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ALTRE
INFORMAZIONI Lino Patruno è uno
dei pochi musicisti italiani tra quelli della sua generazione ad avere un sito
internet, www.linopatruno.it,
molto aggiornato e pieno di informazioni utili. Questo è un ulteriore segnale
della attenzione posta nella divulgazione della sua musica. Dalla sua biografia
si evince una carriera eccezionale e se si osserva la lista dei festival, si
possono trovare Bix Festival di
Davenport (Iowa) e di Libertyville (Illinois), quello di Berna, di
Breda in
Olanda, il Festival di Musica Popolare di Varadero (Cuba), però, tra i
nomi italiani, non si scorge Umbria Jazz. Lino Patruno non ha mai
accettato alcuna associazione con la politica, "un artista deve essere
libero...", e negli anni settanta si era messo un po' contro tutti.
Ho fatto anche una piccola parte nel film 'Amarcord' di Fellini; ma ho partecipato anche ad altri film, più che altro per amicizia, con registi come Lizzani, Aliprandi, Corbucci, Tessari…è un'altra mia grande passione" Le origini del jazz,
in Italia, si possono ritrovare tutte in Patruno che sottolinea come spesso i giovani di oggi ignorano tutto ciò che c'è stato prima del
bebop.
Anche
sui critici di oggi, le opinioni non sono entusiaste e riconosce una
differenza sostanziale rispetto alla qualità dei critici degli anni '60.
impera l'esterofilia. Se uno è americano è bravo. Invece, al contrario, a volte
ho sentito americani pessimi qui in Italia e spesso italiani che all'estero
hanno avuto straordinari successi.Pensa che due miei CD pubblicati negli Stati Uniti sono stati recensiti su "Missisippi Rag" e su "American Rag" con cinque stelle, e a Varadero (Cuba), dove suonava anche Michel Legrand, il mio gruppo è stato applaudito da seimila persone ed è stato ripreso da moltissime TV dell'America Latina." L'originalità,
i jazzisti italiani hanno avuto originalità? Su un forum, un rinomato critico,
disse "Per
diventare fonte d'ispirazione, però, bisognerebbe almeno essere originali, cosa
che la quasi totalità dei jazzisti italiani, purtroppo, e per svariati motivi
non è stata…".
"Certo, questa è originalità: creare un modo di suonare sugli stili già esistenti, perché non è che uno possa creare uno stile ogni volta che si metta a suonare! Una volta, nel 1700 tutti suonavano lo stesso tipo di musica e assolutamente nessuno stava lì a diventare matto per creare qualche cosa di diverso da tutti gli altri, nel jazz ogni settimana bisognerebbe cambiare stile e invece succede che dal 1970 ad oggi tutti suonano sempre alla stessa maniera, vale a dire in modo banale e noioso. Ma poi non solo, anche il repertorio usato è poverissimo. Suonano blues a più non posso e "Anatole", come lo chiamano loro (questa è un'invenzione all'italiana; in America non sanno nemmeno cosa vuol dire "Anatole"). Ma la grande musica quella di Porter, di Warren, di Carmichael,di Kern, di Gershwin, non la conoscono o per lo meno conoscono soltanto lo stretto necessario. Non hanno la cultura del grande repertorio americano che è quello che ancora oggi viene suonato a New York dove ci sono musicisti (quasi tutti amici miei), che continuano a riscoprire e a suonare bene le grandi melodie del passato. Certo non si esprimono con i suoni dell'hard bop, al contrario suonano mainstream con infiniti riferimenti alla storia; ti parlo di Ed Polcer, di Warren e Allan Vachè, di Bob Havens, di Jim Galloway, di Ruby Braff, di Randy Sandke, di Bucky e John Pizzarelli, di Marty Grosz (figlio di George), di George Masso, di Howard Alden, di Dan Barrett, di Ken Peplowsky, di Benny Green, di Scott Hamilton, di Bill e John Allred… Ma
anche in Italia abbiamo Guido
Pistocchi
e
Fabrizio Cattaneo
alla tromba,
Marcello Rosa, Lucio Capobianco,
Luciano Invernizzi e Alberto Collatina al trombone, Gianni
Sanjust, Bruno
Longhi, Claudio
Perelli, Nicola
Giammarinaro, Alfredo
Ferrario, Bepi D'Amato e
Luca Velotti al clarinetto, Paolo Tomelleri e Marcello Noia al sax tenore,
Carlo Bagnoli e Red Pellini
al baritono, Rossano
Sportiello, Giorgio
Cuscito, Romano
Mussolini, Ettore
Zeppegno e Nando de Luca
al pianoforte, Giorgio Rosciglione, Guido Giacomini e
Carlo Loffredo al contrabbasso, Walter Ganda e Stefano Bagnoli
alla batteria, Enzo
Randisi al vibrafono, Mauro Carpi al violino, Laura
Fedele, Elena
Paoletti,
Daniela Velli alla voce…"
