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Intervista a Roberto Gatto
di Filippo Maria Cazzolla

Incontriamo Roberto Gatto e Danilo Rea in un bel bar di Matera un'ora circa prima del concerto. Ringraziamo l'organizzazione dell'Onyx Jazz Club, nella persona di Michele Cappiello, per aver fornito la collaborazione necessaria.

JI: Come deve porsi un batterista in una formazione come questa, cioè in duo con un piano?
RG: Bisognerebbe considerare il duo in questione. Anche se batteria e pianoforte sono due strumenti molto complementari, in realtà, da un certo punto di vista, sono due strumenti a percussione. Il pianoforte è spesso usato a mo' di percussione anche nella musica contemporanea, intendo dire che è suonato proprio da percussionisti che ovviamente preparano il pianoforte in maniera da poter ottenere dei suoni. Quindi il piano è ovviamente uno strumento armonico ma è anche uno strumento percussivo che in qualche modo rientra, fa parte della famiglia degli strumenti a percussione. E quindi devo dire che la mancanza del basso mette in condizione il batterista di essere ovviamente libero così come è libero il pianista di svolazzare qua e là senza limitazioni armoniche, senza il perno che poi determina la base dell'accordo, quello che in gergo musicale si chiama la tonica o la dominante, quello che costituisce l'andamento armonico del pezzo. E' chiaro che un musicista come Danilo, riesce a sfruttare questo e si muove perfettamente a suo agio. Quindi da una parte c'è il ritmo e ... le invenzioni e i cambiamenti molto repentini che ci sono in questo duo, le idee...

JI: come in un viaggio, si parte...
RG: ...si parte e non si sa dove si arriva, come succede sempre :-)) Nel tempo, la caratteristica di questo duo, che si basa sulla conoscenza reciproca di anni, ... non è semplice da spiegare, non è semplice molto spesso anche per alcuni che lo vengono a sentire anche se poi capiscono come funziona. Già quando vedi su un palco una batteria e un pianoforte pensi: "mah, manca qualcosa", ovviamente il contrabbasso perchè ci si aspetterebbe il trio. In realtà, come dicevo, io sono assolutamente libero di fare quello che voglio anche se, chiaramente, fungo da accompagnatore nel momento in cui si suonano delle cose a tempo.
Poi, ad esempio, la mano sinsitra del pianoforte sostituisce talvolta il basso. Quindi quello che si chiama walkin' bass nelle parti più ritmiche, "swing", viene effettuato dalla mano sinistra del piano che può sostituire il basso e quindi la batteria si lega bene con l'accompagnamento swing. Però succedono anche tante altre cose, si suona liberi, si suonano semplicemente delle atmosfere, degli accordi, dei suoni. Spesso Danilo suona ritmicamente sul pianoforte, quindi ogni tanto si innescano delle fasce ritmiche in cui interagiamo, per così dire, ritmicamente, senza note. Danilo percuote il pianoforte, io percuoto la batteria e insieme creiamo degli incastri, con la massima libertà. Con questo duo si può fare tutto perchè siamo liberi di fare qualsiasi cosa.

JI: Avete fatto già altri concerti di questo genere?
RG: Beh, questo duo esiste dall'87, formalmente, perchè in realtà noi suoniamo insieme dal '74. Però, sulla carta, ciò che ha dato ufficialmente avvio al duo, è stato un disco che abbiamo fatto nell'
89, credo, che si chiamava Improvvisi, al quale è seguito un disco che sta per uscire e che distribuiamo in via promozianale durante questi concerti. E' stato registrato questa estate e si chiama Baci Rubati.

JI: Che cosa significa essere batteristi in italia?
RG: Mah, io mi sono sempre sforzato di difendere la categoria che spesso e volentieri è un po' maltrattata, perchè i batteristi spesso sono l'ultima ruota del carro. Nella storia della musica, la batteria è lo strumento per eccellenza che fa rumore, o comunque il batterista è quello che ne sa meno di tutti in termini musicali, e devo dire che è stato sicuramente così per anni, anche se però poi bisogna anche pensare che la batteria è un po' la regia della musica. E' successo nei gruppi rock, per non parlare nei gruppi jazz, nelle big band, il batterista è stato sempre un po' il motore del gruppo, dell'orchestra. Quindi quello che io cerco di fare nel mio modo di suonare ma soprattutto nel mio pensiero di musicista è cercare di ... elevare il ruolo di questo strumento suonandolo da musicista, essendo musicista a tutti gli effetti. Io, infatti, mi dissocio abbastanza dal mondo della batteria, dal mondo delle competizioni, delle drum battle, da tutto quello riguarda il mondo della didattica esasperato attorno a questo strumento. Ne sto fuori già da parecchi anni. Mi piace fare degli incontri con delle persone tipo quello che ho fatto ieri (ndr. il giorno precedente al concerto Roberto Gatto ha tenuto un seminario) con degli allievi, degli appassionati di batteria in cui si parla di tante cose, di aneddoti, ma soprattutto di musica. Soprattutto mi sono imposto, sempre, di affrontare il mio ruolo al massimo delle possibilità, quindi ho sempre scritto musica, ho sempre diretto gruppi, ma proprio come esigenza, perchè mi è servito per crescere. Non mi sono mai limitato ad essere "uno dei migliori batteristi", non mi interessa. Anche se me lo hanno attribuito spesso questo "ruolo" del "miglior batterista italiano" o "uno dei primi tre europei". Sono classifiche che mi possono far piacere da un certo punto di vista, però io faccio altre cose in questo momento. Se devo studiare qualcosa, studio la musica in senso più generale. Quindi ascolto, studio, scrivo. Mi piace scrivere, mi piace arrangiare per orchestra pertanto sto studiando in questo senso. Magari la batteria la suono per quello che ho imparato in questi anni ... insomma i giochi sono abbastanza fatti anche se poi il modo di suonare cambia, lo stile ... cerco però di essere sempre al servizio della musica e questa forse è la caratteristica che mi fa essere magari apprezzato o richiesto.

