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Intervista a Tuck & Patti
Pulsano Jazz festival, 13 luglio 2003
di Marco Losavio
trascrizione di Fulvio Ferrari
traduzione di Eva Simontacchi

Tuck & Patti: Pulsano Jazz 2003

Hotel "Al Gabbiano", Pulsano, 13 luglio 2003. Mi accingo a cenare insieme a due grandi artisti che hanno identificano un genere, uno stile, associato al duo chitarra-voce, unico e fantastico al tempo stesso. Tuck Andress e Patti Cathcart, gentilissimi, accettano di essere intervistati prima del concerto che li vedrà protagonisti assoluti. Ringrazio personalmente Antonello Parisi, direttore artistico del Pulsano Jazz festival, per l'ospitalità e la cordialità.

ML: Chocolate Moment è il vostro nono album, ma è il primo su etichetta T&P dopo un lungo connubio con la Windham Hill. Come avete preso la decisione di creare la vostra etichetta personale?
Tuck: Era il momento giusto per farlo. Un numero sempre maggiore di etichette indipendenti vengono seguite dalle maggiori etichette conglomerate internazionali, e non è più com'era una volta perché ora c'è la possibilità, per gli artisti, di avere un maggior controllo sul loro lavoro. E in particolare è importante, come nel nostro caso, rimanere proprietari dei nostri master. Questa è la grande differenza per noi in questo momento, essere padroni dei nostri master. Ci capitava di lavorare con un'etichetta mentre l'etichetta precedente aveva ancora i diritti sui nostri lavori. Con la Universal è come avere un regolare contratto discografico, solo che siamo noi i proprietari dei nostri master.

ML: In questo ultimo album c'è qualcosa che collega la vostra musica all'episodio dell'11 settembre. "Comfort Me", per esempio, è un brano che tratta quel terribile momento. Cosa provate quando trasmettete queste sensazioni?
Patti: "Comfort Me" è stato un brano che ho dovuto scrivere per dare avvio all'album. Era il primo album che incidevamo dopo il fatto dell'11 settembre, e solo dopo avere scritto quel pezzo sono riuscita a fare il resto. Non riuscivo a ingranare in tempo, ma una volta scritto quel pezzo, il resto è fluito velocemente. Ho dovuto scriverlo, non è che si possano mettere tutte le proprie emozioni riguardo a ogni cosa in un una canzone, ma è una specie di raccolta di emozioni e sentimenti miei, e delle persone con le quali ho parlato, una visione un po' in generale. Ma per me è stato molto importante. Tuck & PattiNon sarei riuscita a fare Chocolate Moment se non avessi scritto quella canzone. E' stata la prima canzone che ho scritto. L'ho fatta e poi ho potuto completare il cd. Ma ho dovuto prima tirare fuori quella.

ML: Un altro brano, un bellissimo blues dà il titolo al cd: Chocolate Moment. Cosa significa?
Patti: Significa gustoso…e il cioccolato….Mmhh! Gustalo! Esalta la tua vita! Si tratta di quel momento magico, che assomiglia al cioccolato; è molto dolce, e poi si scioglie e svanisce molto in fretta. E allora, mmmhhh…. Gustalo in ogni istante!

ML: Qual è stato il vostro ultimo "chocolate moment"?
Patti: Ogni momento… al mattino, quello è un buon "chocolate moment" (ridono) e poi… i bagagli! Oggi i nostri bagagli sono andati perduti, e quando sono stati ritrovati, ed è stata ritrovata la chitarra, siamo arrivati in ritardo di ore, ma è stato magnifico ritrovare la chitarra!

ML: Con la sola voce e la chitarra avere dato un grossissimo contributo al mondo musicale. Dopo alcuni secondi tutti sono in grado di riconoscervi. Come vi sentite in questa posizione?
Tuck: Riconoscenti, veramente riconoscenti. Non doveva andare necessariamente così. Ed è capitato a talmente tante persone di essere dotate e di fare belle cose e di non ottenere contratti discografici e di non avere l'opportunità di farsi conoscere. Quando stavamo iniziando a fare ciò che facciamo ora, non avevamo davanti esempi da ascoltare. C'era Joe Pass, ma la cosa finiva praticamente lì. Poi lui ha inciso un duo chitarra/voce, ma la cosa non ha suscitato tanto scalpore. E dunque, perché sia capitato proprio a noi di avere tutto questo successo è una cosa che non riusciamo a spiegare. Tuck & PattiAbbiamo cercato di dare il nostro meglio e di migliorare di continuo, e quando scopriamo che ci sono persone che si mettono a fare ciò che facciamo noi, perché ci hanno ascoltati, è una cosa che ci riempie di grande piacere. Si, incontriamo molte persone che ci dicono che li abbiamo ispirati in molti modi.
Magari suonano in bands, ma fanno anche delle cose in duo, perché amano quella sensazione di intimità. Ora ci piace ciò che stiamo facendo, e forse potremmo fare delle cose in band per progetti particolari, ma abbiamo già lavorato molto nelle band in passato, ora ci concentriamo sul nostro duo.

