent'anni e non sentirli. Rumori Mediterranei oggi è patrimonio di una intera comunit? che aspetta i giorni del festival con tale entusiasmo e partecipazione, da far pensare a pochi altri riscontri". La soave e leggera Nicole Mitchell con il suo Indigo Trio, l'anteprima del film di Maresco su Tony Scott, la brillantezza del duo Pieranunzi & Baron, il flamenco di Diego Amador, il travolgente Roy Hargrove, il circo di Mirko Guerini, la classe di Steve Khun con Ravi Coltrane, il grande incontro di Salvatore Bonafede con Eddie Gomez e Billy Hart, l'avvincente Quartetto Trionfale di Fresu e Trovesi...il tutto sotto l'attenta, non convenzionale ma vincente direzione artistica di Paolo Damiani (Gianluca Diana, Vittorio Pio)

28/08/2010

Venezia Jazz Festival 2010: In alcuni degli scenari più suggestivi al mondo, come Piazza san Marco, si sono alternati l'acclamatissimo Pat Metheny Group, la dolce e accattivante melodiosità di Norah Jones, le impeccabili dinamiche del Duck Baker trio, la tecnica strepitosa di Yamandù Costa, la sorprendente padronanza di Esperanza Spalding, l'intenso e spettacolare Paco De Lucia, la musica e la poetica di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura nell'omaggio a Hugo Pratt sulle immagini di Pino Ninfa. (Giovanni Greto)

22/08/2010

Gezmataz 2010: Al "concerto sovente imbarazzante e per omaggiare un pezzo vivente di storia del jazz" dell'Ornette Coleman Quartet in cui "problemi di emissione e di articolazione del fraseggio rendono diversi assoli degli abbozzi incompiuti", si contrappongono "abilità tecnica, personalità spiccata, doti compositive non comuni, musicalità assoluta, rispetto e stima reciproca, voglia di divertirsi e divertire..." della Brass Bang! di Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Steven Bernstein e Marcus Rojas. (Andrea Gaggero)

22/08/2010

Omar Sosa, Paolo Fresu e Trilok Gurtu al Locus Festival 2010: "...un esperimento di word music ed ethnojazz molto ben riuscito...è sembrato che il paese si fosse fermato per qualche ora ad ascoltare il ritmo e i suoni del mondo. A Locorotondo è stata di scena la Musica senza confini." (Cristiano Ragone)

11/08/2010

Songlines / Night & Blue (Paolo Fresu Quintet) - Alceste Ayroldi

12/06/2010

Young Jazz Festival 10 con al direzione artistica di Gianluca Petrella: "La rassegna fulginate si distingue tra le iniziative italiane per il proposito di coinvolgere esperienze artistiche giovani con un'attenzione a proposte poco o per niente inflazionate, ma senza isolarle dall'esperienza dei maestri. Un punto di forza del jazz è la capacità di innovarsi grazie all'affermarsi di nuovi talenti, che nei casi più felici contribuiscono a perpetuarne la tradizione e ne determinano anche l'evoluzione e l'apertura." (Vincenzo Fugaldi)

06/06/2010

Terza edizione del Reggio Calabria Top Jazz Festival: "...il concerto memorabile è stato quello del quartetto "Tinissima", una delle opere più importanti del jazz europeo degli ultimi anni, e nella dimensione live raggiunge una compiutezza che la già notevole registrazione in studio faceva solo intuire. A supporto della musica, una serie di struggenti fotografie di Tina Modotti proiettate a cura di Antonio Vanni." (Vincenzo Fugaldi)

06/06/2010

Sardinia jazz (Claudio Loi)- Franco Bergoglio

30/05/2010

Paolo Fresu racconta il jazz attraverso la storia dei grandi trombettisti americani (Paolo Fresu)- Alceste Ayroldi

30/05/2010

Haruka (Gaia Quatro) - Marco Buttafuoco

17/04/2010

Bergamo Jazz 2010: "Tocca sempre a Bergamo il compito di inaugurare la nuova stagione del jazz in Italia, dall'alto di una tradizione di scintillante fattura, impreziosita dalla seconda conduzione artistica di Paolo Fresu, il cui obiettivo quest'anno è stato quello di concentrarsi su alcune delle correnti che attribuiscono al genere nuova linfa." (Vittorio Pio)