JI: Ci sono stati dei musicisti, dei batteristi che ti hanno particolarmente influenzato?
RG: Tanti, tutti probabilmente! Nessuno escluso, si va dai batteristi del rock, che è stata la musica con cui ho iniziato a suonare..

JI: davvero?
RG: Sì, sì, assolutamente. Io ho cominciato a suonare Jimi Hendrix, i Led Zeppelin ... la mia musica era quella. Sono nato con i Beatles, i Rolling Stones e tutto quello che c'era negli anni settanta. Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo i Beatles e anche Jimi Hendrix. Inoltre sono stato coinvolto dalla mia famiglia da molto piccolo per cui la prima musica che ho ascoltato è quella e insieme anche il jazz perchè mio padre era un appassionato di musica pertanto avevo vari dischi a casa.

JI: E' importante che ci sia una persona, un padre, che ti accompagni si dalla giovane età, che creda in te e non ti ostacoli ma, magari ti stimoli?
RG: Assolutamente sì!

JI: Danilo, e per te?
DR: E' fondamentale se hai un padre che ti lascia fare quello che vuoi...
RG: Il problema è che quando uno da piccolo, magari molto piccolo, minaccia di avere delle attitudini musicali, il primo pensiero di un genitore è: "aiuto, questo si mette a fare il musicista...lascerà la scuola, che succederà?". Questo perchè la musica è sempre stata vista come ... ti chiedono: "che lavoro fai?", "il musicista", "sì ma poi che lavoro fai?" ... e quindi vedo in effetti grosse difficoltà da parte di molti nel riuscire ad accettare di diventare musicista, perchè è difficile piazzare un figlio in un'orchestra, dargli un futuro ...
DR: anche perchè nella musica classica se non sei tra i primi dieci in Italia, sei spacciato ...
RG: e nel jazz è ancora più difficile ...
DR: ma nel jazz puoi anche insegnare

JI: ma si può vivere di jazz?
RG: si può vivere di jazz, noi viviamo. Certo non vuol dire che abbiamo la Ferrari ma viviamo, possiamo campare!

JI: Voglio dire, vivere solo di jazz non ti offre molte possibilità di fare concerti come invece potrebbe essere in atri contesti, come ad esempio i concerti con Claudio Baglioni dove ci sono un bel po' di date ... e non è come suonare in un jazz club.
RG: dipende dai punti di vista, sai...
DR: pensa ai vari cantanti in Italia. Ci sono 20 musicisti che fanno i dischi di tutti i cantanti, gli altri 1000 ... non lavorano. E nella musica è così, o sei tra i primi o sei costretto a fare l'insegnante. Il 70% di quelli che vanno al Conservatorio non fanno i musicisti nella vita. Ed è qui che diventa importante il ruolo dei genitori che devono darti fiducia e sicurezza.

JI: Chet Baker, che ruolo ha avuto nella tua esperienza
RG: Abbiamo collaborato entrambi con Chet e in particolare io ho fatto varie tournèe e alcuni dischi con lui. E' un musicista che ha girato tanto in Italia e per tutti noi è stato importantissimo. E' stato importantissimo soprattutto dopo, quando poi realizzi ciò che hai fatto. Perchè sai, nel momento in cui sei lì e suoni, lo vedi come un grande musicista, ma magari non realizzi. A parte che poi questo sucedeva più di 15 anni fa, in un'età in cui noi eravamo sì abbagliati dal jazz ma anche da tante altre cose. Non era come ora in cui abbiamo preso una direzione un po' più precisa. Abbiamo passato il periodo elettrico ecc...Noi comunque siamo stati fortunatissimi perhè quando abiamo cominciato a suonare uno dei primi ingaggi fu con Lee Konitz e avevano solo diciotto anni. E Lee Konitz era un gigante forse così come lo è ora, anche di più. E accompagnare tanti altri musicisti proprio come Chet Baker era una cosa abbastanza facile perchè esisteva la possibilità di incontrarli e di suonare con loro. Poi noi, essendo un trio all'epoca, a Roma, con Enzo Pietropaoli, e suonando insieme spesso, eravamo proprio assunti in blocco per accompagnare questi grossi musicisti. Cosa che adesso non succede più, tranne in alcuni rari casi, non ci sono più queste occasioni di girare l'Europa, l'Italia con questi musicisti e farsi le ossa. Probabilmente perchè non ci sono più musicisti di jazz, è questo il problema. Ci sono rimasti pochissimi esponenti illustri di questa musica ma negli anni in cui noi suonavamo ci siamo potuti permettere il lusso di suonare con i mostri sacri del jazz che non ci sono più e questa è stata una palestra per noi. Chet Baker, per quanto mi riguarda, è stato colui che mi ha insegnato soprattutto ad ascoltare quello che stava succedendo. Era un musicista che con lo sguardo mi faceva intendere che si doveva ascoltare. Chet era anche un musicista molto difficile con i batteristi, aveva delle esigenze di dinamiche di un certo tipo quindi io strada facendo ho un po' capito questo sistema, ho fatto molta attenzione e poi lui quando veniva in Italia chiedeva spesso di suonare con me, proprio perchè avevo forse capito la strada da seguire. Ne ho visti tanti cadere con lui perchè era un musicista con una sensibilità straordinaria, bisognava assecondarlo molto. Ho imparto a suonare molto con le spazzole, ad esempio, cosa che non facevo prima, e questo per avere una dinamica adeguata al suo stile. Quindi, massimo rispetto e ... una grande lezione.