ML: Tu sei uno dei chitarristi più innovativi. Guardati attorno: pensi che i chitarristi si siano evoluti o pensi che siano rimasti fermi a un certo periodo?
Tuck: Penso che siamo passati attraverso una sorta di massiccia esplosione chitarristica, e capita a tutti gli strumenti prima o poi, ed è capitato alla chitarra, specialmente alla chitarra elettrica negli ultimi 20/30 anni con Jimi Hendrix. La gente è andata in ogni tipo di direzione, e sono state inventate nuove tecniche, e io ne ho fatto solo un angolino...C'è gente come Van Halen che ha fatto una marea di cose veramente nuove. La storia ci insegna che quando succedono queste grosse esplosioni, non vanno avanti per sempre. Nessuna esplosione continua all'infinito. Abbastanza presto la maggior parte delle cose a cui hai pensato è già stata pensata da altri e realizzata. E penso che ci troviamo in un momento del genere con la chitarra. So esattamente a che punto del periodo ci troviamo. Siamo probabilmente un po' oltre la metà della strada del periodo di cui parlavo, e la maggior parte delle possibilità sono già state pensate, e alcuni ci stanno ancora lavorando. Io stesso sto ancora lavorando su cose che possono essere fatte. Ma almeno le ho pensate e posso vedere dove condurranno. Se qualcuno suonasse come me, io saprei esattamente dove il lavoro lo condurrebbe se avesse abbastanza tempo per sviluppare le idee. Io credo che il periodo dell'esplosione chitarristica sia oltre la metà del percorso. Ma stiamo ancora vivendo un periodo entusiasmante.

ML: Se pensi a questo momento, ci sono dei giovani musicisti in grado di portare avanti il discorso che tu ed altri musicisti avete iniziato?
Tuck: Sì! Lo vedo da tutte le parti!
Patti: C'è sempre qualcuno che diventa sempre più forte. Vedi dei ragazzini che prendono in mano la chitarra, e che fanno delle cose…. Specialmente negli USA… C'è questo ragazzino che Tuck conosce che è glorioso, è eccezionale. E' destinato a diventare un grande.
Tuck: Sì, Julian Lodge. E poi, Annie è un esempio. Ha vent'anni, suona la chitarra e non glie l'ho insegnato io. Viviamo molto lontani, lei è mia nipote, la figlia di mia sorella, ma suona la chitarra in maniera stupefacente, fa delle cose che faccio io, e io non sarei mai stato in grado di farlo allora….

Tuck AndressML: Forse era nel DNA...
Tuck: Si, forse, ma anche perché lei l'ha visto fare da altri, e appena vedi una cosa, la apprendi. Io, per esempio, ho visto Jimi Hendrix, e mi sono detto: Ok! L'ha fatto lui, così lo farò anch'io!

ML: Dunque il futuro lo vedi con ottimismo?
Tuck: Si! Senza dubbio! Sarà molto eccitante!

ML: E per quanto riguarda il canto, Patti?
Patti: Senza dubbio! Cantanti come Al Jarreau, Bobby McFerrin alzano il tiro, i Take 6 anche, e poi c'è il vocal singing, il group singing, e dunque c'è una continua crescita, ma, ovviamente la voce c'è sempre stata (per secoli!), e in ogni gruppo c'è sempre stato qualcuno che ha esplorato tutte le varie possibilità. Dunque è naturale che per la voce ci sia una esplorazione totale, e credo che la voce sia lo strumento dell'inizio dei tempi. C'è sempre stata e sempre ci sarà.

ML: Tuck, puoi parlarci del tuo approccio percussivo?
Tuck: Si! C'è molta percussione in tutto quello che faccio, e ci sono molti modi per farlo. Nel nostro caso, lo facciamo entrambi. Anche Patti, se si ascolta solo la voce, crea un sacco di effetti percussivi con il fiato. Entrambi lavoriamo molto a livello percussivo e scandiamo il tempo. Con la chitarra, e specialmente con la chitarra elettrica, ogni volta che suono una corda faccio quel suono che somiglia a un "thump!", e dunque ci sono molti modi per toccare le corde e produrre quel "thump" mentre si suona. Cosi, a volte lo faccio in maniera molto organizzata, e a volte in modo non organizzato, ma se si desse un'occhiata alla musica scritta (allo spartito), ci sarebbero tutti questi spazi in cui non accade nulla, e in molti di quegli spazi c'è invece qualcosa di percussivo dal vivo.

