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1948 - Il "MOCAMBO" di Udine Quand'ero bambino, o poco
più, mi fecero molta impressione queste poche parole di Omero tratte
dall'Iliade: "Cantami o Diva del Pelide Achille l'ira funesta che infiniti
lutti addusse agli Achei …". Omero chiedeva alla "Diva" di raccontargli del
perché Achille si ritirò, solo per un certo periodo, dalla guerra di Troia.
Anch'io, come tutti bambini, chiedevo a mio padre alcune cose: soprattutto
quale fosse il motivo per il quale lui si era "ritirato", o meglio "allontanato", dal
mondo che io chiamo, ma anche lui chiamava, il mondo dello "pseudo jazz"!
Molti sono i locali che portano, o che hanno portato, questo nome: "Mocambo"! Era un nome per sale da ballo, bar, balere, ma in nessuno di tutti questi è successo quello che avenne nel 1948 al Mocambo di Udine. Sì, certo, anche negli altri Mocambo c'erano personaggi strani: uomini più o meno soli, donne più o meno sole, pseudo latin lover, signore e signorine allegre, indubbiamente una "fauna" molto variegata. Nel Mocambo di Udine però, nel 1948, si suonava il "Be bop" importato dall'America, "dall'America, Grande Madre del Jazz".Per quei tempi il Mocambo di Udine era un locale d'avanguardia, d'estrema avanguardia, sì perché, alla fine degli anni '40, forse per la prima volta in Italia, oltre ai valzer, alle mazurche, ai balli da mattonella, allo swing e al dixi, si suonava, naturalmente a tarda ora, e completamente gratis, il be bop! Questo il quintetto: Umberto Cesari – pianoforte, Miro Graziani – batteria, Riccardo Laudenzi – trombone e contrabbasso, Aldo Masciolini – clarinetto e sax tenore, Walter Notari – voce e violino. Quanti di voi sapevano tutto ciò? Penso pochi, pochissimi, perché? Il perché è semplice: l'Italia non ha mai apprezzato questi suoi figli poiché erano tropo "avanti" rispetto a quei tempi! L'Italia apprezzava molto di più, e pagava molto di più, il complesso di Renato Carosone, che faceva un bel miscuglio tra jazz, swing e arie napoletane componendo anche delle canzoncine tipo: "Il Rosso quando vede la Rossa fa la mossa".
Loro no, i cinque del Mocambo nel '48 facevano be bop! Naturalmente né Carosone, per altro ottimo pianista, né Arbore, ottimo intrattenitore, hanno colpe specifiche: loro hanno raccolto, o raccolgono, quello che "altri" hanno creato, "altri" dai volti spesso ignoti, "altri" che si sono autodenominati "critici musicali", "grandi conoscitori del jazz", "organizzatori di festival più o meno importanti", "politici", sì "politici". Pensiamo agli anni '70, durante i quali hanno fatto "spacciare", con l'ausilio del loro potere, dei veri Bidoni Musicali per grandi artisti o che hanno fatto, e lo fanno tutt'ora, suonare, intervenire, alle varie trasmissioni televisive, e non solo, sempre "i soliti noti": non occorre fare i nomi, tutti noi gli conosciamo…! Sì caro Marcello Rosa, caro Guido Pistocchi, e troppi altri con voi, suonano sempre gli stessi: la gloria, i soldi, gli applausi, sono sempre per i "soliti noti", la storia si ripete, purtroppo si ripeterà per sempre, per voi però, esiste ed esisterà quel famoso "Dio del Jazz"! Naturalmente anche voi non siete esenti da colpe, le stesse colpe che ebbero mio padre, Cesàri, Notari e con loro molti altri! Qual è la vostra colpa? Semplice: avete sempre pensato che per essere apprezzati bastava suonare bene, non è vero, non è sufficiente, anzi non è la cosa principale, per ottenere il successo occorre "sapersi vendere molto bene", purtroppo per voi, gli altri, di questa loro "vendita", ne hanno fatto "un Arte"! In fin dei conti siete dei Novelli Don Chichotte che combattono una moltitudine di molini a vento ...: a me però piacete così, siete voi i veri musicisti! Analizziamo
ora i cinque jazzisti del Mocambo: per Umberto Cesàri è sufficiente una sola parola, un genio del
pianoforte! Per Miro Graziani,
Riccardo
Laudenzi, Aldo Masciolini, vi
rimanderei ai tre articoli pubblicati su questo stesso sito; di Walter Notari
del quale non esiste nessuna registrazione, mi atterrei a
queste poche parole di Oscar Toson. Oscar era un pianista, recentemente scomparso,
il quale ad una mia domanda su Walter mi rispose in questo modo:
«Notari era
uno di quegli uomini al quale la natura aveva donato un talento musicale
straordinario. Era stata molto generosa con lui, con il violino poteva fare
quello che voleva: poteva interpretare sia la musica classica che il jazz, la
musica leggera, tutto! Per lui suonare per strada o in un concerto era
esattamente la stessa cosa, faceva parte di quegli uomini diciamo "non
globalizzati", uomini oggi forse scomparsi definitivamente, fortunatamente
però, ora accanto al famoso "Dio del Jazz"!».