JI: Parlami del progetto "Rugantino"
RG: "Rugantino" è una cosa che è nata da un'idea discografica in modo da realizzare un disco. Poi è diventato anche un concerto con tutte le difficoltà di un progetto così, perchè è un gruppo molto grande. Siamo riusciti comunque, nonostante tutto, a fare una decina di concerti con un'orchestra abbastanza ingestibile perchè sono 20 persone che si muovono, con una formazione di archi, prendendo spunto dal jazz ma anche dalla musica classica. Ed è un'omaggio che io ho voluto fare sicuramente al musical ma soprattutto ad Armando Trovajoli che l'ha scritto. Un musicista che io ho sempre amato. E' un lavoro che fa parte del patrimonio romano, ma anche italiano perchè è proprio il musical per eccellenza. Rugantino è stato il primo vero musical importante in Italia, con la prima versione nel 1964, con Manfredi e la Vanoni, al Sistina, regia di Garinei e Giovannini, forse è stato addirittura il primo musical in assoluto. Quindi per me, che sono romano, quella musica è sempre stata un punto di riferimento ed ho voluto lanciarmi in questa cosa non facile perchè ho si è dovuto rileggere in forma jazzistica una musica che parla di tuttaltro, di una storia durante il periodo dei Papi, a Roma, agli inizi dell'800, quindi con riferimenti chiari alla musica popolare, agli stornelli romaneschi, a quella tradizione che col jazz non ha niente a che vedere. Se non che, ad ever scritto questa cosa è stato proprio Armando Trovajoli che invece col jazz ha molto a che fare, e dentro al RugantinoRugantino, a parte le canzoni famose, c'erano molti riferimenti al jazz, sia armonici che ritmici, e questo mi ha fatto riflettere sul fatto che forse si poteva riuscire a fare una lettura di questo tipo e infatti credo che ci siamo riusciti. E' stato un lavoro molto apprezzato, molto ben giudicato dalla critica anche se, purtroppo, come tutti i progetti grandi, ha vita breve perchè ha i suoi costi e quindi non è facile poterlo portare in giro.

JI: Come vedi il Jazz nel 2000. Che prosepettiva ha?
RG: Mah, sicurmente lo vedo bene. Mi sembra che il jazz, soprattutto In Italia stia vivendo un bel momento, in Europa in particolare. Noi musicisti italiani siamo, in questi ultimi anni, un po' nell'occhio del ciclone in Europa. Cioè ci sono stati musicisti che si sono trasferiti in Francia, come Fresu, Di Battista, parecchi musicisti che hanno fatto fortuna, tra virgolette, in altri paesi e questo a testimonianza del fatto che c'è un'ottima qualità, un ottimo livello di jazz qui in Italia. Se si deve parlare di jazz, spesso si parla di Jazz italiano, piuttosto che di jazz svedese o di jazz tedesco, perchè evidentemente c'è un linguaggio, c'è uno stile che è molto apprezzato fuori e questo non fa certo male. Non fa male per noi uscire fuori dall'Italia e portare la nostra musica in altri paesi e non fa male per la situazione italiana in generale, perchè poi alla fine si parla di noi, di musicisti che girano, che hanno successo comunque fuori, e questa cosa offre l'opportunità di discutere di questa situazione del jazz italiano. E ciò va bene, qualsiasi cosa succede attorno a questi fenomeni, aiuta noi a lavorare meglio in questo paese. Anche se, ti ripeto, il jazz non è una musica di massa, spesso qualcuno ci ha provato a farla diventare tale, attraverso i grossi festival ecc...ci sono dei festival, come Umbria Jazz e altri, soprattutto d'estate, che attirano parecchio pubblico ma alla fine deve rimanere comunque una musica, non dico di élite, ma per un genere di pubblico veramente appassionato a questa musica. Per cui non sfonderà mai, non diventerà mai una musica pari alla musica leggera, ad esempio.