ML: Hai fatto delle modifiche alla tua chitarra per ottenere quel particolare sound, o per migliorarne la sensibilità?
Tuck: Ho abbassato il pickup nella parte dei passi, l'eletronica è probabilmente molto valida, tanto da poter ascoltare distintamente la piena estensione dei toni, ma il classico tono jazz, per esempio, che non ha molte alte frequenze, parlo del tono un po' ovattato del jazz tradizionale, ebbene noi gli diamo un sound molto più "high fidelity" di modo che si senta ogni cosa, e passi tutto. Questa è la cosa primaria, e l'action è alta, l'action è alta e io posso colpire senza che le corde "frustino", o cose simili.

Tuck AndressML: Che tipo di corde usi?
Tuck: Ernie Ball, ma non lo standard set. LA scalatura che uso è 011, 14, 18, 28, 46, 56…

ML: E poi ci sono le tue dita...
Tuck: Io suono molto forte, suono in maniera molto aggressiva, e suono come un tastierista, sforzando molto spesso e staccando molto…

ML: In una recente intervista sono rimasto stupito quando hai parlato del fatto che è molto importante per un chitarrista o per un musicista ascoltare gente come Steely Dan, Stevie Wonder, ecc. per poi passare al jazz più avanti. Dunque, se uno volesse suonare il jazz, sarebbe bene che ascoltasse anche musicisti di altri generi musicali?
Tuck: Si, è molto importante! Ascoltare da dove è provenuta la musica. Ascoltare i gospel, ascoltare il blues, devi ascoltare queste cose, ma non solo queste!
Patti: Io penso che molte volte, specialmente per quanto riguarda il modo nuovo in cui la gente insegna il jazz nelle scuole, e l'approccio che hanno molte scuole con gli studenti, si creano dei musicisti che imparano il jazz, e cantano, ma in definitiva non hanno mai fatto altro o cantato altro. E penso che in questo modo lo studente diventi un musicista unidimensionale. Non ha le dimensioni che dovrebbe avere. Se non conosci il blues, o il canto gospel che precede il blues, e non hai afferrato i collegamenti tra un tipo di musica che sfocia nell'altra, penso che sia più difficile essere autentici e giungere veramente in profondità nella musica.

Patti CatchartML: Mi piace pensare che voi siate stati in grado di combinare diverse influenze per ottenere il vostro sound così tipico costruito giorno per giorno. Potreste dare qualche consiglio ai giovani musicisti perché possano scoprire la strada giusta per il loro sound o la loro voce? Come dovrebbero lavorare?
Tuck: Penso che debbano approfondire moltissimo la musica che amano, questa è la cosa più importante. Il motivo per cui noi abbiamo trovato il nostro sound risiede nel fatto che abbiamo fatto cose che ci piacevano. Non si tratta di fare un'asserzione riguardo ad altro. Ci piaceva questo genere di musica, e ci piacevano i nostri rispettivi generi, dunque l'abbiamo fatto, ed è diventato man mano sempre più il nostro genere personale. E ora, a distanza di 25 anni, è diventata una cosa molto forte, ma durante il primo anno non era così forte. Nel primo anno potevamo sentirne il potenziale, ma non era forte come lo è adesso. Per cui un musicista dovrebbe trovare ciò che gli piace, e scavare, entrarci in profondità. Inoltre è anche importante credere di potere essere grandi, di potercela fare.
PAtti: Sì, stavo parlando ad una Master Class e c'erano talmente tanti allievi che continuavano a ripetere "Non ce la farò mai", "Non sono in grado", "E' impossibile", e cose di questo tipo. Questi pensieri erano nella loro mente. E se hai quel tipo di linguaggio e quella mentalità, è difficile arrivare da qualche parte. Inizi con un handicap! Non inizi neppure, perché ti trovi già con un "non posso" che ti sbarra la strada. Inoltre, si tratta di un duro lavoro, ma devi anche innamorarti del viaggio, del percorso, del processo stesso che ti porta nella direzione scelta. E' il viaggio che è importante, non la meta. Non è la destinazione, perché la destinazione non la raggiungi mai! Nessun musicista può pensare di raggiungere una destinazione, perché è un percorso senza fine! Ma dato che devi esplorare, devi innamorarti del procedimento, del processo.

