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Laura Villa, da Sondrio a Parigi, con il grande Sivuca Emilia Laura Facetti, in arte Laura Villa, ha cantato con i più famosi musicisti brasiliani di jazz-samba trapiantati in Francia negli anni '60. E' stata la prima interprete in Europa dei più noti temi di Tom Jobim, Menescal e dello stesso Sivuca. Nell'Europa abituata ai valzer di Strauss e ai "Và pensiero" di verdiana memoria, i musicisti che proponevano quella "cosa nuova" (Bossanova) che arrivava dal Brasile (affine al cool jazz di Lennie Tristano e Chet Baker) erano considerati degli "stonati". Loro non si accontentavano del solito Do-Fa-Sol, di maggiori, minori e settime. No: gli piacevano le quinte diminuite, le settime aumentate, le none (proto: una sola enne per carità!!). Non si accontentavano di suonare il loro jazz latinoamericano con il sax, il piano o la chitarra, volevano anche cantarlo. Il poeta-ambasciatore di questa "cosa nuova", che aveva scritto " Desafinado" (Lo stonato) si chiamava Vinicius De Moraes e l'Italia imparò a conoscerlo solo negli anni '70 a fianco della Vanoni, di Toquinho e di Endrigo. Ma Vinicius, il "bianco più nero del Brasile" era un letterato che faceva l'ambasciatore di un grande paese con una nuova capitale (Brasilia) dove, assieme ai calciatori Pelé e Altafini, vivevano milioni di emigranti italiani, arrivati a far fortuna alla fine dell'800. De Moraes è stato la voce di quel Brasile che oggi definiremmo "in via di sviluppo". Fu il poeta della lontananza, della malinconia, ma anche della gioia di vivere, tipicamente brasiliana, di chi oggi guarda già al domani e sa che "la vita è l'arte dell'incontro".Alla fine degli anni '50 (dieci anni prima del fenomeno Vanoni-Endrigo), Vinicius De Moraes, Luiz Bonfa e Tom Jobim scrivevano la colonna sonora di "Orfeu Negro", il film su sceneggiatura di Camùs, che riproponeva il mito di Orfeo e Euridice sullo sfondo del Carnevale di Rio de Janeiro. Il film ebbe un buon successo, ma la musica superò ogni confine: temi come Orfeu Negro (Black Orpheus) e A Felicidade, sono successi che ancor oggi rivestono nella musica il ruolo del mito imperituro. Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e molti altri grandissimi interpreti li inseriranno tra le loro migliori incisioni. Ma stiamo già parlando di un'epoca più vicina a noi, dagli anni '70 in poi.L'incontro con Sivuca Sta di fatto che, quando la cantante di origine sondriese ritorna a Parigi, lei e il marito che è arrangiatore e direttore d'orchestra, vengono ingaggiati dalla Polydor per realizzare alcuni dischi di Bossanova, con alcuni celebri temi di Jobim nella versione francese.
Laura Villa diventa così una vedette del mitico Olympia di Parigi. Nonostante lo stile raffinato e l'approccio jazzistico ad una musica di indubbia qualità, la cantante nel settembre
1963 raggiunge il 7° posto tra i dischi più venduti in Canada con "Je m'ennuie/Pas de larmes" due hit, in francese (Apex 13305, 45 giri). Sempre nel
1963, con il singolo su 45 giri "Rosinha" di Sivuca (Polydor) scala le
classifiche di Radio Monte Ceneri (Svizzera) e resta al comando per parecchie
settimane.
Dal jazz-samba a Sanremo Per Laura Villa, invece, il 1964 è l'anno di Sanremo. Al Festival, come ospite… "straniera" presenta la canzone " Sole Sole Sole" (Zanin, Casadei) in coppia con Los Hermanos Rigual. Dirige l'orchestra il M° Gigi Cichellero. Non ottiene però il successo sperato e non entra in finale, ma tra le canzoni escluse c'è anche la bellissima "E se domani" di C.A. Rossi che diventerà un successo di Mina. "Sole Sole Sole" era un prodotto più commerciale, "sanremese", scritto sull'onda di "Cuando calienta el sol" degli Hermanos Rigual che era stato il successo dell'estate. Comunque il brano della Villa venne poi inciso nella versione in inglese nientemeno che da Sarah Vaughan. Dopo Sanremo, Laura Villa si ritirò praticamente a vita privata, convinta che quella sua musica non avrebbe mai avuto successo. Si ritirò in un paese dell'entroterra sanremese, dando lezioni di pianoforte e canto alle giovani promesse. Aveva appena 34 anni. Oggi è una signora attempata che mantiene però quel suo "charme" per metà francese, metà italiano e tanta nostalgia per un passato luminoso e irripetibile, di regina della bossanova, lei che è per metà italiana e per l'atra metà, francese, con un piede a Parigi e l'altro sulla Riviera. Una "saudade" forse più portoghese che brasiliana, all'altezza del miglior "Fado". Nel nostro ultimo incontro per una breve intervista, Laura Villa ha ammesso di "essere stata forse troppo avanti per quei tempi". Beata lei. Dimenticavo: Emilia Laura Facetti, in arte Laura Villa, è mia zia.© 2002 - 2004 Jazzitalia.net - Paco Garro jr. - Tutti i diritti riservati
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