JI: Quindi un musicista jazz avrà, in rapporto, poca soddisfazione economica...Molti musicisti sostengono che se non riescono a trovare altre situazioni musicali, o didattiche, solo col jazz non possono addirittura pensare di sopravvivere...
RG: Mah, questo è sicuramente vero. Però è anche vero che esistono vari musicisti in Italia che da tanti anni fanno questo e lo fanno con coerenza e la coerenza poi vince, secondo me, e fa vincere il musicista che fa quella scelta. Certo tu dirai: "a te va bene, però molti altri...". Ho capito, però io ho fatto una scelta molto coerente e non ho mai tradito questa musica anche se sono stato chiamato in ambiti leggeri, ho fatto la tournèe con Pino Daniele, ho fatto dei dischi con Fossati, ma sempre comunque cose di qualità dove io venivo chiamato a fare Roberto Gatto, non a fare il tournista che va a suonare con loro, anche perchè non è il mio lavoro. E tutto dipende anche da come uno, crescendo, riesce a costruire una propria personalità e da come poi mette a disposizione questa personalità senza falsare quello che poi lui è nella realtà. Poi, spesso può funzionare, spesso magari no, ma spesso è successo che cantanti del mondo del pop internazionale, come ad esempio Peter Gabriel, Sting, Joni Mitchel e tanti altri cantanti hanno usato musicisti jazz perchè evidentemente serviva loro che sotto ci fosse qualcosa che non era così convenzionale. Ed utilizzando musicisti creativi, improvvisatori, come i jazzisti, si possono ottenere spesso dei risultati considerevoli. Però, tieni sempre presente quello che ho detto prima, bisogna avere il coraggio di fare una scelta e farla seriamente. Si può dire: "sì però io col jazz non ci campo e allora devo fare i matrimoni". Benissimo, però poi non ti puoi lamentare. Il jazz è una musica che non ti regala niente. Se tradisci questa musica, ci metterati tanto per recuperare quello che in quel momento stai perdendo. Perchè se tu perdi un'occasione, e non sei in giro a suonare, non fai esperienza, e non cresci musicalmente, perdi tempo e per recuperare questo tempo ci vuole poi il triplo di quello che ci hai messo per perderlo. Basta una stagione, bastano quattro mesi che tu non hai operato in quella musica, che allora perdi lo stimolo, perdi freschezza, perdi lucidità, perdi preparazione sullo strumento, tante cose. Il Jazz è una fede, insomma, non vorrei esagerare, è un pensiero, è una musica che richiede grande concentrazione, grande preparazione ma soprattutto grande spiritualità. E' veramente l'unica musica che richiede così tanta attenzione. Uno si deve dedicare parecchio se vuole ottenere dei risultati.