12/04/2010

Paolo Fresu e Ralph Towner per Veneto Jazz Winter 2010: "Ottime, tecnicamente inappuntabili e fantasiose, le improvvisazioni di entrambi...90 minuti di musica che ritempra lo spirito e mette tutti di buon umore." (Giovanni Greto)

13/03/2010

14ma edizione di Parma Jazz Frontiere 2009, "A viva voce": "E' una rassegna piena di coraggio. L' artista oggi si trova davanti tante porte. Magari dietro molte di queste porte non ci sono percorsi da seguire. Ma bisogna aprirle ugualmente e rischiare, perchè senza ricerca e senza rischio c' è la cristallizzazione, che è nemica dell'arte. Un festival non deve far solo ascoltare il noto ed il già sentito. Non deve invitare solo i musicisti più che conosciuti, o invitarli solo perchè americani e-o afro-americani." (Marco Buttafuoco)

26/12/2009

Musica Dentro (Paolo Fresu)- Marco Buttafuoco

20/12/2009

Musica Dentro: a Sassari si racconta Paolo Fresu. Il trombettista di Berchidda ha presentato al Conservatorio il suo libro insieme a Salvatore Mannuzzu e Flavio Soriga. Il racconto diventa musica per il pubblico, numeroso ed emozionato come in concerto. (Luigi Coppola)

06/12/2009

Eventi in Jazz 2009: la perla d'autunno. "Una manifestazione che è cresciuta nel tempo soprattutto dal punto di vista qualitativo e che è riuscita ad uscire dai confini del territorio, diventando una tradizione da non perdere e una rassegna che per costanza, qualità e importanza dei musicisti invitati, si piazza tra i più interessanti festival europei." (Alessandro Carabelli)

22/11/2009

Chiaroscuro (Ralph Towner & Paolo Fresu)- Gianmichele Taormina

07/11/2009

Replay (Raffaele Casarano & Locomotive) - Alceste Ayroldi

19/09/2009

XXII Edizione del Festival Internazionale Time in Jazz dedicata all'Acqua: "Forse, mai come stavolta, si è percepito tra i cultori del jazz e delle sue variabili una simbiosi tra musica e luoghi intesi come mondo in cui vivere. Nei giorni del festival, ogni artista, ogni singola nota, ogni messaggio ha ribadito che anche attraverso la musica si può - anzi, si deve - offrire il proprio contributo per tenere in vita nel miglior modo possibile per noi e per coloro che arriveranno, un mondo che oggi appare offeso e trascurato nelle sue risorse essenziali: tra queste l'acqua, nelle sue forme e mutazioni in parallelo con le infinite combinazioni musicali." (Viviana Maxia)

04/08/2009

Da Umbria Jazz 2009: Guinga "Dialetto Carioca" con Gabriele Mirabassi & Lula Galvao; Gianluca Petrella Cosmic Band con Paolo Fresu: cronaca di una rivoluzione Jazz; Chick Corea & Stefano Bollani Duet; Richard Galliano Quartet Feat. Gonzalo Rubalcaba, Richard Bona, Clarence Penn (Enrico Bianchi)

20/07/2009

Dall'8 al 30 maggio si è tenuta a Cagliari la 12a edizione della Rassegna "Forma e Poesia nel Jazz". Jazz: come dalla forma può scaturire la poesia. Chiacchierata con Nicola Spiga sulla rassegna jazz di primavera. (di Viviana Maxia)

03/07/2009

Paolo Fresu Devil Quartet, Tom Harrell, Jerry Bergonzi al Vittoria Jazz Festival - Music & Cerasuolo Wine, diretto da Francesco Cafiso: "...una manifestazione che vuole crescere, quest'anno la rassegna si internazionalizza, grazie alla presenza di musicisti molto apprezzati in Europa e nel mondo." (Antonio Terzo)

06/06/2009

Think (Paolo Fresu & Uri Caine)

19/04/2009

"Let's Get Lost: Chet Baker ed il Messaggio nella Bottiglia" nell'ambito del Piacenza Jazz Fest ideato da Luca Bragalini con conferenza e concerto con il Paolo Fresu. (Stefano Corbetta)

13/04/2009

Ethos (Quartetto Alborada)

02/11/2008

"Arkitekturae", la ventunesima edizione della rassegna "Time in jazz", creatura musicale sarda di Paolo Fresu, ha avuto come protagoniste le architetture nel senso più ampio del termine. (Viviana Maxia)