ML: Avete creato dei magnifici arrangiamenti di canzoni scelte anche dal repertorio pop, e non solo dal jazz. Vi è mai capitato di avere in mente di arrangiare una particolare canzone, e di non riuscire poi ad ottenere con la chitarra o con la voce ciò che avevate veramente in mente, o di aver fatto qualcosa che non vi abbia completamente soddisfatti?
Patti: Certo! Ci succede spesso! E poi ricominciamo tutto da capo. Continuiamo a lavorarci, andiamo avanti. Molte delle canzoni che scriviamo per i nostri album non vengono realizzate che alcuni anni dopo.
Tuck: A volte finché escono nell'album le abbiamo rifatte e ricominciate 10-20-30 volte, con approcci totalmente differenti, fino a trovare quello giusto.

ML: C'è qualcuno a cui dovete qualcosa per la vostra vita o la vostra carriera?
Tuck: Ci sono talmente tante persone a cui dobbiamo qualcosa! Insegnanti di scuola nel passato, per esempio. Avevo una insegnante di matematica che mi faceva credere che sarei riuscito a imparare qualsiasi cosa! Preparava un prospetto e mi faceva ragionare sulle soluzioni. Ma per quanto riguarda i musicisti…. Miles Davis e Wes Montgomery, George Benson e Jimi Hendrix, B.B. King, non c'è una sola persona, ma molte persone.

Patti CathcartML: Cosa pensi del metodo VoiceCraft e della tecnica in generale?
Patti: Penso che molti cantanti siano molto impegnati nel tentare di cantare note acute…. Soprano, soprano, soprano! Ma serve anche questo! Penso che si debba avere una buona tecnica e studiare se si vuole preservare la voce, perché è molto facile farsi del male se non si canta come si deve: possono crearsi dei noduli, e ci si può danneggiare seriamente la voce. Molti cantanti cantano in bands dove le sonorità sono troppo forti, non riescono a sentirsi, devono gridare, e anche questo non va affatto bene. Bisogna dire un no secco a queste cose.

ML: In che modo decidete di eseguire, per esempio, una canzone particolare? Per esempio "The way you wear your hat…. " o "They Can't Take That Away From Me"...
Patti: Di solito questo brano lo suoniamo come un fast swing (swing veloce), ma proprio quando stavamo per inciderlo, quella notte, ti ricordi Tuck?
Tuck: Sì, stavamo per inciderlo, e proprio un attimo prima, ho detto: "Eseguilo come una slow ballad" (ballad lenta), e in una nuova tonalità!
Patti: In una tonalità diversa, eseguendola come una ballad! Ed ecco come è stata! Non l'avevamo mai fatta prima in quel modo.
Tuck: Nessuna prova!
Patti: Nessuna prova! L'abbiamo suonata e via.
Tuck: Era questo che intendevi con la domanda di prima sulla diversa versione di una canzone?

ML: Sì, esattamente. Non solo la versione diversa, ma l'intuizione che avete, il modo intuitivo di eseguire il brano.
Tuck & PattiPatti: Io penso che quell'intuizione faccia parte dell'ascolto delle proprie sensazioni ed emozioni. E' come se qualcuno ti suggerisse "Fallo!" Ma è anche un modo per rinnovarsi, svegliarsi e dunque dici "Suonalo come uno swing veloce!", oppure "Suonale come una ballad lenta!", "Suonalo a samba!", oppure "Suonalo funky", "Suonalo come se fosse un brano Gospel!" Ma è sempre la stessa canzone! E io sto a vedere cosa succede, dove ci conduce tutto questo.

ML: Il senso dell'esperimento, lo sperimentare…
Patti: Il viaggio, il percorso….

ML: Pensate che una canzone mediocre possa diventare bella attraverso un buon arrangiamento?
Patti: Non lo credo. Non penso. Ma che cosa fa di una canzone una canzone non molto bella? Io non eseguirei mai un brano di cui non sia io stessa innamorata. Dunque è importante eseguire ciò che ti commuove, che ti emoziona, perché come posso sperare di emozionare te se non mi emoziono io? Per quanto riguarda noi, penso che anche questa sia una delle nostre armi segrete. Facciamo solo ciò che amiamo! Dunque perché perdere tempo con altro? Siamo fortunati, siamo benedetti! Io ero in una Top 40s Band e mi guadagnavo da vivere cantando ai matrimoni, e a feste. E dovevo imparare tutti i brani Top 40s, e non c'è nulla di male in questo. Quello era il mio lavoro come musicista. Ma per me stessa, le cose che faccio per me, faccio solo ciò che amo.
Tuck: Ma se tu vuoi lavorare scrivendo canzoni, e vuoi scrivere le tue cose, fallo! Non esitare! E non pensare di dover fare tutto in inglese! E' importante cantare nella propria lingua madre.
Patti: Rendi la poesia meravigliosa, e canta "Time After Time" in italiano! Cantane una parte in italiano e una parte in inglese! Metticela la tua lingua, perché rende la cosa più reale! Sì fai un mix!





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Data pubblicazione: 07/10/2003

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