JI: Se fossi ministro della musica, tre cose che faresti in favore del jazz
RG: Mmmmh...sicuramente farei una riforma riguardo l'insegnamento della musica nelle scuole, nelle università, così come in America, nei College, dove esiste un dipartimento serio. Non dico la lezione fatta col flautino dolce che si fa ai bambini alle scuole elementari che è un approccio troppo limitato. Voglio dire, esistono dei dipartimenti di musica dove si studia armonia, solfeggio, composizione, arrangiamento per orchestra e dove si dà la possibilità a questi ragazzi di suonare già in un ambito semi-professionale tant'è che, nel periodo universitario, si creano queste orchestre nei college e suonano come i professionisti e sono composte da persone che probabilmente poi andranno a fare il fisico nucleare, l'economista ecc...ma nel momento in cui suonano in quel contesto, lo fanno come i professionisti, con la stessa intenzione e la stessa serietà. Cosa che non si fa in Italia dove abbiamo un Conservatorio, come istituzione, che fa acqua da tutte le parti, quindi anche lì bisognerebbe mettere mano sicuramente, pertanto farei una riforma seria sull'insegnamento che non riguardi solo la musica classica ma anche il jazz. Sono state aperte queste famose cattedre di jazz in Italia che sono ancora un po' barcollanti. Ci sono una serie di musicisti che sono decenti in queste cattedre ma ancora è una cosa un po' ... clandestina, non è così ufficializzata, ad esempio non è riconosciuta totalmente dallo Stato. Insomma, metterei mano a questo, fondamentalmente, in modo da dare la possibilità a tutti i ragazzi di studiare. Toglierei molte di queste scuolette private che sono sparse in giro, gente che insegna ma scuole fatte con dei criteri abbastanza approssimativi. Metterei dei professionisti seri e farei dei corsi completi di musica, che sia classica o jazz, ma comunque farei un lavoro abbastanza radicale nel ricostruire questo. Ed è una risposta ... le altre risposte sono ovviamente legate più agli stanziamenti, su quanto si spende nella musica in questo paese e dove si spende. Si spendono tanti soldi nella musica classica, si fanno cartelloni spropositati investendo tanti di quei soldi, centinaia e centinaia di milioni e magari alle altre musiche, di questi soldi è destinato un due o tre per cento e quindi ci sono poche possibilità per alcuni musicisti di proporre dei progetti un po' più impegnativi, fare delle orchestre, avere una big band stabile. In questo paese è impossibile avere un'orchestra. Un'orchestra di 25 persone che si muove se non ha una sovvenzione statale non può esistere. Si sono organizzate delle orchestre in alcune città italiane che hanno ad esempio vissuto attraverso un fondo che proveniva da parte di alcuni sponsor, ma sempre cose che hanno avuto vita breve. Invece, in Francia, esiste un'Orchestra Nazionale di Jazz che è sovvenzionata dallo Stato e che viene mandata in giro per il mondo e i musicisti vengono stipendiati mensilmente sia se lavorano che no. Ovviamente ci sono tournèe programmate ma anche se il musicista rimane a casa 15/20 giorni prende comunque la sua paga giornaliera. Come terza risposta, vorrei parlare di ciò che riguarda la pensione del musicista, il cosiddetto vitalizio. Sempre in Francia, la cito perchè è ben organizzata, non perchè mi sono più simpatici degli altri, esistono delle forme assistenziali per i musicisti. Qui se uno smette di suonare perchè magari è anziano, prende una pensione? No, perchè l'ENPALS a me non mi dà neanche cinque lire. Io sono 35 anni che sto in giro. L'ENPALS in Italia è una truffa. Per molti anni, almeno nella prima parte della mia carriera, ho lavorato in ambiti piccoli, nei club dove non esistenvano nemmeno le regolamentazioni pesionistiche per cui tutto quel lavoro che ho fatto in quindici venti anni è andato perso perchè nessuno mi metteva in regola. Adesso esiste questa cosa che anche nei locali bisogna avere una posizione ENPALS, fare un'agibilità, però è una cosa che è paradossale perchè questa cosa mette in condizione i locali di non poter più lavorare. Perchè quando si deve lavorare in un club con un cachet di 100/150 euro, vuol dire che allo Stato si deve dare il 70% di quello che si va a guadagnare, che vuol dire che il gestore, su 150 euro deve dare 105 euro allo stato e 45 euro al musicista. Quindi, il musicista non ha una lira e il gestore paga doppio. Questo è ridicolo. Viceversa in Francia esistono delle forme pensionisiche con cui il musicista ha un vitalizio in modo da stare più tranquillo. Vi sono varie forme, addirittura viene ricosciuto il "diritto all'improvvisazione". Se un musicista esegue un concerto, la SIAE francese, la SASEM, fa in modo che gli venga riconosciuta una percentuale ed è una cosa che funziona benissimo. A noi la SIAE ci riconosce il diritto d'autore sulla composizione mentre i francesi hanno tre forme di SIAE diverse che ricoprono il diritto d'improvvisazione, il diritto d'esecuzione nei concerti dal vivo ecc...così il musicista è abbastanza tutelato, in più c'è questa forma di assistenza a livello pensionistico. Quindi una pensoine regolare di ... un milione e otto ... senza particolari complicazioni. Noi, per poter usufruire di una pensione ENPALS, dobbiamo aver fatto, trentacinque anni di anzianità, dopo di che, mi sembra, a sessantotto, sessantanove anni, cominciano a darci quello che, rapportato a quanto dichiarato, trentanni prima, cioè poco, come ti ho spiegato, risulta essere, a settantanni, di cinque, seicento milalire al mese. Queste sono le cose su cui mi adopererei. Ovviamente non parliamo di aprire nuovi spazi, teatri, luoghi dove poter fare la musica, adeguati...

JI: Insomma, non per essere pessimisti, ma la situazione non è delle migliori
RG: La speranza è l'ultima a morire. Ad esempio, prendi quanto stiamo vivendo noi romani in questo periodo. Roma ha un sindaco che è un grande appassionato di musica pertanto Veltroni sta facendo tante cose nella musica e soprattutto nel jazz sta dando un contributo in termini di ... seguire dei progetti, appassionarsi a delle idee, come la Casa del Jazz, portare il Jazz al teatro dell'Opera, ecc...Ed è una situazione molto positiva. Bisogna poi sperare che chi gli succederà non distrugga tutto ma prosegua il lavoro fatto che non è poco. Considera che altre grandi città come Milano, Bologna, Firenze, non hanno più locali dove si suona, succede molto poco. Succede molto di più nelle piccole province dove ci sono degli appassionati, come qui a Matera, dove queste situazioni sono spinte e promosse da personaggi singoli o gruppi di appassionati che riescono a mettere in piedi una rassegna, attività didattiche ecc...Nelle grosse città è molto più difficile, c'è molta più dispersione. Roma, adesso, sicuramente ha spazi sufficienti dove poter fare musica non solo a livello di club, parlo anche di teatri. Ci sono rassegne che si svolgono in luoghi sacri, appunto come al teatro dell'Opera come è successo questo inverno, il nuovo auditorium di Renzo Piano con tre sale di cui una spesso viene utilizzata per progetti di Jazz. L'ultima rassegna ha visto Uri Caine, Jan Garbarek, stiamo lavorando con Battista Lena con un'orchestra. Insomma si stanno aprendo molti spazi, persino l'Accademia di Santa Cecilia. O come anche a La Scala, dove lo scorso anno Rava ha suonato e noi vi suoneremo ad aprile sempre con lui.