14/09/2008

Jazz al Metropolitan a Palermo: "Particolarmente vicina alle più disparate tendenze della musica contemporanea è stata quest'anno la rassegna "Musiche al Metropolitan", indetta dall'omonimo cine-teatro palermitano che non a caso ha voluto cambiare il nome rispetto alle edizioni precedenti, intitolate Jazz al Metropolitan." (Antonio Terzo)

20/08/2008

Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2008: "Nove giorni di festival itinerante in Alto Adige, curati dall'infaticabile Klaus Widmann e da un gruppo di ottimi collaboratori. Musica, spesso ottima; paesaggi e località incantevoli; buona accoglienza, grandi vini e cibi locali. Un insieme delizioso, disturbato solo da alcune fastidiose bizze atmosferiche, che hanno costretto gli organizzatori a spostare alcuni concerti in spazi all'interno." (Enzo Fugaldi)

15/06/2008

Paolo Fresu - Richard Galliano - Jan Lundgren Trio: "Era l'appuntamento più atteso dell'intero festival "Forma e Poesia nel Jazz", come dimostrato dal numeroso pubblico accorso, per un quasi scontato sold out." (Enzo Saba)

28/10/2007

Sotto la consueta direzione artistica di Paolo Damiani, si è tenuta la XXVII edizione di Roccella Jazz Festival 2007, intitolata "Al tempo che farà": "...un'edizione di "Rumori mediterranei" che certo resterà fra le migliori dell'intera storia del festival" (Enzo Fugaldi)

01/10/2007

Intervista a Paolo Fresu: "Credo che Miles sia stato un grandissimo esempio, ad di là del fatto che piaccia o non piaccia a tutti, per cui per me questo pensiero, questa sorta di insegnamento è stato illuminante, quindi molte delle cose che metto in pratica tutti i giorni magari non me ne rendo conto ma se ci penso bene so che vengono da quel tipo di scuola. Ancora oggi se ascolto "Kind Of Blue" continuo a ritrovare in esso una attualità sconvolgente in quanto a pesi, misure, silenzi, capacità improvvisativi, sviluppo dei solisti, interplay, è un disco di allora che però oggi continua ad essere una delle cose più belle che si siano mai sentite, un'opera fondamentale." (Giuseppe Mavilla)

30/09/2007

Festival "Note di Notte 2007" con Paolo Fresu e Uri Caine in un duo che ha saputo craere "pagine di musica indimenticabili" e Raffello Pareti, Mauro Negri e Bebo Ferra "per un evento musicale che ha ancora una volta confermato la bontà e l'universalità del jazz italiano" (Giuseppe Mavilla)

16/09/2007

Decima edizione di "Jazz in parco" a Nocera Inferiore che ha "dato al pubblico un'offerta di differenti modalità e impronte della musica jazz contemporanea, con artisti provenienti trasversalmente da nazioni ed esperienze completamente differenti." (Luigi Spera)

13/08/2007

Anthony Braxton Sextet e Paolo Fresu & Uri Caine al Piacenza Jazz Fest 2007 "...frutto dei risultati ottenuti con lo stupore e la solidità di chi è riuscito a trasformare, in soli quattro anni, una sparuta serie di appuntamenti musicali in un festival." (A. Armando - L. Schiavone)

16/07/2007

Carla Bley "The Lost Chords" incontra Paolo Fresu: "...speriamo che l'insistenza con cui il pubblico ha richiesto inutilmente un ennesimo bis sia servita almeno a convincere la Bley e Fresu a non fare di questa collaborazione soltanto un episodio, seppur straordinario." (Dario Gentili)

08/07/2007

Rosso, Verde, Giallo e Blu (Paolo Fresu Quintet)

30/06/2007

Guinga - Mirabassi Duo e Carla Bley & The Lost Chords find Paolo Fresu aprono la XII^ edizione di delle "New Conversations" di Vicenza Jazz 2007. (Giovanni Greto)

28/06/2007

Nuova gallery con le foto di Marco D'Amico.