Ma chi sono i riferimenti di ieri e di oggi? Coltrane è e rimane forse il principe dei riferimenti, un po' tutti i musicisti finiscono con l'essere influenzati da lui, non solo come musicista. Una volta Guido Pistocchi, mi ha parlato di John Coltrane dicendo che è stato grande finché ha suonato con Miles Davis, poi in un periodo successivo ha suonato in un modo diverso dal precedente che lo ha un po' deluso e che probabilmente non ha potuto, causa la morte, continuare un discorso che avrebbe portato ad un'altra genialità. "Io ho conosciuto molto bene Coltrane negli anni '60 a Milano in occasione dei suoi concerti al Teatro dell'Arte. Ci siamo frequentati per alcuni giorni e mi resi conto del suo grande spessore umano oltre che musicale. Lui era un grande. Forse però è anche un male riferirsi sempre a lui o a suoi diretti discepoli come Wayne Shorter poichè si finisce col suonare tutti alla stessa maniera. Invece
oggi non
ci sono più riferimenti per i giovani! La televisione vomita banalità 24 ore su
24 e nei locali non si sente della musica ma si sente solo della merda! Non mi
viene un'altra parola per dire quello che si ascolta in giro! A parte le
discoteche, nei bar, nei ristoranti, nei ritrovi, c'è sempre una radio accesa
che ti martella con slogan farneticanti e ritmi ossessivi ottenuti col
computer. Questo soprattutto nel nostro paese. All'estero à già differente.
Allora che cosa puoi fare? Te ne stai a casa e senti i tuoi dischi."
Purtroppo il mondo attuale
ha cancellato la memoria. Molti musicisti del passato come Trovajoli, Cesàri,
mio padre sono pressoché dimenticati, non li conosce più nessuno! Cancellata
una generazione, cancellata completamente! Questo è un delitto! L'editoria,
in Italia, aiuta?"Purtroppo devono fare i conti con l'attualità altrimenti le riviste non si vendono, quindi le uniche cose di mio gradimento sono i saggi sui personaggi del passato e i CD con matrici originali d'epoca. Comunque stimo molto Lombardi, Maletto, Piras, Roncaglia e Gianoglio che amano la nostra musica. Io sono abbonato a "Mississippi Rag" e a "American Rag" che sono del mio settore che mi soddisfano ampiamente. D'altra parte come potremmo pretendere di tornare agli anni '50?! Sarebbe meraviglioso; quindi come dicevo prima ci si ritira nel privato e si ascolta e si suona musica d'altri tempi. Il secolo scorso è stato meraviglioso per i primi 50 anni (a parte le guerre); nei secondi 50 anni hanno distrutto tutto quello che era stato creato nella prima metà. E siamo arrivati al duemila e siamo ancora in giro a suonare la musica d'altri tempi. E la cosa straordinaria è che i nostri concerti hanno sempre un successo strepitoso. I giovani che non hanno mai ascoltato questa musica, si elettrizzano e si meravigliano che questa musica non la si ascolti da nessuna parte. Anche in America si sono rotti le palle di ascoltare musica inutile e allora corrono ai ripari. Purtroppo bisogna fare i conti con le Major per cui non vedremo mai cambiamenti radicali. E a proposito della loro difesa nei confronti del sempre crescente successo del jazz classico, vorrei citare un articolo apparso su "Jazz Journal International" di Aprile in cui Steve Voce, partendo da una patetica e lugubre considerazione di Matt Pierson della Warner sui musicisti bianchi di straight jazz, si esibisce in una serie di stupide e idiote considerazioni non risparmiando neanche Wynton Marsalis. Ebbene questi due "signori" (si fa per dire) finiranno per annegare nella merda che ascoltano e promuovono. Io ogni anno prendo parte al Festival del Jazz di Ascona in Svizzera. Sai quanta gente attira in dieci giorni? Centomila persone che si riversano nella cittadina del Lago Maggiore ascoltando jazz classico dalle undici del mattino alle tre di notte in dieci, dodici postazioni differenti. Io da sette anni organizzo il Festival del Jazz di San Marino, ma quest'anno un certo Claudio Podeschi, nuovo segretario di stato per il turismo, di una corrente politica differente dal segretario precedente, me lo ha tolto per far dispetto al suo predecessore. La scusa è stato il costo. Il mio festival, che durava una settimana, costava quanto una star americana ad Umbria Jazz. Poi ho scoperto che questo signore l'anno scorso ha speso miliardi per una mostra di icone russe che non ha visto nessuno." E
riecco la politica... Speriamo bene, in fondo, la cosa più importante è continuare ad amare questa musica, a suonarla ed ascoltarla con passione e rispetto per chi ha deciso di farne una ragione di vita, come Lino Patruno. "Ciao a tutti con Swing!"
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