JI: Ah, bello, cos'altro avete in futuro?
RG: Mah, progetti ... qui si vive anche alla giornata. Progetti a lunga scadenza sono difficili da fare. In questo paese non si ha l'abitudine di programmare con mesi e mesi di anticipo. Ti posso dire che nei prossimi due mesi faremo molti altri concerti in duo con Danilo. Sto per iniziare una tournèe con Fresu per presentare qui in Italia il suo disco appena uscito in Francia. Poi a febbraio farò un giro col mio quintetto sempre in ambito italiano, dieci-dodici date, e poi in mezzo varie collaborazioni, qualcosa con Rava, altre cose in duo con Danilo, prevalentemente concerti.



Si ringrazia Jazzengine per aver gentilmente fornito il materiale direttamente dal sito www.robertogatto.com
 





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Terza edizione del Reggio Calabria Top Jazz Festival: "...il concerto memorabile è stato quello del quartetto "Tinissima", una delle opere più importanti del jazz europeo degli ultimi anni, e nella dimensione live raggiunge una compiutezza che la già notevole registrazione in studio faceva solo intuire. A supporto della musica, una serie di struggenti fotografie di Tina Modotti proiettate a cura di Antonio Vanni." (Vincenzo Fugaldi)

20/02/2010

Il supergruppo Bonafede/Leveratto/Bosso e Gatto inaugura al Teatro Garibaldi di Modica la rassegna "Il Teatro per la Musica": "Quattro personalità eterogenee - quattro modi diversi di interpretare il jazz - riunite per la prima volta insieme esclusivamente per una serata pensata per offrire un evento che testimoniasse una particolare attenzione, della stessa fondazione, verso questa disciplina musicale." (Giuseppe Mavilla)

22/11/2009

Melodies (Stefano Sabatini)- Stefano Corbetta

01/11/2009

Danilo Rea, "La lirica magia del piano solo" a Divino Jazz 2009: "...un concerto dalla forte caratterizzazione lirico-espressiva, densa di tenere immagini e vividi ricordi che, sia negli spunti stride piano, ombreggiature blues, bruschi cambi direzionali mainstream, ha lasciato il segno, incantando il pubblico e gli addetti ai lavori, inondando la "piazzetta" con la musica di uno dei più amati protagonisti della "canzone d'autore" italiana." (Francesco Peluso)

25/10/2009

Giunto alla 29a edizione il Roccella Jazz Festival sotto il titolo "Rumori Mediterranei" propone quest'anno trenta concerti in undici giorni con i più grandi artisti della scena internazionale. Una rassegna itinerante partita da Reggio Calabria e che, toccando diverse località, si è conclusa nella sua città natìa Roccella Jonica con i consueti quattro giorni di musica e appuntamenti collaterali. (Vincenzo Fugaldi)

09/06/2009

Nell'ambito di Musicadonna, a Catania, Danilo Rea e Rita Marcotulli musicano live il film "Metropolis" di Fritz Lang: "Musica e immagini nella potenza evocativa del jazz. Quando il cinema muto incontra il jazz nasce una forza evocativa unica: le immagini che si traducono in musica, la musica che racconta le immagini." (Liliana Rosano)

13/12/2008

"Cinema songs", la serata della magica e romantica melanconia. Danilo Rea suona sulle immagini di Schindler's List e il suo sestetto, accompagna Gino Paoli in un percorso di musica del mondo del cinema.

22/11/2008

Eventi in Jazz di Busto Arsizio: "Dopo il successo degli anni scorsi, anche questo autunno a Busto le calde note del jazz hanno acceso la vita culturale cittadina. Dal 18 ottobre gli "Eventi in Jazz", giunti alla VI edizione, hanno portato, come da consuetudine, artisti di grandissimo livello nei principali teatri cittadini quali il Sociale, il Manzoni, il Lux, Fratello Sole, con un cartellone davvero invidiabile." (Alessandro Carabelli)

25/08/2008

Renato Sellani e Danilo Rea ad Elba Jazz: "...una serata di musica incantevole. Da gustare per il puro piacere di ascoltare belle melodie, trasformate con sapienza ed adagiate su uno swing morbido. Intrattenimento di altissimo livello, fruibile da un pubblico vasto..." (Marco Buttafuoco)

19/08/2008

Reggio Top Jazz Festival 2008: "Il sondaggio fra i critici specializzati che il mensile Musica Jazz dedica da ben cinque lustri al meglio del jazz in circolazione, in questo venticinquesimo anno è stato per la prima volta incentrato esclusivamente sul jazz italiano. Da qui la nascita del Reggio Top Jazz Festival, che nella prima edizione ha schierato buona parte dei vincitori del referendum, durante quattro serate primaverili nella città di Reggio Calabria." (E. Fugaldi - G. Taormina)

12/08/2008

Suoni Naviganti nel sagrato del quattrocentesco Convento dell'Annunciata: "Il festival ci ha presentato artisti prestigiosi ed un repertorio molto vario, tale da soddisfare il pubblico più vasto..." (Rossella Del Grande)

29/06/2008

si è concluso il Vittoria Jazz Festival - Music & Cerasuolo Wine: "...una prima edizione ben riuscita, tanto sotto l'aspetto musicale che per il buon seguito di pubblico, giunto anche dalle province limitrofe, il cui successo ha indotto già le realtà organizzatrici, Comune di Vittoria in testa, a dare appuntamento all'anno prossimo per l'edizione numero due..." (Antonio Terzo)