17/06/2007

Paolo Fresu & Uri Caine Duo al Teatro Lirico di Cagliari: "I due rispolverano con stile sobrio grandi pezzi del passato senza mai forzare ed è come assistere ad una chiacchierata tra amici sinceri che si ricordano vecchie storie vissute insieme raccontandole in modo asciutto, limpido, ogni tanto infervorandosi come se stuzzicati da un buon bicchiere di vino rosso." (Enzo Saba)

11/05/2007

Nuova gallery per le foto di Elena Venier

10/05/2007

Stagione invernale del Brass di Palermo: "Molto ricco, e davvero molto aperto è stato quest'anno il cartellone del Brass Group palermitano...altrettanto ricca è stata la rassegna intramuraria del Blue Brass presso il ridotto dello Spasimo..." (Antonio Terzo)

19/03/2007

Gianmaria Testa e Paolo Fresu duo al Folk Club: "Il suono del flicorno precede il musicista di Berchidda e gli apre la strada grazie alla quale raggiungerà Gianmaria Testa e soprattutto le sue parole, la sua melodia. Fresu raccoglie il cantare dell'artista piemontese e lo segue, in una improvvisazione costante, sia con la tromba sia con effetti elettronici, dialoga con lui con la conseguenzialità di chi è sempre e comunque in ascolto." (Alessandro Armando)

25/02/2007

Paolo Fresu al Pub Il Moro (Francesco Truono)

09/02/2007

Umbria Jazz Winter: "La quattordicesima edizione di Umbria Jazz Winter è stata contrassegnata dall'incontro tra il jazz e la canzone d'autore: un binomio che molti anni fa negli Stati Uniti ha prodotti quei famosissimi standards su cui i jazzisti di tutto il mondo continuano ancora oggi ad improvvisare. Questo "fenomeno" ha raggiunto ormai da anni anche nel nostro paese, ed ha contribuito a rafforzare un'identità troppo spesso condizionata dagli stereotipi d'oltre oceano." (Marco De Masi)

08/02/2007

Insectet (Insectet)

05/01/2007

JAZZin': a photografic story by Luca Buti

08/10/2006

Stefano Bollani a Berchidda in un concerto per Quintetto e Caterina: "Bollani pone la qualità narrativa dei suoi brani al servizio del racconto, ma non sfugge mai alla tentazione di improvvisare qualcosa di astruso ... " (Roberto Botta)

11/08/2006

Il Blue Note Records Festival a Gand in Belgio, crocevia di artisti, suoni, ritmi per amanti della musica jazz e non solo. Un pubblico accorso da ogni parte del Belgio, dalla limitrofa Francia e dall'Olanda, un menù musicale di ampia scelta e qualità. (N. Guida & T. Van der Aa)

31/07/2006

Legend (Raffaele Casarano & Locomotive)

13/05/2006

Sound & Score (Barga Jazz)

01/05/2006

Italian Trumpet Summit a Chiasso: "L'evento ha indubbiamente rappresentato una evidente dimostrazione dell'ottimo livello raggiunto dai jazzisti italiani che meritatamente si sono imposti in ambiti internazionali, riscuotendo i meritati riconoscimenti e consensi." (Bruno Gianquintieri)

11/03/2006

Il Paolo Fresu Quintet alla Maison Musique

07/02/2006

Una "Italian Jazz Musicians Gallery" a cura di Jos L. Knaepen

02/01/2006

Conclusa la 21a stagione concertistica del Brass Group di Trapani che si è tenuta presso l'Auditorium Comunale di Valderice, uno spazio funzionale per le dimensioni contenute e per la buona acustica...(Vincenzo Fugaldi)

29/10/2005

A riconferma della peculiarità del Time in jazz di Berchidda, esclusiva è stata l'iniziativa realizzata sotto il nome di TEE - TrancEuropExpress con la collaborazione delle Ferrovie della Sardegna e Paolo Fresu nelle vesti di capotreno...(Antonio Terzo)

23/10/2005

Time in Jazz a Berchidda: "All'insegna dell'ampio ombrellone tematico di quest'anno, il binomio "digit@ltrance", la rassegna ha espresso tutta la trasversalità delle esperienze musicali che lo stesso Fresu ha maturato nel corso dei suoi ultimi incontri..." (Antonio Terzo)

05/06/2005

Kosmopolites (Paolo Fresu Quintet)

04/06/2005

Gianni Coscia & Gianluigi Trovesi per il Brass di Palermo: "...Due favolosi affabulatori di fiabe, suoni, fiati, tasti ed atmosfere… Ed anche di spettatori, attentissimi nel seguire le spiegazioni che di volta in volta introducono ogni brano prima dell'esecuzione..." (Antonio Terzo)

