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Intervista a Saverio Petruzzellis
di Alceste Ayroldi


con Antonio Onorato 12 Novembre 2004 (Hegemonya Cafè - Bitonto)

Continuano gli incontri di Jazzitalia con giovani musicisti emergenti. Saverio Petruzzellis è un batterista barese di 27 anni che mostra talento, voglia di crescere e basi solide su cui poter costruire un futuro professionale di tutto rispetto.

A.A.: Come è nata la tua passione per la batteria?
S.P.: ...sinceramente non ricordo di aver mai avuto un momento-chiave che abbia fatto scattare in me l'amore per questo straordinario strumento; ho sempre avuto un'attrazione per la musica e in particolare per il ritmo, lo dimostra il fatto che quando ero piccolo, in casa, robot e macchinine erano soppiantate da strumentini musicali e musicassette di ogni genere…!! "Ricordi" a parte, io credo che ognuno di noi abbia un talento nascosto, non necessariamente musicale; sono le varie vicissitudini, e soprattutto i vari contesti famigliari che ne determinano la consapevolezza. Io mi ritengo molto fortunato, perché la mia predisposizione musicale è stata supportata dalla mia caparbietà; ho avuto sempre le idee molto chiare, e quando mi chiedevano che cosa avessi voluto fare da grande, io rispondevo:"il BATTERISTA"!!! Partendo da questa filosofia posso dire che io e la mia passione per la batteria siamo nati assieme, siamo una cosa sola!

A.A.: Hai studiato con nomi importanti: qual è il tuo batterista di riferimento?
S.P.: Ho avuto la fortuna di studiare con molti grandi batteristi: Roberto Gatto, Lele Melotti, Maurizio Boco, Pietro Iodice, Davide Pettirossi, Maurizio Dei Lazzaretti, ed in particolare con il M° B. Forestiere, docente del Conservatorio di Bari, il quale mi ha aiutato a concepire la batteria a 360 gradi. Il mio iter di studi come puoi notare è molto vario,e questo ha influenzato molto il mio modo di suonare. Sicuramente devo molto anche all'ascolto effettuato in questi anni; come non si può rimanere folgorati da un solo di Buddy Rich, dall'accompagnamento di Elvin Jones, dallo swing di Philly Jo Jones? Ho ascoltato e ascolto moltissima musica, e se devo essere sincero, amo tutta la musica, da quella pop a quella classica, l'importante è che trasmetta messaggi positivi. Quindi il mio punto di riferimento non è un batterista in particolare, ma l'esperienza e i consigli di ogni singolo musicista che ho incontrato fino ad ora.

A.A.: Hai pubblicato "Le scale del batterista", metodo per batteria: ne vuoi parlare?
S.P.: Certo,innanzitutto voglio dirti che questo metodo nasce da una particolare esigenza; infatti oltre a suonare ho avuto la possibilità di insegnare in molte scuole private, e questo mi ha permesso di sperimentare diverse metodologie. Ho sentito il bisogno di mettere su carta queste esperienze didattiche, più che altro per un mio ordine mentale. E' sicuramente un metodo rivolto a batteristi che già hanno dimestichezza con la lettura della musica, e riguarda tutto ciò che concerne i "Rudiments", ossia delle frasi ritmiche che sviluppate e velocizzate aumentano le capacità tecniche del batterista, come le "scale" per un pianista, appunto! Il metodo è stato pubblicato dalla Iter Edizioni Musicali, una piccola ma valente casa editrice, che approfitto per ringraziare.

A.A.: Hai collaborato con David Muldoon, personaggio molto particolare della scena artistica americana: cosa hai tratto da questa esperienza?
S.P.:
David, che per altro fa parte della cover band riconosciuta di Tom Waits, è un personaggio assolutamente fuori dagli schemi! Ha un timbro di voce molto particolare, che gli permette di personalizzare qualsiasi cosa lui canti. Con lui ho fatto un tour che è partito da Milano e si è concluso in Irlanda…un'esperienza assolutamente fantastica!!! Molto positiva, mi ha fatto crescere tantissimo, sia musicalmente che umanamente; ci siamo divertiti molto (soprattutto quando guidavamo, visto che in Irlanda si guida al contrario!!!)

A.A.: Hai avuto molteplici esperienze: dalla musica leggera alla fusion, dal jazz all'esperienza "gitana" con Manolo dei Gipsy King. Quale genere musicale senti più tuo?
S.P.: Come ho già detto prima, il mio percorso è molto "variopinto"; è segnato da esperienze molto diverse tra loro. Ogni genere ha una sua particolarità, una sua identità. Il mio approccio ai diversi generi musicali è mentale; ci deve essere un rispetto di stili. Suonare il pop non è diverso dal suonare jazz, basta avere la consapevolezza di quello che stai facendo in quel momento, e naturalmente le giuste conoscenze stilistiche. Sicuramente il jazz per quanto mi riguarda è molto più istintivo, viscerale, e questo mi permette di esprimere appieno tutto ciò che ho "dentro" in quel preciso istante.