25/01/2008

Divino Jazz 2007, Musica, danza, vino ed altro per palati raffinati: "...il Jazz ha ricoperto il ruolo primario con una trasversalità di contenuti ed atmosfere, che hanno sempre mantenuto alta l'attenzione ed il gradimento dell'uditorio. Il programma, infatti, ha presentato un alternarsi di accezioni espressive che sono apparsi più nelle loro significative peculiarità, che negli evidenti contrasti stilistici." (Francesco Peluso)

05/01/2008

Il trio di Danilo Rea e Roberto Gatto, con Joseph Lepore al contrabbasso, al Dizzy's Club Coca-Cola di New York: "...l trio ha presentato alcune arie tratte dalle opere italiane eseguite con arrangiamenti jazz, oltre a classici della musica americana di Bacharach e Lennon, e originali interpretazioni in chiave jazzistica di note canzoni italiane." (Roberta Zlokower)

05/01/2008

I Festival Piemontesi, II Tappa: "I viaggi sono costruiti attraverso ritorni, passaggi e paesaggi e possono diventare con il tempo frequentazioni; le novità sanno stupire presentandosi come eccezioni o consolidate esperienze e il jazz acquista nuovamente lo stimolo per attraversare e ri-attraversare il Piemonte dell'estate 2007." (Alessandro Armando)

05/01/2008

Gino Paoli con il suo Milestones al NotomusicaFestival: "E' stato un incontro di jazz come ce ne sono stati altri tra il grande patrimonio della canzone italiana d'autore e non. Una via percorsa da tempo da parte di alcuni musicisti nostrani che hanno capito che si poteva creare un filone tutto italiano di jazz pescando nella nostra tradizione." (Giuseppe Mavilla)

03/01/2008

Umbria Jazz Winter #15, l'anno del Jazz Made in Italy: "Oltre 60 concerti a pagamento e circa 50 ad ingresso libero, 12 mila le presenze paganti, 165 mila euro gli incassi ai botteghini, 65 mila le presenze complessive, 180 artisti, 80 persone di staff, 25 tecnici, 50 unità di servizio e 210 le persone direttamente impegnate nella organizzazione del festival..." (Marcello Migliosi)

28/10/2007

Sotto la consueta direzione artistica di Paolo Damiani, si è tenuta la XXVII edizione di Roccella Jazz Festival 2007, intitolata "Al tempo che farà": "...un'edizione di "Rumori mediterranei" che certo resterà fra le migliori dell'intera storia del festival" (Enzo Fugaldi)

26/08/2007

Multiculturita Summer Jazz 2007, i concerti di Balducci Ensamble, Funk Off, Rava Quintet, Gino Paoli e il quartetto di Pat Metheny e Brad Mehldau, l'intervista a Pat Metheny: "Capurso capitale pugliese del jazz nell'estate 2007. Non si tratta di un messaggio promozionale volto a promuovere un evento, ma un giusto riconoscimento per chi ha consentito a questo paese, sito nell'hinterland barese, di divenire in così pochi anni uno dei punti di riferimento regionali dal punto di vista musicale..." (Alberto Francavilla - Marco Losavio)

08/08/2007

The words and the days (Enrico Rava)

28/06/2007

Nuova gallery con le foto di Marco D'Amico.

14/05/2007

Enrico Rava Quintet all'Auditorium di Roma: "La musica che oggi il trombettista propone, lontana dai più banali stereotipi jazzistici, è frutto di un lungo percorso che dall'inizio degli anni settanta si è spinto fino ad oggi sviluppando - secondo una propria coerenza - un linguaggio personale ed indipendente, una visione della musica fortemente caratterizzata." (Marco De Masi)

23/04/2007

Wishlist (Marco Trifilio)

25/02/2007

Un lupo in Darsena (Danila Satragno)

09/02/2007

Umbria Jazz Winter: "La quattordicesima edizione di Umbria Jazz Winter è stata contrassegnata dall'incontro tra il jazz e la canzone d'autore: un binomio che molti anni fa negli Stati Uniti ha prodotti quei famosissimi standards su cui i jazzisti di tutto il mondo continuano ancora oggi ad improvvisare. Questo "fenomeno" ha raggiunto ormai da anni anche nel nostro paese, ed ha contribuito a rafforzare un'identità troppo spesso condizionata dagli stereotipi d'oltre oceano." (Marco De Masi)

04/01/2007

Un esclusivo reportage attraverso i festival piemontesi: "E' possibile percorrere centinaia di chilometri e ascoltare note di jazz senza uscire da una sola regione del nostro paese: Il Piemonte. Attraverso piccole città, paesi che sono ricordati solo per essere parte di una periferia, paesi che fanno parte di province troppo vaste per essere nominati singolarmente, si può vivere un viaggio a tappe, piacevolmente forzate, per rispondere ad un urgenza: il jazz." (Alessandro Armando)

27/12/2006

Gino Paoli Quintet (R.Bonaccorso, D.Rea, R.Gatto, F.Boltro) al Teatro Augusteo di Salerno (Francesco Truono)

27/12/2006

Le nuove interviste di Mayday: Dick Oatts, Rosario Giuliani con Roberto Gatto e Pippo Matino, Al Di Meola e il giovanissimo Walter Ricci.