Torniamo al Mocambo nel 1948: i cinque ragazzi dell'epoca ascoltavano i primi dischi del Parker, di Gillespie, trascrivevano pazientemente, molto pazientemente, nota per nota tutti i brani, poi dopo le due di notte, qualche volta anche prima, soprattutto se erano presenti in sala degli "intenditori", suonavano, dico suonavano, il be bop! Ma non solo, sapevano interpretare bene anche lo swing, il cool, altra novità jazzistica per quei tempi: nessun critico musicale, o presunto tale, conosce queste cose! Lo so, il sax di Aldo Masciolini non è il sax di Parker, il piano di Cesàri non è quello di Powell, qui però si potrebbe aprire un interessante dibattito, il trombone di Laudenzi non è quello di J.J. Johnson, la batteria di Graziani non è quella di Roach, il violino di Notari non è quello di Grappelli, no forse quello di Notari era superiore! In ogni caso loro suonavano, in Italia, il be bop nel 1948! Mentre scrivo ascolto "My Favorite Things" in "Live From Stockholma" del 1961 eseguito da Coltrane con il suo quintetto: un capolavoro assoluto! Coltrane, secondo me, con questo brano rende omaggio a tutto il jazz, a tutti i grandi jazzisti, rende una doverosa "offerta" al "GRANDE DIO DEL JAZZ". Ascolto anche Kenny Dorham, con il suo quintetto nel 1959 a New York, nei brani "The Prophet" e "Don't Explain": altri capolavori, altri "magici doni" al "Grande Dio del Jazz"! Forse, caro Kenny, hai ragione: non si può, non è possibile, molte volte è meglio non spiegare tutto! Di seguito riporto le parole di Riccardo Laudenzi riguardo il Mocambo: Laudenzi è l'ultimo dei sopravissuti.
Grazie Riccardo, grazie per queste frasi: il jazz (quello italiano) vi è debitore! Molte cose sono avvenute da quel lontano 1948: non sarebbe forse il caso di riprendere in mano un po' tutto questo passato, rianalizzarlo, comprenderlo, ripartire poi in maniera diversa? Forse è solo un'utopia! In ogni caso il "GRANDE DIO DEL JAZZ" è lì pronto ad accogliere i "veri jazzisti" più o meno grandi, più o meno bravi, americani, francesi, italiani etc. Il segreto per stargli accanto? No, non è la morte per alcool o per droga, lui non è poi così "cattivo": basta essere dei "veri jazzisti", credetemi non è poco!
Beh, che dire ancora, lascio a voi ogni commento ulteriore: vi
consiglierei solamente di ascoltare questi due brani: Giovanni Masciolini P.S. Mi è arrivata oggi una graditissima e-mail dalla California che parla di Walter Notari: è una breve e-mail che considero però una grande testimonianza per quanto riguarda Walter Notari.
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