A.A.: Cosa ne pensi dell'attuale scenario jazz europeo?
S.P.: Penso che noi europei abbiamo lottato tanto per far nostro un genere di musica che culturalmente non ci appartiene! I risultati alla fine si vedono! In Italia abbiamo dei musicisti di grande spessore, assolutamente rispettati dai colleghi d'oltre oceano, basti pensare a Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Roberto Gatto, Stefano Di Battista, Paolo Fresu,e tanti, tanti altri!!!…alla fine i fatti contano più delle parole!

A.A.: Se tu dovessi essere un organizzatore di un festival o di una rassegna musicale, quali artisti inviteresti?
S.P.: Sinceramente mi ritengo un pessimo organizzatore, perché ho uno spirito poco critico, mi piacciono molti generi musicali, molti artisti, forse troppi!!! Io credo che se dovessi organizzare un festival, lo farei durare 365 giorni, e molto probabilmente non mi basterebbero!…mi "accontento" di fare il musicista!

A.A.: Quali argomenti sosterresti se tu dovessi cercare di avvicinare un giovane alla musica jazz?
S.P.: Inizierei con il fargli capire che il jazz non è semplicemente un genere musicale, ma è soprattutto un modo di essere, di pensare, è una filosofia. Il jazz nasce come una forma di ribellione, è una valvola di sfogo contro tutti i soprusi e le angherie che hanno dovuto subire i neri d'america. Musicalmente parlando il jazz è la forma d'arte per eccellenza; va capito! Sicuramente uno degli aspetti che più affascina un giovane musicista che ascolta il jazz, è quello che riguarda la tecnica dello strumento; l'improvvisazione. Ma bisogna fargli capire che dietro 3000 note o dietro 200 colpi al secondo, vi è una condizione, un linguaggio, una cultura di oltre cento anni di storia!

A.A.: Pensi che il modo di suonare la batteria si stia evolvendo?
S.P.: Mah..,guarda...la batteria, intesa come l'insieme di tamburi e piatti suonati da un solo esecutore, è uno strumento molto giovane, tenendo conto che ha un po' più di 100 anni, poco, rispetto a strumenti "secolari" come il pianoforte o la chitarra, quindi continua ad avere una naturale evoluzione, soprattutto per quanto riguarda un aspetto molto importante: il SUONO.

A.A.: Sei alla ricerca di un "suono" particolare?
S.P.: Io credo che da ogni singolo tamburo si possa far uscire un numero infinito di suoni, di dinamiche, di altezze, e per questo motivo le "combinazioni" sono molteplici. Tutto questo è molto stimolante, e mi spinge a cercare ogni volta suoni diversi. Quando parlo di evoluzione intendo proprio questo: mettersi sempre in discussione e cercare sempre nuovi stimoli per poter creare cose nuove.

A.A.: Se non avessi suonato la batteria quale strumento avresti scelto?
S.P.: Molte volte ho desiderato essere più persone contemporaneamente proprio perché avrei voluto suonare più strumenti. Sembrerà scontato, ma quando ascolto una melodia, una canzone, un ritmo, vengo rapito dai diversi timbri di ciascuno strumento, e penso quanto sarebbe stato bello suonare…quel contrabbasso…quella chitarra…!

A.A.: A chi vorresti dire "grazie"?
S.P.: Vorrei dire grazie alle uniche due "persone" che mi sono vicine in ogni momento della mia giornata: innanzitutto a Dio, per avermi dato questo dono immenso che non sprecherò per nessun motivo al mondo! Un grazie ad Eliana che contribuisce alla crescita di questo dono, supportandomi in ogni momento di difficoltà; e chi fa questo mestiere, di difficoltà ne ha tante!!!

A.A.: Se dovessi scegliere tre dischi da salvare dalla fine del mondo quali sceglieresti?
S.P.: …farei tre compilation con tutti MP3, mettendo tutti i dischi possibili, dalla musica classica al jazz!

A.A.: Quali sono i tuoi progetti futuri?
S.P.: …Eh!…bella domanda!!! Di progetti ne ho tantissimi!!! Alcuni sicuri, altri sono nella mia mente in attesa di un input! Sto lavorando alla registrazione di un CD con Michele Campobasso, un pianista d'eccezione, e Vittorio Bruno, un valente contrabbassista; ho in programma anche una registrazione con Alberto Iovene, un bravissimo pianista, e sempre Vittorio Bruno al contrabbasso. Inoltre sto collaborando con Francesco Angiuli, un giovane contrabbassista, ma con una maturità sorprendente; con Francesco porto avanti due progetti molti importanti; un trio con Antonio Onorato, e un trio con Gianni Lenoci…due musicisti che non hanno bisogno di presentazioni! C'è anche un progetto discografico nell'ambito pop, con un cantautore pugliese, di cui per scaramanzia non dirò il nome. In più sto facendo un particolare arrangiamento dei Carmina Burana di Karl Orff per sola batteria! Come vedi, i progetti sono tanti; io sto seminando…speriamo, un giorno, di raccogliere dei bei frutti! Ti ringrazio per questa splendida e rilassata intervista e concludo augurando a tutti i giovani musicisti come me, di stringere i denti, perché prima o poi un "treno "passerà, e noi saremo pronti a prenderlo!







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Data pubblicazione: 29/12/2004

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