09/12/2006

Isis (Enrico Pieranunzi feat. Art Farmer)

05/08/2006

Il Nick La Rocca Jazz Festival 2005 in uno scenario con un'atmosfera semplicemente incantevole, una perfetta organizzazione, una manifestazione che ha offerto sicuramente più luci che ombre. (Francesco Peluso)

29/06/2006

Pietro Condorelli Quintet e il trio formato da Roberto Gatto, Daniele Scannapieco e Julian Oliver Mazzariello allo Ueffilo Jazz Club: "Due grandi eventi in meno di una settimana: in totale, 8 tra i migliori musicisti attualmente presenti nel circuito nazionale..." (Alberto Francavilla)

04/06/2006

Fado Meridiano (Lillo Quaratino)

03/06/2006

Solo. Live at the Auditorium Parco della Musica (Danilo Rea)

09/04/2006

Un Jazz d'alto livello al Metropolitan di Palermo: Enrico Pieranunzi & Ada Montellanico Quintet nel tributo a Luigi Tenco "Danza di una Ninfa" e Roberto Gatto Special Quintet nel tributo al Miles Davis degli anni '64/'68. (Antonio Terzo)

09/04/2006

L'allieva (Mina)

19/03/2006

So Right (Maria Pia De Vito)

16/03/2006

I Doctor 3 a Villa Celimontana 2005 (Stefano Ramaccia)

26/02/2006

Gallarate Jazz Festival 2005: "...terza edizione di un Festival Jazz che anche quest'anno si è distinto per l'impronta personale che il suo Direttore Artistico, il Maestro ed Amico Max De Aloe, ha saputo conferirgli..." (Patrizio Gianquintieri)

07/02/2006

Una "Italian Jazz Musicians Gallery" a cura di Jos L. Knaepen

13/12/2005

Roberto Gatto Quartet per l'estate Verunese: "...Bravi musicisti che sentono il bisogno di improvvisare, di sorprendere il pubblico presente, prescindendo da ogni elemento che potrebbe, solo apparentemente, favorire o compromettere l'ispirazione..." (Bruno Gianquintieri)

20/11/2005

Danilo Rea e Gianluca Petrella: gli Italiani di Berchidda: "...l'interpretazione jazz dei capolavori di De Andrè mette in rilievo la sensibilità musicale di Rea..." - "Senza nulla togliere al collega jazzista e ad altri artisti pure di riguardo, quale gladiatore di quest'estate jazz-festivaliera possiamo additare Gianluca Petrella..." (Antonio Terzo)

06/11/2005

Le foto dell'Enrico Rava Quintet a Jazz in Parco 2005. (Francesco Truono)

02/07/2005

Charlap, D'Andrea, Mehldau, Rea, Corea...Il piano jazz in un nuovo spazio di fotografia a cura di Giorgio Alto

22/05/2005

Intervista tripla a Danilo Rea, Massimo Manzi ed Enzo Pietropaoli. Abbiamo posto lo stesso schema di domande a tutti e tre gli artisti rilevando molte affinità nell'approccio e nella visione attuale della musica, nei fattori predominanti che hanno influenzato le proprie scelte artistiche... (Marco Losavio)

15/04/2005

Umbria Jazz Winter: "...è il pianoforte a dominare la manifestazione, come può testimoniare anche l'evento jazzistico più significativo del Festival: i Duets di solo piano del 2 gennaio al teatro Mancinelli, con protagonisti Brad Mehldau e Danilo Rea prima e Martial Solal e Stefano Bollani poi..." (Dario Gentili)

08/12/2004

L'Enrico Rava Quintet apre la rassegna Antiphonae 2004: "...L'ambiente, già caldo per l'intera performance, diventa incandescente: è in piedi, canta ed applaude i cinque musicisti presenti sul palco..." (A. Ayroldi, M. Losavio)

17/07/2004

Renato Sellani e Danilo Rea a Cattolica per in duo inedito: "Da quella straordinaria coppia apparentemente seduta a un unico, lunghissimo pianoforte con due tastiere, trasudava qualcosa di grande e il pubblico partecipava sempre più." (Enrico Mariani)

04/04/2004

Enrico Rava Quintet a Busto Arsizio: "...uno dei musicisti italiani più rappresentativi ed apprezzati a livello internazionale...accompagnato da un affiatato e fantasioso quartetto composto da musicisti dotati di originalità e classe..." (Franco Donaggio)

22/01/2004

Love Ballads (M. Giammarco, A. Lande, P. Leveratto, R. Gatto)

10/01/2004

Airegin (Franco D'Andrea – Giovanni Tommaso – Roberto Gatto)

17/10/2003

Lirico (Danilo Rea)

17/10/2003

Intervista ad Danilo Rea. In questa intervista dai toni prima rilassati, poi addirittura confidenziali, il pianista romano parlando del nuovo lavoro ci rivela ancora un po' della sua arte, del suo intenso mood espressivo, del suo approccio "visivo" nei confronti della musica. (G. Taormina)





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Data pubblicazione: 13/02/2003

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