16/04/2005

Eumir Deodato dirige la Orchestra Jazz Siciliana: "...Bell'esperienza vedere all'opera quello che a ragione può essere considerato un pezzo di storia della musica che ha certamente caratterizzato la nostra epoca, ammirare come sia in grado di adattare a qualsiasi organico i brani che lo hanno reso famoso..." (Antonio Terzo)

23/01/2005

Charles Mingus 2002 80th Anniversary: Il ricordo del contrabbassista al Brass Group di Palermo (Antonio Terzo)

09/01/2005

Proseguono gli appuntamenti del Blue Brass con il francese Jean-Loup Longnon e il chitarrista Gigi Cifarelli: "...confronto Francia-Italia al Blue Brass che vede vincitrice l'Italia per mano non soltanto del "Cifa" nazionale, ma anche della sezione ritmica, tutta locale..." (Antonio Terzo)

08/12/2004

Intervista a Jaques Morelenbaum: "...amo la musica, che è una necessità nella mia vita, e ritengo di essere molto fortunato di poter lavorare con qualcosa che amo davvero. La musica per me non ha senso se non si è davvero sinceri, davvero profondi..." (Antonio Terzo)

04/12/2004

Steve Kuhn Trio e Lynne Arriale Trio: "...parte sotto i migliori auspici "Blue Brass", la stagione invernale del Brass Group di Palermo...vero e proprio jazz club che per l'associazione palermitana costituisce quasi un ritorno alle origini..." (Antonio Terzo)

22/10/2004

Sempre attento pure alle tendenze più originali che lo spirito coevo esprime, anche quest'anno il Brass Group di Palermo - Associazione Siciliana per la Musica del Novecento ha proposto la propria stagione Musiche del nostro tempo - estate 2004. (Antonio Terzo)

18/10/2004

Caro Nanni (Sax Four Fun)

03/10/2004

Intervista a Paolo Fresu: "...ritengo che Miles sia stato un grande artista contemporaneo alla stregua di Fellini, Picasso. Cioè di qualcuno che ha lasciato un segno nel '900..." (Alceste Ayroldi)

14/08/2004

Scores (Paolo Fresu)

17/07/2004

Una rassegna ricca e variegata, quella della stagione concertistica del Brass Group di Palermo, Musiche del nostro tempo 2003/2004, per qualcuno anche troppo, considerato che ha abbracciato dal dixie agli standard, passando per il latin-jazz e giungendo alla musica più moderna e contemporanea.(Antonio Terzo)

04/07/2004

Uri Caine e Paolo Fresu per Musicus Concentus: "...per questi due musicisti la tradizione è un'identità in cui riconoscersi ma allo stesso luogo da cui partire e dirigersi altrove..." (Dimitri Berti)

13/12/2003

Uri Caine e Paolo Fresu: "Il loro incontro è prima di tutto la fusione di due straordinarie sensibilità artistiche, il segreto dell'equilibrio sottile tra la coscienza viva del passato e la necessità dell'innovazione, della ricerca..." (Francesco Lombardo)

06/09/2003

Archie Shepp: "...Con incedere lento, cappello grigio a tesa media e sax alla mano, guadagna il palco il mitico Archie Shepp, l'anima più nera del jazz dal sound R&B..." (Antonio Terzo)

06/07/2003

Stefano Di Battista Quartet: "...il quartetto del grande sassofonista accompagnato da un organico di circa trenta elementi infonde emozione a Palermo con il Round about Roma" (Antonio Terzo)

16/06/2003

Paolo Fresu e l'Orchestra Jazz Sicliana: " ...Abbarbicato su di una sedia, con le ginocchia intrecciate, chino a leggere gli spartiti stesi per terra sulla pedana, non si comprende come Fresu riesca ad alimentare di fiato il diaframma per sostenere quelle emissioni così sottili e leggere..." (Antonio Terzo)

01/06/2003

Giovanni Mazzarino Quintet a Palermo per la rassegna "Musiche del nostro tempo": "...Un jazz tradizionale, combinazione fra l'ortodossia bop e le influenze provenienti dalla musica colta di matrice europea, basato in prevalenza su intense composizioni originali." (AntonioTerzo)

17/05/2003

Esbjörn Svensson Trio (E.S.T.) per la rassegna "Musiche del nostro tempo" a Palermo. Un concerto molto gradito dal pubblico con escursioni che dal jazz arrivano al pop e persino alla musica classica, il tutto sviluppato grazie ad un consistente interplay tra i tre musicisti svedesi. (Antonio Terzo)

11/05/2003

Patricia Barber a Palermo per la rassegna "Musiche del nostro tempo": "...la pianista-cantante chicagoana si accomoda al piano e su un languido accordo di minore settima/nona prende a vocalizzare, misurando ancora l'acustica circolare della chiesa dello Spasimo e creando subito atmosfera." (AntonioTerzo)

03/05/2003

La rassegna "Musiche del nostro tempo" organizzata dal Brass Group di Palermo è stata inaugurata dalla suadente voce di Nnena Freelon in un omaggio alle musiche di Stevie Wonder. (Antonio Terzo)

19/01/2002

Jim Hall & Paolo Fresu con la Milan (R)evolution Orchestra, Freddy Cole & Woody Herman Orchestra. Due concerti del ricco cartellone degli Aperitivo in Concerto 2001 al Teatro Manzoni.





Video:
Angelique Kidjo (1) - Time in jazz 2009
Chiesa di San Michele (Berchidda), 15 agosto 2009: esibizione di Angelique Kidjo, cantante del Benin....
inserito il 15/08/2009  da Irenemail - visualizzazioni: 1974
Angelique Kidjo (3) - Time in jazz 2009
Chiesa di San Michele (Berchidda), 15 agosto 2009: esibizione di Angelique Kidjo, cantante del Benin....
inserito il 15/08/2009  da Irenemail - visualizzazioni: 1836
Dave Douglas Brass Ecstasy: Tiny Desk Concert
A lot of talented artists pass by Bob Boilen's desk. But this was the first time that NPR Music was serenaded by a trumpet, trombone, French h...
inserito il 20/07/2009  da nprmusic - visualizzazioni: 1361
Dave Douglas & Brass Ecstacy "Great Awakening"
Dave Douglas & Brass Ecstacy "Great Awakening"...
inserito il 18/06/2009  da KOCHRECORDS - visualizzazioni: 1477
Dave Douglas & Brass Ecstacy "Bowie"
Dave Douglas & Brass Ecstacy "Bowie"...
inserito il 18/06/2009  da KOCHRECORDS - visualizzazioni: 1442
Dave Douglas - The View From Blue Mountain
Track 3 from Dave Douglas & Brass Ecstasy, Spirit Moves. Available through Greenleaf Music -- http://www.greenleafmusic.com/store/l... .Video by ...
inserito il 12/05/2009  da GreenleafMusicHQ - visualizzazioni: 1479
Paolo Fresu Devil Quartet
Concerto del 19.12.2008 al Ueffilo Gioia del Colle...
inserito il 20/12/2008  da movida1975 - visualizzazioni: 2005
Enrico Rava
Enrico Rava eâ?? senzâ??altro il più famoso musicista italiano nel mondo. Enrico, a quasi settanta anni, è ancora cons...
inserito il 26/11/2008  da hornitos75 - visualizzazioni: 2525
brass trumpestra Mcferrin w Haredzie
MCferrin w piwnicy pod harenda...
inserito il 11/10/2008  da andrzejtrb - visualizzazioni: 1365
Jazz istruzioni per l'uso paolo fresu
...
inserito il 14/05/2008  da esomare - visualizzazioni: 2249
Paolo Fresu Quintet backstage 2007
Il backstage del Paolo Fresu Quintet al Vasto festival 2007...
inserito il 06/12/2007  da jazzconvention - visualizzazioni: 2176
Jean Luc Ponty
Jean Luc Ponti Le Ciminiere di Catania per Unsolojazz...
inserito il 02/10/2007  da hornitos75 - visualizzazioni: 1614
Joey Baron - Masada Warsaw 1994
Sweet stuff...
inserito il 04/03/2006  da cozmo - visualizzazioni: 1748


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COMMENTI
Inserito il 17/1/2011 alle 17.04.33 da "sarafresu"
Commento:
Bravissimo Paolo, ci vorrebberò più talenti come Fresu
Sara
 

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Data pubblicazione: 24/11/2003

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